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Da un po' di tempo l’uomo vive a stretto contatto con nuove paure. Non si tratta piu' dello stato di allerta dei nostri antenati nei riguardi di eventuali predatori, ma di una condizione di ansia costante per il pericolo di attentati terroristici, dell’uso di armi
batteriologiche, del progressivo avvelenamento ambientale. Condizioni mai vissute finora, e che si sostituiscono a quelle piu' antiche legate a epidemie, invasioni, eventi naturali.
La paura va situata tra i meccanismi di difesa dell’individuo. Si parla infatti di paura positiva, che ci permette di utilizzare al meglio le nostre
possibilita', e di paura negativa che
e' invece quella che blocca, che porta alla fuga. Talvolta la vita sociale dell’individuo puo' risultarne influenzata. La prima forma puo' essere chiamata paura esistenziale, la seconda paura clinica.
Nel determinismo della paura intervengono tre fattori: biologico, di personalita' ed ambientale (o relazionale). Il primo
e' in stretta relazione con il cervello e la sua struttura. Per quanto riguarda il secondo fattore, sono molto importanti i primi tre anni di vita del bambino, perche'
e' in questo delicato periodo che vengono gettate le basi della personalita'. Ne puo' derivare un atteggiamento di apertura o chiusura verso l’ambiente esterno. La mancanza di un rapporto affettivo con una o due persone di primaria importanza nell’eta' infantile, potrebbe sfociare in un’ansia continua determinata dalla paura dell’abbandono. E’ nell’adolescenza, invece, che si manifestano le prime fobie: la fobia sociale, intesa come paura di non piacere, di non essere accettati dal gruppo, l’ereutofobia o paura di diventare rossi, la paura della scuola e la
dismorfofobia. In questo contesto va considerata l’anoressia, che
e', in parte anche paura del proprio corpo, tanto da negarlo, ucciderlo. Si puo' anche parlare di paura d’amare. L’amore
e' un sentimento di grande sicurezza ed e' proprio per l’importanza intrinseca che
puo', paradossalmente, far nascere la paura di perderlo. Nel 1871 Westphal parlo' per la prima volta di fobia, illustrando un caso di agorafobia. Da allora sono state individuate circa 200 fobie, delle quali le piu' frequenti sono la fobia sociale, l’agorafobia e i disturbi di attacchi di panico. Sulle paure si
e' discusso molto. Angoscia e paura sono fra le poche emozioni veramente elementari dell’uomo e di numerosi animali. In un articolo del 1895 Freud parlo' per primo delle affinita' e delle differenze fra ossessioni e fobie e nel 1909, in seguito al caso del piccolo
Hans, formulo' l’ipotesi che nella fobia vi fosse soprattutto un evitamento sessuale. Hans era un bambino con la paura dei cavalli bianchi. E nella Vienna della seconda meta' dell’Ottocento i cavalli erano presenti! In Hans la sola vista del cavallo provocava una paura talmente forte da farlo svenire. Freud studio' questo caso arrivando a spiegare la fobia con la paura del padre in quanto visto come un nemico, un ostacolo al godimento dell’affetto della madre. Le paure sono percio' spostamenti di paure reali. Nel 1926 in “Inibizione, sintomo, angoscia” Freud rianalizzo' le sue teorie e affermo' come dietro l’angoscia si celasse un conflitto inconscio e che la risoluzione dei sintomi fosse possibile solo lavorando sul conflitto e sui meccanismi di difesa che agivano intorno ad esso. I pazienti con crisi di panico hanno sentimenti aggressivi di cui sono inconsapevoli. Allo stesso tempo sono importanti le fantasie che raramente giungono alla coscienza e che sono l’elemento innescante l’attacco di panico. Secondo
Freud, molti aspetti della vita mentale, inclusi i sogni, le fantasie e alcune sfaccettature del carattere, sono il risultato di un compromesso, la cui formazione permette di unire un desiderio inaccettabile e la difesa verso questo desiderio. Gli attacchi di panico possono essere visti alla luce di questo dualismo tra rabbia e paura/fantasia di abbandono. Pur sembrando assurdo, l’attacco di panico
e' al servizio del principio del piacere, perche' la formazione del compromesso e'
senza dubbio meno doloroso dell’accettazione degli elementi personali che ne sono alla base. Alfred
Adler, allievo di Freud e fondatore della psicologia individuale, evidenzio' il legame tra fobie sociali e complesso d’inferiorita'. Secondo la psicologia dell’apprendimento, la paura
e' un comportamento che si acquisisce con il condizionamento, tant’e' che una delle terapie applicate in un disturbo fobico
e' il decondizionamento, cioe' il riproporre piu' volte lo stesso elemento scatenante l’attacco di panico, in modo da far prevalere la parte corticale, razionale, su un comportamento prettamente emotivo. Molti sono stati gli studi volti alla scoperta delle aree cerebrali direttamente interessate alla paura. Si
e' visto che alcune aree parietali risultano massicciamente irrorate dal sangue in presenza di attacchi di panico. Anche la parte inferiore della corteccia prefrontale si attiva in presenza di paura e forti emozioni.
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