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Herpes
Il virus responsabile dell’herpes labialis, E' un
parassita perfetto. Per lo piu' vive bene con chi lo ospita, senza
provocargli grossi guai. Colpisce, ripresentandosi anche diverse volte
durante l’anno, almeno dieci milioni di italiani. Ma nella maggior parte
dei casi, E' presente sempre nell’organismo dell’ospite, in particolare
nei gangli nervosi, dove sta rintanato spesso senza dare alcun fastidio.
Pronto pero' a scatenarsi, cogliendo gli stati di "debolezza"
psicofisica del suo ignaro padrone di casa e a dare il via alle tipiche
lesioni. Ne ha parlato al Circolo della Stampa di Milano il professor
Ruggero Caputo, direttore della 1° Clinica Dermatologica dell’Universita'
di Milano, delineando un preciso identikit.
della dott.ssa Clara De Bonis Professore,
quale’e' il periodo di maggior rischio per l’Herpes Labialis?
Normalmente e' in questo periodo che si assiste ad un "picco" nelle
recidive di herpes simplex labialis. Il fenomeno e' legato sia alla tensione
emotiva accumulata durante i mesi piu' freddi sia al fatto che si riprende a
fare sport all’aperto. Purtroppo, specie fra gli sportivi della domenica, non
c’e' ancora la sensibilita' allo sforzo, per cui si rischia di affaticarsi
molto piu' del normale, facilitando un’eventuale recidiva dell’infezione.
Per tutti, poi, l’esposizione alle radiazioni solari peggiora ulteriormente la
situazione.
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Si
puo' affermare che l’herpes labialis e' una lesione che colpisce solo
chi e' sotto stress?
Non e' corretto. Anche chi fa una vita ideale, magari in campagna e
senza particolari problemi economici o familiari, puo' vedere comparire
il caratteristico grappolo di vescicole sulle labbra. Le statistiche
dicono che almeno quattro persone su cinque hanno nel sangue anticorpi
contro il virus herpes di tipo 1, quello tipico delle lesioni labiali.
Questo significa che, magari in forma del tutto silente, hanno avuto
almeno un "incontro" con il virus. Ma e' solo in un 15-20% di
questi individui che compariranno le lesioni erpetiche, che non sono
altro che il segnale delle recidive dell’infezione. |
Negli
USA ogni anno ci sono mediamente 70-100 milioni di casi di recidiva, e
in Italia il numero di casi di "riaccensione" dell’infezione,
applicando al nostro paese le percentuali d’oltre oceano, si aggira
intorno ai 10-12 milioni.
Si dice spesso che contro l’herpes bisogna giocare d’anticipo. Ma
come si fa?
La prima regola importante per difendersi dalle recidive di herpes
labialis e' conoscere il "proprio" nemico perche' i sintomi
soggettivi sono cosi' specifici e "personali", che ognuno
arriva quasi a "conoscere" le modalita' di presentazione del
"suo" virus. |
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In
termini generali, tuttavia, i sintomi premonitori si manifestano
sei-dodoci ore prima della comparsa dell’eritema, cioe' di quell’arrossamento
che da' il via alla sequenza delle lesioni labiali. I segnali d’allarme
piu' tipici sono il bruciore localizzato alla zona in cui comparira' il
grappolo di lesioni, che a volte puo' addirittura assumere le sembianze
di una vera trafittura, oppure un inspiegabile prurito. Fino ad oggi
saper riconoscere questi segnali era fondamentale per poter prendere le
contromisure terapeutiche piu' efficaci. |
Infatti,
con l’aciclovir, la sostanza finora piu' usata nel trattamento di
queste lesioni, si puo' contrastare l’avanzata del virus solo se il
farmaco viene applicato durante la fase prodromica, cioe' prima che il
virus abbia concluso il suo processo di duplicazione, sia cioe' arrivato
fino alle labbra e abbia provocato la lesione.Da oggi pero', anche per
chi non riesce ad intervenire nel breve lasso di tempo che precede la
comparsa delle vescicole e' comunque possibile limitare i danni. Due
studi clinici internazionali hanno dimostrato come con creme a base di
Penciclovir si possano ridurre durata ed entita' dei sintomi, anche
quando si interviene dopo che la lesione e' comparsa.
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Buone
notizie, quindi, visto che da oggi finalmente si puo' intervenire anche
dopo la comparsa delle vescicole dell’herpes. Ma purtroppo si parla
sempre di prodotti sintomatici, che, pur essendo sempre piu' efficaci,
non riescono ad eliminare del tutto il virus .....
