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Formulazioni galeniche delle paste dermatologiche in
pediatria
I pediatri ricorrono molto piu' spesso dei dermatologi
all’uso di paste dermatologiche. Ce ne parla il Prof. Carlo Gelmetti dell’Univ.
di Milano
Secondo la tradizione popolare, i primi medicamenti usati dall’uomo erano
quelli applicati sulla cute. Un organo facilmente osservabile e trattabile con
preparazioni empiriche derivate dall’esperienza e di provenienza vegetale o
animale. La cura topica mantiene in tutte le epoche e culture una sua
fondamentale importanza, fino a essere definitivamente codificata in numerosi
Erbari e Formulari nazionali e internazionali.
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Per diversi secoli essa e' ad
appannaggio dei Dermatologi che svolgono il ruolo anche di formulatori galenici,
particolarmente attenti alle condizioni di ogni paziente e alla evoluzione della
sua dermatosi. A tal fine, lo studio di medicamenti magistrali sempre piu'
efficaci porto' allo sviluppo di forme semisolide a uso topico da utilizzare in
una ampia gamma di patologie, ma anche a una confusione terminologica. Solo nel
1985, infatti, il chiarimento e' arrivato dalla Farmacopea Ufficiale, che ha
adottato una classificazione organica, indicando come termine generale della
famiglia quello di pomate, al cui interno si trovano le specifiche categorie
degli Unguenti, delle Creme, dei Gel e delle Paste. Oggi, non ci dovrebbero
quindi essere equivoci: le pomate sono preparazioni di consistenza semisolida,
destinate a essere applicate sulla pelle, che a seconda del sistema fisico di
cui sono costituite assumono nomi e usi diversi. Questo discorso apparira' molto
banale ai dermatologi che, nel corso dei secoli, hanno basato la loro azione
terapeutica essenzialmente su queste differenze formulative, ma apre il discorso
su perche' la preferenza si sia orientata verso alcuni prodotti a svantaggio di
altri. Prendiamo ad esempio le Paste dermatologiche, che una volta erano di uso
quotidiano in dermatologia e per la varieta' degli ingredienti utilizzabili e la
loro differente concentrazione relativa permetterebbero la formulazione di una
varieta' notevole di preparazioni anche con pochi ingredienti. Oggi, invece, le
Paste dermatologiche appaiono molto di piu' nella pratica clinica quotidiana del
pediatra che le prescrive ai suoi assistiti gia' dalla nascita, come protezione
per la regione gluteo-perineale. Cerchiamo allora di capire il perche' il
dermatologo usa meno questa categoria di pomate ponendo alcune domande al Prof.
Carlo Gelmetti dell’Istituto di Scienze dermatologiche dell’Universita' di
Milano.
Quali sono le indicazioni per cui il dermatologo dovrebbe pensare a una pasta
dermatologica?
In dermatologia pediatrica e' ben nota l’utilita' delle paste
all’ossido di zinco nelle dermatiti irritative come la dermatite da pannolino
o quella periorale da leccamento. In questi casi le paste agiscono sia da
protettivo che da lenitivo per il rossore. La pasta di Lassar (ossido di zinco,
amido di mais, vaselina, lanolina anagrammi 25 e acido salicilico grammi 2) e'
la classica pasta grassa molto coprente, protettiva ed emolliente. Adatta per
superfici e zone intertriginose, dermatiti da pannolino, intertrigini irritative
e macerative, eczema cronico e lichenificato in fase post critica (eczema
nummulare, prurigo, strofulo), disidrosi in fase asciutta, eczema della mano,
ecc. Bene aderente alla cute non si rimuove con acqua ma con olio. La Pasta all’acqua
(ossido di zinco, talco veneto, glicerina, acqua anagrammi 25) e' la classica
pasta magra con forte potere di assorbimento dell’essudato e rinfrescante;
poco emolliente, tende a seccare. Ha un’elevata stendibilita', lascia un
residuo bianco sulla pelle ed e' adatta principalmente nella fase subacuta degli
eczemi (eczema essudante, eczema nummulare orido, intertrigini umide delle
pieghe).
