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Sanita' mondiale in condizioni minime
Circa 53 milioni di uomini e donne lavorano nella Sanita' nelle varie aree
del mondo. Un esercito insufficiente e spesso sottopagato
di Barbara Di Chiara
Il numero degli operatori della Sanita' attivi nelle varie aree del mondo e' insufficiente: l’Organizzazione mondiale della
Sanita' stima infatti che ne
sarebbero necessari almeno altri 5,7 milioni. In piu', l’accesso all’assistenza
e' ancora molto irregolare, poiche' gli operatori sono distribuiti in modo
sproporzionato nei vari paesi e nelle regioni della Terra: il 42,3%, a esempio,
si concentra nel Nord America e il 19,3% in Europa, mentre l’Africa puo'
contare solo sul 2,4%. Come se non bastasse, questo Continente e' destinato a
perdere il 30% della sua forza lavoro nei prossimi 10 anni. Ma il problema non
riguarda solo l’Africa: mentre la popolazione mondiale cresce, il numero di
operatori sanitari, di fatto, ristagna o diminuisce ovunque. Questi alcuni degli
argomenti sui quali si e' focalizzata quest’anno la Giornata mondiale della
Salute, celebratasi il 7 aprile 2006. Promosso dall’Oms, l’evento ha avuto
come slogan ''Working together for Health'', ''Lavorare insieme per la salute''.
Protagonisti della Giornata sono stati proprio gli operatori sanitari impegnati ''sul
campo'': infermieri e medici innanzi tutto, ma anche tutte le altre
figure e persone che contribuiscono alla tutela della salute. Fulcro dei
dibattiti e' stato, in particolare, la penuria in alcune aree del mondo di
personale sanitario e la necessita' di sviluppare programmi di reclutamento e
formazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. ''La forza lavoro della
sanita' e' in crisi – ha sottolineato il direttore generale dell’Oms, Lee
Jong-Wook – e i piani per fronteggiare l’influenza aviaria, gli obiettivi di
sviluppo del millennio e tutti i nostri sforzi per combattere le malattie
prioritarie sono minacciate dalla carenza di operatori sanitari''. e' un
processo a catena, indica l’Oms, che rappresenta una questione problematica
soprattutto in quelle nazioni dove, una volta formati, gli operatori sanitari
locali cercano di lasciare il Paese per trovare lavoro nella parte occidentale
del mondo, dove le condizioni di vita sono migliori. Un fenomeno che va fermato,
osserva il direttore generale dell’Oms, perche' ''per i sistemi sanitari
nazionali e' sempre piu' difficile sostenere e rispondere alla crescente domanda
di assistenza. Senza una forza lavoro vigorosa, la sanita' non puo' migliorare.
Adesso e' necessario agire e ogni Paese deve trovare delle soluzioni ad hoc per
fronteggiare le proprie specifiche necessita'''. Obiettivo dell’Oms e' sostenere tutti i Paesi nel loro cammino per formare, sostenere e mantenere i
propri operatori sanitari. La Giornata mondiale della Salute e' stata anche l’occasione
per celebrare i risultati gia' raggiunti da coloro che hanno ''unito le loro
forze'' per la sanita' e per promuovere e delineare le nuove azioni che
potranno garantire un futuro migliore. Lo scopo principale dell’iniziativa e' stato quello di dare
visibilita' agli operatori sanitari, offrendo l’opportunita'
di riconoscerne il lavoro, la dedizione e i successi. Valorizzare il loro
profilo e diffondere piu' informazioni sul loro operato potrebbe contribuire,
tra l’altro, a convincere i piu' giovani ad abbracciare la vasta gamma delle
professioni sanitarie. Occorre ricordare, infatti, che la forza lavoro e' un
elemento chiave dei sistemi sanitari e anche numerosi studi internazionali
evidenziano che i progressi scientifici in questo settore servono a poco se
manca il personale. La sfida prioritaria e' quella di facilitare e accelerare l’azione
di formazione, reclutamento e cooperazione tra tutti gli operatori sanitari. L’Oms
ha scelto di sostenere questo processo anche attraverso il Rapporto sulla Sanita' mondiale 2006, nel quale sono illustrate le attuali
criticita' del mondo
della Salute e le possibili azioni che i vari Paesi potranno intraprendere per
fronteggiare queste criticita'. Il Rapporto rappresenta, dunque, una sorta di ''roadmap'' per l’azione. In questo importante appuntamento, l’Oms e i
suoi partner principali hanno evidenziato che quelli che seguono sono i punti
chiave su cui intervenire per vincere questa sfida.
Rafforzare la Comunita' degli operatori della salute che oltre ai medici e agli
infermieri si compone anche di tecnici, educatori, addetti alle pulizie e
autisti. Milioni di figure non sanitarie che offrono assistenza (volontari,
familiari, badanti, ecc.) e che, con l’aumento delle malattie croniche e della
popolazione anziana, aumenteranno sempre di piu'.
Affrontare le diseguaglianze combinando in maniera strategica le risorse
finanziarie, la formazione e la pianificazione. Alla carenza di operatori
sanitari e alla loro scarsa distribuzione si risponde con una formazione
innovativa ed efficiente che consenta agli operatori di svolgere almeno le
funzioni basilari per salvare vite umane.
Limitare la fuga dei cervelli: il mercato sanitario si comporta come qualsiasi
altro mercato. Man mano che i Paesi piu' sviluppati avvertono una carenza di
personale sanitario (soprattutto oggi, con l’invecchiamento della
popolazione), gli operatori dei Paesi in via di sviluppo sono allettati dalle
attraenti offerte di lavoro all’estero.
Educare e formare il personale sanitario in loco secondo un programma che tenga
conto del numero di professionisti necessari a soddisfare la domanda locale. E
questo vale sia per i paesi piu' poveri che per quelli ricchi.
Proteggere chi lavora nella sanita': migliori condizioni di lavoro e maggiori
protezioni sono necessarie in quelle parti del mondo dove regnano l’instabilita'
politica e i conflitti, dove si lavora in strutture fatiscenti e in condizioni
non igieniche, situazione che espongono anche i sanitari a malattie e a
incidenti.
Buona gestione e pianificazione della sanita': adoperare i manager piu' abili,
garantendone la sicurezza e la crescita professionale. Uno studio svolto in
Tanzania, dimostra che si puo' raggiungere un guadagno in termini di produttivita' del 60%- 75% semplicemente migliorando il supporto, il management
e lo schieramento del personale sanitario gia' esistente.
Solidarieta' globale: e' necessario avviare una collaborazione e un
coordinamento globale, aumentando i livelli degli aiuti internazionali e con
azioni condotte a livello nazionale.
A leggere queste raccomandazioni ci si accorge che anche in Italia, paese fra i
piu' sviluppati del pianeta, c’e' ancora molto da fare se non ci si vuole
chiudere in un atteggiamento egoistico e poco consapevole che il futuro del
mondo passa non solo attraverso un’economia globale, ma anche per una sanita'
estesa e condivisa con tutte le aree della terra.
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