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Cordone ombelicale
Fondamentale nella vita intra-uterina, viene tagliato al
momento della nascita. Qualche emplice consiglio alle neo-mamme per evitare
fastidiose infezioni.
del dr G. Di Giovanni
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Il
cordone ombelicale, o funicolo, e’ una formazione anatomica che mette
in comunicazione la placenta con il feto. Dalla placenta origina il
sangue arterioso ossigenato, che in senso centrifugo raggiunge il feto e
da questo origina il sangue venoso non ossigenato, che in senso
centripeto raggiunge la placenta per essere ossigenato e ripetere
nuovamente il ciclo. Salvo rari casi di malformazioni, il cordone
ombelicale e’ costituito da due arterie ombelicali, dalla vena
ombelicale e da una sostanza gelatinosa (gelatina di Wharton). |
Durante
la vita intrauterina il cordone ombelicale puo’ subire alterazioni
meccaniche come compressioni, attorcigliamenti o addirittura prolasso,
che in alcuni casi di particolare gravita’ possono interrompere il
flusso ematico in maniera definitiva e causare la così morte del feto.
Cio’ nonostante, nella grande maggioranza dei casi le evenienze ora
ricordate, o la presenza di uno o piu’ nodi veri del funicolo o giri
del medesimo intorno al collo del feto, o a bandoliera intorno al
tronco, non sono in grado di provocre una permanente interruzione del
circolo, ma solo temporanee compressioni durante il travaglio di parto
che si traducono in un rallentamento del battito cardiaco fetale. Al
momento del parto si puo’ invece assistere a una patologia acuta del
cordone ombelicale per strappamento (parto precipitoso o brevita’
assoluta di funicolo) o per rottura di formazioni vascolari anomale.
Subito dopo la nascita il cordone ombelicale che ha (come ricordato
prima) un aspetto gelatinoso e un colorito bianco-madreperlaceo, viene
reciso a circa 10 cm. dal piano cutaneo del neonato e chiuso con un
elastico o meglio ancora con una molletta di plastica e avvolto con una
garza sterile asciutta.
Dopo la recisione del cordone i vasi ombelicali si trombizzano
rapidamente e il moncone del funicolo, non piu’ irrorato dai vasi, si
essicca assumendo un colorito bruno-nerastro.
Nel punto in cui il cordone e’ a contatto con la cute si forma una
zona di demarcazione ed il moncone cade di norma dal 5° al 10° giorno
di vita.
Le moderne tecniche di assistenza al parto consentono attualmente di
dimettere la puerpera in 3 giorni (e talvolta in 2) nei parti
fisiologici e in 5 giorni nei parti cesarei (e talvolta in 4).
Le mamme alla prima gravidanza, nonostante le dimostrazioni
pratiche effettuate dalle puericultrici, possono trovare delle
difficolta’ una volta dimesse nell’eseguire la disinfezione
giornaliera del moncone ombelicale. Cio’ va fatto, previo lavaggio e
disinfezioni delle mani, con medicazioni a base di alcool denaturato, di
mercurocromo al 2%, di acqua ossigenata a 10 o 12 vol., di esaclorofene;
tale operazione va ripetuta tre volte al giorno.
La disinfezione della ferita ombelicale, che residua dopo la caduta del
moncone va, proseguita per alcuni, giorni con i medicamenti prima
ricordati, tranne l’alcool denaturato che puo’ avere un’azione
irritante; si puo’ cospargere la zona di polvere sulfamidica o di
pomata antibiotica se la piaga ombelicale e’ modicamente secernente,
si ricopre quindi con garza sterile e si fissa con retina elastica tipo
surgifix o fascia ombelicale semielastica. La ferita cicatrizza in
genere in 7 - 8 giorni e contemporaneamente si epitelizza; la
circoscritta zona corrispondente si retrae poi lentamente verso l’interno
dell’addome per la trazione esercitata dalle arterie e dalla vena
ombelicale, che progressivamente sclerotizzano. Seguendo tale procedura
nel rispetto delle piu’ scrupolose norme igieniche, si eviteranno
così le infezioni sia lievi che gravi (rappresentate queste ultime
dalla difterite o dal tetano - come accade purtroppo ancor oggi nei
Paesi meno sviluppati - infezioni e che risultano quasi sempre fatali
per il piccolo neonato). |
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