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articolo aggiornato il: Wednesday 07 December 2011

 

 

Biodisponibilita' e assorbimento

La barriera cutanea rappresenta un ostacolo ben noto, che pero' puo' essere facimente superato. Ce ne parla il dott. Ugo Citernesi

della dott.ssa Francesca Colafrancesco

Il problema della biodisponibilita' reale di un principio attivo in campo dermatologico e' legato inevitabilmente a quello del suo assorbimento cellulare. Per aumentarne la mobilita' e la penetrazione, vengono utilizzate metodiche di vario genere: onde elettro-magnetiche, ultrasuoni, ionizzazione di molecole, attraverso la somministrazione di correnti di vario tipo e natura. Nel frattempo, le nano tecnologie, con la creazione di strutture sovramolecolari e sfruttando sistemi di biomimetismo strutturale, quale quello dei liposomi, hanno reso piu' stabili le molecole funzionali favorendone l’assorbimento percutaneo. Fra chi crede che il futuro del settore farmaceutico e cosmetico si giochera', piu' che su nuovi macchinari, sull’incremento della biodisponibilita' e assorbimento di nuovi principi attivi attraverso la pelle, specie di origine naturale, c’e' da anni il dott. Ugo Citernesi, Direttore dell’Istituto Ricerche Applicate di Usmate Velate (Milano) a cui abbiamo posto alcune domande. 
Perche' la biodisponibilita' e' cosi' importante? 
Qualsiasi principio attivo per esplicare la propria funzionalita' deve poter entrare all’interno del citoplasma cellulare o almeno legarsi stabilmente alla cellula stessa. Sappiamo che il passaggio attraverso lo strato corneo puo' avvenire solo per diffusione, attiva o passiva che sia. 
Ci sono novita' sui fenomeni della permeazione e dell’assorbimento cutaneo? 
Molto si discute sulla dinamica di questi meccanismi, diverse ipotesi, alcune decisamente insostenibili. Limitandosi a quanto scientificamente accertato, schematicamente la teoria dell’osmosi spiega ancora il trasporto passivo, mentre per chiarire quello attivo si fa via via ricorso all’applicazione di forze di varia natura in grado di accelerare il passaggio di soluti attraverso la barriera cutanea. In realta' siamo sempre in presenza di situazioni complesse, in cui piu' processi si integrano sinergizzandosi o annullandosi fra loro.
Quindi, niente di nuovo?
Non e' proprio cosi'. Negli ultimi anni si sono fatti grandi passi avanti nello sviluppo di sistemi di veicolazione transdermica che permettono di far giungere i principi attivi, in maniera mirata, prima all’organo e poi al tessuto e alle sue cellule. Per restare nella dermocosmesi, la recente metodica di complessazione delle molecole funzionali con fosfolipidi (Liposystem Complex®), ancor piu' che l’incapsulamento all’interno del liposoma, ne permette un miglior uso nei prodotti topici e pertanto nei cosmetici. Per esempio, nel nostro Istituto abbiamo dimostrato un maggior grado di assorbimento cutaneo di Vitamina E complessata con fosfolipidi rispetto a quella originale, e una protezione del principio attivo dall’attacco chimico ed enzimatico. Molto si sa in piu' anche sulle ciclodestrine, le loro proprieta' dielettriche e conduttive, spiegano perche' i complessi di inclusione (Cyclosystem Complex), in cui queste molecole ospitano al loro interno delle sostanze attive cosmetiche, sono piu' protetti dai processi ossidativi e degradativi, vengono meglio assorbiti e mostrano un prolungato effetto del tempo, in base a proprieta' di rilascio controllato, aumentando cosi', anche notevolmente, la biodisponibilita' del principio attivo sulla cute. Questo rende le ciclodestrine indicate non solo per i prodotti di trattamento ma anche per la formulazione di cosmetici per il make-up destinati a permanere a lungo sul viso. Oppure come stabilizzanti di emulsioni, deodoranti, riducendo i potenziali effetti irritanti di altri ingredienti.

Fosfolipidi e ciclodestrine, un discorso molto ampio, che se vuole riprenderemo un’altra volta. Ora torniamo al trasporto attivo e ai sistemi usati in medicina estetica. Che ne pensa?
Per ognuno di essi lo scopo e' aumentare il passaggio attraverso la cute di principi attivi, ad alta concentrazione, privi il piu' possibile di effetti collaterali. Parliamo di almeno quattro sistemi diversi fra loro. Il primo sfrutta le lunghezze d’onda comprese nell’ultrasuono con gel ed emulsioni il cui uso e' semplice, sicuro ed efficace. La veicolazione trasdermica e' superficiale. I Sistemi a Onde Elettromagnetiche si basano sulla ionizzazione di molecole piuttosto grandi, che in mezzo acquoso come un gel, migrano verso la loro polarita' elettrica opposta. e' un processo di elettroforesi che separa le proteine da altre molecole, e le carica elettricamente, per questo, per evitare effetti contrari, bisogna evitare miscele di prodotti con cariche diverse fra loro. Anche i Sistemi Laser possono sfruttare l’apporto energetico generato dal fascio di luce monocromatica, in modo che il principio attivo posto sulla cute la penetri con maggiore facilita'. Per finire alcuni Sistemi si basano su differenze termiche che agiscono modulando la vasodilatazione cutanea e il trasporto delle molecole permeate. 

Poro cutaneo ingrandito 1500 volte

Sudore ingrandito 900 volte si stacca dalla cute 
Fra questi sistemi quale consiglia al medico che ci legge?
A mio parere non esiste una soluzione unica ideale, ma per ottenere un risultato funzionale realmente efficace occorre mettere a punto una serie di protocolli operativi che prevedano l’integrazione del sistema attivo di cui si e' in possesso, con le nuove formulazioni precedentemente descritte. 
Inoltre e' sempre meglio prescrivere al paziente un trattamento domiciliare di supporto a quello ambulatoriale. La sospensione, infatti, rischia di compromettere i risultati ottenuti nella seduta precedente.Un aspetto molto importante da sottolineare, per la salvaguardia del paziente, e' purtroppo ovvio, che applicando complessi e sofisticati sistemi di veicolazione transdermica, tali applicazioni fanno si che anche eventuali sistemi conservanti dannosi per i pazienti, vengano conseguentemente veicolati con maggior efficienza, aumentando rischi di irritazione e di sensibilizzazione allergica. 
La creazione e l’uso dei prodotti, considerati di terza generazione, cioe' totalmente privi di conservanti, evitano e riducono notevolmente tali rischi.


 

 

 


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