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La ricerca della bellezza rubata
E' da poco stato pubblicato il primo romanzo giallo di Michele Rak. Un thriller
che unisce mistero, avventura e dramma in una folle corsa attraverso la
bellezza dell'arte
di Danilo Panicali
Cos'e' la bellezza? La bellezza e' un'opera d'arte rubata piu' preziosa della vita di chi la possiede. La bellezza e' una chimera che scompare non appena viene sfiorata. La bellezza e' seduzione, mistero, utopia ma soprattutto Ossessione. La stessa ossessione che tramuta i pacifici protagonisti de
''La Venere perduta'' di Michele Rak (Salani ed.) in esseri fin troppi umani spinti da sordide passioni e derive psicologiche pericolose. Ma andiamo con ordine. Il romanzo di cui stiamo parlando e' una storia tra il thriller, il noir di estrazione Marlowiana,
l'avventura classica alla Cussler che strizza l'occhio agli ormai classici di Dan Brown. Come da prassi
l'elemento scatenante e' un omicidio cui segue il furto di un'opera d'arte dal valore inestimabile:
un'inedita Venere di Antonio Canova di cui resta solo la foto di un dettaglio. Attorno al suo ritrovamento si intrecciano le vicende di diversi inquietanti personaggi.
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A partire dal dottor Kanopus, protagonista del romanzo, esperto d'arte, mangiatore di dolci, gran bevitore di caffe' e amante degli enigmi apparentemente insolubili. O la sua assistente Axa, lei stessa incarnazione di un mistero che forse ha la sua soluzione semplicemente
nell'esser donna. O anche la vedova del prematuro defunto, incarnazione dell'(insana) avidita' che muove il mondo (che invece sano ha la presunzione di definirsi). O per finire
l'opera d'arte stessa che alimenta il fuoco di questi ardori quasi poetici, quasi artistici, quasi misticheggianti. Una Venere di Canova che come il libro mai scritto di Aristotele ne
''Il nome della Rosa'', diviene arte nel suo non apparire, perfezione paradisiaca nel suo essere generatrice di peccato. La ricerca spasmodica della Venere diviene pagina dopo pagina una ricerca dentro
l'umano sentire, attraverso le infezioni e le corruzioni che la forma piu' alta
dell'espressione umana, l''arte, puo' generare. O meglio una folle danza su di un palcoscenico in cui ballerini con la sola presunzione di
un'anima, si dimenano come folli burattini. A orchestrare il folle ballo l'assassino. Un maniaco che si diverte a seminare in un gioco perverso
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indizi che simili a tessere di un puzzle finiranno per ricostruire la bellissima immagine perduta. Anche se un dubbio, pagina dopo pagina, sembra assalire il lettore: ma esiste davvero
l'opera che tutti (lettore e protagonisti della storia) stanno cercando. Ed e' forse questo il mistero piu' grande di questo giallo scritto da un serio professore universitario, teorico delle dinamiche delle culture e della funzione dei linguaggi
d'arte nel mutamento sociale. La ricerca come soluzione finale di un mistero, quello
dell'umano e incerto incedere nel mondo. Ma anche la ricerca vista come accrescimento personale, come evoluzione e innalzamento
dell'anima verso un ideale rappresentato dalla perfezione. Di un'opera d'arte sconosciuta ma di cui arriviamo a conoscere ogni dettaglio.
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