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Feverfew: nomi diversi, stessi effetti
Il ricorso a piante e fiori mette in luce il problema della identificazione botanica certa della famiglia e del genere per evitare confusione ed errori
Viviamo in un'epoca in cui tutto cio' che succede in un luogo viene subito risaputo a migliaia di chilometri di distanza. In
piu', lo sviluppo dei mezzi di comunicazione e il ricorso alla lingua inglese, ormai universale, facilitano il trasferimento e lo scambio
d'informazioni come mai era successo nella storia dell'uomo. Puo' sembrare paradossale,
pero', ma in quello che Mc Luhan chiamava il villaggio globale
c'e' ancora qualche difficolta' a capirsi quando prevale una nomenclatura originaria, e
l'uso di un termine nelle diverse lingue locali rende incerto che ci si stia riferendo allo stesso oggetto. In questo caso
l'inglese non basta e, spesso, per capirsi c'e' bisogno di una lingua apparentemente morta come il latino. Un esempio concreto viene dal mondo
dell'erboristeria e delle piante medicinali. Se vi capitasse fra le mani una formulazione dermatologica proveniente dal mondo anglosassone fra i principi attivi potreste leggere il nome:
Feverfew. In Francia, trovereste scritto Camomille grande, in Germania, Mutterkraut e in Spagna,
Amarganza. In Italia il nome botanico piu' usato
e' Partenio, ma a seconda delle regioni per la stessa erba si usano anche i nomi:
Amareggiola, Amarella, Camomilla bastarda, Camomillona, Erba amara vera,
Matricale, Tanaceto. Solo una indagine piu' approfondita permette di chiarire i termini botanici ufficiali, Chrysanthemum parthenium
Bernh., Tanacetum parthenium o anche Pyrethrum parthenium), che identificano una pianta medicinale della famiglia delle Compositae (genere
Asteracee), che cresce in tutto il mondo, nei giardini ma anche in maniera selvaggia nella vicinanza delle case, lungo i viottoli di campagna, sulle macerie, specialmente nei terreni ad alto tenore ammoniacale. Alta da 30 a 80 centimetri, mostra un fusto eretto, foglie molli bipennate o
tripennate, dai fiori bianco-gialli che somigliano a quelli della camomilla romana o della
matricaria, da cui si distingue per il forte odore penetrante e sgradevole, che tiene lontane perfino le api. Originaria
dell'Asia occidentale e della penisola Balcanica, fu introdotta in Grecia dove, con il nome
Parthe'nion (da parthe'nos, vergine) era gia' allora ritenuta efficace per la cura delle malattie femminili, in primo luogo la dismenorrea, e a tale proposito venivano tradizionalmente usate le sommita' delle foglie. Il nome Tanaceto viene fatto derivare dal greco
ta'naos = lungo e ake'omai = io guarisco, mentre nel latino medievale la parola
tanasi'a sembra derivare dal greco athanasi'a = immortalita', e probabilmente richiama l'usanza di mettere rametti di Tanacetum vulgare nel sudario dei morti, forse per garantire loro una qualche
immortalita'. Nei testi di erboristeria datati intorno
all'anno 1000, la pianta era suggerita come febbrifugo, da cui la successiva traduzione inglese
feverfew, e da allora, nel tempo, la medicina popolare ha messo a punto
un'ampia serie di trattamenti per l'emicrania, l'artrite, problemi digestivi, arrossamenti e ferite.
E' stato anche usato come colluttorio e per uso esterno come antisettico per ferite e contusioni. Nel 1863 J. Chautard riusci' a estrarre, tramite distillazione acquosa, un olio essenziale, che bolle fra i 165° and 220° C., ricco di borneolo (canfora levogira di matricaria C10H16O), mentre piu' recentemente sono stati isolati numerosi altri costituenti: lipidi, glucidi, sali minerali, polifenoli
(flavonoidi e tannini), terpenoidi (lattoni sesquiterpenici tra i quali il
partenolide), guaianolidi (mono, di-epossidi, endoperossidi). Una ricerca su Medline e la banca dati di
Lancet, mostra numerosissimi studi clinici che ultimamente hanno riguardato anche la dermatologia e
l'uso di una crema per il trattamento delle pelli sensibili. In particolare, in un articolo pubblicato nel marzo 2005 sul Journal of the American Academy of
Dermatology, si afferma che
l'estratto di Chrysanthemum Parthenium (Feverfew), purificato della componente
partenolide,
e' il piu' efficace antinfiammatorio e antiossidante fra le 2000 sostanze vegetali prese in esame,
dall'aloe vera al the bianco. Inoltre, uno studio randomizzato in doppio cieco di 3 settimane ha determinato una significativa riduzione
dell'arrossamento e dell'irritazione oltre al miglioramento in tutti i parametri della pelle sensibile.
L'ipotesi e' che gli effetti si determinino attraverso il rilascio di serotonina e
l'inibizione della sintesi di prostaglandine, che sembra essere mediata da un effetto inibitorio sulla
fosfolipasi, con
un'azione terapeutica che si svolge a livello della circolazione periferica dove si riducono i processi infiammatori. Per concludere, soprattutto quando si parla
d'ingredienti naturali, derivate da erbe o fiori, e' necessario che la traduzione nelle diverse lingue delle etichette identifichi sicuramente la pianta utilizzata, per evitare confusione . Perche' talvolta ci sono similitudini che potrebbero creare errori. Il
partenio, per esempio somiglia ma non va confuso con il Tanacetum vulgare (Chrysanthemum
vulgare), una pianta ad azione antielmintica usata in medicina popolare ed oggi completamente abbandonata per la presenza di olio essenziale contenente
tujone, sostanza neurotossica e abortiva. Ne' deve essere confusa con il Chrysanthellum americanum Vatke (Crisantemo americano) utilizzato perche' contenente saponine e
flavonoidi, nella calcolosi biliare, o il Chrysanthemum leucanthemum L. (margherita dei prati) usata talvolta per sofisticare la camomilla.
(L.Z.)
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