|
La dermatologia alle Olimpiadi
La medicina sportiva ha fatto passi da giganti ma tanti piccoli problemi dermatologici rendono la vita degli atleti piu' difficile e dolorosa. Ecco cosa
e' successo alle Olimpiadi di Pechino
di Giorgio Bartolomucci
I recenti giochi Olimpici hanno portato all'attenzione del grande pubblico sport piu' o meno noti: dal kajak alla lotta greco-romana. Non poteva sfuggire
all'osservazione della nostra redazione come molte di queste attivita' sportive influenzino la salute e
l'integrita' della cute, vero organo di confine esposto a fattori ambientali che possono giocare un ruolo importante nel determinismo di molte affezioni dermatologiche in soggetti che praticano sport. Da cio'
l'idea di uno speciale che abbia come oggetto le Olimpiadi e la pelle, che provi a mettere in evidenza quali discipline e quali soggetti, con i loro particolari tipi di pelle, determinino piu' difficolta' di adattamento alle amplificazioni delle normali funzioni cutanee (sudorazione, termoregolazione, produzione della barriera
idro-lipidica). Per iniziare non si sbaglia a dire che le affezioni cutanee degli sportivi possono essere causate da traumi, batteri, virus, miceti, sostanze chimiche, agenti fisici (luce, calore, freddo,
umidita') e che la topografia delle dermatosi
e' sicuramente in relazione al tipo di sport praticato. Indubbiamente, pero', le estremita' (piedi, mani) sono le regioni piu' frequentemente bersaglio di azioni traumatiche, che provocano
l'insorgenza di bolle a contenuto sieroso, emorragico, di ematomi, di escoriazioni,
callosita'. Lo abbiamo ben visto negli atleti che a Pechino si sono confrontati nella ginnastica a corpo libero o agli attrezzi. Igor
Cassina, sfortunatamente solo quarto nella finale alle sbarre, e con lui tutti gli altri atleti partecipanti alla gara, sono soliti proteggersi le dita delle mani con vistosi cerotti. Nella loro carriera non
e' infrequente il manifestarsi di ematomi subungueali, che a volte pongono perplessita' di diagnosi differenziali con quadri morbosi ben piu' gravi (per es. il melanoma delle
acrosedi). A causa delle continue sollecitazioni traumatiche, oltre che nei ginnasti
e' comune reperire anche nei sollevatori di pesi calli e duroni multipli in sede palmare, distribuiti con direzione obliqua lungo le eminenze tenar di entrambe le mani; queste lesioni, provocate dallo sfregamento continuo contro pesi e contro il nastro utilizzato negli allenamenti per tenere bloccati i polsi, possono andare incontro a
sanguinamento. Altre lesioni traumatiche di questo sport sono le lesioni lichenificate lineari di colorito bruno, disposte longitudinalmente e bilateralmente sulla faccia anteriore delle gambe, e talora delle cosce, provocate dal ripetuto trauma esercitato dal bilanciere su tutta la superficie anteriore
dell'arto durante il sollevamento del peso da terra. Grandi soddisfazioni sono venute
all'Italia dalla piscina dove Federica Pellegrini e Alessia Filippi hanno rispettivamente vinto un oro e un argento. I nuovi costumi hi-tech hanno permesso prestazioni piu' veloci, ma non si
e' ancora riuscita a trovare una soluzione ai problemi di acne che colpiscono alcuni degli atleti (la Pellegrini ne
e' un esempio), probabilmente aggravati dal continuo contatto con il cloro e gli altri disinfettanti utilizzati nelle piscine. Una spiegazione al fatto che i nuotatori abbiano i capelli cortissimi o rasati a
azero, va oltre la necessita' di ridurre l'attritto, ma risiede anche nella possibilita' di alterazioni del colore e della consistenza dei capelli a causa, per esempio, dei derivati del rame, presente nelle acque delle piscine per corrosione delle tubature o nei preparati chimici anti-alghe. Uno dei disturbi piu' temuti dai nuotatori e dai pallanuotisti
e' l'otite acuta esterna dovuta all'azione macerativa dell'acqua, all'irritazione dei disinfettanti disciolti nelle piscine e al sopravvento di alcuni germi, soprattutto allo
pseudo-monas. Per quanto concerne le dermopatie da agenti chimici, va tenuto conto che questi possono agire come irritanti primari e/o come
allergizzanti. Per la cronaca, non sono ancora stati registrate irritazioni riferibili al contatto con i nuovi tessuti dei costumi, mentre in molte discipline, dalla canoa (dove la splendida Josefa Idem ha perso
l'oro per soli 4 millesimi, e il veterano Antonio Rossi un incredibile bronzo)
all'atletica leggera, e' stato molto piu' frequente il riscontro di quadri eczematosi dovuti a contatti ripetuti con indumenti fatti di fibre artificiali la cui azione nociva
e' favorita dalla sudorazione e dalla macerazione delle regioni interessate. I canottieri mostrano anche callosita' palmari, legate al movimento rotatorio dei palmi sul remo, e una lesione specifica chiamata proprio callosita' del canoista, dovuta allo sfregamento continuo con la pagaia e localizzata sul versante interdigitale della 1a articolazione
metacarpo-falangea, una lesione che nel corso di gare dure e ripetute in un breve lasso di giorni va facilmente incontro a fenomeni di macerazione e ulcerazione. Nei canoisti sono state anche viste callosita' localizzate sulle nocche delle prime quattro dita per il trauma ripetuto contro il bordo della canoa durante il movimento di rotazione della pagaia: un tipico quadro clinico monolaterale dei canoisti che pagaiano solo da un lato.
