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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 

 

1968: i ricordi di una bambina

Inizia l'anno delle celebrazioni per una data che ha rappresentato un momento importante di trasformazione sociale

di Gabriella La Rovere

Stanno per cominciare le tante celebrazioni che avranno per oggetto il millenovecentossessantotto. Sono infatti passati 40 anni da quella che e' ricordata come l'epoca della contestazione giovanile. Ognuno parlera' e scrivera' di quell'anno che, nel bene e nel male, ha cambiato la storia della nostra civilta', partendo dal suo punto di vista, ma soprattutto dalla sua esperienza e dai suoi ricordi. Provero' a farlo anche io che all'epoca ero ancora una bambina e molte cose le ho vissute di riflesso, sia perche' mia sorella era gia' un'universitaria, sia perche' l'istituto scolastico che mi ha vista per tanti anni una scolara diligente, era a pochi metri dal famoso liceo ''Giulio Cesare'' di Roma. Molto di cio' che accadeva in quei giorni venivo a saperlo attraverso i miei genitori, e molte delle cose accadute ho potuto ricostruirle e capirle solo succes­sivamente. In Italia, tutto era iniziato nell'autunno del 1967 con l'occupazione dei maggiori atenei italiani. Nel mirino della contestazione giovanile c'era il classismo del sistema dell'istruzione, denunciato anche da parte del mondo cattolico con la famosa ''Lettera a una professoressa'' di don Lorenzo Milani, in cui l'attualita' di certi argomentazioni e', a dir poco, sorprendente come a dire che forse non tutto e' cambiato. I testi teorici del movimento studentesco furono elaborati nelle universita' di Pisa, Torino e Trento mentre la miccia che fece esplodere la situazione fu l'occupazione dell'universita' di Roma, che costrinse l'allora rettore D'Avack a chiedere l'intervento della polizia. Da li' il corteo dei giovani si sposto' a Valle Giulia, che divenne teatro di veri e propri scontri. Con i fatti di Valle Giulia, la contestazione giovanile valico' i confini universitari per estendersi al mondo dei lavoratori, portando ad una richiesta di rivoluzione sociale. Nessuno era piu' escluso e, in assemblee sempre piu' affollate e coinvolgenti, tutto veniva messo in discussione. In estate, con le universita' chiuse, la protesta arrivo' in ambito culturale. Artisti e studenti, a settembre, riuscirono infatti a interrompere la Biennale e la Mostra del Cinema di Venezia. Il 1968 si concluse pero' tragicamente. Il 31 dicembre alcuni studenti pisani andarono a contestare un veglione di lusso che si svolgeva nel famoso locale ''La bussola''. Uno dei clienti sparo' ferendo un ragazzo che rimase paralizzato. L'onda della rivoluzione sociale e culturale continuo' negli anni successivi e il ‘68 fu il terreno fertile dal quale presero origine movimenti importanti quali il femminismo. Il 1968, pero', non deve essere ricordato solo per l'impulso a cambiamenti socio-culturali, perche' grandi rivoluzioni avvennero soprattutto nell'ambito della tecnologia. In quell'anno, infatti, nacque il primo robot completo della Stanford Research Institute, e compi' il suo primo volo il Boeing 747, soprannominato Jumbo, in grado di trasportare 385 passeggeri. Questo gigante dell'aria modifico' radicalmente l'aviazione commerciale e l'immaginario collettivo sulle possibilita' che si aprivano all'uomo nell'ambito dei viaggi transcontinentali. Ricordo che molti romani che non avevano i soldi per comprare un biglietto aereo, trovavano emozionante andare sulla terrazza dell'aeroporto di Fiumicino per vederlo decollare. Il 24 dicembre 1968, poi, l'Apollo 8 con a bordo tre astronauti (Borman, Lowell, Anders), compi' 10 giri attorno alla Luna inviando come regalo di Natale a tutto il mondo, immagini indimenticabili del nostro satellite. Quell'anno il Nobel per la Medicina fu assegnato a Watson e Crick per l'interpretazione del codice genetico e la sua funzione nella sintesi proteica, e per la Fisica ando' a chi aveva scoperto la stella pulsar. Il fermento e la voglia di rompere gli schemi si esprimeva anche nel modo di vestire: nacque l'anti-moda proposta dagli hippies, che privilegiava materiali naturali tipo lino, cotone, canapa, imitando tendenze etniche e orientali. Ho ancora impressi nella mia mente i famosi pantaloni a zampa di elefante: erano a vita bassa, stretti fino al ginocchio per poi allargarsi e arrivare a coprire per intero le scarpe con la zeppa… erano talmente aderenti da richiedere l'intervento di due persone per chiudere la cerniera! Ben presto questo