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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

dott. Alberto Volponi esperto di programmazione sanitaria


Mi faccio un Ordine

del dott. Alberto Volponi esperto di programmazione sanitaria

 

Due nuove leggi, in contrasto fra loro rischiano di creare confusione e problemi nel campo delle professioni sanitarie

Mi faccio l’Ordine! e' il grido di battaglia di tante “professioni” vecchie, nuove, alcune devono ancora nascere, in perfetta contro tendenza a quanto accade nel resto d’Europa.Tante aspirazioni trovano udienza presso i nostri legislatori, talora sono addirittura alimentate da essi, che dimostrano, con preoccupante frequenza, una scarsa conoscenza della realta' e di ignorare completamente gli effetti deflagranti delle loro decisioni, oppure, cosa piu' grave, sembrano non preoccuparsene. Cosi' con l’approvazione della legge, e' in dirittura di arrivo al Senato, sulle medicine e pratiche non convenzionali, avranno un loro Ordine l’Osteopata e il Chiropratico. Si potranno fregiare di questo titolo, e operare a tutto campo, redigendo diagnosi e prescrivendo terapie, grazie all’art. 20, comma 3, punto b, articolo che regolamenta l’equipollenza dei titoli, anche coloro che non hanno conseguito il diploma di scuola media superiore, basta la terza media! (Cito il testo: “non aver conseguito il diploma di scuola media superiore o equiparato non costituisce comunque causa ostativa...”) e', inoltre, in via di definitiva approvazione l’istituzione dell’Albo degli Informatori scientifici che, come tutti sanno, sono dipendenti delle aziende farmaceutiche, che hanno il compito di informare i medici sulle qualita', gli effetti terapeutici dei farmaci, la posologia e le controindicazioni al loro uso. Le caratteristiche proprie dell’attivita' dell’informatore scientifico, che ha come unico interlocutore il medico, e le peculiarita' del rapporto di lavoro di dipendente dell’azienda farmaceutica rendono assolutamente inutile e impropria la costituzione di un Albo che avrebbe il compito di assicurare il rispetto delle regole e dei principi deontologici (nel caso di specie: a tutela di chi?). 
Se poi qualcuno pensa che quello dell’Ordine e' lo strumento adatto per sconfiggere il malcostume e l’illegalita' del comparaggio probabilmente non sa di che cosa si sta parlando, e' “un ignorante che ignora”, o e' in malafede. In questo “disordine” generale si e' in attesa messianica di una normativa che metta “ordine” agli Ordini. Nel frattempo, nel corso della presente legislatura, dopo la presentazione di un corposo e organico disegno di legge a firma degli On.li Follini, Biondi, Parodi, per la riforma delle professioni, si e', a lungo, dibattuta una proposta del Sottosegretario alla Giustizia, Vietti, che aveva raggiunto un sufficiente consenso generale.
Il Ministro della Giustizia, Castelli, ha pero' ritenuto di dover avocare a se' l’arduo compito di presentare una nuova proposta, a tutt’oggi mai formalizzata. Nell’ambito, il Governo ha varato il decreto sulla “competitivita'” e ha inserito, in questo contesto, 5 commi che riguardano le professioni, adottando come principio ispiratore la creazione di nuovi Ordini. Infatti qualora un’attivita' professionale investa “interessi costituzionalmente rilevanti” e comporti il “rischio di danni sociali conseguenti a eventuali prestazioni non adeguate” e' possibile istituire nuovi Ordini. 
(Alla luce di questi principi non si capiscono gli interessi costituzionalmente rilevanti e i rischi di danni sociali connessi all’attivita' dell’informatore scientifico!). 
Un coro unanime di delusione ha accolto il decreto in oggetto e il commento piu' benevolo e' stato: “la montagna ha partorito il topolino”.
Tuttavia i principi sanciti nel decreto per la creazione di nuovi Ordini, se non ulteriormente diluiti in sede di conversione parlamentare, e se non elasticizzati in sede di applicazione, come spesso e' accaduto in passato per le altre fattispecie, possono rappresentare un freno alla proliferazione di tali organismi, che rischiano, chiusi nelle loro autoreferenzialita', di trasformarsi in ostacolo alla liberalizzazione delle professioni intellettuali e alla competitivita'. Per questo ci si aspettava qualcosa di piu', nel senso di una modernizzazione del “sistema professioni” in grado di conferire agli Ordini un potere deontologico piu' forte e una capacita' di verifica della formazione dei propri aderenti tanto da essere garanti veri, nei confronti della societa', delle qualita' morali e delle capacita' professionali dei loro iscritti, invertendo, infine, la direzione verso una riduzione, attraverso coerenti fusioni ed integrazioni, degli Ordini, cosi' come ci chiedono le regole del libero mercato e cosi' come ci chiede quell’Europa a cui diciamo di voler appartenere.


 

 

 

 


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