Un'altra affezione, sulla cui casistica non si hanno dati, ma che non e' possibile escludere che abbia colpito piu' di un partecipante impegnato nel bacino artificiale di gara,
e' la natica del rematore, provocata dallo sfregamento con la panca metallica del vogatore. Caratterizzata da chiazze lichenificate brune e figurate, localizzate ai glutei bilateralmente, a riprodurre la forma del bordo posteriore della panca metallica. Infine, non
e' improbabile che molti atleti abbiano manifestato chiazze lichenificate localizzate sulla superficie dorsale della 1a articolazione
metatarso-falangea, causate dallo sfregamento contro la pedaliera della canoa. Pochi gli allori
dell'atletica ed entrambi nella marcia, con Alex Schwazer nella 50 Km ed Elisa Rigaudo nella 20 Km femminile. A fine gara i loro piedi, negli anni soggetti a ripetuti microtraumi, apparivano rossi e sfiancati dalla fatica. La sindrome del piede da marcia, invece, si presenta sotto forma di eritema, edema e dolore della superficie dorsale
dell'alluce, cui si associa tendinite acuta dei flessori ed estensori. L'affezione
e' dovuta alle continue variazioni di assetto del piede durante la corsa su superfici irregolari. Pochi, comunque, i concorrenti non colpiti da bolle e vesciche da frizione ai piedi, e perfino da papule
piezogeniche, una evenienza non molto rara nei maratoneti, costituita da ernie di grasso sottocutaneo delle regioni plantari e
calcaneari, molto dolorose nella deambulazione e nella stazione eretta prolungata. Lo stesso tipo di dermatosi, localizzate in prevalenza lungo i bordi esterno e mediale dei talloni e lungo il bordo esterno del piede, colpiscono soprattutto le donne a causa di traumi di lieve entita' ma ripetuti nel tempo, dovuti a ripetuti salti sia da fermo che in corsa, e in particolare pallacanestro, pallavolo, salto con
l'asta, salto in lungo, corsa ad ostacoli e calcio. Colpiti anche i corridori di lunghe distanze, dai 3000 metri ai diecimila, specialita' dove anni addietro la squadra italica era fortissima ma che attualmente ci vede quasi scomparsi. Colpa forse della frequente natica del corridore, una condizione che si caratterizza per la presenza di una iperpigmentazione emosiderinica localizzata in prossimita' della parte alta dei glutei e del solco intergluteo, provocata dalle ripetute microemorragie che si realizzano durante la corsa a causa dello sfregamento delle natiche fra loro e contro il tessuto del pantaloncino. Oppure del manifestarsi della cosiddetta
''Jogger's nipples'', erosioni dei capezzoli , provocate da piccoli traumi ripetuti in corrispondenza delle regioni mammarie che danno luogo a lesioni squamo-crostose a volte emorragiche in atleti che corrono le lunghe distanze indossando magliette fatte di tessuti duri. Il rapporto con i materiali nello sport
e' molto importante: negli ambulatori degli stadi molti hanno chiesto rimedio per manifestazioni cutanee dovute allo sfregamento contro tessuti sintetici: il caldo-umido
all'interno delle scarpe o alle pieghe inguinali, in Cina quest'estate non ha certo favorito gli atleti agendo da fattore favorente. Le forme eczematose piu' comuni sono state registrate alle ascelle, agli inguini, negli spazi interdigitali, per
l'azione combinata della macerazione (attrito-umidita') e della aggressione di germi, quali stafilococchi, streptococchi, pseudo-monas e miceti.
