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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

ALLERGIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI

Di Andrea Bernardini

Le aziende alimentari sanno che possono tradurre i rischi di allergie  e intolleranze alimentari ponendo una particolare attenzione alle varie fasi della produzione e agli ingredienti usati. Che vanno elencati chiaramente nell'etichetta

Secondo i dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanita' le persone che soffrono di allergie e intolleranze alimentari sono in aumento (circa il 20% della popolazione). Dalla ipersensibilita' nei confronti di alcuni alimenti, si passa a casi piu' preoccupanti che possono coinvolgere stomaco, intestino, pelle, sistema circolatorio e che provocano cefalee, orticaria, eczema, difficolta' respiratorie, perfino shock anafilattico. Latte, uova, glutine, arachidi, pesce, farina di frumento e soia sono i prodotti alimentari maggiormente responsabili di allergie. Ma i timori riguardano un po' tutti gli alimenti. Anche per le manipolazioni che i cibi subiscono dal momento della produzione a quello del consumo. Nelle sedi istituzionali e di ricerca, sia per quanto riguarda il nostro Paese sia a livello comunitario (dove si sta discutendo sulla possibilita' di modificare la direttiva relativa alle etichette alimentari che dovrebbero indicare con piu' chiarezza la presenza di ingredienti causa di allergie o intolleranze), comincia a prevalere un certo allarmismo rispetto a questa problematica. Di cui pure un numero sempre crescente di aziende alimentari ha iniziato a prendere coscienza. «I dati in nostro possesso – sottolinea Maura Rabellotto, trade marketing manager di Lindt Italia - indicano un forte aumento, nel corso degli ultimi due decenni, delle persone affette da allergie in Italia. "La nostra societa' ritiene importante avere una sempre migliore conoscenza delle allergie e delle loro possibili conseguenze sull’organismo umano. Una soluzione seria al problema e' quella di indicare sulle confezioni di tutti i prodotti gli ingredienti e gli "allergeni". Cio'nonostante la questione principale consiste nel fatto che pur attuando idonee procedure di fabbricazione e severe regole di pulizia, si possono riscontrare piccolissime quantita' di latte, nocciole, mandorle e arachidi, presenti nelle fabbriche di cioccolato, anche se non utilizzati in specifici prodotti, a causa di linee di produzione comuni".
Si e' detto che l’attenzione verso il problema, dal punto di vista degli uffici marketing delle aziende, e' sicuramente cresciuta nel corso degli ultimi anni. Da questa attenzione e' derivata una sempre maggiore necessita' di conoscenza e, quindi, di formazione e sensibilizzazione di tutte le persone coinvolte nelle varie funzioni aziendali. In termini di comunicazione cio' si traduce essenzialmente in un’opera di formazione nei confronti della forza vendita. Oltre a questo, molte Ditte alimentari stanno iniziando a realizzare dei materiali per il punto di vendita con cui fornire informazioni utili e sicure sia ai clienti che ai consumatori.La capacita' di cogliere questo bisogno puo' rappresentare per le imprese un fondamentale vantaggio competitivo. Quello delle persone che per intolleranze e allergie alimentari sono costrette a ricorrere a prodotti specifici, e' un mercato in continua crescita (nei primi anni novanta si e' avuta un’evoluzione per quel che concerne la ricerca e gli screening diagnostici che ha permesso di identificare un maggior numero di patologie, con la conseguenza di un ampliamento del mercato).
Si prevede inoltre un aumento annuo a due cifre per i prossimi cinque anni. Sempre piu' aziende, percio', hanno cominciato a porre la loro attenzione sul concetto di certificazione di prodotto, introducendo tra i parametri certificati pure la mancanza di glutine, di latte, di lattosio e di caseinati nei propri prodotti, coinvolgendo nel progetto il marketing, l’assicurazione qualita', la produzione, i laboratori di controllo, ma in special modo i fornitori di ingredienti e additivi.
Il mondo della distribuzione, a sua volta, non e' stato certamente a guardare. "Come Esselunga – spiegano dall’ufficio comunicazione della catena distributiva - non parliamo di mercato interessante ma piuttosto di importanza nel fornire un servizio alla nostra clientela anche laddove questa possa essere considerata, da alcuni, una nicchia di consumo. In generale, per la celiachia come per altre intolleranze, sono proprio le indicazioni previste dalla legge in etichetta ad aiutare il consumatore nel momento della scelta. La Esselunga ha voluto agevolare questa scelta stampando una pubblicazione che riporta l’elenco dei prodotti alimentari senza glutine disponibili nel nostro assortimento e pubblicando questo elenco anche sul nostro sito". Le aziende alimentari, insomma, manifestano una crescente sensibilita' nei confronti del tema delle allergie e delle intolleranze rispetto al passato. Anche se, e' giusto sottolinearlo, di fronte si trovano piu' di un ostacolo. Scongiurare contaminazioni a tutti i livelli, analizzare gli effetti delle proteine del latte, del fruttosio, del frumento e degli aromi industriali e' spesso un compito gravoso e necessita di un controllo diligente e continuo. Ma e' anche vero che tutto questo rappresenta per loro una dimostrazione di attenzione e servizio nei riguardi del consumatore, quasi un obbligo morale. Allo scopo di coltivare una nuova etica dell’alimentazione che unisca la qualita' con la sostenibilita' rispetto al modo in cui si e' ottenuta una materia prima, tenendo insieme piacevolezza, gusto e interesse per i grandi temi della salute. L’industria, alla fine, e' dunque chiamata a garantire soprattutto l’assenza di rischiose contaminazioni nelle fasi di produzione. Senza dimenticare, pero', un altro aspetto importante: quello di fornire prodotti sostitutivi abbordabili per le tasche dei consumatori. Nel caso di patologie croniche e permanenti, questa e' la sfida che non puo' essere rifiutata, e' da affrontare e vincere.

ALLERGIE IN AUMENTO

In Europa le allergie e le intolleranze alimentari sono in aumento tra i bambini e gli adulti: secondo le associazioni del settore, ne e' affetto l’8% dei bambini e il 3% degli adulti. Nei primi cinque anni di vita, a esempio, il 5% dei bambini puo' manifestare gonfiori alla lingua o, nei casi piu' gravi, il rischio di asfissia. Nell’82% dei casi l’allergia deriva da questi prodotti alimentari: uova, latte, pesce, maionese, arachidi e burro d’arachidi.



 

 

 


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