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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 

 

Armi di distruzione di massa

 

Gabriella Larovere

della dott.ssa Gabriella La Rovere

Delle armi di distruzione di massa e dell’esercito di batteri che, sfuggiti al controllo o in mano ai terroristi, potrebbero mettere a rischio la vita d’intere citta', se ne parla soprattutto quando i media gli dedicano prime pagine e ampi spazi. Una volta che l’informazione cala, pero' il pericolo appare minore, quasi inesistente e si tende a rimuovere. Fino al prossimo allarme 

Puo' far piu' danni una informazione distorta, che crea panico e sentimenti di paura incontrollata, che qualsiasi epidemia o allarme sanitario”.

 Questa affermazione rivolge inequivocabilmente l’indice accusatorio verso i media che, a seconda delle loro esigenze commerciali, spesso danno un tale risalto alle notizie, moltiplicando ansie e timori, per poi rapidamente eliminarle, cancellando, di fatto, il problema o per lo meno contribuendo al calo delle difese e delle precauzioni necessarie. Due gli esempi principali degli ultimi mesi. Dopo settimane di articoli allarmanti sembra terminata, o comunque passata in secondo piano rispetto ad altri eventi internazionali, l’emergenza SARS che “non preoccupa piu'”. e' un argomento che non fa piu' rumore e quindi restera' confinato nella cerchia degli addetti ai lavori, purtroppo, fino alla scoperta di un altro eventuale focolaio epidemico. E tutte le misure di prevenzione che venivano richieste in vista di un possibile arrivo dell’epidemia nel prossimo inverno? Speriamo che le Autorita' non si sentano al riparo e abbassino la guardia.
Passiamo ora al terrorismo e alle armi batteriologiche. Dopo la fine della guerra all’Iraq, continua l’infruttuosa ricerca dei depositi illegali e la paura di attentati terroristici sembra anch’essa essere diventata un qualcosa con cui si convive “pacificamente”. In realta', il terrorismo internazionale e' ancora vivo, e di conseguenza il pericolo e' sempre in agguato. Saltuariamente qualche breve informazione ci ricorda che, per quanto riguarda il mistero delle armi batteriologiche, l’antrace & co. non sono usciti completamente di scena, solo non se ne parla quasi piu' e quindi fanno poco o niente paura. C’e' stato un momento che tutte le strutture sanitarie hanno ricevuto informazioni su come comportarsi nel caso di un attacco, oggi bisognerebbe ricordarsi dove si e' messo il manualetto ricevuto dal Ministero della Salute. E mi chiedo se nelle Facolta' di Medicina si sia inserito questo argomento nel corso degli studi per laurearsi o almeno per una delle specialita' che dovrebbe occuparsene. Ma quanti medici, passato il momento, hanno voglia di approfondire la loro conoscenza di queste armi batteriologiche, visto che non se ne parla quasi piu'? Eppure si tratta di potenziali metodi d’aggressione che sono stati molto usati a partire dalla prima guerra mondiale, e che fanno a pieno titolo parte della cultura e della storia sanitaria. Sono passati quasi novant’anni, gli scenari di guerra sono cambiati, ma il pericolo e' rimasto lo stesso, aggravato dalla consapevolezza che nuovi studi sulla manipolazione genetica hanno portato a microrganismi altamente letali, dalle conseguenze a breve e lungo termine, per lo piu' ignote. Ora che l’allarme e' cessato, parliamone con calma cercando di conoscerle meglio. Le armi batteriologiche sono silenziose, insidiose, ma soprattutto economiche e facili da produrre. Basta un semplice laboratorio o uno stabilimento per la produzione di mangimi animali, per ottenere armi di distruzione di massa. Il loro utilizzo si perde nella notte dei tempi: alcuni millenni prima di Cristo, bandi e divieti contro l’uso di sostanze tossiche erano contenuti in due testi politico-religiosi indiani, quali il Mahabarata e il Ramayana. Nel 1000 a.C. gli Assiri erano soliti utilizzare zolfo e petrolio durante le loro campagne di guerra. Grazie a Tucidite sappiamo che gli Spartani utilizzarono gas venefici durante la guerra del Peloponneso. Nel 187 a.C. i Romani posero l’assedio ad Ambracia: i suoi ultimi difensori, ritiratisi in un passaggio sotterraneo, furono stanati dal fumo fatto rifluire nel cunicolo. Le attuali armi batteriologiche sono costituite, in massima parte, da batteri, le cui spore, una volta disperse sotto forma di aerosol, possono contaminare chilometri di territorio. Molte Nazioni sono anche riuscite a costruire ordigni utilizzando virus o parassiti