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articolo aggiornato il: Friday 13 April 2012

 


Segnali del corpo e crisi di panico

L'ansia, l'angoscia e le crisi di panico si possono manifestare con sensazioni dolorose che simulano gravi patologie cardiache e respiratorie. Perche'?

del dott. Marco Ventola - Psicologo, Psicoterapeuta, Fondatore del Centro Studi Counseling Psicologico per le problematiche di Gelosia e Amore


Chi si rivolge allo psicologo per affrontare problemi di ansia e panico spesso ha gia' alle spalle un iter medico travagliato, fatto da iniziali richieste di aiuto nei centri di pronto soccorso, per poi approdare alla consulenza di neurologi e cardiologi. I sintomi, spesso identici a patologie fisiche, conducono il paziente alla convinzione di essere portatore di crisi cardiache o respiratorie, con la sensazione di correre gravi rischi di salute, fino alla paura di una morte imminente. Vi e' la percezione, dunque, di una entita' esterna alla persona stessa che appunto attacca, disturba, talvolta “a ciel sereno”; in altre parole senza nessuna causa apparente, ma solo attraverso i suoi sintomi. Si puo' affermare che la persona che soffre di ansia e panico sperimenti la sofferenza attraverso la sua carne, i suoi respiri soffocati, la debolezza che talvolta porta allo svenimento; il cuore batte all'impazzata e i brividi e le vampate di calore attraversano il corpo a ondate. Enrica, una giovane donna di trent'anni, dopo un consulto per un disturbo di attacco di panico racconta: “Iniziai con leggeri giramenti di testa. Pensai di avere un calo di pressione e mi sedetti all'ombra a prendere un gelato. Stavo male. Sentivo le gambe perdere la loro solidita' e tremare. Respiravo con difficolta', il cuore mi batteva velocemente. M'invase una paura infinita, ebbi la certezza che di li' a un attimo sarei morta per infarto e l'angoscia mi pervase. Sentivo di essere completamente sola, abbandonata a me stessa. Fui visitata d'urgenza: il mio corpo era in piena salute. Nel giro di due anni ebbi numerosi attacchi di panico, i sintomi erano sempre gli stessi, mentre la paura di subirli cresceva, invadeva tutta la mia vita, impedendomi d'essere serena e autonoma. Ben presto queste sensazioni dominarono la mia vita”. La sensazione di trovarsi in una via senza uscita e' il vissuto piu' penoso di chi soffre di ansia e attacchi di panico e spesso si accompagna all'idea di un fallimento personale che invade ogni situazione vitale. Il senso di disperazione sembra prendere il sopravvento poiche' si e' preda di uno stato di confusione emotiva difficilmente codificabile da parte del paziente. C'e' difficolta' a discriminare, dare senso alle proprie emozioni vissute come scisse dalla propria realta'. Ma cosa significa “soffrire di ansia” se non si prova a collegare i rapporti con i contesti che la persona esperisce? Molti soggetti lamentano enormi difficolta' nell'affrontare i rapporti affettivi; vivono cercando di supplire a un cronico senso di vuoto interiore, e si privano in tal modo del piacere della esistenza. Ci si vede separati da se stessi e dai contesti in cui si vive, non riuscendo piu' a sentirsi realizzati nella propria vita. Molti vivono relazioni amorose senza piu' passione; accettano tutta una serie di compromessi nella paura di rimanere soli, rinunciano ai propri sogni nella illusione d'essere persone realistiche; e alla fine perdono di vista cio' che per loro stessi conta veramente. Invece gran parte di cio' che permette l'evoluzione personale e' data dalla possibilita' dell'incontro con l'altro; nel momento in cui si e' implicati, in un coinvolgimento emotivo con chi sta di fronte allora si puo' accedere a una dimensione conoscitiva che implica il prendere atto della concretezza della vita. Puo' accadere nella propria esistenza di arrivare al punto in cui diventa inevitabile fare i conti con la propria dimensione interiore, di sentire il peso di un malessere psicologico che rende