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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

Sanita' mondiale in condizioni minime

Circa 53 milioni di uomini e donne lavorano nella Sanita' nelle varie aree del mondo. Un esercito insufficiente e spesso sottopagato

di Barbara Di Chiara

Il numero degli operatori della Sanita' attivi nelle varie aree del mondo e' insufficiente: l’Organizzazione mondiale della Sanita' stima infatti che ne sarebbero necessari almeno altri 5,7 milioni. In piu', l’accesso all’assistenza e' ancora molto irregolare, poiche' gli operatori sono distribuiti in modo sproporzionato nei vari paesi e nelle regioni della Terra: il 42,3%, a esempio, si concentra nel Nord America e il 19,3% in Europa, mentre l’Africa puo' contare solo sul 2,4%. Come se non bastasse, questo Continente e' destinato a perdere il 30% della sua forza lavoro nei prossimi 10 anni. Ma il problema non riguarda solo l’Africa: mentre la popolazione mondiale cresce, il numero di operatori sanitari, di fatto, ristagna o diminuisce ovunque. Questi alcuni degli argomenti sui quali si e' focalizzata quest’anno la Giornata mondiale della Salute, celebratasi il 7 aprile 2006. Promosso dall’Oms, l’evento ha avuto come slogan ''Working together for Health'', ''Lavorare insieme per la salute''. Protagonisti della Giornata sono stati proprio gli operatori sanitari impegnati ''sul campo'': infermieri e medici innanzi tutto, ma anche tutte le altre figure e persone che contribuiscono alla tutela della salute. Fulcro dei dibattiti e' stato, in particolare, la penuria in alcune aree del mondo di personale sanitario e la necessita' di sviluppare programmi di reclutamento e formazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. ''La forza lavoro della sanita' e' in crisi – ha sottolineato il direttore generale dell’Oms, Lee Jong-Wook – e i piani per fronteggiare l’influenza aviaria, gli obiettivi di sviluppo del millennio e tutti i nostri sforzi per combattere le malattie prioritarie sono minacciate dalla carenza di operatori sanitari''. e' un processo a catena, indica l’Oms, che rappresenta una questione problematica soprattutto in quelle nazioni dove, una volta formati, gli operatori sanitari locali cercano di lasciare il Paese per trovare lavoro nella parte occidentale del mondo, dove le condizioni di vita sono migliori. Un fenomeno che va fermato, osserva il direttore generale dell’Oms, perche' ''per i sistemi sanitari nazionali e' sempre piu' difficile sostenere e rispondere alla crescente domanda di assistenza. Senza una forza lavoro vigorosa, la sanita' non puo' migliorare. Adesso e' necessario agire e ogni Paese deve trovare delle soluzioni ad hoc per fronteggiare le proprie specifiche necessita'''. Obiettivo dell’Oms e' sostenere tutti i Paesi nel loro cammino per formare, sostenere e mantenere i propri operatori sanitari. La Giornata mondiale della Salute e' stata anche l’occasione per celebrare i risultati gia' raggiunti da coloro che hanno ''unito le loro forze'' per la sanita' e per promuovere e delineare le nuove azioni che potranno garantire un futuro migliore. Lo scopo principale dell’iniziativa e' stato quello di dare visibilita' agli operatori sanitari, offrendo l’opportunita' di riconoscerne il lavoro, la dedizione e i successi. Valorizzare il loro profilo e diffondere piu' informazioni sul loro operato potrebbe contribuire, tra l’altro, a convincere i piu' giovani ad abbracciare la vasta gamma delle professioni sanitarie. Occorre ricordare, infatti, che la forza lavoro e' un elemento chiave dei sistemi sanitari e anche numerosi studi internazionali evidenziano che i progressi scientifici in questo settore servono a poco se manca il personale. La sfida prioritaria e' quella di facilitare e accelerare l’azione di formazione, reclutamento e cooperazione tra tutti gli operatori sanitari. L’Oms ha scelto di sostenere questo processo anche attraverso il Rapporto sulla Sanita' mondiale 2006, nel quale sono illustrate le attuali criticita' del mondo della Salute e le possibili azioni che i vari Paesi potranno intraprendere per fronteggiare queste criticita'. Il Rapporto rappresenta, dunque, una sorta di ''roadmap'' per l’azione. In questo importante appuntamento, l’Oms e i suoi partner principali hanno evidenziato che quelli che seguono sono i punti chiave su cui intervenire per vincere questa sfida.
Rafforzare la Comunita' degli operatori della salute che oltre ai medici e agli infermieri si compone anche di tecnici, educatori, addetti alle pulizie e autisti. Milioni di figure non sanitarie che offrono assistenza (volontari, familiari, badanti, ecc.) e che, con l’aumento delle malattie croniche e della popolazione anziana, aumenteranno sempre di piu'.
Affrontare le diseguaglianze combinando in maniera strategica le risorse finanziarie, la formazione e la pianificazione. Alla carenza di operatori sanitari e alla loro scarsa distribuzione si risponde con una formazione innovativa ed efficiente che consenta agli operatori di svolgere almeno le funzioni basilari per salvare vite umane.
Limitare la fuga dei cervelli: il mercato sanitario si comporta come qualsiasi altro mercato. Man mano che i Paesi piu' sviluppati avvertono una carenza di personale sanitario (soprattutto oggi, con l’invecchiamento della popolazione), gli operatori dei Paesi in via di sviluppo sono allettati dalle attraenti offerte di lavoro all’estero.
Educare e formare il personale sanitario in loco secondo un programma che tenga conto del numero di professionisti necessari a soddisfare la domanda locale. E questo vale sia per i paesi piu' poveri che per quelli ricchi.
Proteggere chi lavora nella sanita': migliori condizioni di lavoro e maggiori protezioni sono necessarie in quelle parti del mondo dove regnano l’instabilita' politica e i conflitti, dove si lavora in strutture fatiscenti e in condizioni non igieniche, situazione che espongono anche i sanitari a malattie e a incidenti.
Buona gestione e pianificazione della sanita': adoperare i manager piu' abili, garantendone la sicurezza e la crescita professionale. Uno studio svolto in Tanzania, dimostra che si puo' raggiungere un guadagno in termini di produttivita' del 60%- 75% semplicemente migliorando il supporto, il management e lo schieramento del personale sanitario gia' esistente.
Solidarieta' globale: e' necessario avviare una collaborazione e un coordinamento globale, aumentando i livelli degli aiuti internazionali e con azioni condotte a livello nazionale.
A leggere queste raccomandazioni ci si accorge che anche in Italia, paese fra i piu' sviluppati del pianeta, c’e' ancora molto da fare se non ci si vuole chiudere in un atteggiamento egoistico e poco consapevole che il futuro del mondo passa non solo attraverso un’economia globale, ma anche per una sanita' estesa e condivisa con tutte le aree della terra.



 

 

 


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