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La psicologia dietro un bel seno
Seno, gluteo e addome che si rifanno a canoni estetici
non sempre attuabili. ma anche situazioni che la chirurgia estetica aiuta la
psiche.
della dott.ssa Maria Malucelli, psicologa
Parlare di seno oggi, vuol dire parlare di femminilita', di donna, di
personalita', di psicologia al femminile e di riflesso al maschile. Vuol dire soprattutto affrontare il tema del rapporto dell'io col suo corpo e, con esso, con quella parte che sin dai primi giorni di vita consente al piccolo dell'uomo di riconoscere e riconoscersi attraverso comportamenti innati quali suzione e prensione nel contatto e nel nutrirsi tramite la prioritaria figura di attaccamento che
e' la madre. Ma il seno nel comportamento degli umani e nella personale storia di espressione effettiva e sessuale vuol dire molto di
piu'. A proposito basterebbe osservare, riflettere e interpretare come e quanto e'
stato rappresentato nell'arte. Nello sviluppo psico - fisico poi determina, da parte delle bambine la presa di coscienza di essere altro dai maschi, di avere e sentire un corpo in modo diverso da loro, e di essere grandi e donne proprio focalizzando l'attenzione su alcune parti del corpo che maggiormente fanno la differenza. A proposito il racconto delle adolescenti di fronte allo specchio la dice lunga sulla loro apparente indifferenza a certe problematiche
perche' il piacersi e il non piacersi a questa eta' precede purtroppo l'accettazione come conquista di armonia psicologica ed
e' strettamente collegato ad aspetti particolari del corpo: il seno prioritariamente insieme a glutei e addome, da omologare spesso a canoni esterni specifici non sempre attuabili. Se potessimo trasformarci in invisibili oggetti volanti che spaziano negli spogliatoi delle palestre non sarebbe difficile per noi memorizzare discorsi tra ragazze che suonano
piu' o meno cosi: ''di che misura sei? Portavo la terza quando prendevo la pillola ora sono terribilmente scesa ad una seconda:
e' un mosciume immenso. Io porto una quarta calibrata, me ne vergogno, e' troppo per questo uso maglie larghe e coprenti. Debbo porci un rimedio...''. E sempre nell'ottica di piacersi per poi accettarsi che il mondo adolescenziale e giovanile ha dichiarato guerra alIa cellulite e a qualunque adipe sottomettendosi a trattamenti e diete non sempre idonei a soma e psiche ma il seno, quello no, non deve
ne' scendere ne' abbondare, deve essere perfetto pena una reale crisi di
identita', come se loro, i seni, termine al maschile che determina prioritariamente l'essere al femminile, fossero proprio la radiografia esterna di come ci si sente dentro. Questa
realta' psicologica e sociale in cui cercano di nuotare le donne oggi vede sempre
piu' coinvolta anche la fascia d'eta' che va dai 18 ai 25 anni la quale affronta l'intervento di mastoplastica additiva per raggiungere quell'obiettivo di piacevolezza e di perfezione qualche volta negato dalla natura. Nicoletta, a esempio,
cosi' racconta la sua esperienza durante le prime sedute di psicoterapia: ''Ho 21 anni e di me sono riuscita ad accettare quasi tutto: il colore dei capelli rosso, le efelidi, gambe, troppo magre rispetto ai miei fianchi ma il seno, quello no.
E' stato sempre inesistente, piallato, continuava a dirmi mio fratello quando avevo poco
piu' di 13 anni. All'epoca non mi sono bastate le rassicurazioni di mia madre che mi confortava dicendo che la comparsa delle mestruazioni non determinano la fine dello sviluppo e che sarei sicuramente passata come moltissime amiche, da una scarsa prima ad una terza. Invece niente; io continuavo a sperare e ad aspettare ma il confronto con le mie amiche
e' stato terribile. Loro esibivano scollature provocanti e bramate dai ragazzi; io invece supplivo a una mia naturale carenza con quei reggiseni imbottiti che hanno creato tra me, il sesso e l'altro sesso seri problemi di approccio e di comunicazione. Poi ho compiuto 18 anni e, oltre alla maggiore
eta', ero certa che nulla sarebbe piu' accaduto naturalmente. Intanto oltre ai primi attacchi di panico che mi hanno portato a intraprendere una psicoterapia, il rapporto con i ragazzi si
e' fatto significativamente problematico. Un mio primo ragazzo difatti rimase molto sorpreso da certi miei atteggiamenti apparentemente liberi. Voglio dire che, durante i nostri incontri, ero solita non avere difficolta nella spogliarmi dalla vita in
giu' mentre restavo coperta da maglietta e reggiseno, la parte di me non accettata. Poi la grande decisione dentro di me: affronto l'intervento malgrado l'enorme paura della sala operatoria. II passo emotivamente
piu' difficile e' stato doverlo dire ai miei perche' da sola non potevo sostenere il costo. Mia madre mi ha capita e non lo ha detto a mio padre e a mio fratello. Si
