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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 


Che fare con chi e' misofobico?

Mostrare un'ansia esagerata nei riguardi del rischio di essere contaminati o di contrarre una malattia puo' sfuggire al controllo volontario e necessita di attenzione 

di Francisco Marquez

Non e' raro che i dermatologi si debbano confrontare con l'ansia dei propri pazienti. E, in particolare, nel grande gruppo dei disturbi d'ansia, con alcune loro fobie specifiche. Val bene chiarire che con questa categoria, il DSM-IV (1994) indica la "paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall'attesa di un oggetto o di una situazione specifica''. Per esempio aver paura di avere prurito o degli insetti che causano prurito (acarofobia) ricevere un'iniezione (trypanofobia), vedere il sangue (hematofobia), ecc. Con il termine misofobia, o in alternativa spermatofobia, invece, s'intende la paura che un soggetto apparentemente normale ha di entrare in contatto con i germi. Poiche' le fobie specifiche non si presentano quasi mai da sole, la misofobia spesso si accompagna con la rupofobia (paura del contatto con lo sporco) o anche con la automysofobia, ovvero la paura di essere sporco. Nel piu' ampio spettro delle tapinofobie (paura di essere contagiati), si distinguono le microbio o bacillofobie (paura di essere contagiati da micromi), le bacteriofobie (batteri), le parasitofobie, pediculofobie. scabiofobie, leprofobie (lebbra), luifobia (sifilide), phtisiofobia (TBC) che hanno come evidente oggetto la paura di entrare in contatto con i diversi agenti etiologici. Una categoria a parte e' costituita dai soggetti che mostrano una eccessiva paura di venire colpiti da patologie dermatologiche (dermatopathofobia o dermatosiofobia o dermatofobia). Altre volte, infine, il timore s'indirizza verso le infezioni micotiche (micosifobia). In termini generali, la persona che soffre di una fobia specifica, reagisce quasi sempre con una risposta ansiosa di fronte allo stimolo fobico. Questa risposta ansiosa a volte puo' prendere forma di un attacco di panico che precede quella situazione che il soggetto considera fonte di rischio. Quest'ultima potrebbe essere la presenza di animali o insetti o la vicinanza con elementi dell'ambiente naturale quale terra, acqua sporca, fieno ecc. (queste fobie esordiscono generalmente nell'infanzia). Se la paura invece viene provocata dalla vista del sangue o di una ferita, o dal ricevere un'iniezione o da altre procedure mediche invasive, si accompagna spesso a svenimenti legati a un'imponente risposta vasovagale. 

Tinea cruris 
tinea cruris
Le fobie che nascono da particolari situazioni come il prendere trasporti pubblici (autobus, metropolitana, tram), spesso si accompagnano alla paura o all'evitamento di situazioni che potrebbero portare a soffocare, vomitare o contrarre una malattia. Generalmente l'adulto con questo tipo di disturbo si rende conto che la sua paura e' eccessiva o irragionevole. Nei bambini l'ansia di norma si manifesta con pianto, scoppi di ira, irrigidimento o nell'aggrapparsi a qualcuno. Nella maggior parte dei casi la situazione (o piu' situazioni) fobigena viene evitata o e' sopportata con intensa ansia o disagio, e cio' interferisce significativamente con le normali abitudini della persona, con il suo rendimento lavorativo (o scolastico) e le sue relazioni sociali. 
L'elenco delle possibili fobie specifiche e' pressoche' infinito perche' l'oggetto o la situazione che creano lo stato di eccessiva ansia e preoccupazione e che, nella maggior parte dei casi, portano l'individuo a trovare strategie per poterli evitare, possono essere "qualsiasi cosa", anche un pensiero, una parola oltre che oggetti, animali, persone e momenti specifici. Nel fobico si determina un "circolo vizioso" che alimenta, anziche' risolvere, il problema perche' la persona tende a soffrire preliminarmente di un'ansia anticipatoria o piu' semplicemente della "paura della paura". Evitare l'oggetto o la situazione fobigeni, e' il tentativo di controllare l'ansia e la paura degli stimoli che generano l'ansia o la crisi di panico che potrebbero attivarsi in quella situazione. E' per questo motivo che molti di questi soggetti fanno frequente ricorso a farmaci ansiolitici. Eppure, si ritiene che questo tipo di sintomatologia possa essere efficacemente risolto con una terapia psicologica orientata alla risoluzione dei processi che mantengono il disturbo, ovvero alla rottura del circolo vizioso che alimenta o cronicizza il problema. Il terapista chiede l'aiuto del paziente stesso sia per valutare che per risolvere il problema delle fobie in tempi brevi insieme a un incremento del senso di volizione. Infatti, non e' il senso di schifo o di ribrezzo che vanno eliminati, ma va rafforzata la capacita' della persona di evitare le condizioni scatenanti non perche' producono crisi d'ansia e attacchi di panico, ma solamente quando sono realmente spiacevoli. L'intervento psicologico, infatti, mira a eliminare la fobia e la crisi associata al fine di rendere libera la persona di vivere la propria vita cosi' come vorrebbe. E' innegabile, infatti, che il fobico s'immagina tutte le situazioni che lo possono mettere in ansia e le evita sistematicamente, e la sua vita subisce forti limitazioni in funzione di questa strategia. Non si esce di casa finanche a perdere il lavoro, gli amici, gli abituali svaghi. E quando una persona evita situazioni che altrimenti avrebbe ricercato (per esempio recarsi in piscina o al mare) per paura di prendere una malattia della pelle, quando si rinuncia a cio' che piace per colpa di una fobia, si rinuncia alla propria liberta' di scelta e di vita. 




 


 



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