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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

Quale sanita' per l’Europa Unita?

del dott. Alberto Volponi, esperto di programmazione sanitaria

 

dottor Alberto Volponi

Da pochi mesi l’Unione Europea si e' allargata a 25 Stati membri che 
presentano diverse condizioni sociali economiche e sanitarie. Difficile riuscire a fissare degli standard che facciano apparire la sanita' europea sufficientemente omogenea 

Parafrasando il vecchio detto latino “tot capita, tot sententia” potremmo rispondere, e saremmo nel giusto, venticinque sanita', quanti sono i Paesi della nuova U.E. 

Non vogliamo, qui, riaprire una polemica, ormai anche sterile, e quindi inutile, sull’allargamento a dismisura della Unione Europea. Su questa punto ci e' sempre apparsa saggia e realistica l’idea del francese Delors di un’Europa dai confini piu' stretti ma piu' omogenea per storia, cultura e tradizione, e un ampio mercato di libero scambio per gli altri Paesi Europei.
Ha prevalso, al contrario, la linea sostenuta dal Paese meno europeista, la Gran Bretagna, di un allargamento, ampio fino ad ipotizzare l’ingresso della Turchia, del primitivo nucleo con lo scopo, di fatto, di diluire l’idea dell’Europa Unita e con essa la capacita' di diventare soggetto politico forte.
Non e' un caso che la Gran Bretagna non ha l’euro e che i suoi storici legami con gli Stati Uniti d’America, nei rapporti economici e nelle scelte di politica estera, vedi Irak, siano piu' solidi rispetto a quelli che ha con il resto d’Europa.
Non si e' assistito, quindi, allo svilupparsi di un armonico disegno di costruzione degli Stati Uniti d’Europa, ma ad un processo di affastellamento; dai sei Paesi iniziali, a nove, a dodici, a quindici, e ora a venticinque!
E ognuno che arriva porta con se', e gelosamente custodisce, le sue regole, la sua organizzazione, i suoi record, positivi o negativi. Non fa certo eccezione la sanita', anche se bisogna onestamente ammettere che un modello sanitario capace di coniugare risorse disponibili, esigenze di bilancio, equita' nell’accesso delle prestazioni e qualita' delle stesse, non e' stato ancora inventato.
Ognuno quindi tenta, con alterna fortuna, una sua strada. Cosi' 10 paesi hanno scelto un Sistema Mutualistico, gli altri un Servizio Sanitario Nazionale, profondamente diversificati tra di loro.
La spesa sanitaria pubblica varia: dall’8,1% del PIL, in Germania, al 4,12% in Lituania; fanalino di coda Cipro con il 2,3% del PIL.
La spesa farmaceutica, sommando quella pubblica e quella privata, vede in testa, con largo margine la Slovacchia, 34% della spesa sanitaria totale, seguita dall’Ungheria: 30,7%, per arrivare all’Olanda: 10,1%, e chiudere con la Polonia al 9%. Per inciso, l’Italia e' al 17%. Una riflessione piu' approfondita, da farsi, evidentemente, in altra occasione, e' il dato dei posti letto per abitanti. Ogni 100.000 abitanti la Germania ha ben 901 posti letto, la Lituana 894, l’Austria 844, la Francia 793; l’Italia si colloca verso la parte bassa di questa classifica con 442, quindi la Spagna con 401 e infine il Portogallo con 383.
La vecchia polemica, tutta italiana, sull’elevato numero dei posti letto e delle connesse spese del capitolo ospedaliero, va ricalibrata alla luce di questi dati, confermando la necessita' di una razionalizzazione della rete ospedaliera ma nel contempo di un necessario potenziamento delle medicine del territorio con una sua forte integrazione con l’Ospedale.
Il problema non e' quindi togliere risorse all’Ospedale per darle al Territorio, in una guerra ormai tra poveri, ma qualificare la spesa ospedaliera, che vuol dire risparmiare, e aumentare gli investimenti sul territorio, rendendo sinergiche le due “medicine” attraverso un vero processo di integrazione che non puo' non avere, come presupposto essenziale, modifiche normative e contrattuali, in particolare del personale medico.
Ed a proposito di medici l’Europa, e non solo l’Europa ma il mondo intero, ci vede in testa, di gran lunga, nella classifica del rapporto medico/abitanti.
L’Italia ha il primato mondiale: 606,68 medici ogni 100.000 abitanti, seguita, ben distante dal Belgio, 447,78, per finire con la Gran Bretagna, appena 163,93.
Quest’ultimo dato puo' essere variamente commentato alla luce di alcuni studi nel paese di Blair. 
Il British Medical Journal ci dice che muoiono annualmente 5.700 cittadini britannici per gli effetti collaterali di analgesici e diuretici mentre il Daily Mail rilancia il dato statistico di 20mila morti all’anno per infezioni contratte in Ospedale. E siamo in Gran Bretagna!
Chissa' che succede nel resto d’Europa! 


 

 

 


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