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articolo aggiornato il: Friday 13 April 2012

 



Disturbo del comportamento alimentare: bulimia

Un libro che racconta come si possa cadere con facilita' in un disturbo del comportamento alimentare ma che e' anche una feroce critica della societa'

di Sonia Sebastianelli

Quando la taglia conta piu' della vita puo' accadere che l’appuntamento quotidiano diventi quello con la tazza del water. E' successo anche a Stefania Longo: per riuscire a entrare nella leggendaria ‘taglia 38’ '' quella, per intenderci, di Kate Moss '' ha vomitato, giorno dopo giorno, pasto dopo pasto, cibo e anima per oltre quindici anni. ''Finche', un bel giorno, capisci che non e' lo stomaco che devi pulire, ma il cuore. Finche' capisci che l’angoscia non esce con il vomito, ma solo con la parola...''. Rompere il silenzio non e' stato facile. Stefania Longo - 39 anni di Oderzo, laureata in storia contemporanea e attualmente impiegata in un’azienda metalmeccanica - l’ha fatto per la prima volta nell’aprile del 2009, quando le parole hanno cominciato a scorrere nel fiume di un Blog: ''Vomito dunque sono''. Il successo di quel blog, frequentatissimo, l’ha convinta che poteva fare di piu'. Nasce cosi' il primo capitolo di Taglia 38 - bulimia, amore, rabbia'' (Edizioni Memori, pagg. 158, euro 14): diario minimo di una malattia dell’anima - la bulimia, appunto - dove convivono delirio e onnipotenza. Dove tutti i santi giorni, dopo l’atroce rito dell’abbuffata, Stefania Longo ha divorato e vomitato solo e soltanto se stessa. Per l’autrice di Taglia 38, il countdown delle calorie - spinto fino a quando le curve del proprio corpo non siano diventate spigoli - e' cominciato relativamente tardi, a 23 anni. Ma essere una taglia 38 prescinde dall’eta': ''entrare'' in una 38 schiude orizzonti di senso sconosciuti a una ragazza ''tirata su a cosce di pollo e patate''. E non si puo' sgarrare, non si puo' far ''come quelle poveracce che sono grasse''. L’imperativo categorico? Essere cosi' magra tanto da non compromettere mai le cuciture del tuo denim bianco, rigorosamente sotto la taglia 40. Perche' ''quel denim che non perdona, per il quale devi avere un fondoschiena ineccepibile, dice chiaramente: ’io sono’''. Nella modalita' compulsava della bulimia, l’esistenza si cristallizza nella rigida alternativa del pieno e del vuoto: boccone dopo boccone, l’''orgia alimentare'' si manifesta come estremo tentativo di colmare un abissale vuoto interiore. La comunicazione con il mondo viene gradualmente sospesa: il cibo diviene cosi' l’unico referente: non tradisce, non giudica, non abbandona mai... 

