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A circa tre mesi dall’identificazione del virus responsabile della SARS non sappiamo se e come in un prossimo futuro dovremmo fare seriamente i conti con questa nuova patologia.
Le notizie che provengono dal mondo scientifico sulla natura del
coronarovirus, identificato come l’agente patogeno della grave sindrome di insufficienza respiratoria, non sono univoche e questo contribuisce a rendere
piu' misterioso e quindi piu' terribile il virus incriminato.
Il resto lo fanno i mass media che troppo spesso, nell’enfasi di informare, in
realta', disinformano e contribuiscono a formare quel clima di paure e sospetti, per cui, improvvisamente, si ripiomba in un oscurantismo
pre-illuministico. Alcuni stati d’animo e diverse manifestazioni di psicosi collettiva fanno tornare alla mente le indimenticabili pagine del grande Manzoni nella sua descrizione della peste di Milano. Sembra di essere tornati nel 1628. L’untore questa volta
e' il povero cinese per cui non solo non si frequenta piu' il suo ristorante, ma addirittura si evita di comprare mercanzia proveniente dall’estremo oriente, dalle stoffe ai giocattoli,
cosi' come si evita accuratamente di stare in fila con chiunque ha la carnagione un
po' gialla, anche se alla fine si scopre che si tratta di un giapponese, paese peraltro quasi immune dalla malattia. La paura, con i conseguenti irrazionali comportamenti,
e' figlia del buio, dell’ignoranza. Se ci spiegassero un po' meglio cosa succede, qual’e' la vera portata del fenomeno, i rischi che si corrono e come evitarli, saremmo tutti, probabilmente,
piu' tranquilli. Non che si voglia dare sempre la colpa agli organi d’informazione, ma certamente il loro ruolo non
puo' essere sottovalutato. Quando infatti, i timori sembrano scemare perche' il pericolo oggettivamente si ridimensiona e si allontana, ecco l’intervista che ci ricorda che non
e' ancora il caso di cantar vittoria perche', con la stagione fredda, ci
potra' essere una recrudescenza e soprattutto una sovrapposizione con le normali sindromi influenzali dell’inverno. Una coincidenza temporale che
rendera' difficile la diagnosi differenziale, almeno nella fase iniziale, con tutte le conseguenze, immaginabili, sul piano della profilassi. Una strategia difficilmente realizzabile come l’isolamento dei casi sospetti, per esempio, in corso di un’epidemia influenzale, potrebbe coinvolgere qualche milione di persone. Per evitare
cio' c’e' un’ipotesi che si va facendo strada: allargare le vaccinazioni antinfluenzali alla maggior parte della popolazione, ma questo rimane, allo stato attuale, una ipotesi e peraltro non semplice. Il problema vero, forse,
e' che dovremo realmente cominciare, una volta per tutte, a organizzarci per far fronte a qualsiasi tipo di emergenza sanitaria, non solo legata a possibili nuove forme virali, oggi la
SARS, domani chissa', per evitare che ogni minaccia alla nostra salute collettiva sia sempre vissuta a carattere di emergenza e nel terrore dell’incapacita' di avere piani di intervento efficaci e collaudati.
Perche', per restare al caso di queste settimane, la SARS, nella sua espressione epidemica non
potra' mai essere affrontata e combattuta con poche decine di medici che misurano la temperatura negli aereoporti ai viaggiatori provenienti dalle zone a rischio, pensando che se qualcuno ha come unico sintomo la febbre e magari un
po' di tosse, va subito ricoverato in osservazione. La convinzione e che, SARS a parte, si abbia bisogno di un piano strutturato
piu' organico, maggiormente articolato, che preveda tutte le possibili soluzioni di prevenzione, diagnosi e cura e che coinvolga i presidi territoriali, i medici di famiglia, le strutture ospedaliere in una rete di protezione vera che faccia capo a ospedali altamente specializzati. Non ci appare convincente poi, la discesa in campo della Protezione Civile, almeno in questa fase, il cui intervento, al pari di altre organizzazioni, quali la CRI o addirittura l’esercito, in casi estremi, non
puo' che essere coordinato dal Ministero che ha la responsabilita' istituzionale e le competenze professionali per salvaguardare la salute dei cittadini. Affidare alla Protezione Civile compiti
cosi' specifici inerenti la prevenzione di malattie infettive soprattutto in una fase in cui, per grazia di Dio, non vi
e' un’emergenza vera che mette a rischio la collettivita', sembra rientrare piuttosto in una logica di apparenza
efficientistica, ovvero siamo fermi allo “spot”. Ma tutto questo non basta a tranquillizzare la gente che al contrario si allarma di
piu'. E soprattutto non e' cosi' che si puo' bloccare la SARS o qualsivoglia malattia infettiva. Confidiamo sull’italico stellone, ma impariamo anche a essere seri, almeno sulle cose possono diventare estremamente serie.
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