faticoso ogni atto, anche il piu' semplice. Sono i momenti in cui ci si sente persi, senza direzione e tale perdita di punti di orientamento e' tanto profonda, personale ed essenziale che a nulla vale il sostegno e l'affetto della famiglia, di amici, di partner. Cosi' ci si sente soli con le proprie frustrazioni e le proprie scelte. Qual e' il problema principale? Va da se' che il senso di un fallimento riguarda sempre l'insuccesso nelle relazioni: solitamente quando una persona sta male e' perche' qualcosa all'interno di un rapporto e' rimasto inespresso e bloccato, e ci si ritrova in uno spazio “impossibile” che tiene fuori portata la possibilita' di riconoscere le proprie potenzialita' e mostra aspetti inaccettabili di se stessi. Nel sentimento del fallimento personale vi e' anche la pretesa inconscia di “far andare le cose in un certo modo” rifiutando il confronto con la realta'. Alla base di questa fantasia c'e' il senso di inadeguatezza che investe la persona pervasivamente e riempirsi di rabbia e desideri di rivalsa sembra l'unica soluzione percorribile per chi sente di vivere il ruolo indiscusso di incapace, e che la realta' gli e' ostile, e che contro di essa niente si possa tentare senza uscirne, ancora una volta, sconfitti. Quando si utilizzano coattivamente modalita' distruttive contro se stessi, la vita assume una connotazione negativa di lamentela continua, di rifiuto verso se stessi e verso l'esterno. Ci si sente con le spalle al muro, senza speranza di soluzione: in definitiva quello che si avverte e' una sorta di impotenza esistenziale. Chi soffre di panico molto spesso e' colto da svariate fobie che non riesce a gestire: uscire di casa, ma anche stare solo, attraversare uno spazio aperto, ma anche sostare in un ascensore, utilizzare l'autobus possono causare un attacco di panico. L'aspettativa di chi si rivolge a uno psicologo e' poter controllare un corpo che lancia segnali inspiegabili, con manifestazioni che appaiono come condizione di anormalita' da correggere, o perlomeno da controllare: ma e' proprio questo rapporto di controllo che diventa un invito a effettuare una diversa lettura, una lettura dell'immaginario emotivo; una lettura che rimanda ai modelli di costruzione delle relazioni. Le crisi personali sono una risorsa straordinaria, poiche' facilitano la percezione di messaggi che provengono dalla propria dimensione interna. In questo senso l'ansia e il panico spingono l'individuo a interrogarsi piu' profondamente sul senso di cio' che ha tenuto  “sequestrato” alla propria coscienza. Avere a che fare con una “malattia” di questo tipo, significa che vi e' la necessita' di esplorare le dimensioni relazionali che non vengono tenute in considerazione, parti importanti di se stessi di cui non c'e' alcuna consapevolezza. È percio' interessante notare come la parola ansia possa essere collegata etimologicamente alla radice tedesca Angst cioe' “soffocare nelle strettoie” (Rollo May), perche' ci fornisce un utile indizio nella formulazione di ipotesi relative alla comprensione della dinamica dell'ansia. Da un punto di vista psicologico le strettoie sono quelle del legame che si crea con se stessi e con l'altro, ovvero con le rappresentazioni interne di cio' che ognuno porta dentro rispetto ai rapporti affettivi. Diventa a questo punto piu' evidente che le rappresentazioni interne non corrispondono alla realta' ma al modo in cui viene interpretata la realta'; funzionano, per usare una metafora, come una bussola interna che aiuta a trovare il giusto orientamento. E allora quando questa bussola e' mal orientata si rischia di soffocare nelle strettoie non riuscendo a riconoscere, accettare ed esprimere la proprie emozioni. Quando si soffoca la propria individualita', il corpo  viene in aiuto costringendo la persona a guardarsi, per prendere coscienza dei vissuti emotivi. E di questo continueremo a parlare nel prossimo numero.


 

 



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