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ALLERGIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI
Di Andrea Bernardini
Le aziende alimentari sanno che possono tradurre i
rischi di allergie e intolleranze alimentari ponendo una particolare
attenzione alle varie fasi della produzione e agli ingredienti usati. Che
vanno elencati chiaramente nell'etichetta
Secondo i dati raccolti dall’Istituto Superiore di
Sanita'
le persone che soffrono di allergie e intolleranze alimentari sono in aumento
(circa il 20% della popolazione). Dalla ipersensibilita' nei confronti di alcuni
alimenti, si passa a casi piu' preoccupanti che possono coinvolgere stomaco,
intestino, pelle, sistema circolatorio e che provocano cefalee, orticaria,
eczema, difficolta' respiratorie, perfino shock anafilattico. Latte, uova,
glutine, arachidi, pesce, farina di frumento e soia sono i prodotti alimentari
maggiormente responsabili di allergie. Ma i timori riguardano un po' tutti gli
alimenti. Anche per le manipolazioni che i cibi subiscono dal momento della
produzione a quello del consumo. Nelle sedi istituzionali e di ricerca, sia per
quanto riguarda il nostro Paese sia a livello comunitario (dove si sta
discutendo sulla possibilita' di modificare la direttiva relativa alle etichette
alimentari che dovrebbero indicare con piu' chiarezza la presenza di ingredienti
causa di allergie o intolleranze), comincia a prevalere un certo allarmismo
rispetto a questa problematica. Di cui pure un numero sempre crescente di
aziende alimentari ha iniziato a prendere coscienza. «I dati in nostro possesso
– sottolinea Maura Rabellotto, trade marketing manager di Lindt Italia -
indicano un forte aumento, nel corso degli ultimi due decenni, delle persone
affette da allergie in Italia. "La nostra societa' ritiene importante avere
una sempre migliore conoscenza delle allergie e delle loro possibili conseguenze
sull’organismo umano. Una soluzione seria al problema e' quella di indicare
sulle confezioni di tutti i prodotti gli ingredienti e gli
"allergeni". Cio'nonostante la questione principale consiste nel fatto
che pur attuando idonee procedure di fabbricazione e severe regole di pulizia,
si possono riscontrare piccolissime quantita' di latte, nocciole, mandorle e
arachidi, presenti nelle fabbriche di cioccolato, anche se non utilizzati in
specifici prodotti, a causa di linee di produzione comuni".
Si e' detto che l’attenzione verso il problema, dal punto
di vista degli uffici marketing delle aziende, e' sicuramente cresciuta nel
corso degli ultimi anni. Da questa attenzione e' derivata una sempre maggiore
necessita' di conoscenza e, quindi, di formazione e sensibilizzazione di tutte
le persone coinvolte nelle varie funzioni aziendali. In termini di comunicazione
cio' si traduce essenzialmente in un’opera di formazione nei confronti della
forza vendita. Oltre a questo, molte Ditte alimentari stanno iniziando a
realizzare dei materiali per il punto di vendita con cui fornire informazioni
utili e sicure sia ai clienti che ai consumatori.La capacita' di cogliere questo bisogno
puo' rappresentare
per le imprese un fondamentale vantaggio competitivo. Quello delle persone che
per intolleranze e allergie alimentari sono costrette a ricorrere a prodotti
specifici, e' un mercato in continua crescita (nei primi anni novanta si e' avuta un’evoluzione per quel che concerne la ricerca e gli screening
diagnostici che ha permesso di identificare un maggior numero di patologie, con
la conseguenza di un ampliamento del mercato).
Si prevede inoltre un aumento annuo a due cifre per i
prossimi cinque anni. Sempre piu' aziende, percio', hanno cominciato a porre la
loro attenzione sul concetto di certificazione di prodotto, introducendo tra i
parametri certificati pure la mancanza di glutine, di latte, di lattosio e di
caseinati nei propri prodotti, coinvolgendo nel progetto il marketing, l’assicurazione
qualita', la produzione, i laboratori di controllo, ma in special modo i
fornitori di ingredienti e additivi.
Il mondo della distribuzione, a sua volta, non e' stato
certamente a guardare. "Come Esselunga – spiegano dall’ufficio
comunicazione della catena distributiva - non parliamo di mercato interessante
ma piuttosto di importanza nel fornire un servizio alla nostra clientela anche
laddove questa possa essere considerata, da alcuni, una nicchia di consumo. In
generale, per la celiachia come per altre intolleranze, sono proprio le
indicazioni previste dalla legge in etichetta ad aiutare il consumatore nel
momento della scelta. La Esselunga ha voluto agevolare questa scelta stampando
una pubblicazione che riporta l’elenco dei prodotti alimentari senza glutine
disponibili nel nostro assortimento e pubblicando questo elenco anche sul nostro
sito". Le aziende alimentari, insomma, manifestano una crescente sensibilita' nei confronti del tema delle allergie e delle intolleranze rispetto
al passato. Anche se, e' giusto sottolinearlo, di fronte si trovano piu' di un
ostacolo. Scongiurare contaminazioni a tutti i livelli, analizzare gli effetti
delle proteine del latte, del fruttosio, del frumento e degli aromi industriali e'
spesso un compito gravoso e necessita di un controllo diligente e continuo.
Ma e' anche vero che tutto questo rappresenta per loro una dimostrazione di
attenzione e servizio nei riguardi del consumatore, quasi un obbligo morale.
Allo scopo di coltivare una nuova etica dell’alimentazione che unisca la
qualita' con la sostenibilita' rispetto al modo in cui si e' ottenuta una
materia prima, tenendo insieme piacevolezza, gusto e interesse per i grandi temi
della salute. L’industria, alla fine, e' dunque chiamata a garantire
soprattutto l’assenza di rischiose contaminazioni nelle fasi di produzione.
Senza dimenticare, pero', un altro aspetto importante: quello di fornire
prodotti sostitutivi abbordabili per le tasche dei consumatori. Nel caso di
patologie croniche e permanenti, questa e' la sfida che non puo' essere
rifiutata, e' da affrontare e vincere.
ALLERGIE IN AUMENTO
In Europa le allergie e le intolleranze alimentari sono in
aumento tra i bambini e gli adulti: secondo le associazioni del settore, ne e' affetto l’8% dei bambini e il 3% degli adulti. Nei primi cinque anni di vita,
a esempio, il 5% dei bambini puo' manifestare gonfiori alla lingua o, nei casi
piu' gravi, il rischio di asfissia. Nell’82% dei casi l’allergia deriva da
questi prodotti alimentari: uova, latte, pesce, maionese, arachidi e burro d’arachidi.
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