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La psicologia delle adozioni
La scelta di accogliere nella propria famiglia un bambino che arriva da molto lontano necessita di molto coraggio ma spesso nasconde problemi irrisolti
di Micol Koch
I vostri figli non sono figli vostri: sono i figli e le figlie della forza della Vita. Nascono per mezzo di voi e tuttavia non vi appartengono, dimorano con voi e tuttavia non vi appartengono. Potete dare loro il vostro amore ma non le vostre idee. Potete dare una casa al loro corpo ma non alla loro anima, perche' la loro anima abita la casa
dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni. Potete sforzarvi di tenere il loro passo ma non pretendete di renderli simili a voi perche' la vita non torna indietro ne' puo' fermarsi a ieri. Voi siete
l'arco dal quale, come frecce vive i vostri figli sono lanciati in avanti. Se sono vere le parole di Gibran Kahlil non importa da dove venga il proprio figlio, non importa se questo
e' generato da altri o se ha una sua storia di cui non si fa parte, perche' il ruolo di genitore
e' quello di fornire ai propri figli gli strumenti necessari per permettere loro di costruirsi un futuro indipendentemente da ogni legame, anche da quello di sangue. Poi pero' capita di parlare con una donna che non puo' conoscere cio' che viene definita
''maternita''' e basta guardare i suoi occhi per capire che in fondo non e' proprio
cosi', che alla fine quel legame un po' di peso ce
l'ha… Adozione. Pur essendo un tema molto dibattuto - recentemente a riguardo della sua legittimazione
all'interno delle coppie di fatto - spesso ci si trova in difficolta' a parlarne e menzionandola ci si dimentica delle innumerevoli difficolta' che questa procedura comporta e non solo a livello pratico. Il nuovo procedimento di adozione internazionale si ispira ad alcuni principi generali contenuti nella convenzione
dell'Aja del 1993 e nelle nostre leggi nazionali e alle successive modifiche apportate nel 2001. Secondo queste normative
l'adozione e' permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni tra i quali non sussista separazione personale (neppure di fatto) e che siano idonei a educare, istruire e in grado di mantenere i minori che intendono adottare. Il conseguimento di idoneita'
e' solo il primo passo, e anche solo il riuscire a ottenerlo non e' cosi' facile. Infatti invece di una semplice verifica formale occorre una valutazione
''di merito'', che viene promossa dai Tribunali per i Minori e compiuta a opera dei servizi assistenziali degli enti locali in collaborazione con le aziende sanitarie. Inoltre la nuova legge pone fine al
''fai da te'': in passato veniva cosi' indicato il sistema che consentiva di scegliere liberamente il proprio
''intermediario'': poteva trattarsi di un legale, di una qualsiasi associazione, di un missionario. A questo sistema era pero' legato un mercato delle adozioni, che non tutelava ne' i diritti del minore ne' la famiglia da situazioni rischiose. La nuova legge pone fine a tutto questo: solo Enti autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali sono legittimati a occuparsi delle pratiche e il loro intervento
e' obbligatorio. Nonostante in merito alle adozione siano stati fatti molti passi in avanti e il livello di informazione generale sia sensibilmente aumentato, restano ancora tante le implicazioni psicologiche da considerare. Una coppia con problemi di
sterilita', infatti, spesso arriva
all'adozione portando i segni di una profonda ferita: non poter generare un figlio
e' un dolore che ha bisogno di tempo per essere metabolizzato e che durante questa procedura spesso riaffiora. A questo si aggiunge, con molta frequenza, la stanchezza per
l'altalena dei sentimenti legata ai tentativi di fecondazione assistita cui le coppie si sottopongono come ultima alternativa: con
l'aiuto delle nuove tecnologie sperimentali molti tentano di spingersi al di la' dei limiti imposti dalla natura. La fecondazione assistita assume
l'aspetto di un intervento medico che con la sua riuscita comporta il raggiungimento della tanto voluta gravidanza ma porta allo stesso tempo a
un'alternanza di depressione e speranza, in particolare per la donna che vive in prima persona interventi anche molto invasivi.
E' quindi importante che la coppia arrivi all'adozione avendo superato questo dolore per non correre il rischio di chiedere, anche inconsapevolmente, al bambino adottato di riempire un vuoto, di sostituirsi a un bambino mai nato. Inoltre, come si
e' detto, l'iter burocratico da affrontare e' molto impegnativo: i colloqui che le coppie effettuano con gli psicologi hanno lo scopo di valutare
l'idoneita' ad adottare ma si propongono anche di accompagnare i futuri genitori in un cammino fatto di impegni e verifiche che riaccendono frustrazioni, rabbia e dolore. Per affrontare questa situazione sono stai istituiti molti centri di supporto e informazione che accompagnano la famiglia adottiva nel loro cammino. Sono migliaia le testimonianze di sofferenza, dolore e infine gioia che queste persone hanno affrontato continuando coraggiosamente ad andare avanti anche la' dove le speranze sono poche,
l'insicurezza perenne. Non ci sono risposte ai dubbi forse l'unica si trova nel sorriso di una donna che stringe a se' un bambino di cui non
e' la mamma ma la madre, e che salvandolo, si e' salvata.
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