Lei parla di paste magre e grasse: qual e' la
differenza?
Niente di
gastronomico... in dermatologia le paste sono preparazioni semisolide con
elevato contenuto di polveri disperse in una monofase grassa (paste grasse) o
acquosa (paste magre) o in una combinazione delle due. Nelle prime, i veicoli
sono oli minerali che danno una consistenza maggiore al prodotto, con maggiore
adesivita' e quindi protezione. Queste paste permettono una buona penetrazione
delle sostanze attive incorporate e l’assorbimento di eventuale essudato. I
vantaggi sono, insieme all’ottimo effetto protettivo, la buona stabilita' e la
non volatilita': mentre una polvere puo' venire inalata, la pasta non ha questo
inconveniente. Gli svantaggi sono essenzialmente quelli di un maggior effetto
occlusivo rispetto alle polveri e, inoltre, sono piu' difficili da rimuovere: l’esempio
classico e' la pasta per la prevenzione della dermatite da pannolino. Le paste
magre contengono una forte quantita' di polveri in monofase idrofila, il che le
rende assai porose, non ostacolanti l’evaporazione e percio' vengono piu'
spesso usate negli eczemi acuti perche' essiccanti: l’esempio classico e' la
pasta all’acqua.
Puo' approfondire il discorso sulle polveri: quali sono e in
che differiscono?
Le polveri che vengono usate nella preparazione delle paste
dermatologiche sembrano molto simili, apparendo bianche e inodori, ma alcune
caratteristiche le rendono molto diverse: la capacita' di assorbire acqua dell’ossido
di zinco arriva al 100%, l’amido al 70%, il biossido di titanio al 40%, il
talco ha valori molto bassi. La sicurezza di impiego e' pure diversa: il talco,
non si usa su lesioni aperte per la possibile insorgenza di granulomi; l’ossido
di zinco non presenta problemi anche se assorbito. Il talco e' un silicato
idrato di magnesio, con proprieta' aspersorie, protettive, isolanti,
rinfrescanti, presenta sterilita' intrinseca e non e' immunogeno. L’ossido di
zinco e' una polvere bianca amorfa, finissima, inodore e insapore. Insolubile in
acqua, solubile negli acidi diluiti e negli alcali, intrinsecamente sterile, ha
azione aspersoria, rinfrescante, protettiva e attivita' batteriostatica. La sua
ultrastruttura granulosa e irregolare aumenta la superficie di contatto e quindi
il potere assorbente anche verso la radiazione attinica ed e' quindi usato negli
schermi solari anche in forma micronizzata. Il biossido di titanio e' una
polvere cristallina incolore, tendente al bianco idrofilo e opacizzante. In
dermatologia, e' presente, oltre che in alcune paste, anche in alcune creme di
bellezza e in creme solari, dove, come schermo fisico protegge la pelle anche
dai raggi UV. Il caolino e' un silicato di alluminio d’origine argillosa,
piuttosto tenero e solitamente bianco, talvolta assume colorazioni arancio o
rossicce per la presenza di ossidi di ferro. L’industria farmaceutica lo
utilizza soprattutto come eccipiente per la formulazione di compresse e nei
dentifrici ma anche per la composizione delle paste. L’amido, derivato
vegetale da riso, mais, avena, si presenta di solito in piccolissimi granuli.
