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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 


ACQUE PERICOLOSE

di Antonello Sacchetti

Una nuova direttiva della Comunita' Europea, ha rivoluzionato la definizione normativa di acqua potabile. Dagli scaffali dei negozi potremmo scegliere fra l'acqua minerale, quella da tavola o quella di sorgente, con o senza trattamento

Sorpresa: le acque minerali italiane contengono sostanze inquinanti. La denuncia e' arrivata a marzo dall'Unione Europea. Secondo Bruxelles la legge attualmente in vigore in Italia fissa dei limiti troppo bassi per veleni come l'arsenico e il cadmio. Una bomba in un Paese in cui oltre il 60 per cento delle famiglie ha ormai abbandonato l'acqua del rubinetto. Nel 2000 gli italiani hanno consumato oltre 100 bottiglie a testa, con una netta prevalenza della acque naturali (59,6 per cento) e delle effervescenti naturali (20,8 per cento). A parte la copiosa perdita di acqua dovuta a impianti, purtroppo vecchi e fatiscenti, in generale gli acquedotti italiani sono in buona salute, ma spesso pieni di cloro. Per evitarne l'odore e il sapore si ricorre alla minerale. La bella confezione e il forte richiamo pubblicitario ("puliti dentro", "bere giovane") fanno il resto. Poi pero' arriva la sorpresa dall'Ue. La "colpa" e' di un decreto del 1992 in base al quale le acque minerali possono contenere 19 sostanze pericolose in quantita' superiore rispetto a quella consentita per l'acqua del rubinetto. La percentuale di arsenico ammessa per una bottiglia di acqua minerale e' di 200 microgrammi, contro i 50 dell'acqua potabile. Il limite per il cadmio e' di 10 microgrammi al litro per la minerale, 5 per l'acqua potabile. I nitrati sono consentiti fino a 45 microgrammi al litro, anche se questi elementi in realta' possono provocare dei problemi gia' sopra i 25 microgrammi. Nessun limite per il nichel e per il cromo trivalente.

acqua minerale

 Inoltre, anche la prassi ormai consolidata di utilizzare bottiglie di Pvc o di Pet ne aumenterebbe la possibile tossicita'. Il Pvc, o cloruro di polivinile, infatti viene accusato di essere cancerogeno, mentre il Pet, o polietilene, se esposto alla luce e al calore puo' rilasciare sostanze tossiche. Il precedente governo diretto da Giuliano Amato aveva proposto alla Ue di modificare la normativa del 1992 riducendo i limiti per il piombo e il cadmio. Per il bario, il manganese e l'arsenico la soluzione sarebbe stata quella di adeguarsi ai criteri fissati dalla nuova direttiva europea sulle acque minerali. Per il momento pero' non e' cambiato nulla. In Italia le acque minerali sono un business notevole. Circa 160 le aziende produttrici per un fatturato di 5.500 miliardi di lire l'anno. Danone, S.Benedetto, Ferrarelle e Nestle' detengono il 70 per cento del mercato. Dominio assoluto della Nestle', che da sola controlla il 35,6 per cento del settore e dal 1997 direttamente e indirettamente, attraverso un sistema di scatole cinesi, il 100 per cento della San Pellegrino.

 Il caso e' finito anche sul tavolo del Commissario europeo per la concorrenza Mario Monti. Gli ambientalisti e le associazioni dei consumatori considerano ancora insufficienti le modifiche previste per la norma del 1992. Il Codacons ha gia' fatto sapere che se il provvedimento dovesse essere approvato ricorrera' al Tar. Secondo l'Unione nazionale dei consumatori, invece, e' in corso "una guerra dell'acqua in cui sono protagoniste grosse multinazionali che stanno per entrare nel mercato con acque diverse da quelle minerali". Fino ad oggi le acque minerali sono sempre provenute da sorgenti naturali, di proprieta' dello Stato ma sfruttate da societa' private in virtu' di un regio decreto del 1927. Dal 18 marzo 2001, pero', il decreto legislativo n. 31/2001, in attuazione di una direttiva della Comunita' Europea, ha rivoluzionato la definizione normativa di acqua potabile consentendone la commercializzazione "in bottiglie o in contenitori", con o senza trattamento. L'acqua potra' essere imbottigliata cosi' come esce dal rubinetto oppure dopo una modificazione chimico fisica per renderla adatta a determinate categorie di consumatori, ad esempio togliendo il sodio (per gli ipertesi), aggiungendo potassio e litio (per gli arteriosclerotici), arricchendola di calcio (contro l'osteoporosi o per i soggetti in crescita), eccetera.

L'Unione Consumatori avverte che l'acqua di rubinetto imbottigliata non potra' comunque vantare proprieta' terapeutiche e si distinguera' da quella minerale per il semplice motivo che non potra' chiamarsi minerale, ma potra' avere un nome di fantasia accompagnato dalla dizione "acqua da tavola", oppure "acqua destinata al consumo umano". Inoltre mette in guardia i consumatori da possibili confusioni sugli scaffali del supermarket e illustra i tre tipi di acqua da bere che si potranno trovare in vendita.

acqua minerale

Acqua minerale: ha una disciplina a parte, anche per quanto riguarda i parametri, non puo' essere clorata, ma puo' avere determinati trattamenti per rimuovere alcune sostanze indesiderabili. 
Acqua di sorgente: riconosciuta dal decreto legislativo n. 339/1999, e' l'acqua potabile imbottigliata e prelevata alla fonte dalle migliori falde che servono gli acquedotti, e' soggetta ai parametri dell' acqua di rubinetto, non puo' essere clorata ma puo' avere gli stessi trattamenti dell'acqua minerale. 
Acqua da tavola: e' il nuovo tipo di acqua potabile imbottigliata, prelevata anche dal rubinetto, puo' essere clorata oppure trattata industrialmente in diversi modi per renderne la composizione idonea alle esigenze dei consumatori, anche in versione frizzante. La Purity (sede a Novi Ligure, con una filiale a Los Angeles) e' la prima azienda italiana a investire in questo nuovo business. Le bottiglie sono di vetro soffiato, molto eleganti, con un cigno come emblema. Occhio all'etichetta, dunque. Potrebbe esservi venduta una bellissima bottiglia con dentro l'acqua che avevate deciso di non bere piu'.



 

 

 


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