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Quando sotto accusa e' la sanita'
I recenti fatti di Firenze hanno messo sotto processo alcuni protagonisti della
Dermatologia ma dai giornali le accuse, spesso terroristiche, colpiscono tutti
L' editoriale pubblicato sullo scorso numero di questa rivista ha ricevuto
commenti contrastanti. C'e' chi lo ha considerato troppo garantista nei
confronti del Prof. Torello Lotti di Firenze, che come e' noto risulta
essere sotto inchiesta da parte della Magistratura fiorentina. Per costoro,
le intercettazioni e le prove a suo carico sarebbero gia' cosi' forti e
schiaccianti per cui qualsiasi difesa andrebbe accuratamente evitata. Altri,
hanno concordato con me che bisogna aspettare ma poi, commentando a mezza
bocca, auspicano che visto che a rimetterci e' principalmente l'immagine
della Dermatologia Italiana, Lotti come Presidente della piu' grande
Societa' Dermatologica nazionale (SiDeMaST) avrebbe per lo meno dovuto, fin
da subito, dimettersi e farsi da parte. Sono stati, invece, veramente pochi
quelli che hanno speso qualche parola in favore di un professionista che
fino a qualche mese fa li rappresentava in diversi contesti ministeriali e
all'estero. Ho deciso quindi di non lasciar cadere la questione e di
riprendere questo argomento, uscendo dalla situazione personale di Lotti,
portando alla vostra attenzione che il modo in cui i media hanno trattato
l'argomento necessiti di una riflessione da parte di tutti noi, in quanto a
essere finito sotto accusa sui giornali non e' solo Torello Lotti ma un
intero sistema farmaceutico e sanitario. E la cosa dovrebbe preoccuparci
molto. Il primo segnale di reazione l'ho percepito nella lettera aperta
della dott.ssa Mara Maccaroni, rivolta alla giornalista Luisa Busi:?“chi
le scrive e' la Presidente dell'ADIPSO (Associazione per la Difesa degli
Psoriasici), malata da Artropatia psoriasica da 40 anni, per segnalarle le
reazioni che ha scatenato la sua trasmissione del 22 ottobre scorso in
centinaia di Pazienti con Psoriasi e Psoriasi Artropatica – malattia
cronica e invalidante nel 30% dei casi - che coinvolge quasi 3 milioni di
persone in Italia... e' andata in onda il giorno prima della Giornata
Mondiale della Psoriasi e in conseguenza dei fatti giudiziari a cui faceva
riferimento, abbiamo ricevuto sfoghi allarmati da parte di malati che
iniziano a dubitare della appropriatezza della propria terapia, pur avendone
trovato grande giovamento fino a quel momento. Nel suo programma mancava
completamente il contraddittorio, che invece era indispensabile per spiegare
che questi nuovi farmaci, i cosiddetti biologici, sono il frutto di anni di
ricerche accuratissime e che grazie a questi farmaci da oltre dieci anni
decine di migliaia di pazienti con forme gravi di psoriasi e psoriasi
artropatica sono tornati a condurre una vita normale, senza essere piu' un
peso per la societa'. Voi in studio non avevate neanche un dermatologo o un
reumatologo in grado di spiegare che questi farmaci hanno restituito la vita
a migliaia di persone... La vostra ricostruzione dei fatti era piena di
messaggi ambigui. I fatti di Firenze (sui quali ci auguriamo che la
magistratura faccia luce quanto prima, nel nostro interesse di malati, oltre
che nell'interesse della giustizia) sono legati alla prescrizione del
Raptiva, un farmaco ritirato dal mercato mondiale tre anni fa. Le accuse
mosse al professor Lotti non sono riferite solo alla prescrizione di quel
farmaco, ma anche ad altre vicende che non inficiano la validita' dei
farmaci biologici che costituiscono una svolta fondamentale nella cura dei
casi piu' gravi di psoriasi. Per essere definitivamente chiari, dottoressa
Busi, sarebbe come se lei avesse detto che gli antibiotici sono da buttar
via tutti perche' una volta ne e' stato ritirato uno dal commercio: si rende
conto del danno che un'informazione tranchant e poco accurata puo' causare?
