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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 

 

Neoformazioni cutanee sul dorso di Plutone

Una attenta e originale lettura della scultura il Ratto di Proserpina ha portato alla scoperta di alcune neoformazioni cutanee sul dorso di Plutone

dei dott.ri Aldo González-Beicos, Aldo González-Serva, Carmen Cantisani

Il ratto di Proserpina e' una eccezionale scultura eseguita tra il 1621-22 da Gianlorenzo Bernini e collocata nella Galleria Borghese di Roma. Perfetto esempio di arte barocca: reinvenzione dell’antico con una distintiva qualita' illusionistica del modellato e con un moto compositivo da definirsi serrato nella resa. Bernini quando la scolpi' era ancora un giovane, all’inizio della sua vita artistica, ma la sua capacita' introspettiva gli permise di generare un vero gioiello nell’universo scultorio di ogni tempo. Grazie all’aiuto di suo padre Pietro, Gianlorenzo si guadagno' le prime commissioni con i grandi mecenati della Roma seicentesca: le famiglie Borghese e Aldobrandini. L’opera, una delle quattro commissionategli dal cardinale Scipione Borghese, era destinata a ornare, come anche le altre oggi presenti nel museo (1), le sale della galleria, opere che tennero occupato l’artista per piu' di un lustro. Proserpina, figlia di Zeus e Demetra-Cerere, viene rapita da Plutone, dio degli Inferi, un giorno mentre coglieva fiori in un prato. Il momento parossistico del ratto ci viene restituito con abilita' dall’artista, seguendo il racconto di Ovidio nelle Metamorfosi. Innamoratosi perdutamente della bella giovane-ninfa, forse per opera di Cupido, Plutone la rapisce a insaputa della madre Demetra, dea delle messi. Il mito continua raccontando l’affannosa ricerca della figlia da parte di sua madre, con la successiva concessione da parte di Plutone di un ritorno annuale della sua sposa in terra ogni primavera per un terzo dell’anno. Bernini cattura il momento esatto del rapimento, la statua vive non solo nella sua dimensione tridimensionale, ma soprattutto nel movimento, nel condensarsi di un evento violento in un istante rapido e intenso attraverso quel moto compositivo serrato che si concentra nella presa possente della mani di Plutone sulla coscia di Proserpina, preoccupata solo di un rapido e istintivo desiderio di divincolarsi. E' evidente come l’artista riesca a fornire l’equivalente plastico del racconto poetico, non in termini allusivi, ma quale rappresentazione immediata dell’evento, in cui risolve il problema del rapporto dinamico dei personaggi con lo spazio e l’idea concreta della perfetta verosomiglianza. 
Neoformazioni cutanee sul dorso di Plutone
In evidenza lapapula dorso, situata nella regione paraspinale
Se la complessa articolazione delle figure vivifica prepotentemente l’ideale scatola cubica della scena rappresentativa, il palcoscenico immaginario su cui gesticolano i protagonisti, la prodigiosa perizia tecnica che gia' aveva sbalordito tutta Roma alla prima rivelazione dell’enfant prodige, sortisce con una fattura illusionistica che non aveva avuto eguali neppure nella produzione dei piu' abili scultori alessandrini. Lo scalpello insegue la luce nelle piu' sottili vibrazioni dell’epidermide, ne segna la cedevole elasticita'; cerca nella plastica le pulsazioni della vita, con sensuale eccitazione. Anche l’elemento erotico raggiunge senza dubbio il vertice della teatralita' e contemporaneamente tocca il limite estremo della dissolvenza della plastica come in pittura. La cute e il corpo dei personaggi sono rappresentati abilmente nella sua opera di azione tormentata, una battaglia violenta e un energico volo indipendente. Erano ben note l’eroica mole muscolosa di Plutone, la depressione causata dalla sua mano destra nella coscia di sinistra di Proserpina, dal lato della tenace spinta della sconsolata donna. Meno evidenti, invece, sono le numerose papule sul dorso di Plutone, notate durante una visita alla villa Borghese nel 2004, e sebbene le anomalie 
cutanee siano visibili nel video fornito dal museo, non sono state mai descritte in letteratura. 
In un’ampia ricerca iconografica non abbiamo trovato alcuna esplicita descrizione di papule rappresentate su sculture sebbene i ritratti dei romani in pietra mostrino occasionali nevi sul viso dei modelli dell’antichita'. Le papule da noi identificate sono localizzate in corrispondenza della regione paraspinale, sottoscapolare e toraco-lombare. Un’ultima puo' essere osservata nella parte mediana del gluteo di destra. La piu' evidente del dorso e' situata nella regione paraspinale, esattamente accanto alla linea mediana. In generale, le papule sono piccole, tonde, con contorni regolari e lievemente sopraelevati, con diametro variabile dai 5 agli 8 mm. Non e' stato facile a prima vista caratterizzare meglio tali lesioni, quindi abbiamo chiesto al polo museale della Galleria Borghese il permesso di effettuare foto di alta qualita' a distanza ravvicinata. Finora, siamo sicuri che le papule non sono difetti del marmo di alta qualita' di cui sono composte le statue. Le lesioni osservate sembrano contemporanee alla scultura e non un’alterazione del marmo o il risultato di tecniche scultorie utilizzate nel rifinire la superficie della scultura, o di ristrutturazione. Sebbene numerosi disordini dermatologici siano stati ritratti in pittura e' difficile identificare malattie riprodotte nel marmo o in sculture di metallo. La nostra ipotesi piu' semplice e' che si tratti di nevi comuni, in particolare di nevi melanocitari dermici. Non pensiamo che siano dermatofibromi o collagenomi, altre entita' che potrebbero insorgere sulla cute del dorso. Non si possono pero' escludere con certezza cisti di derivazione dal follicolo pilifero. Queste lesioni probabilmente riflettono simili lesioni presenti sul dorso del modello che ha posato per la rappresentazione di Plutone, ma l’ipotesi potrebbe rimanere tale, finche' l’identita' o altre descrizioni del dorso del modello non vengano descritte. Riassumendo, aspettando ulteriori studi a riguardo, noi supponiamo che il dorso di Plutone, come immaginato dal giovane Bernini, era come quello di un comune mortale, cioe' l’uomo mortale rappresentato con dei difetti, in questo caso dei nevi, da un lato all’altro del corpo, al fine di esaltare ulteriormente la bellezza effimera di Proserpina. Questo ritrovamento arricchisce la presenza della medicina nell’arte e invita l’occhio artistico dei visitatori del museo a prestare maggiore attenzione ai particolari, soprattutto se si tratta di medici che conoscono le meravigliose sorprese del corpo dei caratteri rappresentati.
Si ringraziano l’ ''Archivio Fotografico Soprintendenza Speciale Polo Museale Romano'' e la storica dell’arte Barbara Ponti.
Nota 1) Le altre opere presenti in Galleria Borghese sono: Anchise, Enea e Ascanio (realizzato insieme a suo padre Pietro Bernini, 1618 – 1619), Apollo e Dafne (1624), David (1623-24) due ritratti del Cardinale Scipione Borghese (1632)
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Bibliografia
R. Wittkower, Gian Lorenzo Bernini, 1955 Gian Lorenzo Bernini. New aspects of his Art and Thought, a cura di I. Lavin, University Park e Londra 1985.H. Hibbard, Bernini, Harmondsworth 1990.



 



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