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Il vero significato della donazione
Un libro realizzato per spiegare le dinamiche della donazione e permettere al
medico di recuperare il proprio ruolo di mediatore sociale
di Giorgio J.J. Bartolomucci
Raggiungere un traguardo scatena un mix di reazioni che vanno gestite con
attenzione. Alla soddisfazione di aver concretizzato un obiettivo su cui si e' a
lungo lavorato, puo' tipicamente sovrapporsi un senso di soddisfazione che
intacchera' la nuova sfida da intraprendere. Nella corsa tecnico-scientifica
della medicina moderna sono tanti i traguardi che vengono battuti, da rendere
complessa la possibilita' di impostare confronti utili per comprendere le
direzioni dei percorsi intrapresi. A distanza di sessanta anni dalla nascita
della medicina dei trapianti, una delle conquiste piu' importanti per la sua
capacita' di restituire la vita a persone in condizioni altrimenti
irreversibili, e' uscito un saggio che sviscera le prospettive e i problemi
della donazione di organi da vivente: ''Santi o Schiavi?'' e' un libro
realizzato da Franco Filipponi, docente e ordinario di Chirurgia Generale, oltre
che presidente della SISQT (Societa' Italiana per la sicurezza e la qualita' dei
trapianti) con i chirurghi Paolo De Simone e Davide Ghinolfi, e con la
fondamentale collaborazione delle principali Associazioni che si occupano di
donazioni e trapianti. Come raccontano gli autori, il libro, edito da B.C. Dalai
Editore, nasce dalla percezione di un contrasto che affligge la moderna pratica
trapiantologica, fra Italia ed estero, per cui ai progressi tecnologici si
contrappone uno spazio sempre piu' scarso a disposizione del medico e alla sua
funzione. Un'occasione per ragionare, a bocce ferme, e arricchire il dibattito
con spunti di carattere filosofico, etico e normativo, oltre che scientifici,
per meglio comprendere le diverse dimensioni della donazione di organi da
vivente. Uno sforzo culturale che rischia di scontrarsi con la generale
ammirazione di un'impresa ardua e grandiosa, in grado di riscattare il paziente
dalla sofferenza e dalle limitazioni prodotte, ma che allo stesso tempo tende a
ridurre l'esercizio del dubbio e della critica, minimizzando o addirittura
tacendo i conflitti etici. Partendo da un'escursione sui principali sistemi
organizzativi della donazione e del trapianto in tutto il mondo, cercandone di
comprendere anche le basi fondamentali che le caratterizzano, si permette una
riflessione generale sul valore delle dinamiche religiose, culturali,
economiche, sociali e legislative che suggellano il sacrificio del singolo verso
il prossimo.
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Cosi', se la tecnologia aumenta le opportunita' di venire incontro alle
necessita' dei pazienti, come riescono la medicina e i suoi operatori a
confrontarsi con tutte le difficolta' e le criticita' generate dal trapianto di
organi da vivente? La possibilita' di donazione (principalmente per rene e
fegato) ha messo in crisi la vulnerabilita' di un bacino di persone disperate
che mettono a disposizione i propri organi per poter aspirare un futuro
migliore, a cui e' necessario rispondere con politiche di garanzia, sicurezza e
trasparenza. Allo stesso tempo, ricorda il testo, non e' possibile non dettare
una riflessione volta a comprendere e regolamentare gli episodi di donazioni in
favore di uomini e donne, per altruismo o puramente per spirito samaritano. Non
esistono certezze o strategie vincenti, ma solo diversi approcci allo stesso
problema, ovvero la carenza di organi, e la forza della Rete puo' renderne
ancora piu' complessa la gestione. Sono sempre piu' frequenti le occasioni in
cui su Internet si trovano richieste di aiuto o di scoprire storie di donazioni
incrociate: situazioni che possono, probabilmente, ottenere risultati positivi,
ma anche generare pratiche dubbie ed estranee al significato piu' profondo
della donazione.
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Se non appare razionale e giustificato respingere la donazione da vivente,
appare piuttosto opportuno limitare tutti i comportamenti e le pratiche
condotte ai margini della legalita' o a rischio di compromettere il rispetto
della dignita' della persona. Il libro di Filippone, De Simone e Ghinolfi, non
offre risposte ma, piuttosto, raccoglie una serie di dubbi fondanti della
professione del medico, che deve recuperare un ruolo sociale di mediatore tra
il linguaggio della scienza e quello della vita.
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