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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

L'Italia e gli italiani dal 1861 al 2051

On. Prof. Eolo Parodi Presidente ENPAM

Studiare l’economia per un medico non significa cercare di acquisire un insieme di risposte agli interrogativi economici, bensi' imparare a non lasciarsi indurre in errore dagli economisti 
(Joan Robinson)

Chi si pone l’obiettivo di leggere la realta' del nostro Sistema Salute non puo' ignorare come l’Italia sia andata cambiando nel corso della sua relativamente breve storia, dall’Unita' ai giorni d’oggi. In particolare nelle componenti essenziali che condizionano lo stato di salute della popolazione: demografia, morbosita', morbosita', organizzazione, servizi. E’ questo lo studio portato a termine da Donato Magi ed Eolo Parodi, storico Presidente dell’Ente di Previdenza dei Medici italiani. Nel loro volume “Noi Italiani: dall’Unita' al terzo millennio” recentemente presentato presso la Camera dei Deputati ed edito dalla Edra di Milano, gli autori mettono in luce le lacune e le responsabilita' che hanno generato molte delle disfunzioni in atto, a partire dall’incapacita' del Servizio Sanitario Nazionale di garantire l’aspettativa di ogni cittadino di poter accedere con la necessaria e doverosa sollecitudine alle prestazioni sanitarie, senza inaccettabili liste d’attesa. L’indagine, che fa riferimento a tutte le fonti che nel nostro Paese si occupano di salute, e' una stimolante fonti di dati, interpretazioni e suggerimenti per immaginare quale sara' la realta' italiana nei prossimi decenni. Ecco alcuni spunti di riflessioni che emergono dal volume:
Dal 1861, data di nascita politica dell’Italia, ai giorni d’oggi, la popolazione e' piu' che raddoppiata (da 26 a 56 milioni), sebbene continuino a nascere piu' maschi, in Italia si sta confermando una tendenza al matriarcato, con una prevalenza delle femmine, sia in termini quantitativi che qualitativi. Il sorpasso si e' verificato nel 1921 e la differenza a favore delle donne e' cresciuta censimento dopo censimento. La spiegazione alla femminilizzazione del nostro paese e' di ordine biologico: le donne sono piu' forti e vivono piu' a lungo degli uomini: dal 1899 la speranza di vita alla nascita e' passata per i maschi da poco piu' di 42 a 73 anni, per le femmine da 43 a 82 anni. Il fenomeno, pero', non e' solo italiano, ma comune a tutti i paesi europei, anche se appare in contrasto con il dato assoluto da cui risulta che nel mondo ci sono piu' uomini (3 miliardi e 51 milioni) che donne (3 miliardi). Misera consolazione per il cosiddetto sesso forte: fra i centenari che raggiungono i 104 anni, i maschi vivranno alcuni mesi piu' a lungo delle femmine. Un dato in contrasto con il ben conosciuto fenomeno della “crescita zero” e' quello della “vivinatalita' virtuale”, un parametro che smentisce che il crescente calo della natalita' sia dovuto a una progressiva diminuzione della capacita' degli italiani di procreare.
In quasi centocinquanta anni, il numero delle famiglie italiane e' passato da 6 milioni a 21milioni, ma si e' quasi dimezzato il numero medio dei componenti: da 4,5 a 2,8, ne deriva che una coppia non riproduce nemmeno se stessa. La fecondita' pero' non c’entra. La somma dei nati vivi piu' le gravidanze interrotte volontariamente e' di gran lunga superiore al numero dei morti annui e quindi in Italia, virtualmente il bilancio demografico sarebbe in crescita. Altri dati chiariscono la situazione: fra il 1971 e il 1999, la diminuzione delle nascite e' crollata piu' nelle coppie sposate, mentre sono aumentati i figli naturali. Sintomo, forse, di una crescente crisi del matrimonio? Parliamo ora di bambini. Sebbene dal 1931 a oggi sia calata notevolmente la mortalita' infantile (da 115mila a circa 3.000 casi l’anno) essa si concentra principalmente nella prima settimana di vita, mettendo in luce un’ancora insufficiente tutela della neonalita' all’interno delle strutture sanitarie. Cio'nonostante, a