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Andy Warhol: miti e spiritualita'
Il decennale del Chiostro del Bramante propone la mostra di un artista pop che ha saputo esaltare il mito del denaro, del potere e del consumismo esasperandone pero' tutte le contraddizioni
di Giorgio J.J. Bartolomucci
Dieci anni orsono, a Roma, con Viaggio in Italia, una mostra del discusso artista americano
Andy Warhol, si apriva al pubblico il Chiostro del Bramante. Si tratto' di una scommessa, oggi vinta, d’integrare nel panorama espositivo romano lo splendido spazio del complesso di Santa Maria della Pace, a due passi dal Gianicolo, aprendolo all’arte contemporanea. All’epoca a qualcuno sembro' un’eresia perche' il convento e il chiostro furono le prime opere di rilievo eseguite a Roma dal Bramante su incarico del Cardinal Carafa nel 1500. Come
e' noto, l’architetto, nato nel Ducato di Urbino, fu una delle maggiori personalita' artistiche del Rinascimento italiano, in grado di coniugare gli ideali formali dell’antichita' classica con quelli dell’arte cristiana. Per gli storici questo primo progetto romano
e' di rilevante importanza perche' per la prima volta appaiono sovrapposti i quattro ordini dell’antichita' (tuscanico, dorico, ionico e corinzio). Il chiostro ha un’architettura alla romana, con paraste e archi a tutto sesto e presenta gia' un linguaggio radicale:
e' molto severo e manca di qualsiasi decorazione. Oggi, gli spazi espositivi si estendono su tre piani per una superficie totale di 1300 mq, cui si aggiungono quelli dedicati alle molteplici attivita' collaterali. Tante le mostre organizzate negli anni, tutte con una particolare attenzione alle espressioni artistiche piu' recenti. Fino al 7 gennaio 2007, al suo interno si tiene una mostra tematica dello stesso autore con cui inizio'
l’attivita' del Chiostro: Andy Warhol. ''Pentiti e non peccare piu'!'' (Repent and Sin No More!), un evento curato da Gianni Mercurio che presenta circa 80 opere su tela, per lo piu' di grande formato, fotografie e video provenienti dagli archivi del The Warhol Museum di Pittsburgh, citta' natale dell’artista pop per eccellenza. La mostra tenta di approfondire uno dei temi meno conosciuti dell’artista di origine slovacca, nato nel 1928, in piena Grande Depressione: il suo legame con la spiritualita' e la religione. Una chiave di lettura inusuale che va a ridefinire la complessa umanita' di Warhol, il quale affronta con il suo lavoro il difficile rapporto che lega vita e morte. Proprio il tema della morte ha radici profonde nel vissuto del grande comunicatore della Pop Art: incontrata da bambino quando perse il padre, il personalissimo impatto si
e' incarnato nella persona di Valerie Solanas, scrittrice fondatrice dello Scum (Movimento per castrare l’uomo) che tentando di ucciderlo lo feri' gravemente con un colpo di pistola. Evento che segno' la sua vita e i rapporti gia' compromessi con gli altri, accentuando un desiderio di distacco dalle persone. Negli sterminati archivi del Warhol Museum
e' conservato un libro di preghiere, regalo della madre, che raffigura nella prima pagina una minuscola riproduzione del capolavoro di Leonardo. L’origine della famiglia Warhola ebbe una forte influenza sulla formazione religiosa cattolica che la madre gli imparti', in quanto conservava numerosi riti e una particolare devozione nei confronti dei santi ortodossi. Un Warhol praticante, intimamente legato a valori tradizionali delle proprie radici, permette una rilettura del suo lavoro e del suo essere nella modernita'. La visione collettiva assegna all’eclettico artista un’immagine di cantore del consumismo, persino sotenitore di falsi valori legati allo star system, ma nella realta' non
e' mai mancato un substrato legato a profondi sentimenti religiosi, sapientemente criptati nel suo lavoro ma ben riconoscibili in una visione unitaria dell’intero suo corpo d’opera. Colui che scelse New York e l’East Village di Manhattan come quartier generale per i suoi lavori, che inizio' come grafico pubblicitario per Harper’s Bazar e allestendo le vetrine del grande magazzino Bonwit Teller,
e' divenuto il maestro dei linguaggi che la societa' consumistica gli metteva a disposizione. I primi quadri a renderlo celebre furono le figure iconiche di personaggi famosi della cultura dei suoi tempi: i ritratti di Marilyn Monroe in un’effigie tratta dal film
