| Home | Pellebeauty | Cerca nel portale | Alimentazione | Allergie | Acne | Antiaging | Benessere | Chirurgia Plastica | Congressi | Cosmetici | Cute Multietnica
|Ginecologia | Igiene | Immunologia | Laser | Medicina Estetica | Odontoiatria Estetica | Pediatria | Psicosomatica | Ricerca | Sport |Societa' | Termalismo
| Tricologia | Virologia | Recensione Libri | Medicina Dolce | Sudorazione Eccessiva | Dermatologia | Ortopedia | Politica Sanitaria | Chirurgia Estetica | Trucco |
 

articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

 


La detersione infantile

Alcune semplici ma importanti regole per scegliere la detersione migliore a seconda della fascia d’eta'

Il rapporto fra l'uomo e l'acqua e' vecchio come il mondo, mentre il problema della detersione ideale della cute e' un argomento che affonda le radici nel mito. In realta' il regno della razionalita' scientifica non si e' ancora del tutto imposto anche in questo campo, e molte scelte sono ancora dettate da esempi appresi e trasmessi da una generazione a un'altra. Questo tema e' stato al centro di un simposio organizzato dalla Johnson & Johnson, nel corso del recente X Congresso Mondiale di Dermatologia Pediatrica, con una interessante relazione del Prof. Carlo Gelmetti, responsabile dell'Unita' di Dermatologia Pediatrica dell'Universita' di Milano. Per giungere al cuore del problema: “le differenze fra la cute dei neonati e dei bambini e le necessarie accortezze nella fase della detersione”, si e' partiti da lontano, in particolare da Galeno che suggeriva "di frizionare i neonati con il sale per irrobustirne fin dalla nascita il tessuto nervoso". Difficile spiegare il rationale di questa prescrizione, probabilmente legata anche alla necessaria detersione della vernice caseosa, la sostanza prodotta dalle ghiandole sebacee durante la vita intrauterina. Andre' Tissot, uno dei piu' bravi medici del XVIII secolo - continua il racconto di Gelmetti - "suggeriva di lavare i nati a termine con una miscela di 2/3 di acqua e 1/3 di vino, e dopo pochi giorni di fortificare la loro pelle con un bagno in acqua fredda di fonte". Da questa testimonianza si deduce che, fortunatamente era venuto meno il pregiudizio diffusosi col Cristianesimo, per cui il bagno era considerato sacrilego, tanto che Santa Agnese mori' alla eta' di 13 anni senza aver mai compiuto questo peccato e, per il quale, Enrico VIII, nel 1500, decreto' la chiusura di tutti i bagni pubblici aperti in Inghilterra. Ma, l'11 novembre del 1601, il dottor Hervard , medico di corte cui fin dalla nascita fu affidata la salute del futuro Re Luigi XIII, scriveva sul suo diario "oggi, dopo 45 giorni di vita gli abbiamo lavato la testa, e sembra che abbia gradito...". Una settimana dopo " ...ho preso del burro fresco e olio di mandorle dolci e gli ho frizionato la fronte e la faccia per detergere lo sporco presente...". Dieci mesi dopo, il 4 luglio del 1602, " ...lo abbiamo pettinato per la prima volta, gli piace e sposta la testa in relazione al lato in cui il pettine provoca un sollievo al prurito...". A cinque anni, il medico annota "...per la prima volta nella vita del Re gli sono state lavate le gambe con acqua tiepida..." mentre il 28 di agosto del 1608, " ...oggi che Luigi ha sette anni ha fatto il suo primo bagno...". Sorprende che queste incredibili teorie sull'igiene non risparmiassero altri nobili e aristocratici dell'epoca: la regina di Scozia faceva il bagno solo nel vino, probabilmente per la sua blanda azione disinfestante nei riguardi dei parassiti, la regina Elisabetta I d'Inghilterra si vantava di fare il bagno una volta al mese, solo nel caso ne avesse bisogno. E ancora intorno al 1700 si sosteneva che farsi il bagno potesse causare sterilita' e aborti e