Disturbo del comportamento alimentare: bulimia Il guaio e' che si continua a riempire il corpo, non l’anima. Da qui, il bisogno di vomitare, finalizzato a ristabilire il vuoto originario: il cibo divorato viene considerato ''altro da se''' e, dunque, va eliminato per liberarsi di ''cio' che non sono io''. Ma anche di cio' che sono: insieme al cibo, infatti, ci si libera anche di se stessi. La bulimia, insomma, punta alla dimensione del ''non esserci'': da una parte annichilendo il corpo che sconta, sul piano fisico, l’alternanza fatale di mangiare e vomitare, dall’altra lacerando i nervi dell’anima tra fame d’amore e disperato senso di inadeguatezza e disagio. Oggi, Stefania Longo e' quasi certa di essere finalmente uscita da quella dimensione anfibia tenacemente sospesa tra il digiuno e l’abbuffata. Quasi. Riuscire a fissare negli occhi i propri demoni, se non proprio sconfiggerli, e' comunque una vittoria. ''Le modelle di Vogue '' confessa - continuano ad essere la mia ossessione: magrissime e bellissime... Lo so e' assurdo ma, ancora oggi, non riesco a fare a meno di guardarle e dire: Perche' io non sono cosi'? La societa' ci butta addosso un peso troppo grande: a Treviso, una quarantenne per invecchiare felice deve piacere al compagno di scuola del figlio. Dobbiamo essere sempre in forma e fighe fino a 50 anni''. La scrittura, brillante e matura, non tradisce la natura di esordiente dell’autrice: Stefania Longo va giu' sicura nel redigere una sorta di memoriale dove il processo dell’annotazione quotidiana diventa pretesto per allestire un’ironica e graffiante 
‘etologia’ di se stessa: ''Essere magre a quarant’anni non e' facile. Ci si porta dietro l’illusione di conservare un pezzo di adolescenza... non importa invecchiare dentro. L’importante e' la giovinezza fuori. E qui nella Marca e' ancora peggio: sembriamo tutti perfetti e, invece, dentro moriamo. A 23 anni ho iniziato una dieta perche' non mi piacevo: ero magra, ma mai abbastanza. Ho perso subito 6 chili ma non bastava. Poi qualcuno mi ha parlato del vomito. E cosi' ho iniziato. Sono arrivata a vomitare ogni giorno, anche piu' volte. Quasi subito ho capito che mi dovevo far aiutare, ma non era facile. La medicina a me non e' servita a nulla. Mi svegliavo al mattina e la prima cosa che pensavo e' che volevo invecchiare il piu' in fretta possibile per non dovermi piu' confrontare con il peso di essere bella e magra...''. Piu' della medicina, della sedute dallo psicologo e dei ricoveri forzati, sono state le parole a guarire Stefania Longo: ''Ho iniziato a scrivere un blog dove raccontavo le mie giornate con la bulimia: sono arrivati tantissimi commenti. Un giorno una ragazza mi ha scritto di essere guarita grazie al mio blog''. Come scrive Silvana Mazzocchi nella bella prefazione ''Stefania ha cominciato a ''lottare contro la deriva della propria identita'. Non e' ne' facile ne' garantito, ma almeno e' possibile. Comprendo che sono io il mio disturbo alimentare e ne sono gia' un pezzo fuori''. Nel libro c’e' un capitolo che si intitola ''Scorie'': ''La bulimia e' la malattia delle ragazze che crescono troppo in fretta '' scrive l’autrice di Taglia 38 - ... e mentre ci emancipiamo, cadiamo in un buco nero in cui e' impossibile non incontrare un disturbo alimentare. Se siamo fortunate, e' possibile trovare conforto nella moda e nella TV, cose per ragazze moderne, altrimenti si cerca empatia nella bulimia o altri disagi alimentari. E' normale. E' trendy. E' del tutto fisiologico se, cercando di essere magnifica, adeguata alla cultura vuota e superficiale dei nostri giorni, una leggera anoressia e' una cosa da niente se non abbiamo ancora ammazzato nessuno. E' un piccolo prezzo che noi ragazze dobbiamo pagare per sopravvivere al mondo che cambia. Un effetto collaterale minimo dell’industrializzazione dell’esistenza. Una degenerazione dello sviluppo sociale. Un risvolto obbligato della selezione naturale. Un salvagente se stiamo per annegare''. La bulimia, come segnale inequivocabile che qualcosa si e' definitivamente rotto, e' un disagio moderno, pulito e riservato. Mille volte e piu' preferibile a disturbi decisamente piu' sporchi, sconvenienti e poco gestibili come alcolismo e tossicodipendenze: ''Si fa parte degli emarginati '' dice ancora Stefania Longo - degli sfortunati, delle acque reflue, del carbone che porta la Befana. Facciamo parte del progresso malato o, meglio, ne siamo i resti... Quello che resta fuori da un mondo che avanza. Un mondo difficile da digerire''




 


 



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