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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

 

Prof. Carlo Gelmetti

Formulazioni galeniche delle paste dermatologiche in pediatria

I pediatri ricorrono molto piu' spesso dei dermatologi all’uso di paste dermatologiche. Ce ne parla il Prof. Carlo Gelmetti dell’Univ. di Milano

Secondo la tradizione popolare, i primi medicamenti usati dall’uomo erano quelli applicati sulla cute. Un organo facilmente osservabile e trattabile con preparazioni empiriche derivate dall’esperienza e di provenienza vegetale o animale. La cura topica mantiene in tutte le epoche e culture una sua fondamentale importanza, fino a essere definitivamente codificata in numerosi Erbari e Formulari nazionali e internazionali.
Per diversi secoli essa e' ad appannaggio dei Dermatologi che svolgono il ruolo anche di formulatori galenici, particolarmente attenti alle condizioni di ogni paziente e alla evoluzione della sua dermatosi. A tal fine, lo studio di medicamenti magistrali sempre piu' efficaci porto' allo sviluppo di forme semisolide a uso topico da utilizzare in una ampia gamma di patologie, ma anche a una confusione terminologica. Solo nel 1985, infatti, il chiarimento e' arrivato dalla Farmacopea Ufficiale, che ha adottato una classificazione organica, indicando come termine generale della famiglia quello di pomate, al cui interno si trovano le specifiche categorie degli Unguenti, delle Creme, dei Gel e delle Paste. Oggi, non ci dovrebbero quindi essere equivoci: le pomate sono preparazioni di consistenza semisolida, destinate a essere applicate sulla pelle, che a seconda del sistema fisico di cui sono costituite assumono nomi e usi diversi. Questo discorso apparira' molto banale ai dermatologi che, nel corso dei secoli, hanno basato la loro azione terapeutica essenzialmente su queste differenze formulative, ma apre il discorso su perche' la preferenza si sia orientata verso alcuni prodotti a svantaggio di altri. Prendiamo ad esempio le Paste dermatologiche, che una volta erano di uso quotidiano in dermatologia e per la varieta' degli ingredienti utilizzabili e la loro differente concentrazione relativa permetterebbero la formulazione di una varieta' notevole di preparazioni anche con pochi ingredienti. Oggi, invece, le Paste dermatologiche appaiono molto di piu' nella pratica clinica quotidiana del pediatra che le prescrive ai suoi assistiti gia' dalla nascita, come protezione per la regione gluteo-perineale. Cerchiamo allora di capire il perche' il dermatologo usa meno questa categoria di pomate ponendo alcune domande al Prof. Carlo Gelmetti dell’Istituto di Scienze dermatologiche dell’Universita' di Milano. 
Quali sono le indicazioni per cui il dermatologo dovrebbe pensare a una pasta dermatologica?
In dermatologia pediatrica e' ben nota l’utilita' delle paste all’ossido di zinco nelle dermatiti irritative come la dermatite da pannolino o quella periorale da leccamento. In questi casi le paste agiscono sia da protettivo che da lenitivo per il rossore. La pasta di Lassar (ossido di zinco, amido di mais, vaselina, lanolina anagrammi 25 e acido salicilico grammi 2) e' la classica pasta grassa molto coprente, protettiva ed emolliente. Adatta per superfici e zone intertriginose, dermatiti da pannolino, intertrigini irritative e macerative, eczema cronico e lichenificato in fase post critica (eczema nummulare, prurigo, strofulo), disidrosi in fase asciutta, eczema della mano, ecc. Bene aderente alla cute non si rimuove con acqua ma con olio. La Pasta all’acqua (ossido di zinco, talco veneto, glicerina, acqua anagrammi 25) e' la classica pasta magra con forte potere di assorbimento dell’essudato e rinfrescante; poco emolliente, tende a seccare. Ha un’elevata stendibilita', lascia un residuo bianco sulla pelle ed e' adatta principalmente nella fase subacuta degli eczemi (eczema essudante, eczema nummulare orido, intertrigini umide delle pieghe).
