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Malasanita' e mala comunicazione
Continua la nostra campagna affinche' i processi si facciano nei tribunali e non
sulle pagine dei giornali e nelle trasmissioni TV. Il tutto a favore del
diritto e della medicina
di Giorgio Bartolomucci
Ho recentemente incontrato alcuni eminenti membri di alcune societa' dermatologiche italiane. La discussione e' quasi inevitabilmente caduta sulle recenti questioni di cronaca che hanno caratterizzato gli ultimi mesi e sulla mia scelta di schierare questa rivista su una posizione garantista. In realta', ho provato a spiegare, che partendo dal modo in cui la stampa e le televisioni hanno trattato il caso di Firenze, vorrei segnalare la superficialita' e
l'approssimazione con cui vengono costantemente trattati i cosiddetti casi di malasanita',
nell'indifferenza e probabilmente nella paura che a reagire contro i giornali non si ottiene molto e si rischia di piu'. Oppure, cosa ancor piu' preoccupante, che a non prendere posizione contro titoli e affermazioni gratuitamente offensivi per la categoria medica, in qualche modo ci si autoassolve e ci si tiene alla larga dai guai. E' certamente vero che le smentite sono sempre molto piu' piccole degli articoli originali, e che le lettere di protesta spesso finiscono solo nelle ultime pagine, ma continuare a lasciar perdere come se nulla fosse, sta dando ulteriori colpi alla credibilita' di una medicina e di una sanita' che, se e' vero che sono malate, dovrebbero vedere le responsabilita' distribuite lungo tutta la filiera, con in testa politici e amministratori, e non solo attribuite alla classe medica che troppo spesso opera in ambienti e condizioni che e' difficile immaginare in un Paese civile. Ma si sa, che in generale i medici godono di poca popolarita' e' cosa antica. Si racconta che Papa Sisto V, frate francescano e assessore
all'inquisizione ai tempi del Concilio di Trento, non amasse ne' i medici ne' gli avvocati e alla domanda di quale delle due corporazioni dovesse avere la precedenza nelle processioni rispose:
''precedant latrones, sequantur carnifices''. Cosa avesse determinato tale giudizio non e' dato sapere, ma certamente non si puo' negare che negli ultimi secoli la scienza medica abbia fatto enormi passi avanti nella lotta alle malattie che falcidiavano
l'umanita', riducendo la mortalita' infantile e innalzando la qualita' e la quantita' della nostra esistenza. Eppure la considerazione che la popolazione ha nei riguardi dei medici e' ancora ambivalente e da cio' che continuiamo a leggere quotidianamente,
''la sanita' e'
sull'orlo del collasso, al punto di rottura, se non allo sfascio'', e molta della colpa ricade sui medici, cui di volta in volta, una stampa feroce attribuisce di tutto, dalle responsabilita' degli errori medici alle nefandezze piu' estreme, come per esempio e' avvenuto recentemente in Sicilia. Il caso e' noto: agli inizi di gennaio viene arrestato il primario del reparto di Chirurgia Toracica dell'ospedale di Ragusa, Ignazio Massimo Civello, 62 anni con l'accusa di concussione, falso ideologico e abuso d'ufficio. Gravissimi gli episodi a suo carico, in particolare quello di convincere i pazienti a scegliere di essere operati a pagamento, ma sopratutto
l'aver asportato organi sani, in modo da far lievitare il costo dell'intervento chirurgico, facendo credere ai degenti di essere ammalati di tumore: un'ovaia ad una giovane donna e l'unico rene funzionante ad un'altra paziente che da quel momento e' stata costretta a sottoporsi a dialisi. Secondo gli investigatori sarebbero anche stati asportati due stomaci sani, per tumori inesistenti. I carabinieri hanno denunciato anche altri sette medici, appartenenti allo stesso reparto e ad altre unita' operative, alcuni dei quali facevano parte dell'equipe che eseguiva gli interventi. Subito e' scattata la condanna generalizzata; i giornali riferiscono che l'assessore regionale alla Salute, Massimo Russo abbia detto "Siamo sconcertati per quello che e' successo e voglio esprimere un plauso ai carabinieri e alla magistratura per avere fatto venire alla luce una vicenda che mi auguro sia solo un caso isolato, anche se protrattosi nel tempo". Nello scalpore creato dal caso, giunto immediatamente alla ribalta nazionale, sono cadute quasi nel vuoto le parole
dell'avvocato difensore del Primario:?''nei documenti che lo accusano non abbiamo rilevato tracce di asportazioni dŽorgani sani, di diagnosi volutamente sbagliate e di interventi chirurgici non necessari. Questa situazione e' indegna di un Paese civile''. E ancor meno notizia hanno fatto la constatazione che, in verita',
nell'originale richiesta di arresto, proprio l'ipotesi di reato di lesioni personali per gli interventi conclusisi, secondo l'accusa, con l'asportazione di organi sani era stata esclusa dal GIP in quanto mancavano i necessari riscontri, e che due settimane dopo l'arresto, il prof. Civello ha riottenuto la liberta', anche se dovra' affrontare un processo per gli altri reati addebitatigli. Non conosco questo collega e mi auguro che riuscira' a dimostrare la sua piena innocenza, per il momento mi fermo alla sua dichiarazione:
''Sono stato indicato come un mostro e questo e' lesivo della mia dignita' umana. Mi e' stato fatto un danno incredibile e tutta la mia vita sara' impegnata nel recupero della mia onorabilita'. Si sono dette cose sbagliate''. Una lotta che, in attesa di un processo che verra', sta affrontando anche Torello Lotti a Firenze, che a fine gennaio ha indetto una conferenza stampa durante la quale ha potuto difendersi affermando
''non sono un mostro che si vende i pazienti e non mi sono messo in tasca un centesimo. Ho trattato con le aziende perche' avevo bisogno di denaro per fare ricerche, alcune delle quali hanno dimostrato che i loro farmaci avevano effetti collaterali. La stessa Procura riconosce che le somme versate dalle case farmaceutiche sono andate integralmente alle strutture pubbliche, a finanziare corsi di aggiornamento, ad acquistare apparecchiature. E i miei pazienti sono passati da 681 a 237: che corrotto sarei?''. Per dimostrare che ogni malato ha ricevuto i farmaci giusti al momento giusto, Lotti e i suoi difensori chiedono che un collegio di specialisti valuti in incidente probatorio
l'appropriatezza dei trattamenti prescritti ai pazienti, alcuni dei quali sono arrivati a Firenze per difendere
l'operato del professore ''che con i farmaci biologici ci ha permesso di ritornare a vivere una vita normale''. Piccole soddisfazioni che leniscono marginalmente le ferite di chi e' gia' stato pubblicamente condannato, ma che aiutano in attesa di un processo che ci sara' quando tutti gli altri avranno gia' dimenticato.
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