modo nuovo e spontaneo di vestire divenne fonte di ispirazione per i creatori di moda, perdendo cosi' i suoi connotati di antimoda diventando, ahime', moda. Dai discorsi preoccupati dei miei genitori intuivo che in quel periodo s'iniziava a parlare di libero amore e della caduta di molti tabu' sessuali. Cosa che avrebbe influenzato anche le arti figurative, non ultima la fotografia, anche se, paradossalmente, il calendario Pirelli usci' con uno stile piu' sussurrato che gridato, abbinando modelle a versi di celebri poeti evitando cosi' quello che per allora sarebbe stato considerato un susseguirsi di volgarita'. Come fotografo fu scelto Harry Peccinotti che aveva lavorato come reporter in Vietnam e che era famoso per aver usato per primo modelle di colore nei suoi servizi di moda. A questo proposito, pero', e' simpatico raccontare un fatto che pochi ricorderanno. L'anno prima, durante la sessione fotografica che si svolgeva nell'isola di Djerba, era scoppiata la guerra tra Israele e i paesi arabi e tutti i turisti vennero rimpatriati. Peccinotti, da buon reporter, continuo' il suo lavoro di fotografo e fu arrestato, mentre i suoi rullini furoro sequestrati. Il calendario Pirelli si salvo' solo perche' quello all'interno della macchina fotografica venne furtivamente consegnato al marito di una delle modelle, l'unico ad avere in tasca il biglietto aereo in partenza per Londra. Ma il 1968, in Italia, e' oggi osannato soprattutto in campo musicale perche' la contestazione giovanile apri' la porta ai cantautori e alla canzone impegnata. La Rai, nonostante la sua proverbiale severita', gia' dalla meta' degli anni ‘60 sull'onda del successo planetario dei Beatles e dei Rolling Stones, aveva cominciato a guardare al mondo giovanile: trasmissioni radiofoniche di enorme successo furono Bandiera Gialla e Per voi giovani, trasmesse senza interruzioni dal luglio del 1966. Mattatori: Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, padri dei programmi contenitore, le cui orme furono subito seguite una nuova generazione di conduttori d.j.: Mario Luzzato-Fegiz, Carlo Massarini, Paolo Giaccio, Raffaele Cascone, mentre la radio diventava vero trampolino di lancio per cantanti e gruppi quali Lucio Battisti, Eugenio Finardi, Nomadi, Procolarum, Dik-Dik, Equipe 84. Anch'io che ero piccola, insieme a mia sorella, fra le critiche dei nostri genitori ogni pomeriggio accendevamo la radio, a patto che i compiti scolastici fossero gia' stati svolti. I cosiddetti ''matusa'' (una parola fortunatamente scomparsa dal nostro attuale vocabolario), non apprezzavano il linguaggio libero dei conduttori, e rifiutavano la musica cosi' lontana dagli standard tradizionali. La canzone ''4 marzo 43'' ne fu un classico esempio: ricordo ancora le discussioni accese in famiglia che ci contrapponevano a mio padre che mal riusciva a capire Lucio Dalla e i suoi testi. Sono passati 40 anni da quei giorni che oggi in molti sottopongono a forti critiche perche', pur avendo alimentato speranze e aspettative, non avrebbero contribuito a veri cambiamento sociali, ma all'inizio di una lenta e progressiva contestazione e messa in crisi di Istituzioni quali la scuola, la famiglia, la chiesa, ecc. Opinione in netto contrasto con chi vede quei giorni come origine di un mito inossidabile. Oggi, i protagonisti del 1968 e della contestazione giovanile sono a loro volta genitori - talvolta nonni - e affetti da una nostalgia che spesso ha imbastardito i loro comportamenti, si confrontano duramente con le esigenze di rinnovamento poste dai loro figli. Come se, dopo l'ubriacatura del 1968, non fosse stato facile affrancarsi da una schiavitu' intellettuale perche', in fondo al loro animo sarebbe rimasta una incrostazione di cultura hippy. Da cui deriverebbero le crisi sentimentali, di coppia, esistenziali, ideologiche, che hanno arricchito schiere d'analisti e che sono state soggetto di molti film dove al riso del paradosso si e' unito l'amaro del rimpianto. Li chiamano i reduci del '68 ed e' come se vivessero nel passato – e per alcuni critici: di rendita, sulle spalle di un movimento importante ma ormai lontano. A voler esprimere un giudizio obiettivo ed equidistante, potremmo dire che forse e' troppo importante il peso di quello che e' iniziato nel 1968 che, probabilmente, sia i giovani d'oggi che quelli di allora, si sentono schiacciati da un'eredita' cosi' pesante da non osare nemmeno di prendere le distanze e contestarlo ideologicamente per i suoi eccessi.



 



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