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articolo aggiornato il: Friday 13 April 2012

 

Quando sotto accusa e' la sanita'

I recenti fatti di Firenze hanno messo sotto processo alcuni protagonisti della Dermatologia ma dai giornali le accuse, spesso terroristiche, colpiscono tutti

L' editoriale pubblicato sullo scorso numero di questa rivista ha ricevuto commenti contrastanti. C'e' chi lo ha considerato troppo garantista nei confronti del Prof. Torello Lotti di Firenze, che come e' noto risulta essere sotto inchiesta da parte della Magistratura fiorentina. Per costoro, le intercettazioni e le prove a suo carico sarebbero gia' cosi' forti e schiaccianti per cui qualsiasi difesa andrebbe accuratamente evitata. Altri, hanno concordato con me che bisogna aspettare ma poi, commentando a mezza bocca, auspicano che visto che a rimetterci e' principalmente l'immagine della Dermatologia Italiana, Lotti come Presidente della piu' grande Societa' Dermatologica nazionale (SiDeMaST) avrebbe per lo meno dovuto, fin da subito, dimettersi e farsi da parte. Sono stati, invece, veramente pochi quelli che hanno speso qualche parola in favore di un professionista che fino a qualche mese fa li rappresentava in diversi contesti ministeriali e all'estero. Ho deciso quindi di non lasciar cadere la questione e di riprendere questo argomento, uscendo dalla situazione personale di Lotti, portando alla vostra attenzione che il modo in cui i media hanno trattato l'argomento necessiti di una riflessione da parte di tutti noi, in quanto a essere finito sotto accusa sui giornali non e' solo Torello Lotti ma un intero sistema farmaceutico e sanitario. E la cosa dovrebbe preoccuparci molto. Il primo segnale di reazio­ne l'ho percepito nella lettera aperta della dott.ssa Mara Maccaroni, rivolta alla giornalista Luisa Busi:?“chi le scrive e' la Presidente dell'ADIPSO (Associazione per la Difesa degli Psoriasici), malata da Artropatia psoriasica da 40 anni, per segnalarle le reazioni che ha scatenato la sua trasmissione del 22 ottobre scorso in centinaia di Pazienti con Psoriasi e Psoriasi Artropatica – malattia cronica e invalidante nel 30% dei casi - che coinvolge quasi 3 milioni di persone in Italia... e' andata in onda il giorno prima della Giornata Mondiale della Psoriasi e in conseguenza dei fatti giudiziari a cui faceva riferimento, abbiamo ricevuto sfoghi allarmati da parte di malati che iniziano a dubitare della appropriatezza della propria terapia, pur avendone trovato grande giovamento fino a quel momento. Nel suo programma mancava completamente il contraddittorio, che invece era indispensabile per spiegare che questi nuovi farmaci, i cosiddetti biologici, sono il frutto di anni di ricerche accuratissime e che grazie a questi farmaci da oltre dieci anni decine di migliaia di pazienti con forme gravi di psoriasi e psoriasi artropatica sono tornati a condurre una vita normale, senza essere piu' un peso per la societa'. Voi in studio non avevate neanche un dermatologo o un reumatologo in grado di spiegare che questi farmaci hanno restituito la vita a migliaia di persone... La vostra ricostruzione dei fatti era piena di messaggi ambigui. I fatti di Firenze (sui quali ci auguriamo che la magistratura faccia luce quanto prima, nel nostro interesse di malati, oltre che nell'interesse della giustizia) sono legati alla prescrizione del Raptiva, un farmaco ritirato dal mercato mondiale tre anni fa. Le accuse mosse al professor Lotti non sono riferite solo alla prescrizione di quel farmaco, ma anche ad altre vicende che non inficiano la validita' dei farmaci biologici che costituiscono una svolta fondamentale nella cura dei casi piu' gravi di psoriasi. Per essere definitivamente chiari, dottoressa Busi, sarebbe come se lei avesse detto che gli antibiotici sono da buttar via tutti perche' una volta ne e' stato ritirato uno dal commercio: si rende conto del danno che un'informazione tranchant e poco accurata puo' causare? Con la stessa sciatteria e' stato descritto il progetto Psocare. Valeva la pena informarsi meglio. Il progetto Psocare, che ha individuato 154 centri di riferimento, e' stato creato nel 2004 dall'allora Ministro della Sanita' in concorso con l'Aifa, le Societa' Scientifiche e le Associazioni dei pazienti. Si tratta di un progetto destinato a prendere in carico lo