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La barriera cutanea
La distruzione della cute con conseguente scomparsa
delle funzioni barriera, osservabile per esempio nelle ustioni, puo' creare
gravi danni all'organismo, giungendo persino a turbare l'omeostasi
idroelettrolitica. Accanto a queste situazioni "estreme" vi sono
alcune dermatosi, come pure quadri "carenziali", caratterizzati da
un'alterazione della funzione barriera
Prof. Giuseppe Micali, dott.ssa
Maria Rita Nasca Universita' Catania Una delle condizioni
che piu' frequentemente comportano alterazioni della funzione barriera della
cute e' l'esposizione a fattori ambientali di varia natura. In condizioni
normali la cute e' tuttavia in grado di adattarsi ad eventuali insulti esogeni
attraverso un adattamento che garantisca il conseguimento di uno "steady
state" e di un sufficiente grado di tolleranza. La continua aggressione
alla cute da parte di detergenti e sostanze chimiche ad azione irritante
(solventi organici, saponi, soluzioni detergenti) puo' ad esempio danneggiare
non soltanto la componente lipidica del film di superficie della cute, ma anche
quella intercellulare dello strato corneo, compromettendone le sue capacita' di
barriera.
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fig. 1a |
Cio'
si traduce in una dermatite irritativa da contatto di grado lieve
caratterizzata da aumento della perdita transepidermica d'acqua, lieve
desquamazione e perdita di elasticita' dello strato corneo, cui
consegue, eventualmente, la formazione di piccole soluzioni di continuo
superficiali. Tale blando stato irritativo, spesso subclinico, innesca
dei processi riparativi che, attraverso un aumento della sintesi
lipidica ed una stimolazione dell'attivita' proliferativa dei
cheratinociti basali, consentono il raggiungimento di un nuovo
equilibrio ed il ripristino della funzione barriera. |
| Qualora
pero' gli insulti traumatici persistano o si ripetano nel tempo puo'
innescarsi una risposta infiammatoria autoperpetuantesi, caratterizzata
dal rilascio di mediatori chimici, da attivazione leucocitaria e necrosi
dei cheratinociti, che, da un punto di vista clinico, si estrinsecano
con i caratteri della dermatite irritativa, e cioe' con stato
eritemato-desquamativo persistente, ipercheratosi, formazione di ragadi
cui si associa una sintomatologia subiettiva pruriginosa. Il
danneggiamento della funzione barriera rappresenta una problematica
impegnativa soprattutto in alcune categorie professionali, come i
parrucchieri, gli infermieri ed i chirurghi, il personale impiegato in
imprese di pulizia, i cuochi ed i lavoratori dell'industria chimica.
Anche molte attivita' ricreative e sportive, favorendo il danneggiamento
dello strato corneo a causa di una sudorazione profusa o di reiterati
traumatismi meccanici, possono predisporre all'insorgenza di dermatiti
irritative. |

fig. 1b
Fig. 1 a-b: Dermatite Atopica in un bambino di 2 anni: prima e dopo 7
giorni di trattamento con una crema contenente furalglucitolo(AR-GB11®),
acido glicirretico,alfa-bisabolo ed allantoina. |

fig. 2a |
Estremamente
frequente e' infine nel bambino l'osservazione della dermatite da
pannolino, nella quale un ruolo essenziale e' svolto dal ristagno di
feci ed urine e dall'uso di pannolini e mutande in plastica. Nella
dermatite allergica da contatto il ruolo patogenetico essenziale e'
svolto dalla sensibilizzazione nei riguardi di sostanze esogene capaci
di elicitare una reazione di ipersensibilita' ritardata. Tuttavia, molti
altri fattori possono contribuire al determinismo della
sensibilizzazione allergica, e fra questi anche quelli capaci di
favorire la penetrazione dell'agente sensibilizzante in virtu' della
loro capacita' di compromettere le normali difese della cute. |
| In
altre parole, tutte le circostanze che determinano un'alterazione della
funzione barriera, compresa l'esposizione ad agenti irritanti e la
presenza stessa di una dermatite irritativa, possono creare i
presupposti perche' l'insorgenza di una dermatite da contatto sia
agevolata .Oltre ad una causa esogena, le alterazioni della barriera
cutanea conseguenti alla compromissione delle caratteristiche del film
idrolipidico di superficie possono anche riconoscere una genesi
endogena. Drastiche restrizioni dietetiche o sindromi da malassorbimento
comportanti una ridotta assunzione di acidi grassi essenziali (ac.
