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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Aiutiamo i bambini malati di AIDS

di Francesco Trapani, foto di Sheila McKinnon per Unicef

Sono oltre 11 milioni i bambini che nei paesi subsahariani sono diventati orfani a causa del virus. Ogni anno continuano ad aumentare infettandosi a loro volta

 

Lo scorso 1 Dicembre, in occasione della giornata mondiale della lotta all’AIDS e' stato presentato il quinto numero della collana di approfondimenti dedicato dal Comitato Italiano per l’UNICEF al tema dell’ ”Infanzia e l’AIDS”. Il Presidente, Prof. Giovanni Micali, ha ricordato come l’UNICEF, per mandato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, rivesta il ruolo di leader nello sviluppo, benessere e nella protezione dell’infanzia nel mondo, avendo inserito la lotta all’HIV/ AIDS tra le cinque priorita' di intervento del suo Piano Strategico di Medio Termine (MTSP) 2002-2005. 
La stessa Organizzazione Mondiale della Sanita' non stenta a definire l’infezione da HIV/AIDS come una delle emergenze sanitarie piu' gravi dell’intera storia umana. Non una malattia, ne' semplicemente un’epidemia, essa e' piuttosto una pandemia: infezione generalizzata a gran parte della popolazione umana, che da quando e' apparsa, ha contagiato 70 milioni di uomini in tutti i continenti, uccidendone un terzo. Prima causa di mortalita' in Africa e, quarta nel mondo, uccide una persona ogni dieci secondi, e il numero dei nuovi contagi supera ancora quello dei decessi. A parlare sono i dati: dal 1996 al 2001 i livelli di diffusione sono cresciuti del 100% in Nord Africa, del 160% in Asia meridionale e del 1300% in Europa orientale ed ex-URSS. Il guaio e' che l’infezione non ha ancora raggiunto il suo picco, al contrario sostengono gli scienziati, il peggio deve ancora arrivare. Il continente piu' colpito resta comunque l’Africa che da sola fa registrare il 70% della mortalita' mondiale per AIDS, in particolare la zona Subsahariana, dove nel solo 2001 si sono registrati 2.400.000 decessi e 3.500.000 nuove infezioni. Per capirci, in alcuni paesi come lo Zimbabwe, la percentuale di sieropositivi ormai supera il 30% della popolazione adulta. Se questo non bastasse, purtroppo i numeri parlano chiaro, l’AIDS ha sempre piu' il volto di un giovane: piu' di un quarto dei sieropositivi nel mondo, ha un’eta' infatti compresa fra i 15 ed i 24 anni, e l’eta' media del contagio si sta addirittura abbassando, poiche' oltre la meta' dei nuovi casi riguarda persone appartenenti a questa fascia di eta'.
In Botswana si stima che la meta' circa dei quindicenni di oggi morira' di AIDS nei prossimi anni; cio' non potra' che produrre ripercussioni ancor piu' disastrose sui sistemi sanitari ed educativi, e sull’intero tessuto economico e sociale, generando condizioni sempre piu' favorevoli all’azione di questo morbo assassino. Infatti, accanto alle ben note modalita' di trasmissione e di contatto col virus (rapporti sessuali, trasfusioni, gravidanza, ecc.), anche situazioni di poverta', di salute e alimentazione insufficienti, o di analfabetismo, aumentano notevolmente la possibilita' di contrarre la malattia. Si genera cosi' un loop vizioso per cui questi co-fattori facilitano l’emergenza del virus, il quale a sua volta “intelligentemente” rafforza i suoi involontari alleati.
Il crescente allarme sociale sulla malattia ha alimentato flussi di risorse economiche incredibili, si parla di 20 miliardi di dollari l’anno investiti in ricerca, terapie specifiche contro il virus e cure per le infezioni opportunistiche di cui sono vittime i malati di AIDS.
