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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

 


Polveri e allergie: rischio bambini

Cresce l’allarme sulla diffusione dei disturbi allergici all’interno della popolazione infantile italiana. Nuove conoscenze dei meccanismi  di base hanno pero' portato a validi miglioramenti  nella terapia e  nella prevenzione delle conseguenze 

di G.J. Bartolomucci

I pediatri apprezzano gli sforzi compiuti dai genitori italiani verso i loro figli e li premiano con un bel voto: sette. Meno bene la scuola, che merita appena la sufficienza; l’ambiente e la casa che non vanno oltre un cinque e che, per i piu' piccoli, sono carichi di pericoli. Questi i voti espressi dagli specialisti riuniti a Roma per il Congresso Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp). Secondo il loro giudizio, nonostante si spenda piu' tempo in famiglia, si controlli maggiormente l’accesso alla TV e al computer e si favorisca l’attivita' fisica dei piu' giovani, gli errori piu' frequenti restano l’ipernutrizione e l’esposizione al fumo negli ambienti domestici. Molti bambini mangiano troppo e sono in sovrappeso (24,5%), meno della meta' mangia frutta e verdura, mentre il 70% divora regolarmente merendine e cioccolate fuoripasto. Per quanto riguarda la qualita' dell’aria che i bambini respirano, per i pediatri italiani, essi passano troppo poco tempo all’aria aperta e, soprattutto nelle citta', le polveri sottili sono a livelli molto alti e lo smog danneggia pelle e polmoni. In circa il 50% delle famiglie, poi, almeno uno dei genitori fuma in casa e cio' contribuisce all’aumento dei casi di asma e di allergia respiratoria registrato negli ultimi anni. A partire dai primi mesi di vita: il Lazio detiene il primato con il 15,4% dei bimbi fra i 12 e i 23 mesi che soffrono di questo disturbo. Sarebbe pero' circa un quarto della popolazione pediatrica a soffrire del problema dell’allergia, uno dei piu' complessi e preoccupanti della medicina di oggi, soprattutto per le complicanze spesso presenti. Secondo il Prof. Ulrich Wahn, direttore del Dipartimento di Immunologia e Pneumologia Pediatrica di Berlino e Presidente della European Academy of Allergology and Clinical Immunology, e' difficile prevedere il rischio di asma e allergia nei neonati. Tuttavia, gia' a partire dal secondo anno di vita, e' possibile stimare uno sviluppo della malattia, sia nei termini di una dermatite atopica infantile, sia di sensibilita' specifiche al cibo o agli allergeni inalati nella prima infanzia, a paretire da una storia familiare positiva con genitori che soffrono di allergie o asma. Secondo il Prof. Gianni Marone, direttore del Dipartimento di Immunologia Clinica e Allergologia dell’Universita' di Napoli Federico II, negli ultimi anni si sono acquisite nuove conoscenze e sono stati compiuti importanti progressi nella comprensione dei meccanismi alla base delle malattie allergiche, che hanno portato a significativi miglioramenti nella terapia di malattie quali la rinite allergica, l’asma bronchiale e l’orticaria cronica. In particolare e' stato confermato il ruolo centrale svolto dai macrofagi nello sviluppo dell’infiammazione allergica nelle vie aeree. I macrofagi polmonari sono infatti una delle cellule bersaglio principali dell’istamina presente nelle vie aree dei pazienti asmatici. Come e' noto, un ruolo determinante nell’insorgere delle patologie allergiche spetta ai recettori H1, espressi dai macrofagi, che si attivano quando le IGE presenti nei soggetti allergici si legano all’allergene. L’attivazione del recettore indurrebbe la secrezione di enzimi lisosomiali e la sintesi di citochine quali IL-6 e TNF-a, e bloccherebbe la produzione di IL-12, innescando uno dei piu' importanti circuiti di mantenimento e d’amplificazione della reazione allergica. Oggi sono state individuate due diverse popolazioni di macrofagi nel polmone umano, distinte sulla base della loro densita' e dall’espressione di marcatori di superficie. Esse posseggono una differente capacita' di risposta agli stimoli e producono un profilo di citochine diverse: quelli ad alta densita' (HDM) sono attivati da stimoli di origine batterica e danno luogo essenzialmente a citochine immunomodulanti. Al contrario, sono i macrofagi a bassa densita' (LDM) a essere attivati soprattutto da stimoli proinfiammatori e a sintetizzare le citochine e chemochine implicate nel reclutamento delle cellule infiammatorie. Cosi' come alla persistenza di una infiammazione allegica che tende a cronicizzarsi. Nell’opinione del Prof. Giorgio Walter Canonica, Direttore della Clinica Malattie dell’Apparato Respiratorio e Allergologia dell’Universita' di Genova, nell’opinione pubblica, il concetto di allergia e' ancora legato ai sintomi, mentre manca proprio la consapevolezza che, anche in loro assenza, la malattia allergica e' caratterizzata da un persistere della flogosi che consegue a ogni stimolazione, anche subliminale, con conseguente sovvertimento della struttura morfofunzionale dell’organo dove s’instaura l’infiammazione stessa. Esempio calzante la rinite stagionale, la cui flogosi allergica e' correlata all’ostruzione nasale e che recentemente e' stata inclusa dall’Organizzazione Mondiale della Sanita' nella nuova classificazione ARIA (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma), come una rinite persistente che necessita di un trattamento continuo e non sporadico, diretto non solo ai sintomi ma anche, appunto, all’infiammazione allergica. Per il Prof. Desiderio Passali, Direttore del Dipartimento di Otorinolaringoiatria dell’Universita' di Siena, questa rinite vasomotoria specifica e' classicamente definita come una flogosi IgE mediata della mucosa nasale, caratterizzata da uno o piu' sintomi: ostruzione nasale, rinorrea, starnutazione e prurito nasale, ma anche cefalea, iposmia e congiuntivite. 

Polveri e allergie: rischio bambini

Polveri e allergie: rischio bambini
Campioni di polvere domestica al microscopio elettronico a scansione
Questa patologia, a seconda delle nazioni, colpisce fra l’11 e il 20% della popolazione adulta, e se non adeguatamente trattata puo' evolvere verso importanti complicanze a livello distrettuale (rinosinusiti e otite media secretiva) o dell basse vie aeree (sindrome rino-bronchiale). In considerazione di queste temibili complicanze, un corretto e rigoroso approccio diagnostico e terapeutico alla rinite allergica e' un approccio fondamentale, quanto l’eliminazione dell’allergene dall’ambiente di vita del paziente. Spesso identificabile principalmente nell’acaro della polvere. Nel caso della pollinosi, pero', la bonifica dell’ambiente non e' purtroppo proponibile. Neanche la pelle e' immune dall’azione dell’istamina che, anzi, secondo il Prof. Alberto Giannetti, direttore della Clinica Dermatologica dell’Universita' di Modena e Reggio Emilia, nell’infiammazione cutanea avrebbe un ruolo molto piu' complesso di quello sospettato sino a qualche tempo fa. La presenza di recettori dell’istamina su cellule presenti nell’infiltrato infiammatorio delle dermatiti, su cellule endoteliali e sui cheratinociti, amplificherebbe l’attivita' fisiopatologica dell’istamina stessa, come molecola flogogena, ben oltre il classico campo delle reazioni allergiche o intolleranti, centrate sull’attivita' mastocitaria. L’istamina e' infatti capace di favorire il rilascio di chemochine e di GM-CSF, in grado di determinare la componente infiammatoria cellulare e molecolare di numerose dermatiti, non riconducibili, sul piano fisiopatologico, all’attivita' dell’istamina. 




 

 


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