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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Albert Einstein

Ricorre il cinquantesimo anniversario della morte di Albert Einstein e il centenario dalla formulazione della teoria della relativita'. Ripercorriamo insieme la vita di un genio

di Danilo Panicali

Nel 2005 si celebra l’anniversario della morte di Albert Einstein, il padre della fisica moderna. La geniale mente destinata a sconvolgere con le sue teorie i presupposti stessi su cui reggevano le conoscenze del mondo fino al 1905, nasce a Ulm (Germania) nel 1879. Primo figlio di Hermann e Pauline Einstein, trascorre la sua infanzia a Monaco dove la sua famiglia, di origine ebraica, possiede una piccola azienda di macchinari elettrici. Fin da piccolo e' uno studente brillante, con una particolare predilezione per la geometria che impara da solo a 12 anni. A 16, tuttavia, forse per la sua scarsa attitudine oratoria, fallisce un esame di ammissione alla facolta' d’ingegneria elettrica. In seguito, a causa di alcuni problemi economici che colpiscono la sua famiglia, si trasferisce a Milano dove interrompe gli studi. Nel 1896 rinuncia alla sua cittadinanza tedesca. “Sono un uomo senza radici” suole affermare, e infatti resta senza nazionalita' fino al 1901, quando prende quella svizzera. Si laurea nel 1900 al Politecnico di Zurigo, dopo aver finito gli studi superiori ad Arrau. Il suo obiettivo e' adesso quello di insegnare matematica e fisica ma, causa l’ostruzionismo di alcuni dei suoi professori, non riesce a ottenere una cattedra all’universita'. Inizia cosi' a lavorare temporaneamente come insegnante di scuola superiore (1901). e' in questo periodo che sposa la prima moglie Mileva Maritsch, dalla quale ha due figli. Piu' tardi Einstein sposera' sua cugina Elsa. Lavora come supplente fino al 1902, anno in cui viene assunto dall’Ufficio Brevetti di Berna. Un’occupazione in apparenza poco significativa che tuttavia gli permette di trovare il tempo per dedicarsi alla formulazione delle sue teorie piu' importanti. Il 1905 da questo punto di vista e' l’anno di svolta per la sua carriera scientifica. Il giovane Einstein pubblica, infatti, sugli Annalen der Physik tre articoli: il primo sui quanti di luce, che rappresenta la prova della natura corpuscolare della luce (lavoro che gli vale il Nobel per la fisica nel 1921); il secondo sul moto browniano, la prima prova della reale esistenza degli atomi e il fondamento su cui poggia tutta la futura ricerca sull’energia atomica; il terzo, infine, sulla relativita' ristretta, oggi conosciuto come Teoria della Relativita' Speciale. Quest’ultimo articolo contiene due ipotesi. La prima e' che le leggi della fisica devono essere le stesse in ogni sistema di riferimento. La seconda e' che la velocita' della luce e' costante. Piu' tardi, nello stesso anno, Einstein mostra anche come la massa e l’energia siano equivalenti. Nel 1916 pubblica l’articolo “I fondamenti della teoria della relativita' generale”, il suo maggiore contributo scientifico come lo definisce lui stesso. Questa teoria riesce fra l’altro a spiegare alcuni effetti prodotti dai campi gravitazionali, come le deviazioni dell’orbita del pianeta Mercurio, la curvatura dei raggi luminosi e il cosiddetto spostamento verso il rosso delle righe spettrali della luce solare. e' grazie a questi lavori che Einstein acquista la notorieta' e la fama internazionale che ne fanno ben presto uno dei rappresentanti del mondo scientifico piu' influenti di tutti i tempi. Inizia cosi' una lunga e brillante carriera accademica che lo vede dapprima professore universitario a Zurigo, poi rettore dell’Universita' di Berna. La sua attivita' prosegue in Germania fino al 1932 quando, a causa delle persecuzioni naziste, e' costretto a lasciare l’Europa per trasferirsi in USA. Qui si stabilisce a Princeton, dove insegna presso l’Institute for Advanced Studies fino al 1945, anno in cui decide di abbandonare l’attivita' accademica. Nel 1949 Einstein comincia ad avere problemi di salute piuttosto gravi che lo porteranno, tra l’altro, a rifiutare la presidenza dello Stato di Israele che gli viene offerta nel 1952. Muore il 17 aprile del 1955. Per sua volonta' il corpo viene cremato (a parte il cervello) e le sue ceneri sparse in una ignota localita'. La figura di Einstein riveste un significato importantissimo nell’iconografia moderna. Simbolo di creativita' e genialita' Einstein e' stato la prova vivente delle infinite potenzialita' della mente umana. La sua teoria piu' conosciuta, quella della relativita', rappresenta proprio una presa di posizione nei confronti dell’apparente impossibilita' di travalicare certi limiti. Una visione della vita e del mondo che esulava dalla constatazione dell’evidenza e che si rifletteva, a ben vedere, nella rappresentazione mentale della realta' stessa. Tutto e' geometria, tutto puo' essere rappresentato da una formula. Questo il presupposto di tutta la sua opera e lo scopo di tutta una vita. La geometrizzazione della fisica diventa la sua ragione di essere. Fino agli ultimi anni di vita egli tenta piu' volte di elaborare una teoria unitaria dei campi, una teoria capace cioe' di unificare su una comune base geometrica i fondamentali campi allora meglio conosciuti, il campo gravitazionale e quello elettromagnetico, senza per altro riuscirci. Perche' alla fine, come dira' durante un’intervista: “la natura non si lascia convincere a fare cio' che forse non e' nella sua stessa natura”. Grande fu anche il suo impegno nel cercare di diffondere e presentare in forma semplice e accessibile a tutti i concetti piu' importanti della scienza che amava. Come affermava: “le idee fondamentali della fisica si possono anche esprimere in modo chiaro, semplice e intuitivo”. 

Il testamento spirituale di un genio
Einstein e' comunemente considerato padre putativo della bomba atomica. Un pensiero giusto se si pensa che uno dei risultati della teoria della relativita', la nota formula E=mc2, e' stato il punto di partenza della ricerca sull’energia nucleare, e tuttavia profondamente sbagliato se si considerano gli ideali che persegui' in vita. Einstein scrisse effettivamente una lettera in cui invitava il Presidente Roosevelt a investire nel tristemente noto progetto Manhattan, quello per intenderci che porto' alla bomba di Hiroshima, tuttavia tale intervento va inquadrato nel clima di terrore dell’epoca, acuito dal fatto che i nazisti stavano effettivamente cercando di sviluppare bombe di tal genere. Egli, in realta', cerco' in tutti i modi di promuovere la pace nel mondo. Gia' oppositore durante il primo conflitto mondiale della scesa in campo della Germania, fu uno dei finanziatori nel ‘44 dell’intervento americano in Europa (dono' al governo USA ben 6 milioni di dollari, ricavati dalla vendita all’asta da un manoscritto della Teoria della Relativita'), e promotore di vaste campagne popolari contro guerra e razzismo. Il suo pensiero sulla minaccia della guerra e' riassunto nelle ultime parole del documento pacifista che compilo' insieme ad altri sette premi Nobel pochi giorni prima di morire: “Noi rivolgiamo un appello come esseri umani a esseri umani: ricordate la vostra umanita' e dimenticate il resto. Se sarete capaci di farlo e' aperta la via di un nuovo paradiso”.



 

 



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