Viene usato da molto tempo per le sue proprieta' aspersorie e rinfrescanti, come
componente delle paste e anche sotto forma di bagni amidati.Queste polveri sono
disperse in veicoli idrofobi: quali sono? La scelta di una sostanza idrofoba
piuttosto che un’altra risiede nelle caratteristiche che noi vogliamo dare al
prodotto finale. Le sostanze idrofobe impiegate nella preparazione delle paste
possono essere di origine minerale (vaselina, paraffina) vegetale (oli e burri)
o animale (lanolina, sugna, spermaceti). Le prime sono, in generale, prive di
potenzialita' sensibilizzanti, anche se bisogna evitarne la applicazione su
ferite aperte per il rischio di paraffinomi. L’olio di oliva contiene molti
grassi monoinsaturi ed e' usato per la preparazione di saponi e cosmetici. L’olio
di mandorle dolci e' un olio limpido e inodore che si usa come emolliente
perche' considerato eudermico, non comedogenico, di facile assorbibilita', ricco
in vitamine E e B e minerali. Anche l’olio di lino puo' essere usato in
cosmetica cosi' come il burro di karite', ricavato dai semi di una pianta
africana per le sue proprieta' nutritive, emollienti e protettive solari. Il
burro estratto dai semi di cacao ha colore giallo chiaro, e' poco untuoso al
tatto e con caratteristiche aromatiche gradevoli. Ha molteplici usi: oltre a
essere un ingrediente del cioccolato, e' anche una materia prima dell’industria
cosmetica, impiegato soprattutto come emolliente nei rossetti per labbra e in
alcune creme. La sugna, o strutto, deriva dal tessuto adiposo del maiale e si
presenta come una pasta compatta di colore bianco, inodore e insapore che si
irrancidisce se tenuto all’aria. Lo spermaceti e' una sostanza cerosa presente
nel capo di capodogli e balene, che e' stata molto usato in cosmetica. Composto
principalmente da palmitato di cetile, una volta cristallizzato e' di colore
bianco, in granuli solidi ma oleosi, piacevoli al tatto e all’odorato.
Quali
sono le sostanze idrofile con cui si costruiscono le paste?
Oltre all’acqua, la
glicerina e l’urea. L’acqua e' fondamentale nelle paste magre, ma evapora
dopo l’applicazione, lasciando uno strato di polvere, ed eventuali altri
composti, sulla cute. La glicerina e' un liquido organico alcolico, incolore,
denso e viscoso che per la presenza di tre gruppi – OH e' miscibile all’acqua.
Si usa come emolliente, umettante e lubrificante. La potente attivita'
igroscopica ne consiglia l’uso in associazione con l’acqua; mescolato a essa
crea sulla pelle un sottile film con funzione umettante. Applicato su cute molto
xerotica o irritata, richiama acqua dai tessuti e puo' provocare una sensazione
di bruciore. L’urea e' il prodotto finale del metabolismo delle proteine,
solido inodore e incolore, non tossico e non sensibilizzante, che nella cute,
insieme all’acido lattico e ad aminoacidi, entra a far parte del fattore
idratante naturale della pelle (NMF) che trattiene l’umidita' grazie alla sua
attivita' igroscopica.
Meglio le paste galeniche o quelle commerciali?
Sia le
paste del commercio sia quelle prescritte ad hoc dallo specialista dermatologo
coprono una vasta area di utilizzo; alcune includono sostanze con un effetto
specifico come le sostanze antilipasi e antiproteasi, che sono aggiunte ad
alcune paste all’ossido di zinco per meglio contrastare la residua attivita'
degli enzimi digestivi presenti nelle feci e difendere cosi' meglio la cute del
bambino dalla dermatite gluteoperineale. Le paste galeniche offrono i vantaggi
del controllo dei componenti, semplicita' di composizione con minimo rischio di
allergie. In quelle preparate dal farmacista bisogna considerare, pero', che se
la qualita' dei componenti non e' ottimale - per esempio per problemi di
conservazione delle materie prime - e se la preparazione non e' fatta a regola d’arte,
il risultato finale e' spesso deludente. In campo industriale e' evidente che lo
standard di preparazione e' costante ed e' importante che il conservante o lo
stabilizzante siano compresi nella formulazione. Anche nelle paste
dermatologiche, infatti, saper leggere la formulazione permette di conoscere
meglio il nostro prodotto prima ancora di usarlo.
Ci sono problemi che possono
insorgere con le paste dermatologiche?
Sono molto rari: sensibilizzazione (alcoli
di lanolina, residui proteici); irritazione (glicerina, eccipienti);
sovrainfezione (paste grasse, amidi); errata indicazione (micosi, impetigine o
dermatiti sovrainfette, errata valutazione del l’effetto superficie);
eccessiva disidratazione (paste magre); occlusione (paste grasse); granuloma da
talco (abrasioni, ferite, varicella). (L.B.)
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