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Ultime notizie dal CNR
di Cecilia Migali
Tossina diecadenale
E' la tossina con cui le diatomee, alghe unicellulari, si proteggono dai
copepodi, piccoli crostacei e loro predatori. Un sistema di difesa chimico che potrebbe essere efficace anche per bloccare la proliferazione delle cellule tumorali e per contrastare le malattie
neurodegenerative. A rivelarlo
e' una ricerca del Cnr, della Stazione Zoologica A. Dohrn e dell’universita' Federico
II, pubblicata sulla rivista Nature. “Questa tossina ha una particolarita': provoca la morte delle cellule proliferanti e non differenziate, come sono appunto quelle tumorali”, spiega Luca Colucci D’Amato dell’Istituto di Endocrinologia e Oncologia Gaetano Salvatore del Cnr di Napoli. La
possibilita' che il decadienale abbia sulle cellule tumorali un effetto simile a quello che ha sugli embrioni dei copepodi
e' supportata da osservazioni di laboratorio condotte su cellule derivate dal sistema nervoso embrionale del topo; la sperimentazione ha mostrato che l’aldeide determina la morte cellulare, fin quando le cellule sono proliferanti, mentre la sua azione cessa quando si blocca la proliferazione e si induce il differenziamento. "Questa sostanza" conclude Colucci
"e' presente anche nell’organismo umano e potrebbe essere coinvolta nel processo di degenerazione e di invecchiamento cellulare". Riuscire a capire i meccanismi cellulari e molecolari con cui agisce, potrebbe quindi rivelarsi utile anche nel contrastare lo sviluppo di malattie
neurodegenerative, quali il Parkinson e l’Alzheimer.
Vino, istamina e proteomica
Eritemi, mal di testa e spossatezza. Sono i sintomi che spesso si avvertono dopo aver brindato con un bicchiere di vino. La causa di tutto
cio'? L'istamina. A breve, pero', potremo dimenticare questi inconvenienti grazie alla
proteomica, come testimonia una ricerca condotta dal Cnr, dall'Universita' di Torino e dall'Istituto di enologia di Asti. “Utilizzando la proteomica”, spiega Maria Gabriella Giuffrida dell’Ispa-Cnr di Torino, “abbiamo isolato gli enzimi della flora fermentante del vino responsabili della produzione di istamina, causa di tanti disturbi”. Facendo crescere i batteri in condizioni controllate
e' infatti possibile individuare le situazioni migliori per inibire la superproduzione enzimatica durante il processo di fermentazione dell'uva. “In questo modo blocchiamo quasi totalmente la formazione di istamina e, con essa, gli effetti che produce sull’organismo”, commenta la ricercatrice del
Cnr. Basta quindi attuare, durante la produzione dei vini, gli interventi suggeriti dai risultati dello studio per avere un prodotto di invariato valore enologico e privo di effetti negativi per l'organismo. Ma questa
e' solo una delle possibilita' che la proteomica offre in campo alimentare. “Questa giovane disciplina”, afferma Amedeo Conti dell’Ispa–Cnr “si rivela di grande
utilita' in tutte le allergie legate al cibo. Grazie a tale tecnologia abbiamo stabilito, per esempio, che il principale allergene del latte non
e', come si pensava, la b-lattoglobulina, bensi' la caseina, o meglio, alcune isoforme di questa proteina”. Una volta individuato
cio', e' possibile eliminare la proteina allergizzante e avere un prodotto tollerato da tutti e assolutamente valido dal punto di vista nutritivo.
Arriva il tritarifiuti ecologico, in grado di frammentarli e trasformarli in polvere ecologica combustibile. "Si tratta di un processo meccanochimico a basso impatto energetico ed eco-sostenibile", osserva Gabriel Maria Ingo, dell'Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del
Cnr. "La spazzatura che si trova nei comuni cassonetti, viene macinata da anelli e sfere in acciaio che, attraverso un movimento rotatorio, la riducono in granelli di polvere minutissimi del diametro di circa 20-30 micron e ne determinano alcune variazioni chimico-fisiche e strutturali: disidratazione, sterilizzazione e aumento della superficie specifica. Questo combustibile, ridotto in palline,
puo' essere usato come fonte di energia. Attualmente in un impianto pilota siamo in grado di trattare 25 kg di rifiuti l'ora". Una struttura di livello industriale
potra' soddisfare le esigenze di smaltimento di un comune di circa 20mila abitanti, con un deciso abbassamento dei costi di smaltimento.
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