E’ vero. Ma io non sarei cosi' pessimista. Stiamo parlando di una
malattia "inguaribile", che sta comunque diventando sempre piu'
dominabile. Dall’herpes, insomma, non si guarisce. Una volta che il
virus ha fatto capolino, anche se poi si mette a dormire per lungo
tempo, e' altamente probabile che si ripresenti non appena, per tanti
motivi, siamo piu' deboli. Ed e' a questo punto che possiamo
"dominarlo", grazie ai farmaci di cui disponiamo. Semmai, il
problema e' un’altro. Non bisogna fare uso di rimedi empirici che non
fanno altro che peggiorare la situazione. Mi riferisco ad esempio all’applicazione
di etere, di succo di limone, di aglio, di dentifricio o di ghiaccio.
Se la comparsa delle vescicole sulle labbra e' una recidiva della
malattia cosa vuol dire e quando avviene la prima infezione?
La prima infezione, cioe' il primo contatto tra il virus dell’herpes e
il corpo dell’ospite, si fa quasi sempre da bambini. Puo' essere del
tutto asintomatica, tanto che diventa difficile riconoscerla, ma piu'
spesso porta ad una gengivostomatite molto intensa, che puo' anche
invadere completamente le labbra e la parte interna delle guance.
Durante questa fase e' sempre presente febbre, che poi non sara'
presente nelle recidive successive. Non va poi dimenticato che, per
quanto si tratti di un ospite "ideale" per il corpo umano, il
virus dell’herpes labialis puo' anche portare a complicazioni
gravissime, seppure rare. Ad esempio nei bambini con dermatite atopica,
in cui la pelle ha perso le sue capacita' difensive e il virus riesce ad
"insinuarsi" dopo un semplice contatto, fino a ricoprire
completamente il corpo del piccolo.
E’ vero che chi soffre di frequenti recidive e' in qualche modo
"immunodepresso"? Quali sono i fattori di rischio?
No. Ci sono persone che sono in perfetta salute e che immunologicamente
non hanno alcun problema, ma forse non hanno difese specifiche
sufficientemente forti contro questi virus. In media ci sono 2-3
recidive l’anno, magari in concomitanza con l’azione di alcuni
"fattori di rischio". Quando invece ci sono piu' di 6-8
recidive l’anno conviene tentare la vaccino-terapia, pur con i limiti
oggettivi che questa tecnica presenta. Nella mia esperienza, la
"molla" che fa scattare il virus puo' essere diversa. Ci sono
casi di herpes invernali legati alla permanenza sulle piste ad alta
quota sotto i raggi del sole, che vengono amplificati proprio dalla neve
e dal ghiaccio e si riflettono ancor piu' pesantemente sulla cute ma
anche una malattia febbrile puo' far "scattare" l’herpes, e
forse proprio per questa concomitanza si e' definita la lesione erpetica
come "febbre del labbro". Inoltre l’eccessivo caldo o il
troppo freddo, lo stress fisico e mentale, il ciclo mestruale, la
gravidanza, un trauma locale o anche un cattivo stato generale di salute
rappresentano fattori di rischio certi, cosi come il trattamento
protratto con farmaci che indeboliscono il sistema immunitario o
malattie che, in qualche modo, influenzano negativamente l’attivita'
del nostro apparato difensivo.
Ma allora in conclusione, cosa si puo' consigliare a chi vuole
evitare di veder ricomparire le lesioni sulle labbra o almeno di
limitarne il rischio?
Penso che la parola d’ordine sia l’educazione alle modalita' con cui
il virus si ripresenta, al riconoscimento degli elementi di rischio e
dei fattori scatenanti. Se uno sa che dopo uno sforzo fisico intenso
"paga" la fatica in termini di herpes labialis deve imparare a
dosare l’attivita'. E’ inutile fare una partita a tennis di cinque
ore e poi lamentarsi! Infine bisogna usare solo prodotti efficaci, che
riducano l’intensita' e la durata dei disturbi. In questo senso credo
che la presenza di un nuovo preparato a base di Penciclovir, attivo
anche dopo che le lesioni si sono manifestate, possa rappresentare un
ulteriore passo avanti nel nostro tentativo di "dominare" il
virus. Perche' di eradicarlo completamente, visto che si nasconde dove
non puo' essere raggiunto, proprio non si puo' parlare.
Una famiglia pericolosa
Se per il dermatologo il virus dell’herpes labialis puo' essere una
sorta di "parassita perfetto", per il virologo e' un nemico da
seguire con attenzione. La pensa cosi il professor Alessandro Zanetti,
direttore dell’Istituto di Virologia dell’Universita' di Milano
L’herpes labialis, e' solo uno dei componenti di una famiglia molto
piu' ampia?