Lei parla di paste magre e grasse: qual e' la differenza?
Niente di gastronomico... in dermatologia le paste sono preparazioni semisolide con elevato contenuto di polveri disperse in una monofase grassa (paste grasse) o acquosa (paste magre) o in una combinazione delle due. Nelle prime, i veicoli sono oli minerali che danno una consistenza maggiore al prodotto, con maggiore adesivita' e quindi protezione. Queste paste permettono una buona penetrazione delle sostanze attive incorporate e l’assorbimento di eventuale essudato. I vantaggi sono, insieme all’ottimo effetto protettivo, la buona stabilita' e la non volatilita': mentre una polvere puo' venire inalata, la pasta non ha questo inconveniente. Gli svantaggi sono essenzialmente quelli di un maggior effetto occlusivo rispetto alle polveri e, inoltre, sono piu' difficili da rimuovere: l’esempio classico e' la pasta per la prevenzione della dermatite da pannolino. Le paste magre contengono una forte quantita' di polveri in monofase idrofila, il che le rende assai porose, non ostacolanti l’evaporazione e percio' vengono piu' spesso usate negli eczemi acuti perche' essiccanti: l’esempio classico e' la pasta all’acqua. 
Puo' approfondire il discorso sulle polveri: quali sono e in che differiscono?
Le polveri che vengono usate nella preparazione delle paste dermatologiche sembrano molto simili, apparendo bianche e inodori, ma alcune caratteristiche le rendono molto diverse: la capacita' di assorbire acqua dell’ossido di zinco arriva al 100%, l’amido al 70%, il biossido di titanio al 40%, il talco ha valori molto bassi. La sicurezza di impiego e' pure diversa: il talco, non si usa su lesioni aperte per la possibile insorgenza di granulomi; l’ossido di zinco non presenta problemi anche se assorbito. Il talco e' un silicato idrato di magnesio, con proprieta' aspersorie, protettive, isolanti, rinfrescanti, presenta sterilita' intrinseca e non e' immunogeno. L’ossido di zinco e' una polvere bianca amorfa, finissima, inodore e insapore. Insolubile in acqua, solubile negli acidi diluiti e negli alcali, intrinsecamente sterile, ha azione aspersoria, rinfrescante, protettiva e attivita' batteriostatica. La sua ultrastruttura granulosa e irregolare aumenta la superficie di contatto e quindi il potere assorbente anche verso la radiazione attinica ed e' quindi usato negli schermi solari anche in forma micronizzata. Il biossido di titanio e' una polvere cristallina incolore, tendente al bianco idrofilo e opacizzante. In dermatologia, e' presente, oltre che in alcune paste, anche in alcune creme di bellezza e in creme solari, dove, come schermo fisico protegge la pelle anche dai raggi UV. Il caolino e' un silicato di alluminio d’origine argillosa, piuttosto tenero e solitamente bianco, talvolta assume colorazioni arancio o rossicce per la presenza di ossidi di ferro. L’industria farmaceutica lo utilizza soprattutto come eccipiente per la formulazione di compresse e nei dentifrici ma anche per la composizione delle paste. L’amido, derivato vegetale da riso, mais, avena, si presenta di solito in piccolissimi granuli. Viene usato da molto tempo per le sue proprieta' aspersorie e rinfrescanti, come componente delle paste e anche sotto forma di bagni amidati.Queste polveri sono disperse in veicoli idrofobi: quali sono? La scelta di una sostanza idrofoba piuttosto che un’altra risiede nelle caratteristiche che noi vogliamo dare al prodotto finale. Le sostanze idrofobe impiegate nella preparazione delle paste possono essere di origine minerale (vaselina, paraffina) vegetale (oli e burri) o animale (lanolina, sugna, spermaceti). Le prime sono, in generale, prive di potenzialita' sensibilizzanti, anche se bisogna evitarne la applicazione su ferite aperte per il rischio di paraffinomi. L’olio di oliva contiene molti grassi monoinsaturi ed e' usato per la preparazione di saponi