COMPARAGGIO E MEDICINA
del dott. Alberto Volponi, esperto di programmazione
sanitaria
A seguito delle denunce che hanno raggiunto molti medici
ritenuti coinvolti in poco edificanti pratiche di comparaggio, il governo emana
un decreto. Che rischia di colpevolizzare l’intera categoria e di non
risolvere il problema
L’ultima vicenda che ha allarmato l’opinione in tema di
sanita' e' quella relativa al fenomeno triste, e purtroppo antico, del
comparaggio nella prescrizione medica. In cambio di regali, benefits, o anche di
denaro, medici compiacenti sarebbero disposti a prescrivere indagini
diagnostiche, da effettuare in particolari centri o farmaci di una particolare
azienda; prescrizioni, ce lo vogliamo augurare, almeno necessarie. Di fronte a
questo indubbio malcostume, ancora piu' grave perche' corrode l’essenza di una
professione che certamente ha un impegno etico superiore alle altre, l’indignazione
giusta dell’opinione pubblica trova pronta una risposta del Governo che
immediatamente emana un decreto, dagli effetti, come tutti sappiamo, immediati,
contro le truffe in Sanita'. e' indubbio come sia necessario tranquillizzare la
gente e puo' essere positivo, in tal senso, un segnale immediato e netto ma l’intervento,
per di piu' decretizio, deve essere efficace contro le truffe che si vogliono
sconfiggere, altrimenti e' inutile o controproducente.
Purtroppo il decreto varato in gran fretta e', sotto il profilo
tecnico-giuridico, semplicemente da riscrivere e le Camere, in sede di
conversione, lo dovranno pur fare, formulando norme chiare e applicabili in
ossequio al principio della certezza del diritto, per punire, con durezza, i
colpevoli, rifuggendo da norme confuse, inapplicabili, anticostituzionali che
finiscono con il rendere difficile l’individuazione e la punizione dei veri
truffatori, oltre a favorire una inaccettabile generalizzazione delle
responsabilita' che coinvolge la stragrande maggioranza di seri e onesti
professionisti. Non siamo alla notte di Fiche: non tutte le vacche sono grigie!
Entrando nel merito del decreto ci viene, a mo' di esempio, di chiedere: chi
accerta e con quali modalita' la violazione delle norme? Chi verifica, e in base
a quali protocolli o lineeguida, le "prescrizioni farmaceutiche o
diagnostiche non pertinenti per tipologia o quantita' con le patologie di
riferimento"? Chi e con quali strumenti puo' etichettare come
"ingiustificati" alcuni ricoveri ospedalieri? E la responsabilita'
dell’eventuale ingiustificato ricovero a chi fa capo, al medico di famiglia
che lo propone, o al medico ospedaliero che effettua l’accettazione? Ed e' poi
pensabile di affidare a un semplice regolamento, un atto amministrativo del
Ministro della Salute, la delicata individuazione delle modalita' dell’accertamento
e degli "uffici gestionali competenti all’irrogazione della
sanzione"? Ed e' accettabile nel rispetto dei diritti costituzionali non
prevedere alcun meccanismo di minima garanzia di difesa dell’inquisito?
Rischiamo appunto, di tornare, all’inquisizione! Qual’ e', poi, l’urgenza
di un decreto legge, che ha un arco di vita di sessanta giorni, se si concedono
quattro mesi al Ministero per regolamentare quella parte del decreto certamente
significativa, che e', appunto, l’individuazione del gruppo di impiegati
amministrativi (uffici gestionali) a cui affidare, con le sanzioni, le sorti di
un medico? e', inoltre, da respingere con fermezza la rozza interferenza, nell’autonomia
disciplinare degli Ordini e dei Collegi professionali: si arriva a fissare un
vincolo temporale di sessanta giorni per la conclusione del procedimento
disciplinare, ignorando, fra l’altro, che le norme attualmente in vigore
impediscono il rispetto di tale termine. Allo stesso modo sono inaccettabili i
rigidi meccanismi previsti nel trasferire decisioni prese in sede penale nell’ambito
del procedimento disciplinare ordinistico, stabilendo, ope-legis la sanzione. e'
il caso, poi, di sorvolare sulla non meglio identificata attivita' ispettiva di
un costituendo "corpo di specialisti appartenenti ai ruoli del Ministero
della Salute". Infatti, grazie a numerosi leggi, e' affidata al Ministero e
ai suoi funzionari la responsabilita' del riconoscimento della scientificita',
ai fini fiscali per le aziende farmaceutiche, dei convegni e congressi medici,
oggi nell’occhio del ciclone, e ai fini della certificazione dei crediti dell’E.
C.M. Sembra essere, in questi anni, prassi consolidata che tali riconoscimenti,
come un titolo di Cavaliere, non si sono negati a nessuno e che nessuno, come e'
inveterata abitudine, abbia fatto, a valle, i dovuti controlli, nemmeno a
campione!
Per quanto concerne l’attivita' gestionale delle Aziende sanitarie,
ospedaliere, IRCSS, Policlinici Universitari, il Ministero della Salute ha un
suo rappresentante, normalmente un funzionario del Ministero stesso, in ogni
Collegio Sindacale, che per legge, fra gli altri compiti ha la vigilanza
"nell’osservanza delle leggi" ed e' previsto espressamente che:
"i componenti del Collegio Sindacale possono procedere ad atti di ispezione
e controllo, anche individualmente". A questo punto sembra che ci sia stata
una forma diffusa di distrazione fra questo esercito di funzionari in giro per l’Italia.
e' fuor di dubbio che i fenomeni di volgare corruzione, di
"comparaggio" devono essere stroncati e bisognera' impegnarsi fino in
fondo, attraverso le opportune iniziative legislative, per integrare, migliorare
le norme attuali e inasprire le sanzioni, ma si cominci subito a far funzionare
i controlli che gia' sono previsti, che sono potenti e sicuramente efficaci, se
usati. Una cosa e' certa: questo decreto cosi' com’e' scritto sicuramente
rischia, nel sollevare un gran polverone, di essere un ottimo paravento per i
truffatori veri e di diventare l’incubo di tanti medici onesti.E i cittadini,
sempre piu' indifesi, assistono impotenti: "...e il popolo che fa? Porta la
croce".