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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

 

PARLARE IN PUBBLICO

di Mara Macrì

Prendere la parola in pubblico, a un congresso o in una riunione di lavoro, può costituire fonte di ansia e grande stress. Ma non bisogna preoccuparsi perché talvolta la paura prende anche gli uomini di spettacolo che elaborano rituali e adottano formule scaramantiche

Chi dovesse venire preso dall’ansia al solo pensiero di presentarsi in pubblico, a una festa, a un incontro galante, a una cena, o altro non pensi di essere un caso isolato. È provato da alcune statistiche recenti che almeno tre persone su dieci soffrono dello stesso problema. A voi è mai capitato? Vi è mai accaduto di dover raccontare un particolare aneddoto o una barzelletta davanti a un piccolo pubblico, e sentire un leggero rossore salirvi sul viso? Oppure impegnarvi in una presentazione a un congresso o in una lezione agli studenti e avvertire che la voce ha difficoltà e quasi non esce? Magari più volte e con veri e propri attacchi di panico. Qui si sta parlando di tutti, sia di chi deve dissertare in pubblico, di chi deve salire su un palcoscenico o affrontare una situazione registrata come penalizzante, per esempio per chiedere un aumento di stipendio dal proprio capo. È cosa nota che molti personaggi del mondo dello spettacolo, si riempiano di calmanti prima di affrontare una platea. Fanno scongiuri, riti propiziatori, consultano maghi, usano talismani che non mollano neanche per un momento, si vestono di un determinato colore, che una volta, gli ha portato fortuna, con l’intenzione di calmare l’ansia che li assale. Altri si fanno sempre accompagnare da qualche persona che li riassicura con la sua presenza e che gli ricorda di respirare profondamente. Ma l’ansia colpisce impietosa anche grandi politici, giornalisti presi dal panico della telecamera, manager e addirittura medici che espongono teorie, sull’ansia, a convegni internazionali. L’ansia, in realtà, è benefica quando ci spinge a superare i nostri limiti, a conoscerci meglio o per salvaguardarci da un pericolo; è invece dannosa se diventa esagerata o ingiustificata. Il tipo di "apprensione" di cui soffrono in molti, viene definito dagli esperti "ansia sociale" che, può essere del tutto naturale nel sistema di funzionamento psichico normale di un individuo, mentre diventa patogena quando invade i campi quotidiani della vita, e per chi ne è afflitto, diventa imbarazzante qualsiasi tipo di contatto umano. Ma anche stare in gruppo può creare ansia. A questo proposito è interessante sapere che secondo alcuni studiosi, la società umana così come quella dei mammiferi, è strutturata attraverso canoni di gerarchie precise, e codificata da un insieme di segnali inconsci, che ogni soggetto trasmette, in funzione della posizione che riveste all’interno della società stessa. Ognuno impara automaticamente i segnali di potere e cerca di tenervi testa se si sente forte, o a sottomettersi se si sente più debole. Nel caso degli animali, nei branchi dei leoni, a esempio, questo meccanismo appare chiarissimo, perché gli elementi più deboli, non incrociano mai lo sguardo del capo branco, tentennano dondolandosi con il corpo di fronte ai soggetti dominanti, non attirano mai l’attenzione, offrono i loro servizi, mangiano per ultimi, non marcano mai il territorio, non cercano le femmine, che osservano solo da lontano. Questo vale anche per le supremazie tra le femmine dominanti. Tornando al mondo umano, secondo alcuni la paura di certe persone a mangiare da sole al ristorante, deriverebbe proprio da questo tipo di "imprinting" di gruppo, che voleva che, in tempi remoti, fossero i capi a servirsi per primi e con i pezzi migliori. Ma il ruolo sociale non preserva assolutamente dal "piccolo panico". Di questo problema, infatti, soffre anche chi riveste posizioni di prestigio, ma vede continuamente minacciata la sua porzione di spazio e di azione. Capi di azienda in crisi di prestazione, si dimettono per non affrontare lo sguardo diretto dei subalterni quando devono parlare davanti a loro. Attori famosi si affidano a sostanze beta-bloccanti, contro l’ipertensione, per non rimanere con la voce strozzata in gola dalla paura. Modelle miliardarie, si rifiutano di vedere persone fuori dalle passerelle, o al contrario, sostengono di tuffarsi in feste traboccanti di gente "per perdersi".
C’è poi chi invece si nasconde dietro a Internet, per evitare qualsiasi possibilità di contatto diretto che possa provocare stati ansiogeni. È stato verificato che il fenomeno Internet abbia sviluppato un maggior distacco dalla realtà sociale, in quanto l’isolamento totale dell’individuo con la parte umana, crea all’interno di esso una specie di mondo, altro, dove si immerge ogni volta che non riesce ad affrontare, o ad accettare una parte della propria vita. Fortunatamente ci sono anche i segnali di gruppo rassicuranti, che fra gli esseri umani sono decodificati attraverso strette di mano, pacche sulle spalle, grandi sorrisi, sguardi sereni di approvazione, complimenti, saluti, baci e carezze. Non solo, anche le parole sono una fonte estremamente rassicurante, quando hanno l’intenzione di infondere fiducia. Il valore della parola è infinito, sostengono psicologi e grandi saggi, è taumaturgica, benefica e riduce il livello dell’ansia, se espressa con tono caldo e affettuoso. E fra gli animali? Fondamentali sono le grattate di pelo e lo spulciamento delle scimmie, le rotolate sotto i maschi dominanti in segno di sottomissione, la ricerca di cibo per il gruppo, la difesa dei cuccioli da parte di altre madri, lo sfregamento reciproco del becco e altro. Può risultare strano quanto, guardando il comportamento animale ci si possa sentire rassicurati. Si, perché la natura ha sempre una risposta laddove sembra che non ce ne siano.

Il sudore freddo per Darwin 

La paura è spesso preceduta da stupore, gli occhi e la bocca si spalancano, le sopracciglia si alzano, il cuore batte a colpi precipitosi e violenti, la pelle impallidisce come all’inizio di una sincope. Nei casi di intenso spavento si produce una traspirazione sorprendente e questo fenomeno è tanto più rilevante perché in quel momento la superficie cutanea è fredda, da cui il termine popolare di sudori freddi. Inoltre i peli si rizzano e dei brividi percorrono i muscoli superficiali, nello stesso tempo in cui la circolazione si altera, la respirazione precipita. Le ghiandole salivari funzionano in modo imperfetto: la bocca diventa asciutta e si apre e chiude spesso. In situazioni di leggera paura vi è tendenza a sbadigliare. Uno dei sintomi più caratteristici è il tremito che scuote tutti i muscoli del corpo e che sovente appare dapprima sulle labbra. Questo tremore e la secchezza della bocca alterano la voce, che diventa rauca e indistinta, e può anche sparire del tutto (Charles Darwin)



 

 

 


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