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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

Medici: la liberta' di scelta

del dott. Alberto Volponi, esperto di programmazione sanitaria

 

dottor Alberto Volponi

Approvato dalla Camera dei Deputati il decreto sulla emergenza sanitaria che introduce nuove strutture e ristabilisce la non esclusivita' del rapporto 

Il recente decreto sull’emergenza sanitaria, convertito definitivamente in legge con il voto di fiducia della Camera dei Deputati, presenta numerose e importanti novita' nel campo della sanita' italiana. A partire dalla costituzione del “Centro Nazionale per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie Infettive e Diffusive”, 

capace di fronteggiare emergenze di sanita' pubblica, quali la SARS, il bioterrorismo, forme di epidemie impensabili fino a poco tempo fa quali vaiolo, antrace, e altre che oggi possono diventare letali armi di aggressione di un terrorismo senza confini e senza limiti nella sua folle crudelta'. Altra novita' introdotta e' la nascita, nella veste giuridica di Fondazione, dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare, ma si registrano anche cospicui finanziamenti per campagne di screening del cancro, del colon-retto, per quello della mammella e del collo dell’utero, nonche' per il Centro Nazionale per i Trapianti e i Centri di riferimento interregionali, con uno stanziamento, a favore della sanita' italiana, di oltre 220 milioni di euro nel triennio 2004-2006. Uno sforzo importante, finalizzato a migliorare e a tutelare, soprattutto con la prevenzione, la salute dei nostri concittadini. Tutto cio', nel dibattito politico che ha accompagnato, nel suo iter parlamentare, il decreto, che non e' esente da critiche per alcuni effetti di natura organizzativa e funzionale, e' stato pressoche' ignorato mentre enfatizzato ben oltre ogni “merito” l’emendamento sulla reversibilita' della esclusivita' di rapporto di lavoro dei medici e degli altri dirigenti sanitari dipendenti dando a tale decreto, dignita' di una battaglia campale dove sembravano decidersi le sorti della sanita' italiana. Una modifica, nel rapporto di lavoro, che e' stata giudicata, nel documento del 5 maggio firmato da tutte, proprio tutte, le organizzazioni sindacali della dirigenza sanitaria, “interessante soltanto una parte modesta della categoria”, una esigua minoranza di dirigenti sanitari i quali dovranno rinunciare all’indennita' di esclusivita' di 1 milione e mezzo delle vecchie lire per cui fra l’altro, non si comprende, se non in chiave strumentale, la polemica e gli allarmismi sulla copertura finanziaria. Quale voragine, ai gia' dissestati conti della sanita', si dovrebbe aprire nel chiedere di passare alla non esclusivita' di rapporto se i medici perderanno per questo la loro indennita'? Si deve pensare, al contrario, che le ASL interessate da questo improbabile esodo biblico, risparmieranno. Al contrario l’emendamento, tranquillizza i medici ribadendo, per legge, l’indennita' di esclusivita', e spuntando cosi' l’arma di un sottile ricatto di una disdetta del contratto, cosi' come ipotizzato dal punto 2 dell’Art. 42 del CCNL. Non ha, quindi, questa norma, la portata di un attacco al Servizio Sanitario Nazionale, cosi' come si insiste nel dire; non e', e non puo' essere, il cavallo di Troia di chi sogna l’abbattimento del Servizio Pubblico per una Sanita' privatizzata. Le battaglie per migliorare il Servizio pubblico, ed avere un forte Servizio Sanitario Nazionale, vanno condotte difendendo la liberta' e la dignita' professionale del medico, una difesa che non e' incompatibile, tutt’altro, con un chiaro sistema di regole, in una cornice ben definita di diritti e di doveri che caratterizzi un sistema pubblicistico. I nemici veri del nostro Sistema Sanitario sono il centralismo, il dirigismo, la soffocante burocrazia, la “raccomandocrazia” e qualunque tentativo di ridefinire un piu' efficiente sistema sanitario non puo' prescindere da una piena valorizzazione degli operatori sanitari che vi operano. Il medico, in particolare non puo' continuare ad essere emarginato e fortemente limitato nella sua autonomia professionale. La scelta di esercitare la libera professione da parte dei medici non e' solo una scelta di liberta' individuale, che un sistema democratico e liberale deve pur garantire, ma e' il presupposto naturale per instaurare ed alimentare il rapporto medico - paziente che e', e rimane, intrinsecamente fiduciario. e' evidente che l’attivita' libero - professionale del medico che opera nella struttura pubblica non puo' essere concorrenziale ad essa, e per questo va regolamentata, ma non soffocata o, men che meno, abolita. e' difficile, oggi, essere medici del Servizio Sanitario Nazionale stretti fra le spire di una soffocante burocrazia e sotto l’imperversare di Direttori Generali sempre piu' ossequiosi e acquiescenti di fronte ai depositari del diritto, pressoche' assoluto, della loro nomina e del loro licenziamento. Quale errore strategico e' stato il pensare di avere in Italia tecnici cosi' professionalmente preparati ed autorevoli da essere liberi ed autonomi nelle loro scelte gestionali, e politici cosi' illuminati da scegliere tecnici solo perche' veramente bravi! Come sempre ci sono le eccezioni ma... rara avis. Abbiamo bisogno di un chiaro ed inequivocabile segnale di inversione di tendenza per ridare al medico, attraverso una sua maggiore autonomia e liberta' di scelta, una sua dignita' professionale: con Platone “medici liberi per uomini liberi”.


 

 

 


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