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La sensibilita'
e' psicologica
I rapporti fra psiche e aspetto cutaneo si influenzano reciprocamente. Lo avevano
gia' capito gli antichi Romani
e se ne e' parlato recentemente a Bologna in un interessante workshop
di Silvia Altobelli
In psicologia qualcuno l’ha definita la sindrome della bambola di porcellana. Ovvero di una donna in cui la fragilita' cutanea lascia intuire una personalita' ricca di contraddizioni, curiosa e aperta alle
novita', ma impaurita da cambiamenti sgradevoli; empatica e socievole ma umorale, ipersensibile e facilmente influenzabile; passionale ma con difficolta' a gestire gli affetti. Sulla sua pelle si evidenziano stress e turbe emotive, ma anche difetti metabolici (intolleranza al glutine o al lattosio) ed errori dietetici (regimi sbilanciati, poveri in acidi
polinsaturi, vitamine C ed E, calcio). Di come la sensibilita' della donna parli attraverso la pelle e di come quest’ultima influenzi la sua
sensibilita', hanno parlato, in un interessante workshop tenutosi a Bologna nel corso dell’ultima edizione del
Cosmofarma, i dermatologi Enzo Berardesca e Magda Belmontesi, il chirurgo estetico Giovanni Botti. L’evento, organizzato dalla General
Topics, ha visto inoltre la testimonianza dell’attrice Corinne Clery, indimenticabile e bellissima protagonista del film Histoire d’O. Nei lavori
e' emerso che il termine “sensibilita'” viene comunemente utilizzato nella nostra lingua come espressione concettuale di un referente empirico ben piu' difficile da identificare. La sensibilita'
e', infatti, una sensazione estremamente soggettiva, in quanto uno stesso stimolo puo' essere percepito con differente intensita' da diversi individui e puo' generare reazioni variabili anche su una stessa persona in relazione alla situazione contingente. E, inoltre,
e' un concetto complesso, perche' lo stesso termine viene utilizzato con due accezioni di significato nettamente distinte: si puo' parlare di sensibilita' corporea, oppure di quella psicologica. Gia' i Latini usavano l’aggettivo Sensibilis per riferirsi a queste due diverse dimensioni. Cicerone infatti sosteneva: “Omne animal sentit”.
Cioe', ogni essere animato percepisce sensazioni,
e' sensibile dal punto di vista fisiologico e cutaneo. Ma lo stesso filosofo insegnava anche come nel mondo vi fosse il
sensum, la sensibilita' mentale, opposta alla rationem. Resta quindi aperto il quesito
perche', i Latini, tanto esperti di retorica (l’arte del parlare bene), abbiano scelto di utilizzare il medesimo termine per indicare due cosi' diverse attributi della natura umana, invece di avvalersi di due diverse espressioni. La risposta sta forse proprio nel titolo del convegno, e nell’interazione continua fra soma e psiche che si concretizza proprio nel termine “pelle sensibile”. Una condizione per cui particolari soggetti avvertono, su viso o altre parti del corpo, sensazioni di bruciore, prurito, pizzicore, dovute a stimoli di varia natura: cosmetici, detergenti, oppure provocate da condizioni e fenomeni ambientali, come il freddo, il caldo, la fioritura primaverile, ma anche a seguito di emozioni e stati d’animo. Secondo gli esperti, le statistiche sostengono che i soggetti piu' colpiti da “sensitive
skin” e' il sesso femminile (il 10% nel mondo occidentale), lo stesso che, d’altra parte, viene anche convenzionalmente considerato come il sesso piu' sensibile dal punto di vista psicologico, perche'
e' quello che piu', rispetto agli uomini, risente dei cambiamenti, sia ambientali che
situazionali, il piu' incline a manifestare i diversi stati dell’anima, il piu' timido e volubile. E forse
e' proprio questo che gia' i Latini, nella loro saggezza, erano stati in grado di comprendere. Cioe' che gli aspetti cutanei e quelli psicologici sono tra loro strettamente correlati, e che un particolare stato emotivo puo' generare importanti riflessi sulla fisiologia corporea, ed essere la causa dell’insorgere di fenomeni di
ipersensibilita'. E, allo stesso modo, manifestazioni cutanee, come psoriasi, arrossamenti e bruciori della pelle si manifestano spesso in concomitanza di situazioni legate a stress, a stanchezza e spossatezza fisica ma anche interiore. Ogni reazione del nostro corpo, ogni insolita reattivita' a fenomeni del mondo che ci circonda, dovrebbe suggerirci percio' di dare uno sguardo anche dentro noi stessi, perche' a una estrema sensibilita' fisica e cutanea, molto probabilmente corrispondera' uno stato di profonda sensibilita' emotiva e psicologica a cui dovremmo cercare, prima di tutto, di porre rimedio. Il nostro corpo
e' infatti lo specchio di cio' che e' racchiuso nella nostra mente, e cioe', come gia' i Latini insegnavano, “mens sana, in corpore sano”: una mente sana si trova soltanto in un corpo altrettanto sano.
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