psoriasico, in quanto malato cronico... Lo Psocare non e' un club al quale si accede per farsi prescrivere “vaccini”, come la sua trasmissione, attraverso le parole dei suoi ospiti, lasciava intendere. L'effetto che avete ottenuto mettendo in piedi una trasmissione con una informazione monca e cosi' poco corretta e' quella di aver creato un clima di terrorismo psicologico che ha causato un danno enorme e non ha portato alcun elemento di analisi sulla situazione che si e' creata all'indomani dei fatti giudiziari di Firenze. I pazienti si sono spaventati perche' il messaggio che e' arrivato loro era centrato sulla pericolosita' dei nuovi farmaci e sulla prescrizione selvaggia e impropria da parte dei dermatologi. Un'informazione parziale e “garibaldina” puo' causare danni enormi, che vanno ben al di la' della giusta volonta' di fare chiarezza”. Un discorso comprensibile, cui vorrei ora aggiungere alcune considerazioni personali relative all'articolo apparso sul numero del 2 dicembre 2010 di Panorama, a firma di Antonella Ferraro, dal titolo molto eloquente: “800 malati in vendita nello scandalo Psoriasi” e dal sommario ancora piu' duro: “Un luminare della dermatologia italiana prescriveva farmaci inutili o dannosi in cambio di soldi e finanziamenti da parte delle case farmaceutiche. Alle quali offriva malati per le sperimentazioni. Ora e' finito in manette. Ma qualche paziente, intanto, si e' ammalato di tumore. Forse proprio per colpa di quelle terapie non appropriate.” Ora, tralasciando il giudizio penale che pende sulla vicenda, siccome non siamo delle persone acritiche e, essendo medici dovremmo riuscire a dare il giusto significato alle parole usate in medicina, vorrei chiedervi se e' mai possibile accettare una informazione cosi' approssimativa riguardo una vicenda che certamente meriterebbe maggiore serieta' d'analisi perche' - come scrive Mara Maccarone - porta con se delle ricadute imprevedibili su una popolazione gia' cosi' provata dalla malattia come e' quella degli psoriasici. Bisogna infatti accettare che nell'articolo a essere sotto accusa non e' solo il mondo dello PSOCARE, ma una gran parte della comunita' scientifica che - a detta della giornalista - approverebbe farmaci potenzialmente fatali - cosi' come i medici che quei farmaci inutili e dannosi li prescrivono. Non ho pero' letto nessuna risposta o lettera finalizzata a chiedere alla giornalista se sa come vengono approvati i farmaci, su chi si potrebbero fare se non sui malati quelle sperimentazioni necessarie a ottenere le approvazioni governative che permettono di portare sul mercato nuove molecole? Oppure come giunge a dire, infine, che le terapie non fossero appropriate? Ha forse letto in maniera riservata i risultati di uno specifico studio di fase 4, che lo dimostra? Come ben sappiamo tutti noi, e bene fa a sottolinearlo la dott.ssa Maccarone, purtroppo succede che ci siano nuovi farmaci che dopo alcuni anni si dimostrano meno efficaci o anche rischiosi. Ma come si arriva a questo giudizio e al ritiro del prodotto dal commercio se non a seguito di drammatiche segnalazioni che vengono dai medici che le riscontrano sui propri pazienti? Di casi di ritiro dal commercio di una molecola di cui si speravano risultati terapeutici e' piena la storia della farmacopea internazionale e questo e' quello che e' successo per il Raptiva, a dimostrazione pero' che il sistema di controllo esiste e ha funzionato. Riguardo al fatto che qualcuno dei pazienti trattati con i biologici si sia ammalato di tumore, o potrebbe essere morto, non sono accuse da poco. Fanno venire i brividi non solo ai chi li assume ma a chiunque li prescrive e li dispensa. Ma ci sono dati certi che possono giustificare questa asserzione o e' solo una ipotesi giornalistica? Perche' nessuno si ribella a questo modo di fare informazione? Fermiamoci qui e tiriamo una linea che non serve a dividere i buoni dai cattivi - medici o giornalisti, non importa - ma separi le persone responsabili da quelle irresponsabili - medici e giornalisti in primo luogo. Senza illudersi che isolata l'eventuale “mela marcia”, la cui colpevolezza e' - ripeto - ancora da dimostrare nelle sedi competenti, le accuse dei giornali alla sanita' riguardino sempre gli altri e non ci sfiorino nemmeno. (G.B.)



 

 

 


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