|
biofeedback e autocontrollo
Il biofeedback, ci consente di ottenere alcuni rilevanti
risultati nell'ambito del trattamento di alcune patologie cutanee. Dando per
scontata la conoscenza dei tratti fondamentali e dei presupposti teorici di
questa tecnica, pare utile pero' , porre alcune questioni problematiche.
del dott. Alessandro Merluzzi L'apprendimetro
del controllo di alcune funzioni neurovegetative legate alla fisiologia cutanea
in una prospettiva di terapia dermatologica (quale puo' essere l'applicazione
del thermal-biofeedback, da tempo avviate sperimentalmente nella cura delle
alopecie, con l'obbiettivo di indurre vasodilatazione cutanea e ripristino
quindi di una normale circolazione a livello del bulbo pilifero) rappresenta
solo il tentativo di fare assumere una nuova abilita' al soggetto, considerando
come rinforzo, il dato strumentale ottenuto e la presenza del terapeuta?
|
 |
Oppure
entrano in gioco anche fattori cognitivi legati all'autovalutazione
della capacita' di interferire volontariamente su aspetti della
percezione di se', fino a quel momento scotomizzati o negati.
Rifacendosi al concetto di Covert e di Cautela, Mahoney e Bandura
affermano la possibilita' di fornire basi sperimentali ad aspetti
tipicamente e classicamente cognitivi, come l'immaginazione, l'autovalutazione,
la progettazione creativa, e in definitiva anche l'autodifferenziazione
dello schema corporeo, dei suoi limiti e delle sue valenze esterne ed
autopercettive di cui abbiamo gia' detto. Fantasie e sistemi di
convinzione, entrano prepotentemente in gioco nel paziente addestrato
all'auto-osservazione, e ancor piu' in ambito in cui essa e' influenzata
dalla continua sensazione dell'altrui percezione. |
Il
fobico monotematico o un ulceroso psicosomatico, possono scegliere (se
cosi' si puo' dire) se ostentare o dissimulare il proprio sintomo. Un
paziente dermatologico come l'alopecico in particolare, non ha questa
liberta', ed e' costretto ad escogitare difese legate o a tentativi di
negare il sintomo occultandolo e rifiutandolo, o concettualizzando come
una peculiarita' singolare ormai accettata del proprio modo di
percepirsi e farsi percepire, o molto piu' spesso subendolo
passivamente, accoppiandolo pero' con uno stato di ansia cronica, che
spesso raggiunge il suo massimo "arousal" nei momenti di
auto-osservazione visiva, come l'applicazione dell'SPR puo' facilmente
dimostrare.
Modificare in senso positivo il giudizio sulle proprie possibilita' di
autocontrollo, trasforma in modo sostanziale la potenzialita' di
auto-differenziarsi rispetto all'ambiente e ai suoi stimoli, e alle sue
sollecitazioni e aspettative, e consente, per dirlo con Meichenbaum, una
piu' ricca e corretta valutazione del mondo cognitivo, delle sue
emozioni, dell'autostima e degli stati interni.
Il comportamento somatomotorio e verbale, e i correlati neurovegetativi
e psiconeuroendocrini, subiscono percio' trasformazioni relativamente
stabili e durature rispetto alla continua variabilita' degli imput
ambientali.Si esce dallo schematismo Stimolo - Risposta , del
condizionamento operante classico pavloviano, poiche' si modificano piu'
o meno stabilmente le variabili che determinano il modo di essere nell'ambiente
del soggetto. La patologia cosiddetta psicosomatica, o per meglio dire
da comportamento viscerale come focalizzazione di un conflitto, non e'
da riferirsi tanto ai singoli stress acuti, ampiamente studiati dai
neuropsicologi, quanto alle modalita' di risposta allo stress cronico e
alla sua codificazione interna.Uno stimolo disadattivo ambientale e'
qualcosa di piu' di una isolata e anche ripetuta stimolazione
nocicettiva, poiche' si definisce all'interno della simbolizzazione
mentale, divenendo quindi uno stress psicologico, che si cristallizza in
un programma comportamentale. Anche l'analisi operativa e quantitativa
del comportamento psicofisiologico si colloca all'interno di questa
impostazione.Nell'alopecico ad esempio, ad uno studio termografico non
si osserva anto una diminuzione della temperatura cutanea, come valore
assoluto, quanto una maggiore difficolta' a far variare sia in aumento
che in diminuzione i valori termici: una sostanziale maggiore rigidita'
del comportamento viscerale rispetto agli stimoli esogeni.
Dati analoghi sono confermati da studi sul comportamento vascolare dei
cefalalgici o degli ipertesi neurogeni. In altri casi la risposta
vaso-motoria puo' essere piu' intensa o prolungata rispetto alla media
in pazienti con "prurigo syndrome". Sempre piu' importante
risulta percio' al di lvariazioni. Assai opportuna risulta percio'
quella definizione che descrive il paziente psicosomatico come a' dell'indagine
sui dati quantitativi assoluti, quella sulla modalita', flessibilita' e
modificabilita' delle "un atleta neurovegetativo molto
scarso". Di qui' l'opportunita' di lavorare piu' sui livelli, sulle
risposte.
Letta all'interno di questo codice, la medicina comportamentale non si
configura esclusivamente come medicina dei disturbi funzionali che la
farmacoterapia o la chirurgia non possono curare o in cui il rapporto
rischio beneficio della terapia tradizionale non appare vantaggioso.
Essendo accertato che le variabili emozionali interferiscono
notevolmente con il sistema immunitario endocrino e neurovegetativo, e'
evidente quanto influenzino in misura piu' o meno rilevante il decorso
di tutte le patologie. La medicina comportamentale puo' integrarsi
sistematicamente con l'approccio tradizionale a patto che cresca una
visione dell'uomo visto non piu' come modello meccanico e deterministico,
sottoposto a leggi schematiche e non verificate di causalita' lineare,
ma come modello stocastico in cui caso e necessita', per dirla con Monod,
si intersecano sotto la spinta delle pressioni ambientali. Anche la
cosiddetta componente psicologica, termine che presuppone una mitica
dicotomia psiche e soma, e che occorrerebbe percio' tendere a superare,
si intreccia con variabili cliniche ben definite. Lo stesso effetto
placebo ora ricercato ora aborrito dalla medicina, pare poter essere
annullato dalla somministrazione di antagonisti centrali degli oppiacei,
come confermato da tante ricerche , che rendono presupponibile l'intervento
nel suo definirsi di polipeptidi neuro-modulatori di tipo endorfinico.
La multidisciplinarieta' dell'approccio al sistema uomo risulta
indispensabile al rigore della conoscenza. All'interno di questa visione
non piu' meccanica, ma sistemica e organismica le contrapposizioni
statiche e i preconcetti lasciano il posto ad una integrazione
metodologica sicuramente utile alla crescita e alle possibilita'
terapeutiche della prassi e dell'intervento medico. |
|
|