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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 

 

L’automedicazione non cresce

Le vendite dei medicinali acquistabili in farmacia senza ricetta registrano una costante flessione 

di Barbara Di Chiara

Come va il mercato dell’automedicazione? Certamente non bene, e in controtendenza rispetto al resto d’Europa. Dal 2004 infatti, nel nostro Paese, i farmaci da banco sono in flessione negativa. I dati di sell-in (gli acquisti effettuati dalle farmacie) e quelli di sell-out (le vendite al pubblico) indicano un -1,6 % rispetto a un giro d’affari complessivo di 1.3 miliardi di euro (di cui 980 milioni per farmaci Otc-farmaci di automedicazione senza obbligo di prescrizione e con accesso alla pubblicita' - e 330 milioni per farmaci SP - farmaci senza obbligo prescrizione e senza accesso alla pubblicita'). Il 2004 dunque ha registrato un risultato che, nonostante il parziale recupero rispetto al 2003, non riporta il volume delle vendite nemmeno al livello piu' basso registrato nel 1999. Nemmeno l’investimento pubblicitario nel campo ha sortito buoni esiti: infatti, dall’indagine semestrale dell’ACNielsen, emerge che meno del 2% degli intervistati ha acquistato un farmaco di automedicazione a seguito della pubblicita'. Se e' vero infatti che la pubblicita' degli Otc e' un utile strumento per favorire informazione e consapevolezza, l’advertising non incide sull’espansione delle vendite. Le diverse classi di farmaci hanno una incidenza percentuale diversa sulla spesa farmaceutica nazionale: quelli di classe A per il 73%, la classe C soggetta a prescrizione per il 16%, e quelli senza obbligo di ricetta per il 10,9%. Tali risultati non confortanti evidenziano come il potenziale del settore dell’automedicazione non sia sfruttato in termini di raggiungimento dell’obiettivo del risparmio pubblico. Un maggior ricorso all’automedicazione per le patologie minori rappresenterebbe, infatti, un elemento di razionalizzazione. Dal confronto dei dati italiani con quelli della UE appare come la spesa pro-capite per gli Otc, in Paesi quali la Francia e la Germania, sia del 70% piu' alta. “I dati dimostrano che il comparto Otc e' fortemente penalizzato dalle politiche del settore e cio' comporta l’impossibilita' per le imprese di ampliare l’offerta terapeutica” ha dichiarato Angelo Zanibelli, presidente di Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica per l’automedicazione) - “logiche regolamentari rigide, vincolanti e anacronistiche bloccano quel processo di autoregolamentazione tipico di un sistema di libera concorrenza e impediscono lo sviluppo di un settore che contribuirebbe al risparmio della spesa farmaceutica”. C’e' pero' una nota positiva riguardo il marchio di automedicazione, che viene percepito dagli italiani come un cartello indicatore della salute, un garante di affidabilita' ed efficacia terapeutica per la risoluzione di piccoli malanni, un fattore di riconoscibilita' per giungere senza difficolta' a ritrovare il prodotto usato in precedenza con successo. La scelta di un farmaco da banco non e' quindi mai guidata dall’impulso, come accade per i prodotti di largo consumo, ma si rivela un processo razionale e guidato dalla consapevolezza. Nove italiani su dieci seguono il consiglio di un professionista della sanita'. Mentre tre su quattro confermano il riutilizzo di un farmaco di automedicazione ponendo in evidenza marcate dinamiche di fedelta' legate al marchio. 


 

 

 


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