| Home | Pellebeauty | Cerca nel portale | Alimentazione | Allergie | Acne | Antiaging | Benessere | Chirurgia Plastica | Congressi | Cosmetici | Cute Multietnica
|Ginecologia | Igiene | Immunologia | Laser | Medicina Estetica | Odontoiatria Estetica | Pediatria | Psicosomatica | Ricerca | Sport |Societa' | Termalismo
| Tricologia | Virologia | Recensione Libri | Medicina Dolce | Sudorazione Eccessiva | Dermatologia | Ortopedia | Politica Sanitaria | Chirurgia Estetica | Trucco |
 

articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 


biofeedback e autocontrollo

Il biofeedback, ci consente di ottenere alcuni rilevanti risultati nell'ambito del trattamento di alcune patologie cutanee. Dando per scontata la conoscenza dei tratti fondamentali e dei presupposti teorici di questa tecnica, pare utile pero' , porre alcune questioni problematiche.

del dott. Alessandro Merluzzi

L'apprendimetro del controllo di alcune funzioni neurovegetative legate alla fisiologia cutanea in una prospettiva di terapia dermatologica (quale puo' essere l'applicazione del thermal-biofeedback, da tempo avviate sperimentalmente nella cura delle alopecie, con l'obbiettivo di indurre vasodilatazione cutanea e ripristino quindi di una normale circolazione a livello del bulbo pilifero) rappresenta solo il tentativo di fare assumere una nuova abilita' al soggetto, considerando come rinforzo, il dato strumentale ottenuto e la presenza del terapeuta? 
biofeedback e autocontrollo Oppure entrano in gioco anche fattori cognitivi legati all'autovalutazione della capacita' di interferire volontariamente su aspetti della percezione di se', fino a quel momento scotomizzati o negati. Rifacendosi al concetto di Covert e di Cautela, Mahoney e Bandura affermano la possibilita' di fornire basi sperimentali ad aspetti tipicamente e classicamente cognitivi, come l'immaginazione, l'autovalutazione, la progettazione creativa, e in definitiva anche l'autodifferenziazione dello schema corporeo, dei suoi limiti e delle sue valenze esterne ed autopercettive di cui abbiamo gia' detto. Fantasie e sistemi di convinzione, entrano prepotentemente in gioco nel paziente addestrato all'auto-osservazione, e ancor piu' in ambito in cui essa e' influenzata dalla continua sensazione dell'altrui percezione. 
Il fobico monotematico o un ulceroso psicosomatico, possono scegliere (se cosi' si puo' dire) se ostentare o dissimulare il proprio sintomo. Un paziente dermatologico come l'alopecico in particolare, non ha questa liberta', ed e' costretto ad escogitare difese legate o a tentativi di negare il sintomo occultandolo e rifiutandolo, o concettualizzando come una peculiarita' singolare ormai accettata del proprio modo di percepirsi e farsi percepire, o molto piu' spesso subendolo passivamente, accoppiandolo pero' con uno stato di ansia cronica, che spesso raggiunge il suo massimo "arousal" nei momenti di auto-osservazione visiva, come l'applicazione dell'SPR puo' facilmente dimostrare.
Modificare in senso positivo il giudizio sulle proprie possibilita' di autocontrollo, trasforma in modo sostanziale la potenzialita' di auto-differenziarsi rispetto all'ambiente e ai suoi stimoli, e alle sue sollecitazioni e aspettative, e consente, per dirlo con Meichenbaum, una piu' ricca e corretta valutazione del mondo cognitivo, delle sue emozioni, dell'autostima e degli stati interni.
Il comportamento somatomotorio e verbale, e i correlati neurovegetativi e psiconeuroendocrini, subiscono percio' trasformazioni relativamente stabili e durature rispetto alla continua variabilita' degli imput ambientali.Si esce dallo schematismo Stimolo - Risposta , del condizionamento operante classico pavloviano, poiche' si modificano piu' o meno stabilmente le variabili che determinano il modo di essere nell'ambiente del soggetto. La patologia cosiddetta psicosomatica, o per meglio dire da comportamento viscerale come focalizzazione di un conflitto, non e' da riferirsi tanto ai singoli stress acuti, ampiamente studiati dai neuropsicologi, quanto alle modalita' di risposta allo stress cronico e alla sua codificazione interna.Uno stimolo disadattivo ambientale e' qualcosa di piu' di una isolata e anche ripetuta stimolazione nocicettiva, poiche' si definisce all'interno della simbolizzazione mentale, divenendo quindi uno stress psicologico, che si cristallizza in un programma comportamentale. Anche l'analisi operativa e quantitativa del comportamento psicofisiologico si colloca all'interno di questa impostazione.Nell'alopecico ad esempio, ad uno studio termografico non si osserva anto una diminuzione della temperatura cutanea, come valore assoluto, quanto una maggiore difficolta' a far variare sia in aumento che in diminuzione i valori termici: una sostanziale maggiore rigidita' del comportamento viscerale rispetto agli stimoli esogeni.
Dati analoghi sono confermati da studi sul comportamento vascolare dei cefalalgici o degli ipertesi neurogeni. In altri casi la risposta vaso-motoria puo' essere piu' intensa o prolungata rispetto alla media in pazienti con "prurigo syndrome". Sempre piu' importante risulta percio' al di lvariazioni. Assai opportuna risulta percio' quella definizione che descrive il paziente psicosomatico come a' dell'indagine sui dati quantitativi assoluti, quella sulla modalita', flessibilita' e modificabilita' delle "un atleta neurovegetativo molto scarso". Di qui' l'opportunita' di lavorare piu' sui livelli, sulle risposte.
Letta all'interno di questo codice, la medicina comportamentale non si configura esclusivamente come medicina dei disturbi funzionali che la farmacoterapia o la chirurgia non possono curare o in cui il rapporto rischio beneficio della terapia tradizionale non appare vantaggioso. Essendo accertato che le variabili emozionali interferiscono notevolmente con il sistema immunitario endocrino e neurovegetativo, e' evidente quanto influenzino in misura piu' o meno rilevante il decorso di tutte le patologie. La medicina comportamentale puo' integrarsi sistematicamente con l'approccio tradizionale a patto che cresca una visione dell'uomo visto non piu' come modello meccanico e deterministico, sottoposto a leggi schematiche e non verificate di causalita' lineare, ma come modello stocastico in cui caso e necessita', per dirla con Monod, si intersecano sotto la spinta delle pressioni ambientali. Anche la cosiddetta componente psicologica, termine che presuppone una mitica dicotomia psiche e soma, e che occorrerebbe percio' tendere a superare, si intreccia con variabili cliniche ben definite. Lo stesso effetto placebo ora ricercato ora aborrito dalla medicina, pare poter essere annullato dalla somministrazione di antagonisti centrali degli oppiacei, come confermato da tante ricerche , che rendono presupponibile l'intervento nel suo definirsi di polipeptidi neuro-modulatori di tipo endorfinico.
La multidisciplinarieta' dell'approccio al sistema uomo risulta indispensabile al rigore della conoscenza. All'interno di questa visione non piu' meccanica, ma sistemica e organismica le contrapposizioni statiche e i preconcetti lasciano il posto ad una integrazione metodologica sicuramente utile alla crescita e alle possibilita' terapeutiche della prassi e dell'intervento medico. 



 

 


|Home| |Torna indietro| |richiedi l'articolo| |chiedi al medico|
www.lapelle.it
Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la duplicazione degli articoli anche parziale 
senza espressa autorizzazione dell'editore