e' creata un'allenza tra donne, nella scelta del chirurgo, delle protesi, nella bugia che ci ha tenute fuori casa. Dopo il buio della sala operatoria e dopo qualche giorno, ho affrontato lo specchio. Da quel momento il sorriso non si e
piu' tolto dal mio volto tanto da far credere a mio padre e a mio fratello di essermi innamorata e di essere felicemente ricambiata. Ancora non sanno che finalmente sono innamorata di
me''. Certo la mastoplastica additiva se fatta al momento psico-fisico giusto, aiuta e migliora la percezione corporea tenendo ovviamente fuori altri problemi psicologici come ad esempio le fobie di Nicoletta. L'intervento
pero' in certi casi puo' essere una copertura, non nociva ovviamente, di problematiche psicogene
piu' complesse e non risolte come nel caso di Raffaella, una donna di circa 35 anni di bell'aspetto che affronta i colloqui terapeutici
perche' dipendente da pesanti rituali che le condizionano il quotidiano e la vita in genere. Raffaella
e' ossessionata dalla paura di contagio e costretta a particolari lavaggi e ripetute disinfezioni dell'ambiente. Ha una terribile fobia di certi numeri che compaiono nelle targhe delle macchine o nel contachilometri
perche' sono numeri da lei associati a eventi dolorosi e traumatici purtroppo avvenuti nella sua vita proprio in quel giorno. Raffaella spiega a se stessa ed a me tutto attraverso la sua insaziabile mania di perfezionismo. La stessa, secondo lei, che l'ha portata ad affrontare ben tre interventi al seno di cui due di ritocco. Il primo risale ai suoi 25 anni quando ormai laureata e in
prossimita' di un impegno dignitoso si e' sentita improvvisamente sfatta per non dire quasi vecchia, soprattutto rispetto al seno maltrattato da una dieta troppo rigida. Raffaella non ci ha pensato su. Per lei la chirurgia non
e' stata mai un problema; il risultato si'. Ricorda difatti che nel primo colloquio col medico si era talmente documentata da far dire allo specialista
''signorina, se non le dispiace il chirurgo plastico sono io e lei dovrebbe essere una paziente
fiduciosa''.
Cosi' Raffaella con sforzo, si e' fidata ma non e' riuscita ad affidarsi e, di fronte alla obiettiva, schiacciante
verita' di due seni, a detta di tutti chirurgicamente ed esteticamente perfetti, ha ripreso a pensare e ripensare, a dubitare e a consultare un altro specialista e poi un altro ancora. In questo caso la
verita' e' un'altra; non e' Raffaella a decidere ma la sua nevrosi che la costringe a non sentirsi mai a posto fino a utilizzare mezzi e interventi esterni per trovare un
po' di pace e armonia anche dentro di se, evidentemente in modo non adeguato.
Perche' l'equilibrio psicologico soprattutto al femminile e' dato ad ogni eta' dalla realizzazione e dalla continua alimentazione attraverso esperienze significative di quelle che mi piace chiamare il corredo delle tre A. La prima sta per Accettazione, la seconda A indica Adattamento, la terza sta per A come Armonia. Se in ognuno di noi coesistono e si esprimono nei comportamenti, di noi e del nostro corpo, possiamo fare
cio' che vogliamo. E' il caso di Giuseppina una donna di 38 anni che dopo aver partorito una stupenda pupa e averla allattata per
piu' di tre mesi si e' ritrovata con un seno ricoperto di smagliature, impoverito e per di
piu' con alcune ragadi. All'inizio ha sperato che con il tempo, la ginnastica e creme adeguate tutto si rimettesse a posto. Ha chiesto aiuto al marito con il quale ha ripreso ad avere rapporti sessuali ma quell'aspetto, quella parte del suo corpo
cosi' peggiorata le creava notevoli problemi anche nell'intimita' col partner.
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Infine la decisione sofferta, ponderata, discussa con lo specialista di ricorrere alla mastoplastica addittiva. Giuseppina ha affrontato l'intervento con una vergogna repressa come se il suo perseguire un obiettivo estetico le facesse tradire quello di sentirsi sempre e comunque madre. Poi dopo l'operazione l'entusiasmo e l'armonia insieme a una nuova accettazione di
se' hanno preso il sopravvento su cattivi pensieri e cattive emozioni favorendo oltretutto una ripresa della vita sessuale
piu' soddisfacente di prima. In conclusione, ognuno di noi nei momenti personali e sociali
e' costretto dalla propria natura a proporre e proporsi con tre tipi di linguaggio e di percezione. |
| Il linguaggio verbale, il linguaggio tacito o emotivo e il linguaggio corporeo. L'equilibrio di una persona
e' dato da come, attraverso l'espressione del suo modo di essere, si riesca a scegliere di comunicare prioritariamente con uno o
piu' linguaggi senza escluderne nessuno. Se ad un certo punto della vita per migliorare un particolare si crea un benessere sul tutto, ricorrere alla medicina, alla scienza, alla psicologia non
e' soltanto un diritto. Diviene soprattutto un dovere verso noi stessi e gli altri. |
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