| Home | Pellebeauty | Cerca nel portale | Alimentazione | Allergie | Acne | Antiaging | Benessere | Chirurgia Plastica | Congressi | Cosmetici | Cute Multietnica
|Ginecologia | Igiene | Immunologia | Laser | Medicina Estetica | Odontoiatria Estetica | Pediatria | Psicosomatica | Ricerca | Sport |Societa' | Termalismo
| Tricologia | Virologia | Recensione Libri | Medicina Dolce | Sudorazione Eccessiva | Dermatologia | Ortopedia | Politica Sanitaria | Chirurgia Estetica | Trucco |
   

articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

Allarme desertificazione

di Cecilia Migali

Temperature record, tasso di umidita' altissimo, siccita' al centro-sud come al nord. 
Nel segno dell'anticiclone africano che indica un cambiamento nel clima del nostro pianeta

Dovremo dire addio al nostro dolce e gradevole clima mediterraneo, tanto invidiato dai nordeuropei? Senza voler diffondere inutili allarmismi una cosa e' certa: a detta degli studiosi di climatologia, la temperatura globale della terra tende lentamente ad aumentare, tropicalizzando la fascia mediterranea: cio' significa che andremo incontro, con molta probabilita', a una estremizzazione dei fenomeni atmosferici con piogge intense e violente e siccita' prolungata. 
E quando si parla di aumento globale delle temperature e di siccita', e' inevitabile chiedersi allora se tutto questo nel tempo cambiera' il volto del pianeta terra. Per le societa' ricche come la nostra, una cosa sembra assicurata: se si somma l'aumento globale della temperatura, alla siccita' e all'inquinamento provocato dall'uomo, il cocktail e' micidiale: buco dell'ozono ed effetto serra sono forse gli effetti piu' noti, ma a preoccupare gli esperti c'e' anche la desertificazione, vale a dire, secondo una definizione dell'ONU, "il degrado delle terre nelle zone aride, semi-aride e subumide secche risultante da vari fattori, tra i quali le variazioni climatiche e le attivita' umane [UNCCD, Part. I, Art. I(a)]". Un fenomeno preoccupante che tocca direttamente oltre 250 milioni di persone mettendone in pericolo oltre un miliardo, su di una superficie pari a circa un terzo del pianeta. Sempre secondo le Nazioni Unite, il fenomeno interessa infatti direttamente ben 110 Paesi al mondo e mette a rischio circa il 30% del totale delle terre emerse.
Si tratta in pratica dell'impoverimento del suolo e della graduale perdita della produttivita' e della biodiversita' dei terreni coltivati, delle praterie, dei pascoli, delle foreste e delle superfici boschive. In altre parole il terreno da fertile diventa progressivamente sterile. Tutto cio' accade perche' gli ecosistemi delle zone aride sono particolarmente fragili e sensibili anche alle piccole variazioni climatiche, all'erosione idrica e a quella eolica. Il fenomeno della desertificazione e', come detto, sicuramente aggravato dall'azione dell'uomo: deforestazione, eccessivo sfruttamento dei terreni agricoli, errata gestione dell'acqua non fanno che peggiorare la situazione. Senza dimenticare gli incendi che, proprio in questa stagione, sottraggono alla terra grandi quantita' di riserve idriche necessarie al mantenimento del suo ecosistema. Insomma una vero complotto contro la salute del nostro pianeta. Una cospirazione ai danni dell'ecologia globale che coinvolge, se pur in maniera diversa, ricchi e poveri: se e' infatti vero che la desertificazione divora la terra in Africa e nei Paesi in via di sviluppo, come Asia, America Latina e Caraibi, e' ormai indubbio che anche Stati Uniti, Australia ed Europa sono vittime di questa peste climatica. Nel nostro continente sono Italia, Grecia, Spagna e Portogallo i Paesi maggiormente colpiti. E in Italia il fenomeno minaccia il 27% del territorio nazionale. Le regioni a maggior rischio sono quelle del sud e le isole: Molise, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Un rischio che in questi territori e' reso ancora piu' grave dal malfunzionamento della rete idrica e dalla conseguente carenza d'acqua, in special modo nella stagione calda. In questi ultimi mesi sono pero' soprattutto le regioni del nord a lamentare la scarsita' di acqua. Le impressionanti immagini del Po in secca sono diventate l'emblema di un'estate torrida ed ostile che rischia di compromettere gravemente i raccolti e di alterare l'equilibrio del nostro ecosistema. 
