|
Disturbi del comportamento alimentare
I disturbi del comportamento alimentare (DAC) stanno diventando un fenomeno sociale che va affrontato con
la stessa determinazione che si mostra nei riguardi delle dipendenze. E c’e' chi pensa che le dinamiche psicologiche siano molto simili
Prof. Umberto Nizzoli* e dott.ssa Roberta Barozzi**
I dati epidemiologici relativi alla prevalenza e all’incidenza dei disturbi del comportamento alimentare nei paesi occidentali industrializzati, tra i quali l’Italia, sono preoccupanti: si calcola che ogni anno si manifestino almeno 20 nuovi casi di anoressia nervosa e 30 di bulimia nervosa ogni 100.000 abitanti. Gli studi di prevalenza inoltre indicano che su 1000 soggetti di sesso femminile tra i 15 e i 25 anni esistono 3 casi di anoressia nervosa, 10 di bulimia nervosa e almeno 70 di disturbi alimentari non altrimenti specificati. Tali problematiche colpiscono maggiormente le giovani donne, in un rapporto di 1:10 per l’anoressia nervosa e 1:20 per la bulimia nervosa, sebbene i casi di DCA tra i giovani maschi siano in aumento. Questi disturbi inoltre hanno un impatto pesante sulla vita della persona che ne soffre, nonche' condiziona pesantemente la quotidianita' della sua famiglia (coniuge, genitori, figli): teniamo conto inoltre che i sintomi tendono a
cronicizzare, soprattutto se trascurati per anni, e che si parla di malattie talvolta letali (a esempio la mortalita' attesa per l’anoressia nervosa
e' dello 0.5% all’anno e del 2.5% tra le pazienti ricoverate in regime di Trattamento Sanitario Obbligatorio). Si comprende quindi come l’impatto umano e sociale di questi disturbi sia estremamente elevato:
e' evidente che non e' solo un singolo individuo ad aver bisogno di aiuto, ma un intero nucleo familiare. La cura dovrebbe quindi fondarsi su un programma terapeutico personalizzato e continuo. Obiettivo primario
e' la costruzione di una rete articolata dei servizi che garantisca l’accesso e che sia in grado di rispondere in modo flessibile ai bisogni complessi dei quali l’utente
e' portatore. I disturbi del comportamento alimentare sembrano essere una particolare forma di dipendenza patologica, la quale presenta numerose analogie con le piu' classiche e “storiche” dipendenze da sostanze stupefacenti e
psicoattive, da alcol, da tabacco. Sempre piu' spesso, poi, i disturbi del comportamento alimentare si manifestano in associazione, o si alternano, ad altre dipendenze patologiche (da alcol, psicofarmaci, cocaina, gioco d’azzardo), lasciando trasparire la somiglianza tra i meccanismi psicologici che sottendono ai diversi quadri clinici. Nel caso della bulimia nervosa gli elementi di analogia sono piu' evidenti: la sostanza (il cibo) viene assunto in modo
compulsivo, automatico, spesso e volentieri di nascosto da occhi indiscreti; le abbuffate sono accompagnate da sentimenti di vergogna, autosvalutazione e autorecriminazione che inducono poi la ragazza a purificarsi con il vomito
autoindotto. Il cibo diventa un pensiero ossessivo, una litania (cosa mangero', quando
mangero') e forte
e' l’impulso a procurarselo, ad accumularlo, anche di nascosto e talvolta con piccoli furti. L’elemento centrale
e' la compulsione, il cedimento nel controllo degli impulsi: esemplificativo e' il paziente con binge eating che perde il controllo e si “droga” di cibo, senza procedere poi a condotte di compensazione (vomito, abuso di lassativi). La somiglianza con l’anoressia
e' forse piu' velata ma ugualmente saliente, laddove la dipendenza e' rappresentata dal senso di euforia e di onnipotenza provocati dal digiuno prolungato, che induce nell’anoressica la convinzione di non avere bisogno di niente e di nessuno per poter sopravvivere. Sono disturbi con una forte componente di rabbia e
aggressivita', che solitamente coinvolgono non solo il soggetto portatore del sintomo, ma l’intera rete delle sue relazioni familiari, che necessita quindi di aiuto, sostegno, talvolta anche di trattamento, e in casi estremi di ricovero se le condizioni fisiche e/o psichiche diventano critiche. Di norma esistono percorsi paralleli per le pazienti e per le loro famiglie, in quanto i genitori debbono prendere coscienza della propria importanza come elementi
co-terapeutici, in particolare quando di tratta con ragazze adolescenti. Un elemento proficuo
e' l’utilizzo del gruppo che permette al soggetto di esprimersi e di confrontare la propria esperienza con quella, del tutto simile, di altre persone, rompendo l’isolamento in cui spesso tali soggetti si vengono a trovare e che
e' fonte di aggravamento.
|