e cosmetici. L’olio di mandorle dolci e' un olio limpido e inodore che si usa come emolliente perche' considerato eudermico, non comedogenico, di facile assorbibilita', ricco in vitamine E e B e minerali. Anche l’olio di lino puo' essere usato in cosmetica cosi' come il burro di karite', ricavato dai semi di una pianta africana per le sue proprieta' nutritive, emollienti e protettive solari. Il burro estratto dai semi di cacao ha colore giallo chiaro, e' poco untuoso al tatto e con caratteristiche aromatiche gradevoli. Ha molteplici usi: oltre a essere un ingrediente del cioccolato, e' anche una materia prima dell’industria cosmetica, impiegato soprattutto come emolliente nei rossetti per labbra e in alcune creme. La sugna, o strutto, deriva dal tessuto adiposo del maiale e si presenta come una pasta compatta di colore bianco, inodore e insapore che si irrancidisce se tenuto all’aria. Lo spermaceti e' una sostanza cerosa presente nel capo di capodogli e balene, che e' stata molto usato in cosmetica. Composto principalmente da palmitato di cetile, una volta cristallizzato e' di colore bianco, in granuli solidi ma oleosi, piacevoli al tatto e all’odorato. 
Quali sono le sostanze idrofile con cui si costruiscono le paste?
Oltre all’acqua, la glicerina e l’urea. L’acqua e' fondamentale nelle paste magre, ma evapora dopo l’applicazione, lasciando uno strato di polvere, ed eventuali altri composti, sulla cute. La glicerina e' un liquido organico alcolico, incolore, denso e viscoso che per la presenza di tre gruppi – OH e' miscibile all’acqua. Si usa come emolliente, umettante e lubrificante. La potente attivita' igroscopica ne consiglia l’uso in associazione con l’acqua; mescolato a essa crea sulla pelle un sottile film con funzione umettante. Applicato su cute molto xerotica o irritata, richiama acqua dai tessuti e puo' provocare una sensazione di bruciore. L’urea e' il prodotto finale del metabolismo delle proteine, solido inodore e incolore, non tossico e non sensibilizzante, che nella cute, insieme all’acido lattico e ad aminoacidi, entra a far parte del fattore idratante naturale della pelle (NMF) che trattiene l’umidita' grazie alla sua attivita' igroscopica.
Meglio le paste galeniche o quelle commerciali?
Sia le paste del commercio sia quelle prescritte ad hoc dallo specialista dermatologo coprono una vasta area di utilizzo; alcune includono sostanze con un effetto specifico come le sostanze antilipasi e antiproteasi, che sono aggiunte ad alcune paste all’ossido di zinco per meglio contrastare la residua attivita' degli enzimi digestivi presenti nelle feci e difendere cosi' meglio la cute del bambino dalla dermatite gluteoperineale. Le paste galeniche offrono i vantaggi del controllo dei componenti, semplicita' di composizione con minimo rischio di allergie. In quelle preparate dal farmacista bisogna considerare, pero', che se la qualita' dei componenti non e' ottimale - per esempio per problemi di conservazione delle materie prime - e se la preparazione non e' fatta a regola d’arte, il risultato finale e' spesso deludente. In campo industriale e' evidente che lo standard di preparazione e' costante ed e' importante che il conservante o lo stabilizzante siano compresi nella formulazione. Anche nelle paste dermatologiche, infatti, saper leggere la formulazione permette di conoscere meglio il nostro prodotto prima ancora di usarlo. 
Ci sono problemi che possono insorgere con le paste dermatologiche?
Sono molto rari: sensibilizzazione (alcoli di lanolina, residui proteici); irritazione (glicerina, eccipienti); sovrainfezione (paste grasse, amidi); errata indicazione (micosi, impetigine o dermatiti sovrainfette, errata valutazione del l’effetto superficie); eccessiva disidratazione (paste magre); occlusione (paste grasse); granuloma da talco (abrasioni, ferite, varicella). (L.B.)  




 

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