comunque danneggiare la bellezza del corpo. Bisogna giungere al secolo scorso, con la diffusione dell'acqua diretta nelle case e la scoperta dei microbi come fattori di diffusione delle malattie, perche' si arrivasse all'accettazione generale che lavarsi oltre che un piacere e un modo per rinfrescarsi e' anche una necessita' irrinunciabile e un segno di rispetto per se' e per gli altri. Ma e' solo verso la fine degli anni 70-80 che nasce un vero approccio scientifico alla detersione e si comprende come la scelta di un detergente non sia cosi' facile, soprattutto in relazione alle diverse fasce d'eta', alla zona da lavare o alla coesistenza di patologie dermatologiche. Ora sappiamo che il bagno puo' essere fatto anche ai neonati, ma attenti ai prematuri per cui puo' essere fonte di stress; che va fatto con acqua a temperatura piu' bassa di quella corporea per evitare disturbi come il mal di testa e crisi epilettiche. Si e' poi presa coscienza che lavando il bambino non si portano via soltanto le sostanze estranee presenti sulla superficie cutanea, ma si altera in maniera piu' o meno profonda la fisiologia della pelle e in particolare dei suoi strati piu' superficiali. Da piu' studi si e' capito che per effettuare la scelta di un detergente adeguato occorre rispettare i vari parametri cutanei e conoscere le caratteristiche delle varie classi di detergenti, in modo da ottenere il risultato ottimale e ridurre il rischio di effetti collaterali. Soprattutto quando si parla dei soggetti piu' piccoli, la cui pelle si modifica dalla nascita all'adolescenza. 
A questo proposito, il Prof. Gelmetti ha segnalato alcune delle differenze piu' importanti da tenere presente. Fino ai due anni la sudorazione e' ridotta, c'e' una maggiore fotosensibilita' per la bassa produzione di melanina, una bassa reattivita' agli allergeni, mentre la gran parte dello sporco da rimuovere e' idrosolubile. Nella prima infanzia, fra i 3 e i 10 anni, la pelle completa la sua maturita' funzionale e in coincidenza con una maggiore attivita' all'aperto, lo sporco cutaneo e' piu' simile a quello degli adulti. Alla puberta', sotto il controllo degli androgeni, subentrano modifiche imputabili alla secrezione sebacea e alla maggiore sudorazione, per cui lo sporco e le altre impurita' tendono a mescolarsi insieme come su una qualsiasi pelle adulta. Poiche' nei bambini la cute non e' dotata di adeguata impermeabilita' e poiche' le sue secrezioni sono idrosolubili, la regola per il loro bagno dovrebbe essere l'uso di molta acqua e di poco detergente. Quando la pulizia e' necessaria, soprattutto nei bambini di eta' scolare, dovrebbero essere evitati prodotti fortemente schiumogeni per la presenza di tensioattivi aggressivi. Riassumendo, il detergente ideale per bambini deve essere fisico-chimicamente stabile, intrinsecamente sterile, contenere tensioattivi delicati ma non profumi, coloranti o sostanze che diano reazioni crociate con allergeni comuni o che possano essere metabolizzate dalla microflora cutanea. Negli adolescenti dovrebbe essere non comedogenico, privo di nickel e senza enzimi, ormoni e derivati animali. Un ultimo argomento da non trascurare - secondo Gelmetti - e' che spesso nella vasca del bambino i genitori pongono dei giochi e seggiolini da bagno: "...i primi sono spesso serbatoi di germi Gram negativi che contribuiscono all'insorgenza di piodermiti, i secondi non sono del tutto sicuri e sono stati causa di annegamento di lattanti lasciati incustoditi anche per pochi minuti”. (L.Z.)





 

 

 


|Home| |Torna indietro| |richiedi l'articolo| |chiedi al medico|
www.lapelle.it
Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la duplicazione degli articoli anche parziale 
senza espressa autorizzazione dell'editore