fronte dei 100 alunni che si iscrivevano alla prima elementare nel 1946, sono stati appena 39 nel 2000. Gli uomini e le donne non sempre soffrono in pari misura delle stesse malattie, un’affermazione solo apparentemente scontata che ha bisogno di qualche chiarimento: le donne in generale sono piu' malate e risultano piu' colpite da patologie dell’apparato osteoarticolare (89 casi per mille vs. 49 dei maschi), da malattie apparato digerente e denti (45 vs. 38 per mille), da disturbi dell’apparato circolatorio (42 v. 28 per mille), malattie del sistema nervoso (49 vs. 23 per mille). Nelle donne le neoplasie si localizzano principalmente alle ossa, connettivo, pelle e seno Gli uomini invece subiscono piu' traumatismi e avvelenamenti (27 casi vs. 22 per mille) e soffrono poco piu' di malattie dell’apparato respiratorio (125 casi vs 124 per mille). E’ in drammatica ascesa la mortalita' per tumori (+ 50% rispetto al 1973) e fino ai 24 anni d’eta', strano a dirsi, il cancro della mammella prevale negli uomini piu' che nelle donne. Il fenomeno del suicidio e' piu' maschile (4 suicidi vs 3 delle donne) , mentre alle femmine spetta il primato dei tentati suicidi. Fra i maschi italiani si registra pero' un aumento della teatralita' del gesto.
Altre informazioni importanti: 
• In 25 anni gli uomini italiani sono cresciuti di 3, 5 centimetri in altezza.
• Nel 2006, data delle prossime elezioni politiche, aumenteranno gli elettori con piu' di 65 anni, mentre diminuiranno quelli nella fascia d’eta' compresa fra i 18 e 24 anni.
• Statisticamente non ci sono mesi dell’anno in cui si muore di piu' per incidente stradale, all’incirca ogni 80 minuti. Il 77% delle volte e' coinvolto il sesso maschile, e la maggiore pericolosita' s’incontra sulle strade Statali e Provinciali rispetto alle Autostrade.
• La Regione che produce piu' rifiuti pericolosi e' la Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Sardegna. Non si sa pero' dove questi rifiuti vengano smaltiti. 
• I medici che lavorano in Italia sono oltre 340mila, con un aumento di 50mila unita' nel corso degli ultimi dieci anni. Nello stesso periodo i maschi sono diminuiti di 10mila unita', mentre le dottoresse sono aumentate di oltre 35mila.
• C’e' un medico ogni 170 abitanti, che coincide con il fenomeno della disoccupazione medica, e di conseguenza con l’aumento di patologia iatrogena.
• La proposta di utilizzare circa 18mila medici nella scuola quale Promotori primari di salute (Progetto Esculapio), a medio e lungo termine ridurrebbe i costi e i tempi d’attesa nella sanita' italiana.
• Le lunghe liste d’attesa che creano malcontento e proteste fra i cittadini hanno, infatti, fra le cause principali, la carenza di medici specialisti extra-ospedalieri e il cattivo ricorso alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale.
Ma il punto forte del volume sono anche le proiezioni. Quanti saranno gli italiani nel 2051? Circa 52 milioni - rispondono gli autori- di cui la maggioranza 27milioni di donne. Quanti bambini nasceranno ogni anno? 
Circa 350mila di cui piu' di 180mila maschi. Quanti saranno gli ultra-sessantaquattrenni ogni 100 giovani sotto i 15 anni? 250, in confronto ai 150 attuali. E in piu': i pensionati con piu' di 65 anni, aumenteranno da 10 a 17 milioni. E per chi appare preoccupato cerchiamo di rispondere al quesito: che fine fara' il maschio? 
Tendera' a scomparire o potra' recuperare in termini numerici rispetto al crescere del numero e del potere femminile? Magi e Parodi sono sicuri: nel 2051 si assistera' a una inversione di tendenza con la prevalenza della componente maschile della popolazione adulta rispetto a quella femminile, il che non potra' non avere importanti ricadute sulla composizione della famiglia, sull’evoluzione del mondo del lavoro, sulle scelte di salute e, evidentemente, politiche ecc. 
Ovvero tutto sembra cambiare, ma il potere restera' declinato al maschile.
(Giorgio Bartolomucci)



 

 

 


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