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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 


Corsie, poltrone
e direttori generali

del dott. Alberto Volponi, esperto di programmazione sanitaria

dottor Alberto Volponi

Torniamo a parlare del sistema per la scelta dei primari e come non si riesca a fissare delle regole certe che garantiscano i candidati

In media oltre 11 milioni di certificati medici viaggiano, ogni anno, spediti con raccomandata dai lavoratori, fra aziende, Enti vari, ASL, INPS e cosi' via, per giustificare assenze per malattia.

Da calcoli attendibili, e del resto abbastanza semplici, si sa che il Parlamento, prima della sua chiusura a termine di mandato, ha a disposizione meno di 50 giorni lavorativi. Premesso che i nostri parlamentari hanno avuto quattro anni di tempo per fare quelle riforme che tutti consideravano e considerano necessarie per rimettere in moto la sempre piu' imballata “macchina Italia”, si puo' facilmente dedurre che il tempo restante a loro disposizione non sara' particolarmente fruttuoso. Per questo non ci appassioniamo piu' di tanto ai nuovi proclami di riforme incisive della Sanita' italiana anche perche' le proposte che circolano non sembrano essere cosi' rivoluzionarie.
Basti pensare che fra quelle piu' sbandierate come fortemente innovative c’e' la proposta di riformare il sistema di scelta del primario: una “misura esplosiva” viene definita, non sappiamo con quanta ironia, da una giornalista di un settimanale specializzato.
Ed e' il Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, On. Palumbo, primo firmatario di uno dei tanti Disegni di Legge che si occupano della materia, a spiegare l’eccezionale importanza della norma proposta: “finora il Direttore Generale poteva scegliere il nuovo Dirigente tra tutti gli idonei: il testo che porteremo in commissione restringe la scelta ad una terna”.
“E me cojoni” avrebbe detto, con tutto il dovuto rispetto, il mitico Alberto Sordi. A questo punto, pazientemente, facciamo un po' di cronistoria.
Prima dell’entrata in vigore dei Dlgs 502/517 la commissione di esame per il concorso a primario era presieduta dal Presidente dell’Ospedale, un politico. Al Presidente della commissione si affiancavano un primario ospedaliero e un cattedratico universitario.
Non sembra che, e le esperienze fatte lo dimostrano ampiamente, che una tale commissione garantisse sempre la migliore scelta professionale.
Per di piu' con il vecchio sistema il vincitore del concorso restava primario a vita, ancorche' incapace di diagnosticare una polmonite o di operare un’ernia strozzata.
Con l’Aziendalizzazione delle USL al Direttore Generale e' stato affidato l’onere di conferire un incarico quinquennale, quindi a termine, scegliendo fra i candidati considerati idonei da una apposita commissione presieduta dal Direttore Sanitario e formata da medici esperti nelle discipline oggetto dell’incarico, nominati dalle regioni e dal Consiglio dei Sanitari dell’azienda. e' possibile che il Direttore Generale interferisca anche nel formulare la lista degli idonei cosi' com’e' possibile che anche l’assessore regionale, che ha nominato il Direttore Generale abbia un suo candidato.
Non essendoci, tuttavia, mai stata un’eta' dell’oro nelle scelte dei primari, non ci accodiamo ai “Laudatores temporis acti”. Siamo del resto convinti che fra i due sistemi concorsuali, quello che potrebbe garantire di piu' da interferenze politiche, nonostante tutto, e' quello attuale, se si arrivasse, preventivamente a una seria verifica della capacita' professionale dei candidati.
E qui e' il vero nodo! 
L’impianto del 502, e le successive integrazioni del 517, prevedevano la necessita' di acquisire l’idoneita' nazionale per poter accedere ai concorsi nelle ASL. Un esame di idoneita' diverso da quello meramente burocratico e formale previsto della precedente normativa.
Questo nuovo, severo e impegnativo esame di idoneita', doveva rappresentare il lasciapassare per accedere ai concorsi nelle ASL in cui le apposite commissioni avevano il compito di verificare il curriculum, i titoli di carriera e di studio, nonche', attraverso un colloquio, appurare le capacita' organizzative e gestionali dei candidati. Il tutto anche per evitare di subire l’umiliazione di essere bocciati da una commissione in un concorso ospedaliero e magari arrivare secondi, il mese dopo, in un concorso nell’ospedale della citta' vicina e, alla fine della carriera, contare le bocciature e le idoneita' inanellate senza essere diventato mai primario, cosi' come puntualmente avveniva con le vecchie norme.
Il sistema delineato nei Dlgs 502/517, nel suo complesso e nelle sue organiche articolazioni, appariva il sistema di maggior garanzia ma la mancata emanazione dei decreti attuativi da parte del Ministero della Sanita', che doveva fissare le procedure, le modalita' di espletamento, i requisiti di ammissioni per le idoneita' nazionali, la insofferenza delle regioni che non gradivano, gia' allora, vincoli centralistici, ha di fatto vanificato la parte qualificante delle nuove normative concorsuali, quella della verifica professionale, definitivamente spazzata via dalla 229 della ex ministro Bindi.
I cocci dovrebbero essere rimessi insieme proprio dalle regioni con il compito di ricostruire un percorso concorsuale piu' organico e selettivo nella verifica della idoneita' professionale.
Se non si vuole far questo la si smetta di fare “ammuina” e si arrivi almeno a definire per legge quali sono i titoli per accedere al concorso di primario e come vanno “pesati” i curricula professionali dei candidati. 
Tutto per limitare quella che oggi e' una illimitata discrezionalita' delle commissioni esaminatrici che rischiano di essere sempre piu' facilmente eterodirette dal Direttore Generale.


 

 


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