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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

COMPARAGGIO E MEDICINA

del dott. Alberto Volponi, esperto di programmazione sanitaria

A seguito delle denunce che hanno raggiunto molti medici ritenuti coinvolti in poco edificanti pratiche di comparaggio, il governo emana un decreto. Che rischia di colpevolizzare l’intera categoria e di non risolvere il problema

L’ultima vicenda che ha allarmato l’opinione in tema di sanita' e' quella relativa al fenomeno triste, e purtroppo antico, del comparaggio nella prescrizione medica. In cambio di regali, benefits, o anche di denaro, medici compiacenti sarebbero disposti a prescrivere indagini diagnostiche, da effettuare in particolari centri o farmaci di una particolare azienda; prescrizioni, ce lo vogliamo augurare, almeno necessarie. Di fronte a questo indubbio malcostume, ancora piu' grave perche' corrode l’essenza di una professione che certamente ha un impegno etico superiore alle altre, l’indignazione giusta dell’opinione pubblica trova pronta una risposta del Governo che immediatamente emana un decreto, dagli effetti, come tutti sappiamo, immediati, contro le truffe in Sanita'. e' indubbio come sia necessario tranquillizzare la gente e puo' essere positivo, in tal senso, un segnale immediato e netto ma l’intervento, per di piu' decretizio, deve essere efficace contro le truffe che si vogliono sconfiggere, altrimenti e' inutile o controproducente.
Purtroppo il decreto varato in gran fretta e', sotto il profilo tecnico-giuridico, semplicemente da riscrivere e le Camere, in sede di conversione, lo dovranno pur fare, formulando norme chiare e applicabili in ossequio al principio della certezza del diritto, per punire, con durezza, i colpevoli, rifuggendo da norme confuse, inapplicabili, anticostituzionali che finiscono con il rendere difficile l’individuazione e la punizione dei veri truffatori, oltre a favorire una inaccettabile generalizzazione delle responsabilita' che coinvolge la stragrande maggioranza di seri e onesti professionisti. Non siamo alla notte di Fiche: non tutte le vacche sono grigie! Entrando nel merito del decreto ci viene, a mo' di esempio, di chiedere: chi accerta e con quali modalita' la violazione delle norme? Chi verifica, e in base a quali protocolli o lineeguida, le "prescrizioni farmaceutiche o diagnostiche non pertinenti per tipologia o quantita' con le patologie di riferimento"? Chi e con quali strumenti puo' etichettare come "ingiustificati" alcuni ricoveri ospedalieri? E la responsabilita' dell’eventuale ingiustificato ricovero a chi fa capo, al medico di famiglia che lo propone, o al medico ospedaliero che effettua l’accettazione? Ed e' poi pensabile di affidare a un semplice regolamento, un atto amministrativo del Ministro della Salute, la delicata individuazione delle modalita' dell’accertamento e degli "uffici gestionali competenti all’irrogazione della sanzione"? Ed e' accettabile nel rispetto dei diritti costituzionali non prevedere alcun meccanismo di minima garanzia di difesa dell’inquisito? Rischiamo appunto, di tornare, all’inquisizione! Qual’ e', poi, l’urgenza di un decreto legge, che ha un arco di vita di sessanta giorni, se si concedono quattro mesi al Ministero per regolamentare quella parte del decreto certamente significativa, che e', appunto, l’individuazione del gruppo di impiegati amministrativi (uffici gestionali) a cui affidare, con le sanzioni, le sorti di un medico? e', inoltre, da respingere con fermezza la rozza interferenza, nell’autonomia disciplinare degli Ordini e dei Collegi professionali: si arriva a fissare un vincolo temporale di sessanta giorni per la conclusione del procedimento disciplinare, ignorando, fra l’altro, che le norme attualmente in vigore impediscono il rispetto di tale termine. Allo stesso modo sono inaccettabili i rigidi meccanismi previsti nel trasferire decisioni prese in sede penale nell’ambito del procedimento disciplinare ordinistico, stabilendo, ope-legis la sanzione. e' il caso, poi, di sorvolare sulla non meglio identificata attivita' ispettiva di un costituendo "corpo di specialisti appartenenti ai ruoli del Ministero della Salute". Infatti, grazie a numerosi leggi, e' affidata al Ministero e ai suoi funzionari la responsabilita' del riconoscimento della scientificita', ai fini fiscali per le aziende farmaceutiche, dei convegni e congressi medici, oggi nell’occhio del ciclone, e ai fini della certificazione dei crediti dell’E. C.M. Sembra essere, in questi anni, prassi consolidata che tali riconoscimenti, come un titolo di Cavaliere, non si sono negati a nessuno e che nessuno, come e' inveterata abitudine, abbia fatto, a valle, i dovuti controlli, nemmeno a campione!
Per quanto concerne l’attivita' gestionale delle Aziende sanitarie, ospedaliere, IRCSS, Policlinici Universitari, il Ministero della Salute ha un suo rappresentante, normalmente un funzionario del Ministero stesso, in ogni Collegio Sindacale, che per legge, fra gli altri compiti ha la vigilanza "nell’osservanza delle leggi" ed e' previsto espressamente che: "i componenti del Collegio Sindacale possono procedere ad atti di ispezione e controllo, anche individualmente". A questo punto sembra che ci sia stata una forma diffusa di distrazione fra questo esercito di funzionari in giro per l’Italia. e' fuor di dubbio che i fenomeni di volgare corruzione, di "comparaggio" devono essere stroncati e bisognera' impegnarsi fino in fondo, attraverso le opportune iniziative legislative, per integrare, migliorare le norme attuali e inasprire le sanzioni, ma si cominci subito a far funzionare i controlli che gia' sono previsti, che sono potenti e sicuramente efficaci, se usati. Una cosa e' certa: questo decreto cosi' com’e' scritto sicuramente rischia, nel sollevare un gran polverone, di essere un ottimo paravento per i truffatori veri e di diventare l’incubo di tanti medici onesti.E i cittadini, sempre piu' indifesi, assistono impotenti: "...e il popolo che fa? Porta la croce".


 

 

 


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