intracellulari obbligati, quali le rickettsie, responsabili della febbre gialla. Per alcune di queste infezioni esiste un vaccino, ma risulta difficile organizzare una vaccinazione di massa senza provocare panico e allarmismo. Il 22 aprile 1915 si consumo' a Ypre's, in Belgio, durante la Grande Guerra, uno sterminio grazie all’uso di una miscela di cloro e fosgene, cui fu dato il nome di iprite, a ricordo della citta'. “Ed ecco che una cortina di nebbia biancastra prese a scivolare lentamente sul terreno, avvicinandosi sempre di piu'. I nostri uomini, dapprima, pensarono si trattasse di bruma del mattino, ma ben presto compresero la realta': era un attacco con i gas (…). La cortina lattuginosa passo' sulle nostre trincee, seguita da un’altra di fumo nero-verdastro, e quindi una nuova ondata di gas a dieci minuti di distanza dalla prima. A quel punto, le doppie cortine di gas biancastri e di fumi scuri che avanzavano verso le nostre retrovie erano tre o quattro. Qualche soldato prese a singhiozzare e a tossire, gli altri cercarono di resistere fino a che fu loro possibile” (da una corrispondenza di guerra del 25 settembre 1915). Il fosgene, utilizzato dall’industria dei coloranti, e' il risultato della combinazione, in parti uguali, di cloro e monossido di carbonio. Diffuso in quantita' minima nell’aria, e' pressoche' inavvertibile, se non per un vago odore di fieno tagliato. Le persone intossicate muoiono nel giro di qualche ora o giorno, senza capirne il motivo. A dosi piu' concentrate, la morte compare in 30 minuti preceduta da crisi di soffocamento via via crescenti fino alla paralisi respiratoria. L’acido prussico venne spesso impiegato insieme al fosgene sui campi di battaglia perche' la sua rapidissima azione sul sistema nervoso, ne faceva un veleno di grande potenza. I Tedeschi preferirono usare composti organici contenenti arsenico. La difenilcloroarsina e' un tossico che produce irritazione al naso, gola e prime vie aeree. Bastano 0.03 mg/litro di aria per mettere fuori combattimento una persona. Mescolato al fosgene, provocava pruriti talmente forti da indurre la persona a togliersi la maschera anti-gas, esponendosi cosi' agli effetti letali del fosgene. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i Giapponesi disseminarono in Manciuria la peste, il colera e la leptospirosi. Verso la fine degli anni ‘60 si assistette al declino delle armi batteriologiche solo perche' le continue ricerche sui microrganismi e sui farmaci, avevano finito per ridurre a zero le scorte per la produzione. A meta' degli anni 80, la corsa alle armi batteriologiche riprese, anche se camuffata dall’esigenza di difendersi dagli attacchi dei nemici. Accanto alla creazione di microrganismi modificati geneticamente, si assiste oggi, con un certo allarmismo piu' che giustificato, agli incidenti di laboratorio che rendono noto gli esiti di alcune sperimentazioni azzardate. Il piu' grave si e' verificato in Inghilterra il 3 agosto 1962 quando il dott. George Bacon mori' di peste polmonare, che aveva contratto nei laboratori del Centro Microbiologico Militare di Porton Down, dove lavorava come biologo. Subito comincio' una spasmodica ricerca per identificare, isolare e vaccinare tutti coloro che erano stati a contatto con Bacon. Vent’anni fa su Nature apparve un trafiletto dal titolo “Gruinard handed back”, in cui si raccontava il caso dell’isola di Gruinard, sul cui territorio fu sperimentata la resistenza delle spore dell’antrace, all’esplosione e agli agenti atmosferici. Com’e' noto il carbonchio, e' una malattia degli erbivori, causata dal Bacillus anthracis, che si trasmette anche all’uomo. La malattia assume nell’uomo diverse forme cliniche a seconda dei tessuti che vengono infettati all’inizio. Si rivela mortale quando il bacillo raggiunge il torrente sanguigno e inizia a proliferare, producendo grandi quantita' di una pericolosa tossina. L’imprevedibilita' e la difficolta' di poter valutare con un sufficiente margine di sicurezza, gli effetti che lo spargimento di organismi patogeni puo' avere sull’ambiente, nonche' i rischi che potrebbero derivare dalla perdita di controllo sugli agenti infettivi e quindi dal diffondersi di epidemie tra i civili ha dato vita a una Convenzione siglata nel 1972 che vieta l’uso delle armi biologiche, con la costituzione nel 1994 di un gruppo di lavoro che controlla e studia il fenomeno sempre, non solo quando ne parlano i giornali.



 

 

 


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