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Alessitimia: quando mancano le parole
Questa condizione che impedisce di descrivere i propri sentimenti accompagna diverse patologie, inclusa la psoriasi, ma forse è anche fattore di rischio
di Camilla S. Palombo
Si è da tempo accertato che la psoriasi può essere associata ad altre malattie di impatto estremamente rilevante per il paziente. Fra le condizioni meno note e poco prese in considerazione va sicuramente annoverata l´alessitimia, ossia la difficoltà che molti psoriasici hanno ad interpretare, a esternare e riconoscere i propri sentimenti, adottando uno stile comunicativo
asimbolico, sterile e incolore. C´è inoltre da sottolineare che tra i malati di psoriasi,
può essere molto comune anche la depressione, causata dal forte impatto sulla qualità della vita che la malattia provoca e che porta spesso all´isolamento e ad avere gravi problemi di relazione con gli altri e con il proprio partner. Ma cerchiamo di capire in cosa consista la Alessitimia e in che modo si possa intervenire per contrastarla. Oltre che con la Psoriasi,
l'alessitimia è significativamente correlata a numerose condizioni patologiche sia di natura psicosomatica che psicologica, come l'ipertensione, la dispepsia, i disturbi sessuali, l'abuso di sostanze, e alcuni disturbi d'ansia. Inoltre
l'alessitimia è stata descritta come un fenomeno secondario nei pazienti in dialisi e in quelli che hanno subito un trapianto, oltre a quelli in pericolo di vita che si trovano nei reparti di terapia intensiva. Il termine, coniato da Peter Sifneos all'inizio degli anni '70, proviene dal greco (a = mancanza; lexis = parola; thymos = emozione) e sta ad indicare la situazione in cui vengono a mancare le parole per interpretare le proprie emozioni. Mente, corpo e relazione sono i tre ingredienti base del benessere di un individuo. Le emozioni implicano il coinvolgimento di tutti e tre i fattori (psichico, fisico e sociale) nel mantenimento della salute mentale. L´alessitimico incontra difficoltà a discriminare tra stati emotivi e sensazioni corporee e a descrivere verbalmente i propri e gli altrui stati emotivi. I suoi processi immaginativi sono limitati, la capacità onirica è ridotta, talvolta inesistente; manca la capacità d'introspezione, e si tende ad assumere comportamenti conformistici e a stabilire relazioni di forte attaccamento insicuro-evitante, caratterizzate da un bisogno talvolta ossessivo di attenzioni e cure. L'emozione viene vissuta per via somatica (direttamente sul corpo e senza elaborazione mentale), e non interpretata
cognitivamente,
né concettualizzata per immagini mentali o parole che la sintetizzino e contengano. In altre parole, la gestione dell'esperienza emotiva è per il soggetto
alessitimico, la mera percezione fisica, e il suo pensiero, estremamente utilitaristico, è orientato quasi solo all´azione e all´esterno, raramente verso i propri processi
endopsichici. Egli fornisce descrizioni dettagliate e inutili di eventi marginali piuttosto che delle proprie reazioni emotive agli avvenimenti fondamentali. Capita che tali persone abbiano esplosioni di collera o di pianto incontrollato, ma richieste sui motivi di queste manifestazioni sono incapaci di descrivere quello che provano. Inoltre anche la postura e la povertà di movimenti espressivi del volto tradiscono un funzionamento emotivo ridotto. Vi sono livelli diversi di
alessitimia, legati a particolari contenuti, situazioni o emozioni, e sebbene non si tratti di anaffettività in senso assoluto, l´alessitimia è il contrario dell´empatia, l´abilità che ci consente di entrare in sintonia con gli stati d´animo propri e altrui, riconoscendo non solo le emozioni espresse dagli altri a parole, ma anche quelle manifestate consapevolmente o meno con i canali non verbali. L´ipotesi più accreditata per quello che viene definito anche analfabetismo emotivo, lega l´insorgenza dell´alessitimia a uno stile di attaccamento insicuro-evitante avuto nell´infanzia con la figura materna. Tale legame, se non ne è causa primaria, quantomeno è un importante fattore di rischio. Il pattern evitante è caratterizzato da una figura di attaccamento che respinge costantemente il figlio ogni volta che questi si avvicina alla ricerca di conforto o protezione, pertanto il bambino, insicuro della risposta materna, arriverà a evitare qualsiasi contatto emotivo per non soffrire. A livello affettivo è costretto a reprimere le proprie emozioni o a limitarne l´espressione per allontanare il vissuto doloroso, mentre a livello cognitivo non
sarà in grado di comunicarle. Questo modello relazionale appreso nei primi anni di vita serve a gestire in maniera più efficace, e meno dolorosa, particolari delicate emozioni come la rabbia, per garantirsi una vita meno triste e stressata. Come si sviluppa
l'alessitimia nel paziente psoriasico? Non tutti gli psoriasici sono alessitimici ed essa
può presentarsi in gradi diversi, rivelandosi sia come una difesa contro il dolore psichico, che come una regressione nella funzione affettivo-cognitiva dopo un trauma catastrofico come
può essere, per esempio, la diagnosi di psoriasi nella vita adulta. Se non la consideriamo
però come una entità clinica, ma come un tratto stabile di personalità che interagisce con gli agenti stressanti come fattore aspecifico verso la somatizzazione e lo sviluppo di malattie, il discorso diverso. L´alessitimia, come condizione acquisita in ambito prenatale e infantile,
può allora essere ritenuta un fattore di rischio, quasi predisponente, alla psoriasi vista come malattia psicosomatica. In questa ipotesi, la patologia cutanea esprimerebbe direttamente il disagio psicoemotivo del soggetto, le ansie, la sofferenza e l´emozioni dolorose che il soggetto non è in grado di elaborare e risolvere mentalmente per un sistema di difesa che terrebbe lontano dalla coscienza le emozioni inaccettabili. I sintomi fisici dei pazienti alessitimici sarebbero dovuti al fatto che le emozioni verrebbero incanalate direttamente negli organi corporei attraverso le vie neuroendocrine e autonome. La psicoterapia potrebbe aiutare i pazienti psoriatici agendo sulla loro
alessitimia? Certamente ogni intervento che supporta l´individuo verso una presa di coscienza del proprio vissuto interiore, per quanto negativo, è il primo passo verso una gestione efficace delle proprie emozioni e delle patologie correlate. Il lavoro è
però lungo e caratterizzato da frequenti abbandoni: i soggetti alessitimici infatti non partecipano emozionalmente alla seduta, non collaborano col terapeuta, sono piuttosto ripetitivi nel riproporre sempre gli stessi argomenti e mostrano di annoiarsi durante gli incontri.
Il Test per valutare l´Alessitimia
Il test attualmente più diffuso e affidabile per la diagnosi dell'Alessitimia è la TAS-20 (Toronto Alexithymia Scale), una scala di autovalutazione a 20 domande
(item), creata nel 1985 (come TAS-26, con 26 item) e revisionata nel 1992 (con riduzione a 20
item), per identificare la presenza delle tre caratteristiche alla base del disturbo: a) difficoltà a identificare i sentimenti distinguendoli dalle sensazioni
corporee.b) difficoltà a descrivere verbalmente le proprie emozionic) stimolo cognitivo rivolto all´azione e orientato all´esterno.
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