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Il paradosso dell'asino
Che cos'e' un paradosso? Un'asserzione, una storia incredibile che appare in netto contrasto con
l'opinione e le aspettative della gente comune. O per lo meno bizzarra e stravagante. Di paradossi e storie ai limiti
dell'incredibile e' ricco un libro scritto da un signore sessantenne di Ravenna, Pietro
Baroncelli, che di professione fa
l'informatore medico scientifico – molti dei nostri lettori lo incontrano regolarmente ai congressi di dermatologia e di medicina estetica – e che ha gia' al suo attivo la pubblicazione di vari libri di racconti, poesie e aforismi. Gia' il titolo di questa recente opera
''L'asino raglia e il treno deraglia'' (Ed. Il Ponte Vecchio – Cesena) rappresenta una felice anticipazione della ricerca accentuata
dell'effetto, legato all'assurdita' delle situazioni che caratterizzano le otto storie brevi in cui si articola il volume. A partire
dall'Accusa, una situazione di natura kafkiana in cui in maniera incontrollabile, eppure verosimile, un onesto cittadino viene a trovarsi a causa di uno scherzo che lo conduce a
un'accusa di omicidio e alla condanna al carcere. Ma anche negli altri racconti
l'autore sembra quasi godere a mettere i suoi protagonisti, e insieme a loro il lettore, in un angolo da cui non si esce se non schiacciati dalla indifferenza e dal sopruso, troppo spesso impunito, che caratterizzano la nostra
societa'.
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Fra le righe di una trattazione che scorre in maniera gradevole e con un certo grado di umorismo, mai grasso ma al contrario raffinato e talvolta pure saccente, si legge un grido di rabbia verso il Potere, in qualsiasi verso esso si mostri, da quello di una Sanita' quasi disumana, al Ministero
dell'Interno che perseguita spietatamente il cittadino innocente presupponendo che
''chi e' senza peccato scagli la prima pietra''. Qualcuno potrebbe vedere nel lavoro letterario di Baroncelli
l'attualita' di una sfiducia generalizzata verso la politica e le Istituzioni, una forma di
''grillismo'' ante litteram, ma probabilmente l'accusa piu' diretta non e' lanciata alla nostra classe dirigente, ma
all'ipocrisia e alla menzogna che caratterizzano la vita di relazione e i rapporti interpersonali. Una generalizzata mancanza di sincerita' che, secondo
l'autore, e' la vera origine del disagio, della depressione e dell'infelicita' che circolano nella nostra
societa'. Qual
e' il rimedio proposto? L'ironia, l'autoironia e il consiglio di non prendersi troppo sul serio e vivere al massimo la nostra esistenza,
perche', come ben si legge
nell'episodio ''La morte'', noi siamo destinati a essere sfruttati e trascurati tanto da vivi quanto da morti, e la cosa peggiore che ci possa capitare sarebbe andarsene via pieni di rimpianti che ci accompagnerebbero per
l'eternita'. (G.B.) |
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