Attualmente, purtroppo, non e' ancora disponibile un vaccino efficace e sembra che si dovra' attendere ancora diversi anni. In generale si sta delinenado uno scenario in cui sono i governi a farsi carico degli investimenti per la sperimentazione dei vaccini, mentre i privati e le case farmaceutiche, sembrano preferire di concentrare gli sforzi dei loro studi sui farmaci ARV (antiretrovirali) che consentono di prolungare efficacemente e notevolmente i tempi di latenza del virus, costituendo pertanto un mercato, a breve termine, molto piu' sicuro e redditizio. In realta', la terapia HAART introdotta nel 1996 e basata su un uso combinato di diversi ARV, offre gia' ottimi risultati, ma il problema e' dato dal fatto che i costi individuali per sostenere tale terapia si aggirano attorno ai 10-15mila dollari l’anno. Troppo considerato che il 95% delle persone che ne necessita, vive nei Paesi piu' poveri del mondo e ha un reddito annuo che non supera i 500 dollari. Ci si trova, anche in questo caso, di fronte ad un bivio: deve prevalere la logica del profitto o la giustizia sociale?
Senza contare poi che alcuni scienziati denunciano una discriminazione in atto nella ricerca degli stessi vaccini, per cui la maggior parte dei test si concentrerebbero sul sottotipo HIV-B, prevalente in America Settentrionale ed Europa, mentre pochissimi mirano al sottotipo C, che e' quello dominante in Asia e Africa, dove il problema raggiunge dimensioni infinitamente maggiori.
L’UNICEF, non essendo un’organizzazione a carattere sanitario, non si occupa direttamente di ricerca e sperimentazione, ma si adopera comunque affinche' si possa incrementare l’accesso alle terapie per bambini e genitori che convivono con l’AIDS, considerando l’istruzione di base e l’informazione come l’autentico vaccino sociale contro questa malattia. Difatti l’HIV/AIDS, a prescindere dall’esistenza o meno di un vaccino, si puo' prevenire al 100%, basta saperlo, e adottare misure di profilassi idonee.
Dunque la strategia principale dell’UNICEF consiste nell’integrare le attivita' di prevenzione di questa malattia in tutti i programmi in corso, facendo leva principalmente sul suo eccezionale radicamento territoriale. Altro obiettivo primario per quest’organizzazione e' quello di prevenire la “trasmissione verticale” (madre-figlio) del virus, che nel solo 2002 ha causato la nascita da madri sieropositive, di 720.000 bambini con l’HIV, il 90% dei quali in Africa. 
Oggi si sa che il ricorso al parto cesareo combinato all’uso di farmaci antiretrovirali durante la gravidanza puo' ridurre all’1% il rischio di contagio. Cosi' l’UNICEF, con il supporto dell’ENI, sta portando avanti un progetto per offrire questi servizi atti a prevenire la trasmissione verticale, nelle 4 cliniche prenatali della Nigeria, offrendo tutela e sostegno per gli orfani dell’AIDS, il cui numero e' purtroppo in tumultuoso aumento, essendo passato dai 10 milioni del 2000 ai 13,5 milioni dell’anno successivo. Purtroppo anche questo fenomeno risulta essere strettamente associato alla zona Subsahariana dove gli orfani per AIDS nel 2001 ammontavano a quasi l’80% del totale (11 milioni) e si prevede che nel 2010 saranno ben 20 milioni. Questo bambini sono figli dell’AIDS, ma anche dell’isolamento affettivo, della stigmatizzazione sociale, della poverta' e dell’emarginazione che li portera' a essere facili bersagli dello stesso virus che ha ucciso i loro genitori. Il sistema delle famiglie allargate che sinora ha accolto il 90% di questi bambini, e' ormai prossimo al collasso. Per tale motivo la Sessione Speciale delle Nazioni Unite nel 2001 ha sviluppato un progetto finalizzato al rafforzamento delle capacita' di sostegno agli orfani messe in atto dai governi, dalle famiglie e dalle comunita' locali. In conclusione, la lotta a un nemico cosi' subdolo e aggressivo non puo' aver esito positivo se non si producono risposte coordinate attraverso l’impegno dei diversi attori sociali. La nostra rivista che si occupa, sotto tanti punti di vista, di salute e bellezza non puo' prescindere dal prendere in considerazione i bambini, soprattutto coloro ai quali la fortuna non ha regalato le condizioni necessarie per godere con gioia l’energia e la vita di cui sono portatori. Abbiamo percio' deciso di scegliere uno dei mille modi per divenire “attori” in questa lotta, adottare un numero: 745000. Non e' un’altra statistica ma semplicemente il Conto Corrente del Comitato Italiano Unicef su cui verseremo il 5% della cifra raccolta nel 2003 con gli abbonamenti. Una goccia nel mare. Pensateci. 


 

 

 


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