L'Italia non ha partecipato al torneo di pallacanestro vinto dallo straordinario team nordamericano, tutto composto da atleti di colore, nei quali anche il piu' esperto dei dermatologi avrebbe difficolta' a individuare il cosiddetto
''black heel'' o ''talon noir'', lesioni scure localizzate tipicamente sulla faccia posteriore del tallone in prossimita' del tendine
calcaneale, provocate da continui e bruschi movimenti di arresto e ripresa responsabili di microemorragie
intracornee. In termini scientifici si parla di una Pseudocromidrosi plantare, riferibile a petecchie traumatiche in corrispondenza del tallone, che - va ricordato - non deve essere confusa con nevi pigmentari o con un melanoma. Da distinguere dal melanoma anche
l'ematoma subungueale monolaterale dell'alluce, quadro molto frequente nei tennisti (i nostri atleti sono usciti quasi subito dal cartellone olimpico) e nei corridori (per il trauma contro la parte superiore delle scarpe), ma anche nei giocatori di basket e nei pallavolisti. Il dolore puo' essere acuto, oppure puo' formarsi lentamente in modo
asintomatico. La nostra Alessandra Sensini, giunta alla terza medaglia olimpica, non ha certo avuto tempo di lamentarsi per le lesioni nodulari dure sulla superficie anteriore della tibia e al dorso dei piedi, provocate dai ripetuti traumi contro il bordo della tavola.
L'Italia ha ottenuto tre prestigiose medaglie anche nella boxe e l'ultimo incontro fra il nostro peso supermassimo Roberto Cammarelle e un gigante cinese di oltre 2 metri e 110 kg di peso ha tenuto milioni di italiani incollati al televisore. Sarebbe irriverente quindi far riferimento alle classiche callosita' dei pugili distribuite bilateralmente sul dorso della 1a falange del 2°, 3°, 4° e 5° dito e sulle nocche, provocate evidentemente
dall'allenamento al sacco. Chissa' se ne soffre anche l'atleta napoletano Mauro Sarmiento che nel
taekwondo, arte marziale che non prevede
l'uso dei guantoni, ha ceduto solo in finale guadagnosi peraltro un importantissimo argento? Ultima menzione per due giovani che ci hanno regalato forti emozioni e due medaglie
d'oro: Giulia Quintavalle nel judo e Andrea Minguzzi nella Lotta Greco Romana. Per la prima atleta,
l'esistenza dell'uniforme ci impedisce di dire se abbia mai sofferto delle classiche flebiti a carico degli arti inferiori comuni fra i judoka, per il secondo, appare appena evidente
l'inizio di un orecchio a cavolfiore bilaterale: l'alterazione fibrosclerotica del padiglione auricolare, proprio dei lottatori e dei giocatori di rugby, causata dai traumi ripetuti a cui viene sottoposto il padiglione auricolare. Non gli abbiamo visto pero' segni di
''herpes gladiatorum'', una forma che colpisce i lottatori e si localizza alle spalle. Terminiamo questa veloce carrellata sulle patologie dermatologiche viste alle olimpiadi, ricordando le numerose lesioni traumatiche di tipo acuto e aspecifiche varificabili in tutte le attivita' sportive (contusioni, ferite, escoriazioni, ematomi) o cronico e soprattutto che fra le infezioni cutanee, il cosiddetto
''piede d'atleta'' e' sempre in agguato. Dovuto a miceti, favoriti, anche questi, nella loro attivita' patogena dalla
umidita', dalla macerazione epidermica e dalla occlusione con conseguente aumento della tensione di CO2, utile soprattutto allo sviluppo di funghi
cheratinofili. Ma altrettanto frequenti sono state le patologie cutanea da virus, quali le verruche plantari, molto noiose e che rendono difficoltosa qualsiasi attivita' sportiva, che peraltro, come
e' noto, puo' causare l'esacerbazione di quadri morbosi, quali la dermatite
atopica,
l'orticaria colinergica e da freddo, la sindrome carcinoide, le fotodermatosi, il lupus eritematoso e certe forme di acne, cosiddetta meccanica, per
l'insorgenza di lesioni infiammatorie di tipo acneico in corrispondenza di zone sottoposte a frizioni e messaggi. In conclusione,
l'interesse mostrato dagli Italiani per le Olimpiadi e la sperata maggiore partecipazione nel futuro della gioventu' alle attivita' sportive, mette in primo piano, fra i tanti specialisti che si occupano di medicina dello sport, anche il ruolo possibile del dermatologo nella sorveglianza sanitaria, perche' gli atleti possano fornire sempre ottime prestazioni nelle migliori condizioni di salute psico-fisica.
