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Il rischio radiologico
Le nuove normative sulla protezione in campo radiologico vanno estese anche ai non addetti
ai lavori ma esposti al rischio
Una recente sentenza del Consiglio di Stato (decisione 2575/03 dello scorso 14 maggio 2003) lo ha affermato a chiare lettere: l’indennita' di rischio radiologico spetta non solo al personale medico e tecnico di radiologia, ma anche agli altri dipendenti che siano sottoposti in modo continuativo a radiazioni ionizzanti. Indipendentemente dal reparto in cui operano e dal loro ruolo. Spetta all’Azienda Sanitaria attivare una commissione competente che accerti il rischio anche presso altri reparti, quali la medicina nucleare, la cardiologia emodinamica e fisica sanitaria. Questa funzione si aggiunge all’obbligo, gia' prescritto dall’art. 7 del D.lgs. 187/2000, di organizzare Corsi di formazione continua in materia di Radioprotezione con periodicita' almeno quinquennale. L’acquisizione di conoscenze
radioprotezionistiche, procedure e norme, da parte di tutto il personale sanitario puo' essere alla base di un miglioramento nei comportamenti che garantiscano sia l’efficacia e l’efficienza, ma anche l’appropriatezza e la sicurezza di molte prestazioni diagnostiche e terapeutiche. Per avvicinarsi alla materia, che non
e' certamente semplice, gli interessati potranno iniziare con il testo “Formazione continua in materia di radioprotezione delle persone da assistere”
(Omicron Editrice, Genova 2003) a cura di F. Bistolfi, G. Ricci e D. Fierro, quest’ultimo direttore della rivista Il Radiologo.
Il volume inizia con la descrizione dei fondamenti fisici delle radiazioni ionizzanti, partendo dalla struttura della materia e dalle modalita' delle sue interazioni, a seconda della natura ed energia, con le radiazioni stesse che, a eccezione di quelle elettromagnetiche della regione visibile e infrarossa dello spettro, non sono percepibili per i sensi e pertanto non
e' possibile rilevarne la presenza soggettivamente, prima che producano danni.”questa - scrivono gli autori -
e' certamente una delle ragioni che influisce di piu' dal punto di vista psicologico sul modo di percepire il rischio da radiazioni ionizzanti e che lo fa vedere come piu' insidioso e subdolo rispetto ad altri rischi del vivere comune”. Ma quali sono i danni che le radiazioni ionizzanti possono produrre sull’uomo?
Schematicamente si possono dividere in somatici e genetici, a seconda che coinvolgano l’individuo esposto o la sua progenie. In ogni caso, i meccanismi elementari del danno biologico vanno ricercati a livello delle piu' semplici strutture biologiche quali il nucleo cellulare e il suo DNA. A seguito di queste lesioni elementari si potra' avere un’alterazione cromosomica, una mutazione di un singolo gene, una riduzione di efficienza dei sistemi di riparazione ecc. con conseguenti modificazioni piu' o meno gravi di alcune funzioni cellulari, fino alla morte della cellula stessa.
Una successiva distinzione proposta nel volume, permette di dividere i danni somatici in deterministici e stocastici, intendendo con i primi quei danni che hanno nella morte cellulare la prima causa di comparsa, e la cui frequenza e gravita' variano con la dose e per i quali
e' individuabile una dose-soglia valida per tutti gli irradiati, dopo un periodo di latenza di solito breve ma che in alcuni casi puo' durare anche mesi o anni. Gli organi piu' colpiti sono i testicoli, la cute, le ovaie, il cristallino e il midollo osseo.
Per danni stocastici vanno intesi quelli che colpiscono a caso gli esposti, rappresentano il risultato di un processo a piu' fasi, nel quale si possono distinguere una iniziazione, una promozione e una successiva progressione verso gli stadi piu' aggressivi del processo oncogeno. Numerosi studi di radiobiologia e radioepidemiologia hanno dimostrato che le radiazioni ionizzanti hanno sia capacita' iniziatrice che promotrice dei tumori, secondo una ben nota correlazione quantitativa tra dose e probabilita' di induzione oncogena. Fra le serie epidemiologiche piu' studiate quella dei pittori di quadranti luminosi, dei minatori esposti al radon, dei pazienti con spondilite anchilosante o dei bambini con tinea capitis trattati con radiazioni, dei radiologi americani e inglesi e, soprattutto, dei sopravvissuti alle esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki. Il meccanismo elementare che porta alla comparsa di un tumore
e' rappresentato da mutazioni genetiche su cellule somatiche, specie quelle che interessano geni regolatori, soppressori e
protooncogeni.
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