| Home | Pellebeauty | Cerca nel portale | Alimentazione | Allergie | Acne | Antiaging | Benessere | Chirurgia Plastica | Congressi | Cosmetici | Cute Multietnica
|Ginecologia | Igiene | Immunologia | Laser | Medicina Estetica | Odontoiatria Estetica | Pediatria | Psicosomatica | Ricerca | Sport |Societa' | Termalismo
| Tricologia | Virologia | Recensione Libri | Medicina Dolce | Sudorazione Eccessiva | Dermatologia | Ortopedia | Politica Sanitaria | Chirurgia Estetica | Trucco |
 

articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 


A.A.A. Equilibrio psicologico cercasi

Molte donne, soprattutto quelle più giovani, cercano nell'intervento di mastoplastica additiva un modo per piacersi di più 

Della dottoressa Maria Malucelli, psicologia clinica


Parlare di seno oggi, vuol dire parlare di femminilità, di donna, di personalità e psicologia al femminile e, di riflesso, al maschile. Vuol dire soprattutto affrontare il tema del rapporto dell'io col suo corpo e, questo con quella parte che sin dai primi giorni di vita consente di riconoscere e riconoscersi attraverso comportamenti innati quali suzione e prensione nel contatto e nel nutrirsi tramite la prioritaria figura di attaccamento che è la madre. Ma il seno nel comportamento degli umani e nella personale storia di espressione effettiva e sessuale vuol dire molto di più. Basterebbe osservare, riflettere e interpretare come e quanto è stato rappresentato nell'arte. Nello sviluppo psicofisico poi, il seno determina, da parte delle bambine la presa di coscienza di essere altro dai maschi, di avere e sentire un corpo diverso dal loro focalizzando l'attenzione su alcune parti del corpo che maggiormente fanno la differenza. Il racconto delle adolescenti di fronte allo specchio la dice lunga sull'apparente indifferenza a certe problematiche perché il piacersi e il non piacersi a questa età precede purtroppo l'accettazione come conquista di armonia psicologica ed è strettamente collegato ad altre parti del corpo, glutei e addome, da omologare spesso a canoni esterni non sempre attuabili. Negli spogliatoi delle palestre non è difficile ascoltare discorsi tra ragazze che suonano più o meno cosi: ''di che misura sei? Portavo la terza quando prendevo la pillola ora sono terribilmente scesa ad una seconda: è un mosciume immenso. Oppure: io porto una quarta calibrata, me ne vergogno, è troppo per questo uso maglie larghe e coprenti. Debbo porci un rimedio. Per piacersi e accettarsi, il mondo adolescenziale e giovanile ha dichiarato guerra alla cellulite e a qualunque adipe sottomettendosi a trattamenti e diete non sempre razionali, ma il seno, quello no, non deve né scendere né abbondare, deve essere perfetto pena una reale crisi d'identità come se loro, i seni, termine al maschile che determina prioritariamente l'essere al femminile, fossero la radiografia esterna di come ci si sente dentro. Tale realtà psicologica e sociale vede coinvolta anche la fascia di età che va dai 18 ai 25 anni la quale affronta l'intervento di mastoplastica additiva per raggiungere l'obiettivo di piacevolezza e di perfezione qualche volta negato dalla natura. Nicoletta a esempio così racconta la sua esperienza durante le prime sedute di psicoterapia. ''Ho 21 anni e di me sono riuscita ad accettare quasi tutto: il colore dei capelli rosso, le efelidi, gambe, troppo magre rispetto ai miei fianchi, ma il seno, quello no. È stato sempre inesistente, piallato, come continua a dirmi mio fratello da quando avevo13 anni. All'epoca non mi sono bastate le rassicurazioni di mia madre che mi confortava dicendo che la comparsa delle mestruazioni non determinano la fine dello sviluppo e che sarei sicuramente passata come molte altre donne, da una scarsa prima a una soda terza. Invece niente; io continuavo a sperare e ad aspettare ma il confronto con le mie amiche è stato terribile. Loro esibivano scollature e decolleté provocanti ed erano bramate dai ragazzi; io invece supplivo a una naturale carenza con reggiseni imbottiti che hanno creato tra me, il sesso e l'altro sesso seri problemi di approccio e di comunicazione. Poi ho compiuto 18 anni e, oltre alla maggiore età, ero certa che nulla sarebbe più accaduto naturalmente. I primi attacchi di panico mi hanno portato a intraprendere una psicoterapia, il rapporto con i ragazzi si è fatto più problematico. Il mio primo ragazzo rimase sorpreso che durante i