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PARLARE IN PUBBLICO
di Mara Macrì
Prendere la parola in pubblico, a un congresso o in una riunione di lavoro,
può costituire fonte di ansia e grande stress. Ma non bisogna preoccuparsi
perché talvolta la paura prende anche gli uomini di spettacolo che
elaborano rituali e adottano formule scaramantiche
Chi dovesse venire preso dall’ansia al solo pensiero di presentarsi in
pubblico, a una festa, a un incontro galante, a una cena, o altro non
pensi di essere un caso isolato. È provato da alcune statistiche recenti
che almeno tre persone su dieci soffrono dello stesso problema. A voi è
mai capitato? Vi è mai accaduto di dover raccontare un particolare
aneddoto o una barzelletta davanti a un piccolo pubblico, e sentire un
leggero rossore salirvi sul viso? Oppure impegnarvi in una presentazione a
un congresso o in una lezione agli studenti e avvertire che la voce ha
difficoltà e quasi non esce? Magari più volte e con veri e propri
attacchi di panico. Qui si sta parlando di tutti, sia di chi deve
dissertare in pubblico, di chi deve salire su un palcoscenico o affrontare
una situazione registrata come penalizzante, per esempio per chiedere un
aumento di stipendio dal proprio capo. È cosa nota che molti personaggi
del mondo dello spettacolo, si riempiano di calmanti prima di affrontare
una platea. Fanno scongiuri, riti propiziatori, consultano maghi, usano
talismani che non mollano neanche per un momento, si vestono di un
determinato colore, che una volta, gli ha portato fortuna, con l’intenzione
di calmare l’ansia che li assale. Altri si fanno sempre accompagnare da
qualche persona che li riassicura con la sua presenza e che gli ricorda di
respirare profondamente. Ma l’ansia colpisce impietosa anche grandi
politici, giornalisti presi dal panico della telecamera, manager e
addirittura medici che espongono teorie, sull’ansia, a convegni
internazionali. L’ansia, in realtà, è benefica quando ci spinge a
superare i nostri limiti, a conoscerci meglio o per salvaguardarci da un
pericolo; è invece dannosa se diventa esagerata o ingiustificata. Il tipo
di "apprensione" di cui soffrono in molti, viene definito dagli
esperti "ansia sociale" che, può essere del tutto naturale nel
sistema di funzionamento psichico normale di un individuo, mentre diventa
patogena quando invade i campi quotidiani della vita, e per chi ne è
afflitto, diventa imbarazzante qualsiasi tipo di contatto umano. Ma anche
stare in gruppo può creare ansia. A questo proposito è interessante
sapere che secondo alcuni studiosi, la società umana così come quella
dei mammiferi, è strutturata attraverso canoni di gerarchie precise, e
codificata da un insieme di segnali inconsci, che ogni soggetto trasmette,
in funzione della posizione che riveste all’interno della società
stessa. Ognuno impara automaticamente i segnali di potere e cerca di
tenervi testa se si sente forte, o a sottomettersi se si sente più
debole. Nel caso degli animali, nei branchi dei leoni, a esempio, questo
meccanismo appare chiarissimo, perché gli elementi più deboli, non
incrociano mai lo sguardo del capo branco, tentennano dondolandosi con il
corpo di fronte ai soggetti dominanti, non attirano mai l’attenzione,
offrono i loro servizi, mangiano per ultimi, non marcano mai il
territorio, non cercano le femmine, che osservano solo da lontano. Questo
vale anche per le supremazie tra le femmine dominanti. Tornando al mondo
umano, secondo alcuni la paura di certe persone a mangiare da sole al
ristorante, deriverebbe proprio da questo tipo di "imprinting"
di gruppo, che voleva che, in tempi remoti, fossero i capi a servirsi per
primi e con i pezzi migliori. Ma il ruolo sociale non preserva
assolutamente dal "piccolo panico". Di questo problema, infatti,
soffre anche chi riveste posizioni di prestigio, ma vede continuamente
minacciata la sua porzione di spazio e di azione. Capi di azienda in crisi
di prestazione, si dimettono per non affrontare lo sguardo diretto dei
subalterni quando devono parlare davanti a loro. Attori famosi si affidano
a sostanze beta-bloccanti, contro l’ipertensione, per non rimanere con
la voce strozzata in gola dalla paura. Modelle miliardarie, si rifiutano
di vedere persone fuori dalle passerelle, o al contrario, sostengono di
tuffarsi in feste traboccanti di gente "per perdersi".
C’è poi chi invece si nasconde dietro a Internet, per evitare qualsiasi
possibilità di contatto diretto che possa provocare stati ansiogeni. È
stato verificato che il fenomeno Internet abbia sviluppato un maggior
distacco dalla realtà sociale, in quanto l’isolamento totale dell’individuo
con la parte umana, crea all’interno di esso una specie di mondo, altro,
dove si immerge ogni volta che non riesce ad affrontare, o ad accettare
una parte della propria vita. Fortunatamente ci sono anche i segnali di
gruppo rassicuranti, che fra gli esseri umani sono decodificati attraverso
strette di mano, pacche sulle spalle, grandi sorrisi, sguardi sereni di
approvazione, complimenti, saluti, baci e carezze. Non solo, anche le
parole sono una fonte estremamente rassicurante, quando hanno l’intenzione
di infondere fiducia. Il valore della parola è infinito, sostengono
psicologi e grandi saggi, è taumaturgica, benefica e riduce il livello
dell’ansia, se espressa con tono caldo e affettuoso. E fra gli animali?
Fondamentali sono le grattate di pelo e lo spulciamento delle scimmie, le
rotolate sotto i maschi dominanti in segno di sottomissione, la ricerca di
cibo per il gruppo, la difesa dei cuccioli da parte di altre madri, lo
sfregamento reciproco del becco e altro. Può risultare strano quanto,
guardando il comportamento animale ci si possa sentire rassicurati. Si,
perché la natura ha sempre una risposta laddove sembra che non ce ne
siano.
Il sudore freddo per Darwin
La paura è spesso preceduta da stupore, gli occhi e la bocca si
spalancano, le sopracciglia si alzano, il cuore batte a colpi precipitosi
e violenti, la pelle impallidisce come all’inizio di una sincope. Nei
casi di intenso spavento si produce una traspirazione sorprendente e
questo fenomeno è tanto più rilevante perché in quel momento la
superficie cutanea è fredda, da cui il termine popolare di sudori freddi.
Inoltre i peli si rizzano e dei brividi percorrono i muscoli superficiali,
nello stesso tempo in cui la circolazione si altera, la respirazione
precipita. Le ghiandole salivari funzionano in modo imperfetto: la bocca
diventa asciutta e si apre e chiude spesso. In situazioni di leggera paura
vi è tendenza a sbadigliare. Uno dei sintomi più caratteristici è il
tremito che scuote tutti i muscoli del corpo e che sovente appare dapprima
sulle labbra. Questo tremore e la secchezza della bocca alterano la voce,
che diventa rauca e indistinta, e può anche sparire del tutto (Charles
Darwin)
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