''Niagara'', Marlon Brando, Jackie Kennedy nel giorno dei funerali del presidente assassinato, Liz Taylor, Mao Tse Tung, sono la fusione fra sacro e profano, in un rivoluzionario santino pop. Figure sempre bidimensionali, estrapolate dal contesto, con sfondo praticamente assente, sono tutti elementi fondanti di un’operazione necessaria per agevolare la costruzione del mito, per proiettare le figure al di la' della linea del tempo. In alcune opere i ritratti appaiono addirittura su uno sfondo d’oro (Golden Marilyn e Golden Jackie), in una formula delle icone bizantine che era simbolo di eternita', come il giovane Warhol aveva assimilato nella chiesa ortodossa di St.John Crysostom di Pittsburgh, frequentata con la famiglia. Nella mostra romana sono presentati, inoltre, 25 ritratti di gente ricca o famosa, realizzati a partire dagli anni’70: Truman Capote, Aretha Franklin, Liza Minnelli, per impedirne la corruzione del tempo, truccati e imbellettati come fiori che non devono appassire mai. Sulla stessa falsariga, la serie dei Disaster del 1963 presentava le immagini degli incidenti automobilistici e delle vittime tratte dalle pagine dei giornali e
''resuscitati'' sulle tele nel loro orrore, solo apparentemente tacitato una volta che non
e' piu' in prima pagina. E cosi' anche in Tunafish Disaster, un’allusione a un caso di donne avvelenate da scatolette, Big Electric Chair, tortura moderna analoga alla croce, o Suicide. La prima serie di lavori dichiaratamente
''religiosi'' su grande formato furono le opere Crosses (Croci), presentate per la prima volta insieme ai Guns e Knives nel 1982, alludendo all’emblema dell’immortalita' e della resurrezione. In tutte questi quadri, la ripetizione del modulo, interpretata come azione seriale che svuota il significato dell’oggetto,
e' la moderna proposta al pubblico delle icone da venerare. La scelta di Warhol di riproporre una sua interpretazione di alcuni capolavori dell’arte classica indica una via di uscita per raggiungere l’immortalita'. Attratto da capolavori da cui si sentiva
''piccolo come una formica'', come la Madonna Sistina e l’Annunciazione di Raffaello, la Primavera del Botticelli o San Giorgio e il Drago di Paolo Uccello, Warhol rivela una particolare attenzione ai temi religiosi, ma soprattutto a quanto c’e' di immortale nelle opere d’arte dei grandi maestri. Alcune interpretazioni critiche hanno letto questo percorso come uno spregiudicato make-up del passato, ma l’intento principale appare quello di reimettere nella contemporaneita' immagini del passato, riproponendo nel contempo tutte le problematiche sottese, l’amore e la morte in primis. Si elimina cosi' la distanza temporale che ha reso queste opere cosi' note, ma anche dense di misteri dal punto di vista interpretativo, divenendo motivo di disagio o di ricerca per l’uomo di oggi. In ogni caso, nessuna opera
e' stata riprodotta dall’artista in centinaia di varianti quanto L’Ultima Cena. Riprendendo innumerevoli volte lo stesso soggetto, analizzandolo nei dettagli e nell’insieme, Warhol dimostra uno stato d’animo particolare nei confronti del soggetto: alla fine della sua vita, consapevolmente, l’artista realizza in questa opera la sua passione religiosa, il suo tributo alla salvezza della propria anima. Chiudono il percorso espositivo due dipinti realizzati tra il 1985 e il 1986:
''Heaven and Hell are just one breath away'' e ''Repent and sin non more'' che da' il titolo alla mostra e ne racchiude il senso piu' intimo:
''Pentiti e non peccare piu''', frase che riprende l’invito di Gesu' Cristo a Maria Maddalena. Si cela cosi' dietro una sarcastica rivisitazione del messaggio pubblicitario la tensione religiosa per il trascendente. In conclusione, Warhol, anche se in un lato intimo e nascosto della sua ricca produzione anticipa ancora una volta l’arte contemporanea che piu' recentemente sembra aver iniziato un percorso di ricerca dell’interiorita' verso la trascendenza, abbandonando in parte un tema ricorrente come la sessualita'. Ma se
e' questo l’ultimo traguardo del lavoro di un personaggio cosi' controverso e legato al proprio tempo, l’artista ci informa comunque che sara' un precetto difficile da seguire per chi vive in un’epoca consumistica segnata da tentazioni e contraddizioni. L’esempio di Warhol, sottolineato dall’esposizione romana, offre percio' una originale chiave per vivere mondanita' e spiritualita', soldi e religione con identico trasporto. Una simbiosi quasi impossibile oggi come nel Village di New York degli anni ‘80.
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