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BAMBOLE E MITI
di Clorinda Salvadori |
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Fin dall'antichita' la donna e' stata rappresentata in figure che
somigliano alle attuali bambole. Ma e' relativamente da poco tempo che
la bambola ha assunto il valore di giocattolo. Da oggetto di collezione
a simbolo di un consumismo che non rinuncia a trasmettere valori di una
femminilita' molto domestica
Secondo molti esperti, a eccezione di una bambola di pezza scoperta a Pompei,
non si puo' essere sicuri che le statuette raffiguranti figure femminili
ritrovate nelle tombe egizie, etrusche e romane fossero bambole ma,
probabilmente oggetti religiosi con un valore simbolico spesso legato alla donna
nella sua capacita' procreativa. Una carica simbolica riscontrabile sia fra le
popolazioni primitive andine che in Giappone, indipendentemente che si tratti di
una figura di panno o di una esotica ceramica, e che fornisce una visione della
donna archetipo, feticcio religioso o talismano propiziatorio di fertilita',
abbondanza e benessere. La data di nascita della bambola giocattolo e' invece
molto piu' recente, a partire da alcuni esempi di artigianato tedesco del 1500,
puo' essere collocata agli inizi dell'800, quando il gioco entra a far parte del
mondo infantile delle classi sociali piu' abbienti e il ricorso a materiali meno
cari e piu' facili da lavorare (cartapesta, celluloide e poi plastica) ne
facilitano la diffusione. Intorno al XV secolo nelle case nobiliari di tutta
Europa potevano gia' ritrovarsi figure femminili in miniatura, dai ricchi
abbigliamenti, rappresentazioni di una donna oggetto il cui vissuto e' una
femminilita' dall'apparenza ricercata ed elegante. Ma per i loro costi non erano
certamente destinate ai giochi delle bambine, perche' in realta' erano oggetti
d'arte solamente da guardare, sfiorare e maneggiare con cura. |
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Anche le
bambole-manichino del '700, dalle dimensioni naturali di donna adulta, che
venivano utilizzate nelle sartorie alla moda, avevano piu' una funzione
espositiva che ludica e non possono essere considerate alla stregua di
giocattoli. Allo stesso modo, le prime bambole dell'ottocento, realizzate
artigianalmente a mano e quindi dal costo elevato, anche se destinate alle
bambine, erano ancora oggetti da osservare e non da stringere, abbracciare e
manipolare. Romperle voleva dire essere maldestri e poco attenti, degni di una
punizione esemplare. In altre parole queste bambole erano destinate agli adulti
e costituivano la tipizzazione di un immaginario tutto maschile di personaggi
femminili delicati e raffinati, dalla pelle diafana di porcellana, dai capelli
corvini e gli occhi immancabilmente chiari.
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I loro vestiti, ricchi di trine e
merletti, coprivano un corpo che spesso non esisteva o era tozzo e non curato,
perche' all'epoca la bambola non andava spogliata, non era previsto il cambio
del vestito ne l'esplorazione delle sue forme piu' private. Al massimo le era
consentito di muovere e sbattere gli occhi. Bisogna giungere agli inizi del
secolo scorso per trovare una tipologia di bambole e bambolotti finalmente
destinati ai piu' piccoli, con vari caratteri e dai vestiti coloratissimi. Ora
le bambole possono essere cullate e strette al seno, e rappresentano modelli che
hanno ancora a che fare con ideali di femminilita' e maternita' che si desidera
che le bambine interiorizzino. In particolar modo quando le bambine giocano a
fare le mamme, a cucinare per i figli, a portali a spasso in carrozzina. Una
prospettiva domestica che diventa quasi un esercizio per prepararsi ad
affrontare il destino di donna adulta. |
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Poi arriva Barbie, la prima bambola con
il seno che, pur evidenziando una femminilita' emergente e una intraprendenza
tutta nuova, mostra ancora una superficialita' fatta di vestiti intercambiabili,
di acconciature, specchi e gioielli da indossare, e aspirazioni tradizionali fra
cui spicca Ken, un muscoloso, improbabile eterno boyfriend che l'accompagna nei
numerosi appuntamenti della sua vita mondana e sportiva. |
E' per questo che le
femministe si scagliarono contro il tipo di donna alla Barbie, considerato alla
stregua di un ostacolo al cammino della consapevolezza della donna verso una sua
completa emancipazione. Una battaglia persa se si considera che Barbie e' dal
1959 la bambola piu' venduta e conosciuta in tutto il mondo. Nella sua vita e' stata, fra l'altro, hostess, dottoressa, veterinaria, attrice, infermiera,
astronauta, manager. Per lei sono stati creati oltre 4800 accessori, dalle
scarpe alle sedie, a un camper e perfino una bara tutta rosa. Ha avuto 14 cani,
sette cavalli, due gatti, un pappagallo, un panda e un delfino. Possiede anche
un abito da sposa ma non ha mai deciso il grande passo. In definitiva, non c'e'
dubbio, una gran bella vita! Prepariamoci a un Natale in cui le bambole saranno
ancora le protagoniste, perche' il loro segreto sta nel fatto che nelle tante
variazioni e tipologie, sopravvivono nel tempo mantenendo la propria funzione di
archetipo femminino inalienabile e di immancabile compagnia di giochi.
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LA VERA STORIA DI BARBIE
Nel 1936 la diciannovenne Ruthie Mosko, appena finito il liceo, si
traferi' a
Los Angeles in cerca di fortuna. Pochi anni dopo, insieme al suo fidanzato
Isadore Helliot Handler fondava la Mattel, una societa' che avrebbe
rivoluzionato l'intero mondo dei giocattoli. Alla fine degli anni '50,
approfittando di una decade di boom economico e dello sviluppo della televisione
per l'infanzia, l'industria del gioco ha un eccezionale sviluppo. e' il 1959
quando viene presentata Barbie, la prima bambola dalle forme esplicitamente
femminili che si propone alle figlie del baby boom post-bellico con la sua
carica di sogni di carriera e di successo.
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Ruth Handler
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Il nome Barbie viene da quello della
figlia Barbara cosi' come quello del fidanzato Ken e' legato al vero figlio
Kenneth. In un mondo degli affari dominato dagli uomini Ruth Handler
impersonifica per anni il ruolo della sua creatura aprendo la strada a nuovi
modelli femminili. Nel suo guardaroba capi firmati Christian Dior, Coco Chanel,
Armani, Versace. Nel 1970 Ruth scopre di avere un cancro del seno e subisce una
mastectomia. e' costretta a stare lontana dalla sua Azienda mentre una serie di
eventi negativi e sfortunati (l'incendio del magazzino, uno sciopero dei
trasporti, pressioni delle banche) la portano sull'orlo della bancarotta e della
prigione. In un'intervista racconta: "quando ho creato Barbie sapevo che
sarebbe stato importante per una bambina e la sua percezione del se' giocare con
una bambola che avesse le tette, ora penso che sia ancora piu' importante
aiutare le donne a riacquistare la propria autostima dopo che le hanno
perse". Cosi' la mamma di Barbie non si rassegna e fonda una nuova societa'
che produce protesi per il seno tornando a essere una delle immagini leggendarie
del mito americano del successo che passa anche attraverso fasi negative e
fallimentari. Cosa che non e' successa a Barbie che giunta al suo 41° anno di
vita continua a essere la bambola piu' venduta nella storia del giocattolo con
oltre un miliardo di pezzi. |
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