Domenico Fioravanti: olimpionico malato
Si parla molto di biodiversita', delle piante, degli animali, degli habitat: dovremmo cominciare ad applicare questo concetto anche al malato. Ogni paziente ha diritto a una terapia personalizzata, che tenga conto della sua risposta a malattie e terapie, della sua vulnerabilita' ma anche dei suoi
''angeli custodi''. Questa e' la filosofia dell'ANMCO, una realta' formata da oltre 5000 Cardiologi Italiani operanti nel Servizio Sanitario Nazionale. Libera, apolitica e senza fini di lucro, si propone di promuovere
l'attivita' di ricerca scientifica e la formazione dei medici e di quanti operano nel settore delle malattie cardiovascolari. Tra i suoi scopi rientrano la rappresentativita' degli Associati presso le Istituzioni Sanitarie,
l'individuazione di modelli di sviluppo delle competenze professionali e la diffusione di raccomandazioni e linee guida su aspetti rilevanti
dell'area cardiovascolare. Come spiegato dal Dott. Attilio Maseri, Presidente della Fondazione
''Per il tuo cuore''– HCF, nel convegno tenutosi di recente a Roma: ''Oggi la ricerca dei cardiologi italiani affronta, prima nel mondo, questa
sfida''. Parliamo di una sfida, una finalita' che HCF persegue esclusivamente di interesse collettivo e di solidarieta' sociale per promuovere lo sviluppo della conoscenza umana nel settore medico-scientifico, in particolare nel campo
cardiologico, attivandosi nella ricerca scientifica,
nell'istruzione e nella formazione. La ricerca delle cause delle malattie cardiovascolari, oggi motivo numero uno di morte nel mondo occidentale,
e' a una svolta e, il Professor Maseri, ha deciso di lasciare tutti i suoi incarichi per dedicarsi interamente a questa sfida. La Fondazione intende sviluppare nuove linee di ricerca cardiovascolare per scoprire poi i meccanismi di malattia e di protezione ancora ignoti, in grado di spiegare quei casi che piu' si discostano dal comportamento medio. Presente alla conferenza e, caso esemplare di tali rare anomalie di origine genetica il campione olimpionico Domenico Fioravanti, costretto a interrompere la sua attivita' agonistica per il potenziale rischio costituito da una peculiarita' riscontrata nel suo DNA.
''Lasciare il nuoto agonistico per questo, senza sapere con certezza se il rischio potesse trasformarsi in un concreto pericolo, per me
e' stato davvero traumatico'', osserva lo sportivo. ''Ora spero con la mia testimonianza di poter essere
d'aiuto alla ricerca. Magari un giorno si scoprira' che fermandomi mi hanno salvato la vita, oppure che la mia rara anomalia non sara' di impedimento a qualcun altro per fare sport senza correre
rischi''. Uno studio come quello che si e' proposto la Fondazione e' oggi attuabile solo in Italia, perche'
e' l'unico paese al mondo in cui 5000 cardiologi associati in un'unica organizzazione,
l'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, collegati in rete, sono in grado di trasferire tutti i dati raccolti in un unico centro rendendoli disponibili in tempo reale, dagli ambulatori e dai reparti al Centro Studi di Firenze. A tale proposito
e' intervenuto alla conferenza Boris Biancheri, presidente FIEG, fiero di quest'occasione che manifesta ancora una volta nel mondo
l'ingegno e la competenza scientifica degli Italiani. La Fondazione, in nome di una sorta di nuovo umanesimo della medicina, si propone di riportare
l'attenzione sul paziente con la sua unicita' e di curare il malato e non solo la malattia. Lo stato attuale della cardiologia rende infatti indispensabile, agli occhi dei Fondatori, sviluppare nuove linee di ricerca cardiovascolare per scoprire i meccanismi di malattia e di protezione ancora ignoti.
''Per il tuo cuore'' -HCF si accinge dunque a intraprendere una sfida che operera' una rivoluzione copernicana nella ricerca delle cause delle malattie cardiovascolari: comprendere i meccanismi individuali responsabili della variabilita' della presentazione ed evoluzione della malattia e della variabilita' della risposta terapeutica. Una proposta brillante nata da medici che sono diventati per necessita' curiosi e interessati a porsi domande a favore
dell'uomo e della medicina. (Irene
Capuani)
|