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ACQUE PERICOLOSE
di Antonello Sacchetti
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Una nuova direttiva della Comunita' Europea, ha rivoluzionato la
definizione normativa di acqua potabile. Dagli scaffali dei negozi
potremmo scegliere fra l'acqua minerale, quella da tavola o quella di
sorgente, con o senza trattamento
Sorpresa: le acque minerali italiane contengono sostanze
inquinanti. La denuncia e' arrivata a marzo dall'Unione Europea. Secondo
Bruxelles la legge attualmente in vigore in Italia fissa dei limiti
troppo bassi per veleni come l'arsenico e il cadmio. Una bomba in un
Paese in cui oltre il 60 per cento delle famiglie ha ormai abbandonato
l'acqua del rubinetto. Nel 2000 gli italiani hanno consumato oltre 100
bottiglie a testa, con una netta prevalenza della acque naturali (59,6
per cento) e delle effervescenti naturali (20,8 per cento). A parte la
copiosa perdita di acqua dovuta a impianti, purtroppo vecchi e
fatiscenti, in generale gli acquedotti italiani sono in buona salute, ma
spesso pieni di cloro. Per evitarne l'odore e il sapore si ricorre alla
minerale. La bella confezione e il forte richiamo pubblicitario
("puliti dentro", "bere giovane") fanno il resto.
Poi pero' arriva la sorpresa dall'Ue. La "colpa" e' di un
decreto del 1992 in base al quale le acque minerali possono contenere 19
sostanze pericolose in quantita' superiore rispetto a quella consentita
per l'acqua del rubinetto. La percentuale di arsenico ammessa per una
bottiglia di acqua minerale e' di 200 microgrammi, contro i 50
dell'acqua potabile. Il limite per il cadmio e' di 10 microgrammi al
litro per la minerale, 5 per l'acqua potabile. I nitrati sono consentiti
fino a 45 microgrammi al litro, anche se questi elementi in realta'
possono provocare dei problemi gia' sopra i 25 microgrammi. Nessun
limite per il nichel e per il cromo trivalente.
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Inoltre, anche la prassi ormai consolidata di
utilizzare bottiglie di Pvc o di Pet ne aumenterebbe la possibile
tossicita'. Il Pvc, o cloruro di polivinile, infatti viene accusato di
essere cancerogeno, mentre il Pet, o polietilene, se esposto alla luce e
al calore puo' rilasciare sostanze tossiche. Il precedente governo
diretto da Giuliano Amato aveva proposto alla Ue di modificare la
normativa del 1992 riducendo i limiti per il piombo e il cadmio. Per il
bario, il manganese e l'arsenico la soluzione sarebbe stata quella di
adeguarsi ai criteri fissati dalla nuova direttiva europea sulle acque
minerali. Per il momento pero' non e' cambiato nulla. In Italia le acque
minerali sono un business notevole. Circa 160 le aziende produttrici per
un fatturato di 5.500 miliardi di lire l'anno. Danone, S.Benedetto,
Ferrarelle e Nestle' detengono il 70 per cento del mercato. Dominio
assoluto della Nestle', che da sola controlla il 35,6 per cento del
settore e dal 1997 direttamente e indirettamente, attraverso un sistema
di scatole cinesi, il 100 per cento della San Pellegrino.
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Il caso e' finito anche sul tavolo del Commissario
europeo per la concorrenza Mario Monti. Gli ambientalisti e le
associazioni dei consumatori considerano ancora insufficienti le
modifiche previste per la norma del 1992. Il Codacons ha gia' fatto
sapere che se il provvedimento dovesse essere approvato ricorrera' al
Tar. Secondo l'Unione nazionale dei consumatori, invece, e' in corso
"una guerra dell'acqua in cui sono protagoniste grosse
multinazionali che stanno per entrare nel mercato con acque diverse da
quelle minerali". Fino ad oggi le acque minerali sono sempre
provenute da sorgenti naturali, di proprieta' dello Stato ma sfruttate
da societa' private in virtu' di un regio decreto del 1927. Dal 18 marzo
2001, pero', il decreto legislativo n. 31/2001, in attuazione di una
direttiva della Comunita' Europea, ha rivoluzionato la definizione
normativa di acqua potabile consentendone la commercializzazione
"in bottiglie o in contenitori", con o senza trattamento.
L'acqua potra' essere imbottigliata cosi' come esce dal rubinetto oppure
dopo una modificazione chimico fisica per renderla adatta a determinate
categorie di consumatori, ad esempio togliendo il sodio (per gli
ipertesi), aggiungendo potassio e litio (per gli arteriosclerotici),
arricchendola di calcio (contro l'osteoporosi o per i soggetti in
crescita), eccetera.
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L'Unione Consumatori avverte che l'acqua di rubinetto
imbottigliata non potra' comunque vantare proprieta' terapeutiche e si
distinguera' da quella minerale per il semplice motivo che non potra'
chiamarsi minerale, ma potra' avere un nome di fantasia accompagnato
dalla dizione "acqua da tavola", oppure "acqua destinata
al consumo umano". Inoltre mette in guardia i consumatori da
possibili confusioni sugli scaffali del supermarket e illustra i tre
tipi di acqua da bere che si potranno trovare in vendita.
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Acqua minerale:
ha una disciplina a parte, anche
per quanto riguarda i parametri, non puo' essere clorata, ma puo' avere
determinati trattamenti per rimuovere alcune sostanze
indesiderabili.
Acqua di sorgente: riconosciuta dal decreto legislativo n.
339/1999, e' l'acqua potabile imbottigliata e prelevata alla fonte dalle
migliori falde che servono gli acquedotti, e' soggetta ai parametri
dell' acqua di rubinetto, non puo' essere clorata ma puo' avere gli
stessi trattamenti dell'acqua minerale.
Acqua da tavola: e' il nuovo tipo di acqua potabile
imbottigliata, prelevata anche dal rubinetto, puo' essere clorata oppure
trattata industrialmente in diversi modi per renderne la composizione
idonea alle esigenze dei consumatori, anche in versione frizzante. La
Purity (sede a Novi Ligure, con una filiale a Los Angeles) e' la prima
azienda italiana a investire in questo nuovo business. Le bottiglie sono
di vetro soffiato, molto eleganti, con un cigno come emblema. Occhio
all'etichetta, dunque. Potrebbe esservi venduta una bellissima bottiglia
con dentro l'acqua che avevate deciso di non bere piu'.
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