Proprio cosi. La famiglia degli herpes viridae, questo il nome
scientifico corretto, si compone di tre sotto famiglie. Quella degli
alfa herpes virinae, di cui fanno parte i virus herpes simplex 1 e 2 e
il virus varicella-zoster, quella dei beta herpes virinae comprende
invece il citomegalovirus e quella dei gamma ha come capostipite il
virus di Epstein-Barr, responsabile della mononucleosi infettiva. In
tutti i casi si tratta di virus a doppia elica, del diametro di circa
150 nanometri.
Qual’e' la loro diffusione e pericolosita'?
Sono estremamente diffusi in natura e in alcuni casi possono essere
assai temibili. Basti pensare che il virus di Epstein-Barr puo' anche
causare tumori, ad esempio il linfoma di Burkitt tipico di alcune
popolazioni dell’Africa equatoriale e della Nuova Guinea e il
carcinoma naso-faringeo della Cina e del sud-est asiatico. Venendo piu'
direttamente al virus dell’herpes simplex, dopo la prima infezione,
questo determina un’infezione latente e solo eccezionalmente una
eruzione cutanea di scarsa entita'. Poi puo' persistere per tutta la
vita nei gangli nervosi dove rimane "nascosto". In pratica si
trova in un fortino dove gli anticorpi specifici circolanti nel sangue
non possono entrare. E questo spiega perche' sia impossibile eliminare
il virus.
Come si trasmette il virus herpes simplex?
Innanzittutto bisogna ricordare che ne esistono di due tipi. Quello di
tipo 1 si contrae nella prima infanzia, di solito attraverso la saliva
entro cui si trova il virus. Quindi attraverso baci, ma non solo. Anche
le posate o i bicchieri possono mantenere il virus. Non e' ancora certo
se si trasmetta senza che ci siano lesioni in corso. Ci sono stati studi
che hanno potenzialmente dimostrato questa ipotesi, ma per ora la
questione e' molto controversa Insomma ci potrebbero essere
"portatori sani", ma non ne esiste la certezza, tanto che oggi
si pensa che la trasmissione avvenga quando ci sono lesioni visibili. Il
virus di tipo 2, invece, si propaga per via sessuale.
Cosa succede quando il virus penetra nei tessuti?Normalmente il
virus dell’herpes penetra nel nuovo organismo durante l’infezione
primaria, poi tende a migrare, in senso centripeto, seguendo la
"strada" delle terminazioni nervose che risalgono dalla
periferia verso il midollo spinale. Una volta giunto ai gangli dorsali
si stabilisce al loro interno e rimane in forma latente senza dare alcun
segno della sua presenza e senza poter essere "attaccato"
dagli anticorpi che circolano nel sangue. Poi, in alcune circostanze, il
virus si slatentizza e scende lungo il percorso inverso a quello di
arrivo, raggiungendo nuovamente la superficie muco-cutanea dove il virus
si moltiplica causando una nuova lesione erpetica. Una volta terminato
questa fase di replicazione, il virus tende infine a tornare indietro,
per rinchiudersi nei gangli nervosi, mantenendo cosi il ciclo che sta
alla base della persistenza dell’infezione.
Riuscire a distruggerlo, quindi, e' quasi praticamente impossibile?
Si. Durante la fase di replicazione il sistema immunitario non e' in
grado di bloccare il virus che quindi riesce a trasferirsi e dare sfogo
alla sua manifestazione clinica. Una volta che questa si e' conclusa,
poi, diventa impossibile anche "raggiungere" il virus che si e'
nascosto nelle cellule nervose. Visto questo mecanismo di infezione
virale, sarebbe importante disporre di vaccini che permettano di creare
una immunita' prima che si instauri la prima infezione. In questo ambito
la ricerca sembra particolarmente incoraggiante con le glicoproteine di
membrana di tipo D, che sembrano stimolare una valida reazione immune
contro l’infezione erpetica. (C.D.B.)
Lesione a grappolo
La lesione e' generalmente unica, sotto forma di una chiazza
eritemato-edematosa di modeste dimensioni, che in breve tempo si ricopre
di vescicole tese , emisferiche , del diametro di 2.3 millimetri,
raccolte a grappolo.
Il contenuto e' inizialmente limpido, poi si fa torbido. La confluenza
di piu' vescicole puo' dar luogo ad una lesione simil-bollosa, che nel
corso di una settimana, si rompono con evoluzione in croste. |
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