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articolo aggiornato il: Wednesday 02 May 2012

 


BAMBOLE E MITI

di Clorinda Salvadori


Fin dall'antichita' la donna e' stata rappresentata in figure che somigliano alle attuali bambole. Ma e' relativamente da poco tempo che la bambola ha assunto il valore di giocattolo. Da oggetto di collezione a simbolo di un consumismo che non rinuncia a trasmettere valori di una femminilita' molto domestica

Secondo molti esperti, a eccezione di una bambola di pezza scoperta a Pompei, non si puo' essere sicuri che le statuette raffiguranti figure femminili ritrovate nelle tombe egizie, etrusche e romane fossero bambole ma, probabilmente oggetti religiosi con un valore simbolico spesso legato alla donna nella sua capacita' procreativa. Una carica simbolica riscontrabile sia fra le popolazioni primitive andine che in Giappone, indipendentemente che si tratti di una figura di panno o di una esotica ceramica, e che fornisce una visione della donna archetipo, feticcio religioso o talismano propiziatorio di fertilita', abbondanza e benessere. La data di nascita della bambola giocattolo e' invece molto piu' recente, a partire da alcuni esempi di artigianato tedesco del 1500, puo' essere collocata agli inizi dell'800, quando il gioco entra a far parte del mondo infantile delle classi sociali piu' abbienti e il ricorso a materiali meno cari e piu' facili da lavorare (cartapesta, celluloide e poi plastica) ne facilitano la diffusione. Intorno al XV secolo nelle case nobiliari di tutta Europa potevano gia' ritrovarsi figure femminili in miniatura, dai ricchi abbigliamenti, rappresentazioni di una donna oggetto il cui vissuto e' una femminilita' dall'apparenza ricercata ed elegante. Ma per i loro costi non erano certamente destinate ai giochi delle bambine, perche' in realta' erano oggetti d'arte solamente da guardare, sfiorare e maneggiare con cura. 


Anche le bambole-manichino del '700, dalle dimensioni naturali di donna adulta, che venivano utilizzate nelle sartorie alla moda, avevano piu' una funzione espositiva che ludica e non possono essere considerate alla stregua di giocattoli. Allo stesso modo, le prime bambole dell'ottocento, realizzate artigianalmente a mano e quindi dal costo elevato, anche se destinate alle bambine, erano ancora oggetti da osservare e non da stringere, abbracciare e manipolare. Romperle voleva dire essere maldestri e poco attenti, degni di una punizione esemplare. In altre parole queste bambole erano destinate agli adulti e costituivano la tipizzazione di un immaginario tutto maschile di personaggi femminili delicati e raffinati, dalla pelle diafana di porcellana, dai capelli corvini e gli occhi immancabilmente chiari.

bambole

I loro vestiti, ricchi di trine e merletti, coprivano un corpo che spesso non esisteva o era tozzo e non curato, perche' all'epoca la bambola non andava spogliata, non era previsto il cambio del vestito ne l'esplorazione delle sue forme piu' private. Al massimo le era consentito di muovere e sbattere gli occhi. Bisogna giungere agli inizi del secolo scorso per trovare una tipologia di bambole e bambolotti finalmente destinati ai piu' piccoli, con vari caratteri e dai vestiti coloratissimi. Ora le bambole possono essere cullate e strette al seno, e rappresentano modelli che hanno ancora a che fare con ideali di femminilita' e maternita' che si desidera che le bambine interiorizzino. In particolar modo quando le bambine giocano a fare le mamme, a cucinare per i figli, a portali a spasso in carrozzina. Una prospettiva domestica che diventa quasi un esercizio per prepararsi ad affrontare il destino di donna adulta. 
bambole
Poi arriva Barbie, la prima bambola con il seno che, pur evidenziando una femminilita' emergente e una intraprendenza tutta nuova, mostra ancora una superficialita' fatta di vestiti intercambiabili, di acconciature, specchi e gioielli da indossare, e aspirazioni tradizionali fra cui spicca Ken, un muscoloso, improbabile eterno boyfriend che l'accompagna nei numerosi appuntamenti della sua vita mondana e sportiva. 
E' per questo che le femministe si scagliarono contro il tipo di donna alla Barbie, considerato alla stregua di un ostacolo al cammino della consapevolezza della donna verso una sua completa emancipazione. Una battaglia persa se si considera che Barbie e' dal 1959 la bambola piu' venduta e conosciuta in tutto il mondo. Nella sua vita e' stata, fra l'altro, hostess, dottoressa, veterinaria, attrice, infermiera, astronauta, manager. Per lei sono stati creati oltre 4800 accessori, dalle scarpe alle sedie, a un camper e perfino una bara tutta rosa. Ha avuto 14 cani, sette cavalli, due gatti, un pappagallo, un panda e un delfino. Possiede anche un abito da sposa ma non ha mai deciso il grande passo. In definitiva, non c'e' dubbio, una gran bella vita! Prepariamoci a un Natale in cui le bambole saranno ancora le protagoniste, perche' il loro segreto sta nel fatto che nelle tante variazioni e tipologie, sopravvivono nel tempo mantenendo la propria funzione di archetipo femminino inalienabile e di immancabile compagnia di giochi.


LA VERA STORIA DI BARBIE

Nel 1936 la diciannovenne Ruthie Mosko, appena finito il liceo, si traferi' a Los Angeles in cerca di fortuna. Pochi anni dopo, insieme al suo fidanzato Isadore Helliot Handler fondava la Mattel, una societa' che avrebbe rivoluzionato l'intero mondo dei giocattoli. Alla fine degli anni '50, approfittando di una decade di boom economico e dello sviluppo della televisione per l'infanzia, l'industria del gioco ha un eccezionale sviluppo. e' il 1959 quando viene presentata Barbie, la prima bambola dalle forme esplicitamente femminili che si propone alle figlie del baby boom post-bellico con la sua carica di sogni di carriera e di successo. 

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Ruth Handler

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Il nome Barbie viene da quello della figlia Barbara cosi' come quello del fidanzato Ken e' legato al vero figlio Kenneth. In un mondo degli affari dominato dagli uomini Ruth Handler impersonifica per anni il ruolo della sua creatura aprendo la strada a nuovi modelli femminili. Nel suo guardaroba capi firmati Christian Dior, Coco Chanel, Armani, Versace. Nel 1970 Ruth scopre di avere un cancro del seno e subisce una mastectomia. e' costretta a stare lontana dalla sua Azienda mentre una serie di eventi negativi e sfortunati (l'incendio del magazzino, uno sciopero dei trasporti, pressioni delle banche) la portano sull'orlo della bancarotta e della prigione. In un'intervista racconta: "quando ho creato Barbie sapevo che sarebbe stato importante per una bambina e la sua percezione del se' giocare con una bambola che avesse le tette, ora penso che sia ancora piu' importante aiutare le donne a riacquistare la propria autostima dopo che le hanno perse". Cosi' la mamma di Barbie non si rassegna e fonda una nuova societa' che produce protesi per il seno tornando a essere una delle immagini leggendarie del mito americano del successo che passa anche attraverso fasi negative e fallimentari. Cosa che non e' successa a Barbie che giunta al suo 41° anno di vita continua a essere la bambola piu' venduta nella storia del giocattolo con oltre un miliardo di pezzi.



 

 

 


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