Questi, dunque, gli effetti generali della siccita' sul suolo. Ma dove la sterilita' domina sovrana ci sono anche drammatici risvolti economici, sociali e sanitari: nei Paesi poveri o in via di sviluppo la desertificazione provoca, infatti, forti carestie e poverta', costringendo le popolazioni colpite a migrazioni di massa alla ricerca di terreni sufficientemente fertili per lo sviluppo agricolo. I grandi esodi per la conquista di nuovi territori dove poter sopravvivere provocano, poi, forti tensioni etniche che sfociano spesso in conflitti. Si stima che circa il 50% dei conflitti armati sulla terra siano in parte dovuti a questi pesanti movimenti migratori. Senza contare che la desertificazione e le siccita' possono incrementare nelle zone povere del mondo malattie quali il colera, la febbre tifoide, l'epatite A e le malattie diarroiche. Si e' riscontrato inoltre un rapido aumento delle incidenze di epidemie di malaria, collegate solitamente con i movimenti della popolazione e con i cambi climatici delle stagioni. In particolare in Africa la desertificazione, la siccita' e la gestione non appropriata delle zone della savana hanno ridotto drasticamente la quantita' di prodotti raccolti dai cespugli, quali bacche, foglie e radici che hanno sempre rappresentato supplementi nutrizionali fondamentali per le popolazioni locali. Inoltre, questi mutamenti della biodiversita' possono mettere a rischio anche la medicina tradizionale che da sempre svolge un ruolo essenziale in tutto il continente africano. 
In Italia, anche se l’impatto e' di gran lunga lontano da quello registrato nelle regioni aride africane, la perdita di produttivita' del territorio comincia ad assumere una significativa rilevanza economica, sociale ed ambientale. Il fenomeno e' tanto piu' allarmante se si considera, come abbiamo accennato prima, che alla perdita di fertilita' del terreno concorrono altri fattori, quali l’inquinamento dei suoli, la salinizzazione delle falde e l’erosione superficiale. 
La Comunita' Internazionale ha riconosciuto fin dagli anni '70 la gravita' del fenomeno e dal giugno del 1994 ha adottato la Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD) con l'obiettivo di fornire gli strumenti di indirizzo politico e scientifico-tecnologico. 
A oggi sono 186 i Paesi che hanno ratificato la Convenzione. Nell' UNCCD l'Italia ha stabilito insieme a Portogallo, Spagna, Grecia e Turchia un accordo regionale, il cosiddetto "Annesso IV" tramite il quale si intende rafforzare lo scambio reciproco ed esercitare una pressione significativa in sede comunitaria, affinche' la Commissione Europea riconosca la rilevanza delle problematiche legate alla desertificazione nell'Europa del sud. La desertificazione si combatte anche a livello nazionale: da diversi anni e' stato costituito Il "Comitato Nazionale Per La Lotta Contro La Desertificazione" che si avvale del contributo tecnico-scientifico degli esperti dei piu' prestigiosi enti di ricerca nazionali, fra cui CNR, ENEA e INEA, per predisporre ed attuare il Piano di Azione Nazionale di lotta alla Desertificazione (PAN), promuovere attivita' di ricerca e per coinvolgere e sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica.



 

 

 


|Home| |Torna indietro| |richiedi l'articolo| |chiedi al medico|
www.lapelle.it
Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la duplicazione degli articoli anche parziale 
senza espressa autorizzazione dell'editore