nostri incontri non avessi difficolta nello spogliarmi dalla vita in giù mentre lasciavo coperta da maglietta e reggiseno la parte di me non accettata. Poi la grande decisione: penso a una mastoplastica malgrado una enorme paura delIa sala operatoria. II passo emotivamente più difficile è stato doverlo dire ai miei perché da sola non potevo sostenere il costo. Mia madre mi ha capita e non lo ha detto a nessuno. Si è creata così un'allenza tra donne, abbiamo scelto insieme il chirurgo, le protesi. Dopo l'intervento ho affrontato lo specchio. Da quel momento il sorriso non mi si e più tolto dal volto tanto da far credere a papà e a mio fratello di essere innamorata. Non sanno che finalmente sono innamorata di me''. La mastoplastica additiva se fatta al momento psicofisico giusto, aiuta e migliora la percezione corporea tenendo fuori altri problemi psicologici come le fobie di Nicoletta. L'intervento peró puó rivelarsi una copertura di problematiche psicogene più complesse e irrisolte. Raffaella è una donna di circa 35 anni, di bell'aspetto, che affronta una serie di colloqui terapeutici perché dipendente da pesanti rituali che le condizionano il quotidiano e la vita in genere. È ossessionata dalla paura di contagio e costretta a particolari lavaggi e disinfezioni dell'ambiente. Ha una terribile fobia di certi numeri nelle targhe delle macchine o nel contachilometri perché sono associati a date in cui ha vissuto eventi dolorosi e traumatici. Raffaella spiega tutto attraverso la sua insaziabile mania di perfezionismo che l‘ha portata ad affrontare ben 3 interventi al seno di cui 2 di ritocco. Il primo risale ai suoi 25 anni quando ormai laureata e in prossimità di un lavoro si è sentita improvvisamente vecchia, soprattutto rispetto al suo seno. Era stressata e reduce da una dieta troppo rigida, Raffaella non ci ha pensato su. Nel primo colloquio col medico si era talmente documentata da far dire allo specialista ''signorina, se non le dispiace il chirurgo plastico sono io e lei dovrebbe essere una paziente fiduciosa'' – E Raffaella, con sforzo, si è fidata ma non è riuscita ad affidarsi. Così, di fronte a due seni chirurgicamente ed esteticamente perfetti, ha ripreso a dubitare e ha consultato un altro specialista e poi un altro ancora. La sua nevrosi la costringeva a non sentirsi a posto, senza pace e armonia anche dentro di sé, perché l'equilibrio psicologico femminile è dato dalla realizzazione e dalla continua alimentazione, attraverso esperienze significative di quelle che mi piace chiamare il corredo delle tre A. La prima A sta per Accettazione, poi per Adattamento, la terza per Armonia. Se coesistono, possiamo fare ció che vogliamo. È il caso di Giuseppina una donna di 38 anni che dopo aver partorito una stupenda pupa e averla allattata per 3 mesi si è ritrovata con un seno ricoperto di smagliature, impoverito e con alcune ragadi. Ha sperato che tempo, ginnastica e creme rimettessero tutto a posto, ma quella parte del suo corpo le creava notevoli problemi anche nell'intimità col partner. Infine la decisione sofferta, ponderata, discussa con lo specialista di ricorrere alla mastoplastica addittiva, sebbene con una vergogna repressa come se il suo perseguire un obiettivo estetico le facesse tradire il sentirsi sempre e comunque madre. Dopo l'intervento l'entusiasmo e l'armonia, insieme a una nuova accettazione di sé, hanno preso il sopravvento su cattivi pensieri favorendo una ripresa della vita sessuale più soddisfacente di prima. In conclusione, ognuno di noi nei momenti personali e sociali è costretto dalla propria natura a proporsi con 3 tipi di linguaggio e di percezione. Il linguaggio verbale, quello tacito o emotivo, il linguaggio corporeo. L'equilibrio di una persona è dato da come, attraverso il suo modo di essere, riesce a scegliere di comunicare prioritariamente con uno o più linguaggi senza escluderne nessuno. Così, se a un certo punto della propria vita, migliorando un particolare si puó ottenere un benessere generale, ricorrere al bisturi, alla medicina estetica, alla cosmesi, alla psicologia non è soltanto un diritto, ma soprattutto un dovere verso noi stessi e gli altri.





 


 



|Home| |Torna indietro| |richiedi l'articolo| |chiedi al medico|
www.lapelle.it
Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la duplicazione degli articoli anche parziale 
senza espressa autorizzazione dell'editore