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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 


I nuovi emigranti

del dott. Alberto Volponi, esperto di programmazione sanitaria

 

dottor Alberto Volponi

I cambiamenti che si prospettano nell’assistenza ospedaliera a seguito della devoluzione porteranno a viaggi della speranza fra le diverse regioni

Una recente indagine dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali sui ricoveri ospedalieri nel triennio 2000-2002 ha quantificato in 900mila il numero dei pazienti che, annualmente, e spesso attraversando tutta l’Italia, si spostano alla ricerca di cure ritenute, a torto o a ragione, migliori.

Il flusso è prevalentemente dalle Isole e dal Sud verso il Nord con una “stazione” di drenaggio di notevole importanza a Roma.
Non facilmente spiegabile alcuni dati quale quello della Lombardia che ospita, ogni anno, ben 195mila pazienti ed è certamente la Regione più richiesta, che tuttavia, perde, contemporaneamente ben 80mila pazienti.
Sarebbe veramente interessante conoscere le motivazioni di queste “fughe” che appaiono, nella loro dimensione, poco comprensibili in ragione dell’offerta assistenziale di una Regione leader come la Lombardia.
Del fenomeno della mobilità infra-regionale preoccupa, soprattutto, la tendenza ad accentuarsi e la famosa forbice, fra Regioni più povere a quelle più ricche, si allarga proprio in tema di tutela di un diritto fondamentale del cittadino quale quello alla salute.
È evidente che per riequilibrare i livelli di assistenza, soprattutto in senso quali-quantitativo, su tutto il territorio nazionale, non soffermandoci all’adorazione dei “l.e.a.-Totem” sarebbe necessario un forte Ministero della Salute, con ampio potere e un vincolo solidaristico vero fra le Regioni.
Di questo non vi è traccia nella cosiddetta “devolution” votata recentemente da un ramo del Parlamento, anche se bisogna ammettere che danni ulteriori non ne farà non modificando, al di là degli squilli di tromba della maggioranza e le grida di dolore delle opposizioni, l’attuale assetto delle competenze regionali in materia di sanità. La “devolution”, infatti, così come è stata votata in prima lettura dalla Camera dei Deputati non ha nulla di miracolistico né di diabolico: è semplicemente, come abbiamo già scritto, un patchwork o se si vuole un pasticcio all’italiana, piatto ormai entrato a pieno titolo nella più alta tradizione culinaria del nostro Paese.
Su questo grande sforzo di ingegneria costituzionale aleggia lo spirito del Principe di Salina che sembra, ormai sempre più, ispirare i nostri legislatori: cambiare perché tutto resti come prima.

 

Regioni con mobilità attiva

Lombardia 195.340 Marche 28.157
Emilia R. 109.810 Friuli V.G. 21.061
Lazio 108.470 Sicilia 20.454
Veneto 80.399 Molise 15.533
Toscana 76.770 Calabria 15.115
Piemonte 57.785 Prov. di Trento 12.972
Liguria 48.770 Basilicata 12.793
Puglia 42.268 Prov. di Bolzano 11.485
Abruzzo 38.173 Sardegna 5.800
Umbria 31.660 Valle d'Aosta 2.106
Campania 30.752


Regioni con mobilità passiva

Campania 95.940 Abruzzo 33.865
Lombardia 79.444 Basilicata 32.573
Lazio 72.382 Marche 32.222
Sicilia 72.358 Umbria 17.972
Calabria 66.106 Molise 16.882
Piemonte 66.056 Sardegna 15.262
Puglia 61.644 Friuli V.G. 15.214
Emilia R. 48.970 Prov. di Trento 15.030
Veneto 42.369 Valle d'Aosta 5.166
Liguria 39.260 Prov. di Bolzano 4.851
Toscana 38.186

Differenza tra mobilità attiva e mobilità passiva
  
Lombardia 115.896 Marche -4.065
Emilia R. 60.840 Friuli V.G. 5.847
Lazio 36.088 Sicilia -51.904
Veneto 38.030 Molise -1.349
Toscana 38.584 Calabria -50.991
Piemonte -8.271 Prov. di Trento -2.058
Liguria 9.510 Basilicata -19.780
Puglia -19.376 Prov. di Bolzano 6.634
Abruzzo 4.308 Sardegna -9.414
Umbria 13.688 Valle d'Aosta -3.060
Campania -65.940


elaborazione de "La Pelle" su dati ASSR



 

 

 


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