linoleico) possono infatti determinare alterazioni del film idrolipidico
di superficie tali da compromettere le funzioni barriera della cute . A
risultati analoghi e' possibile inoltre pervenire sperimentalmente in
seguito a trattamento topico cronico con inibitori dell'HMG CoA, quali
la lovastatina, che riducono la sintesi del colesterolo ed incrementano
quella degli acidi grassi. |

fig. 2b
Fig. 2 a-b: Psoriasi dei genitali in un bambino di 7 anni: prima e dopo
10 giorni di trattamento con una crema contenente furalglucitolo
(AR-GB11®), acido glicirretico,alfa-bisabolo ed allantoina. |
Quando
la barriera cutanea non e' piu' in grado di espletare adeguatamente le
sue funzioni difensive, aumenta il rischio che insorgano patologie
cutanee a carattere infiammatorio, scatenate dal rilascio di citochine
con conseguente produzione in loco di mediatori ad azione flogogena e di
radicali liberi. Questi ultimi, oltre a determinare attraverso un
meccanismo di ossidazione danni diretti al DNA ed alle proteine, possono
causare la perossidazione dei lipidi delle membrane cellulari delle
cellule epidermiche. I tessuti posseggono dei meccanismi difensivi nei
riguardi dei danni prodotti dai radicali liberi, rappresentati da
antiossidanti enzimatici e non (tra cui ad esempio il glutatione e la
vitamina E). Non sempre tuttavia tali meccanismi endogeni sono
sufficenti a contrastare gli effetti dannosi derivanti da un eccessivo
rilascio di radicali liberi, ed in determinate situazioni, come ad
esempio le gravi avitaminosi, l'integrazione delle difese cutanee
attraverso l'apporto esogeno di sostanze ad azione antiossidante non
soltanto e' utile, ma e' addirittura imperativa onde correggere gli
squilibri che inevitabilmente derivano dal carente apporto nutrizionale.
Nella dermatite atopica e' stata ad esempio osservata una ridotta
formazione di acidi grassi polinsaturi a lunga catena che e' stata
chiamata in causa per spiegare la peculiare secchezza della cute dei
soggetti affetti. E' stato infatti osservato che gli acidi grassi
essenziali, pur essendo normalmente assorbiti a livello intestinale nei
soggetti atopici, sono da essi scarsamente metabolizzati a causa di un
deficit dell'enzima d-6-desaturasi. La cute dei soggeti atopici si
presenta inoltre secca anche a causa di una riduzione della secrezione
sebacea e sudorale, e risulta pertanto piu' vulnerabile ad agenti
irritanti. Nella dermatite seborroica sono state osservate varie
alterazioni qualitative nella composizione della frazione lipidica del
film idrolipidico di superficie. Il contenuto del colesterolo e
trigliceridi e' infatti piu' elevato, mentre e' diminuito quello dello
squalene e degli acidi grassi liberi. Vi sarebbe inoltre una prevalenza
degli acidi grassi saturi su quelli polinsaturi. A tali alterazioni si
associa un abnorme sviluppo di un micete lipofilo, il Pityrosporum,
ritenuto responsabile della formazione di mediatori ad attivita'
proinfiammatoria e dell'aggravameznto di questa dermatite. Anche nella
psoriasi sono state osservate alterazioni nel metabolismo degli acidi
grassi cutanei. In particolare, livelli ridotti di acidi grassi liberi e
elevati di eicosanoidi proinfiammatori . Cio' sarebbe dovuto ad un
aumento dell'attivita' della fosfolipasi A2, con conseguente anomala
deviazione del metabolismo dell'acido arachidonico verso la via
lipoossigenasica, ed aumentata produzione dei suoi derivati 12HETE e
leucotriene B4 (LTB4) . Sia il LTB4 che il 12HETE posseggono spiccate
azioni proinfiammatorie, promuovendo la chemiotassi e la proliferazione
dei polimorfonucleati. La supplementazione dietetica con olio di pesce,
contenente alte concentrazioni di acido eicosapentanoico, che non puo'
essere convertito in LTB4, ha pertanto mostrato di essere in grado di
migliorare la psoriasi . Responsabile dell'alterazione della funzione
barriera dell'epidermide psoriasica non e' tuttavia tale alterazione di
ordine biochimico, bensi' il sovvertimento citoarchitettonico del
corneo. Infatti, in tutte le affezioni dermatologiche nelle quali lo
strato corneo risulta strutturalmente alterato anche se questi e'
integro ed addirittura di spessore aumentato, le capacita' difensive e
la funzione barriera della cute risultano compromesse, poiche' il corneo
ha compatezza ridotta. Nella psoriasi, inoltre, il corneo e' costituito
da cellule paracheratosiche, che non sono in grado di espletare in modo
normale la funzione impermeabilizzante da essa svolta in condizioni
fisiologiche. Per tali motivi nella psoriasi vi e' sia un'aumentata
permeabilita' della cute che un'accentuazione della perdita
transepidermica d'acqua. Le ittiosi sono disordini ereditari della
cheratinizzazione causati da un abnorme accumulo di squame. Tale
fenomeno, a seconda dei casi, puo' essere conseguente sia a un'abnorme
coesivita' dei corneociti (ittiosi da ritenzione o normocinetiche) che a
una aumentata proliferazione epidermica (ittiosi ipercinetiche). E'
stata recentemente proposta un'ipotesi patogenetica che sovverte la tesi
convenzionale di un'alterazione della funzione barriera quale
epifenomeno delle anomalie del corneo in tale malattia.In base a tale
nuova concezione il disturbo primario nelle ittiosi consisterebbe
proprio in una compromissione della funzione barriera, ora dovuto ad
alterata sintesi delle cheratine epidermiche, ora ad anomalie del
metabolismo lipidico, che indurebbe un'ipercheratosi compensativa volta
al ripristino di tale funzione omeostatica. Esistono poi ulteriori
fattori che vanno presi in considerazione a seconda del tipo di ittiosi
in causa. Nell'ittiosi volgare, ad esempio, vi sono delle significative
alterazioni del film idrolipidico di superficie, dovute alla marcata
riduzione della filaggrina e del suo precursore, la profilaggrina.