Con la stessa sciatteria e' stato descritto il progetto Psocare. Valeva la
pena informarsi meglio. Il progetto Psocare, che ha individuato 154 centri
di riferimento, e' stato creato nel 2004 dall'allora Ministro della Sanita'
in concorso con l'Aifa, le Societa' Scientifiche e le Associazioni dei
pazienti. Si tratta di un progetto destinato a prendere in carico lo
psoriasico, in quanto malato cronico... Lo Psocare non e' un club al quale
si accede per farsi prescrivere “vaccini”, come la sua trasmissione,
attraverso le parole dei suoi ospiti, lasciava intendere. L'effetto che
avete ottenuto mettendo in piedi una trasmissione con una informazione monca
e cosi' poco corretta e' quella di aver creato un clima di terrorismo
psicologico che ha causato un danno enorme e non ha portato alcun elemento
di analisi sulla situazione che si e' creata all'indomani dei fatti
giudiziari di Firenze. I pazienti si sono spaventati perche' il messaggio
che e' arrivato loro era centrato sulla pericolosita' dei nuovi farmaci e
sulla prescrizione selvaggia e impropria da parte dei dermatologi.
Un'informazione parziale e “garibaldina” puo' causare danni enormi, che
vanno ben al di la' della giusta volonta' di fare chiarezza”. Un discorso
comprensibile, cui vorrei ora aggiungere alcune considerazioni personali
relative all'articolo apparso sul numero del 2 dicembre 2010 di Panorama, a
firma di Antonella Ferraro, dal titolo molto eloquente: “800 malati in
vendita nello scandalo Psoriasi” e dal sommario ancora piu' duro: “Un
luminare della dermatologia italiana prescriveva farmaci inutili o dannosi
in cambio di soldi e finanziamenti da parte delle case farmaceutiche. Alle
quali offriva malati per le sperimentazioni. Ora e' finito in manette. Ma
qualche paziente, intanto, si e' ammalato di tumore. Forse proprio per colpa
di quelle terapie non appropriate.” Ora, tralasciando il giudizio penale
che pende sulla vicenda, siccome non siamo delle persone acritiche e,
essendo medici dovremmo riuscire a dare il giusto significato alle parole
usate in medicina, vorrei chiedervi se e' mai possibile accettare una
informazione cosi' approssimativa riguardo una vicenda che certamente
meriterebbe maggiore serieta' d'analisi perche' - come scrive Mara Maccarone
- porta con se delle ricadute imprevedibili su una popolazione gia' cosi'
provata dalla malattia come e' quella degli psoriasici. Bisogna infatti
accettare che nell'articolo a essere sotto accusa non e' solo il mondo dello
PSOCARE, ma una gran parte della comunita' scientifica che - a detta della
giornalista - approverebbe farmaci potenzialmente fatali - cosi' come i
medici che quei farmaci inutili e dannosi li prescrivono. Non ho pero' letto
nessuna risposta o lettera finalizzata a chiedere alla giornalista se sa
come vengono approvati i farmaci, su chi si potrebbero fare se non sui
malati quelle sperimentazioni necessarie a ottenere le approvazioni
governative che permettono di portare sul mercato nuove molecole? Oppure
come giunge a dire, infine, che le terapie non fossero appropriate? Ha forse
letto in maniera riservata i risultati di uno specifico studio di fase 4,
che lo dimostra? Come ben sappiamo tutti noi, e bene fa a sottolinearlo la
dott.ssa Maccarone, purtroppo succede che ci siano nuovi farmaci che dopo
alcuni anni si dimostrano meno efficaci o anche rischiosi. Ma come si arriva
a questo giudizio e al ritiro del prodotto dal commercio se non a seguito di
drammatiche segnalazioni che vengono dai medici che le riscontrano sui
propri pazienti? Di casi di ritiro dal commercio di una molecola di cui si
speravano risultati terapeutici e' piena la storia della farmacopea
internazionale e questo e' quello che e' successo per il Raptiva, a
dimostrazione pero' che il sistema di controllo esiste e ha funzionato.
Riguardo al fatto che qualcuno dei pazienti trattati con i biologici si sia
ammalato di tumore, o potrebbe essere morto, non sono accuse da poco. Fanno
venire i brividi non solo ai chi li assume ma a chiunque li prescrive e li
dispensa. Ma ci sono dati certi che possono giustificare questa asserzione o
e' solo una ipotesi giornalistica? Perche' nessuno si ribella a questo modo
di fare informazione? Fermiamoci qui e tiriamo una linea che non serve a
dividere i buoni dai cattivi - medici o giornalisti, non importa - ma separi
le persone responsabili da quelle irresponsabili - medici e giornalisti in
primo luogo. Senza illudersi che isolata l'eventuale “mela marcia”, la
cui colpevolezza e' - ripeto - ancora da dimostrare nelle sedi competenti,
le accuse dei giornali alla sanita' riguardino sempre gli altri e non ci
sfiorino nemmeno. (G.B.)
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