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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

Medici senza eta'

La pensione segna per l’uomo il passaggio da una vita attiva a una vita piu' tranquilla, liberata dall’assillo del lavoro. Ma e' cosi' anche per chi esercita la medicina? No, perche' si resta medici per sempre. Ecco il progetto dell’ENPAM

Prof. On. Eolo Parodi, Presidente Enpam

 L’invecchiamento senza la pensione riporterebbe l’uomo a periodi bui, quando la poverta' connotava gli ultimi anni di una vita che da attiva diventava, rapidamente, priva di un reale sostentamento economico.

 La retribuzione che si ottiene lasciando il lavoro rappresenta infatti una forma di assicurazione contro il rischio di perdere la capacita' di soddisfare autonomamente i propri bisogni. Un rischio che si aggrava proprio a causa della vecchiaia, delle malattie e della disabilita' a essa collegate. In un regime di “libera scelta”, la decisione di “andare in pensione” puo' agire da indicatore di vecchiaia: come una dichiarata volonta' di voler smettere o come il riconoscimento di una sopravvenuta incapacita' di continuare a lavorare. Spesso pero' la decisione risponde a puri calcoli di convenienza tra il costo che si paga restando in servizio e l’entita' dell’assegno vitalizio garantito, nel caso di cessazione della propria attivita'. Ma la pensione e' anche un formidabile strumento di regolazione del mercato del lavoro e per questo e' stato introdotto il regime obbligatorio che limita notevolmente la liberta' di scelta individuale. Non si puo' pero' negare che il pensionamento obbligatorio, usato per liberare posti di lavoro e favorire l’occupazione giovanile, senza alcun collegamento con reali esigenze dovute all’eta' e' alla base di una nuova e particolare problematicita' nel rapporto pensione-vecchiaia. Oggi il sistema che fissa i limiti dell’eta' lavorativa riguarda tutti: maggiormente i lavoratori dipendenti, ma anche i professionisti e, fra loro, molti medici. E allora la domanda: andando in pensione si smette di essere medici? Certamente no, anzi, con l’allungamento della vita media, al medico si prospettano tanti anni di vita in cui continuare a sentirsi utile e al servizio dei malati. Eppure c’e' chi, deposto metaforicamente il camice, si sente improvvisamente privo di un ruolo, senza quella funzione sociale che la professione gli aveva, fin allora, garantito. Perche', se e' vero che si aprono molti spazi e tempo liberi per esercitare liberta' e responsabilita', se non ci si e' attrezzati in tempo, per molti colleghi puo' avverarsi il pensiero di Seneca e Giovenale: “senectus ipsa morbus est”. Un morbo cui si puo' aggiungere solitudine (a questa eta' il rischio di perdere il coniuge e' alto), difficolta' a costruirsi nuovi interessi (per una vita si e' pensato quasi solo ai pazienti), e l’incapacita' a ricostruire una rete di rapporti sociali e affettivi.
Apparteniamo a uno dei popoli piu' longevi del mondo e, i cinquantenni di oggi sono destinati a rafforzare la schiera di quella che i sociologi chiamano la “quarta eta'”. Gli psicologi consigliano, quando ancora si e' inseriti nel mondo del lavoro, di crearsi tanti interessi, diversificare i propri hobbies, e investire in nuovi progetti di vita. Facile a dirsi, ma difficilissimo per chi ha sempre e solo il mito del lavoro, dalla mattina alla sera, fra ospedale e studio privato. Se pensate che la cosa non vi riguardi, e che non vi troverete mai a passare tristemente il tempo in fila alla posta in attesa dell’assegno della pensione, smettete di leggere qui. Attenti pero' che domani potrebbe essere troppo tardi e forse non saprete neanche chiedere aiuto, convinti di non aver piu' nulla di interessante da dare agli altri. Perche' l’esperienza in campo medico e' difficilmente riciclabile in altri contesti. Pensate invece fin da ora che siete e resterete medici per tutta la vita e che c’e' un sacco di gente, li' fuori, che ha ancora bisogno di voi. In Italia o in paesi in via di sviluppo, nel vostro quartiere o in un centro profughi, non importa. e' questo lo spirito con cui nasce il progetto “Medici senza eta'” sponsorizzato dall’Enpam, l’Ente di Previdenza e Assistenza dei Medici e Odontoiatri Italiani. C’e' infatti bisogno di medici che vaccinino bambini in Africa, un anestesista e' merce preziosa in un ospedale da campo della Protezione Civile o del Ministero degli Esteri. E per chi non se la sente di viaggiare o di correre rischi, nessun problema, c’e' sempre una scuola che puo' richiedere un medico che volontariamente tenga conferenze agli allievi e agli insegnanti o come tutor. Tutto nello spirito di un volontariato che riavvicina il medico alle radici della professione, e che puo' arricchire in termini di umanita' ed emozioni. Per abbattere quell’eventuale blocco di tristezza che spesso cade sui pensionati. Medici compresi. 

Per iscriversi alla banca dati e offrire la propria disponibilita' scaricare il modulo dal sito www.enpam.it (G.B.) 


 

 

 


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