Queste sostanze sono normalmente destinate a contribuire, con la loro
degradazione proteolitica, alla liberazione di aminoacidi liberi capaci
di legare molecole d'acqua fondamentali per l'idratazione del corneo,
che risulta pertanto fortemente ridotta in questa forma di ittiosi. Nell'ittiosi
X-linked e' invece presente deficit di steroido-sulfatasi, un enzima
microsominale la cui assenza determina accumulo nello strato corneo di
colesterolo solfato, il quale, ostacolando la desquamazione fisiologica,
determina una abnorme ritenzione di squame.
PRINCIPIO TERAPEUTICO
Nel trattamento delle affezioni dermatologiche caratterizzate da un'alterazione
della funzione barriera della cute e' importante scegliere un approccio
che miri non soltanto a correggere il quadro morboso, ma altresi a
ripristinare l'aspetto normale e le caratteristiche fisiologiche della
cute.
Qualunque sia la causa dell'alterazione della barriera, e' in primo
luogo importante non soltanto escludere l'uso di prodotti che
indeboliscano ulteriormente le difese cutanee, ma anche utilizzare
sostanze restitutive ed idroregolatrici per ovviare alle scarse capacita'
di difesa tipiche di tali condizioni. A tale scopo e' essenziale
includere nell'armamentario terapeutico composti ad azione reidratante e
ristrutturante. Quasi ogni crema, lozione o unguento puo' rendere la
pelle immediatamente piu' morbida e piu' liscia la superficie cutanea.
Esistono tuttavia sostanze che, al di la' di un semplice
"mascheramento" cosmetico di una superficie ruvida, possiedono
un reale effetto terapeutico, favorendo un'azione riparatrice e di
rigenerazione volta al ripristino dell'integrita' morfofunzionale
cutanea. Queste ultime veicolano principi biorestitutivi tendenti a
reintegrare le perdite della cute corregendo o prevenendo le alterazioni
organiche e mettendola nelle migliori condizioni di funzionalita' per il
recupero della sua attivita' di barriera.
Proprieta' cheratoplastiche, possono ad esempio essere conferite dalla
presenza di allantoina, stimolante la proliferazione cellulare, come
pure di eccipienti sebosimili di origine naturale, che contribuiscono al
ripristino dell'efficienza della barriera cutanea. In presenza di
processi flogistici, inoltre, e' utile poter disporre di composti che
abbinino, ad una spiccata azione antiinfiammatoria, un'azione di "scavenger"
dei radicali liberi capace di contribuire all'attenuazione del processo
flogistico. L'utilizzo di una crema contenente furalglucitolo (AR-GB
11*), una molecola dotata di azione antiossidante, in associazione ad
altre sostanze aventi proprieta' antiinfiammatorie (acido glicirretico,
a-bisabololo, etc.) ed idratanti (urea, allantoina, acido lattico, etc.)
ha consentito, come dimostrato da numerose esperienze cliniche inclusa
la nostra (Fig. 1A-B, 2A-B), il conseguimento di brillanti risultati
terapeutici in tempi brevissimi nel trattamento di varie affezioni
accomunate dalla compresenza di una componente flogistica piu' o meno
marcata, di un'alterazione della barriera cutanea, e di una modesta
componente cheratosica (dermatite atopica, dermatite irritativa ed
allergia da contatto, dermatite seborroica, psoriasi di grado lieve). E'
interessante sottolineare l'ottima compliance e l'assenza di effetti
collaterali a medio e lungo termine osservata in tutti i pazienti
sottoposti a tale trattamento. |
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