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articolo aggiornato il: Tuesday 13 December 2011

 


Cambogia: ragni tarantole e cistifellee

A distanza di 30 anni dal ritorno della democrazia in Cambogia restano i ricordi di una delle piu' brutte pagine della storia dell'uomo

di Giorgio Bartolomucci

Le prime tracce di insediamenti umani in Cambogia risalgono al primo millennio a.C. Una leggenda racconta che la Cambogia nacque dall'unione di una principessa e un bramino indiano. Il racconto e' evidentemente fantastico, mentre e' vero che a partire dal 100 d.C., ebbe inizio un processo di indianizzazione che spiega l'origine di molte pratiche religiose, tradizioni culturali e medicali che affondano le loro radici proprio nella storia del subcontinente indiano. Volendo riassumere, gli storici suddividono la storia della Cambogia in tre grandi periodi: l'antichita', segnata dall'epoca aurea dell'impero di Angkor, che duro' circa quattro secoli fino al XIII° secolo d.C., un periodo intermedio che vede i regni vicini del Siam e del Vietnam appropriarsi gradualmente dei suoi territori, e il XX secolo segnato da guerre, distruzione e genocidi. Difficile per noi occidentali capire come si possa essere giunti alla sanguinosa dittatura di Pol Pot, dal 1975 al 1979, con deportazioni di massa dalle citta' alle campagne e uccisioni che dimezzarono la popolazione cambogiana. Agli inizi degli anni ‘60, infatti, mentre la guerra infuriava in Vietnam, il paese era un'oasi di pace e lo rimase fino al 1965, anno in cui il principe Sianouk ruppe le relazioni diplomatiche con gli USA e si schiero' a favore del Vietnam del Nord e della Cina, accettando che i Vietcong stabilissero basi sul territorio cambogiano. Nel 1969 l'allora presidente Nixon autorizzo' in segreto il bombardamento della Cambogia che prosegui' fino al 1973 provocando oltre 250mila vittime e la crescita di un movimento rivoluzionario marxista denominato ''Khmer Rossi''. Nel frattempo, nel 1970, un colpo di stato guidato dal generale filoamericano Lon Nol aveva deposto e condannato a morte in contumacia Sianouk che si rifugio' a Pechino, dove la rivoluzione culturale era al suo culmine. Tra il ‘70 e il ‘75 il conflitto civile provoco' centinaia di migliaia di vittime finche', a capo dei Khmer, Pol Pot, con l'appoggio dell'esercito vietnamita, s'impadroni' di diverse provincie rurali e poi conquisto' la capitale Phnom Penh, mettendo in fuga gli americani presenti in citta'. Ebbe cosi' inizio una delle piu' radicali e brutali rivoluzioni sociali mai tentata nella storia: trasformare l'intero paese in una cooperativa agraria maoista guidata dai contadini. Uno splendido film del 1984, Urla del silenzio di Roland Joffe', racconta come nel giro di pochi giorni i Khmer Rossi svuotarono letteralmente tutte le principali citta' del paese, deportarono nelle campagne milioni di persone, abolirono la proprieta' privata e la validita' del denaro, chiusero, di fatto, il Paese a ogni contatto con l'esterno. Nel giro di quattro anni gli uomini di Pol Pot, attraverso cinque successive purghe, sterminarono un numero di cambogiani compreso tra i due e i tre milioni, (30% della popolazione). I racconti sulle condizioni di vita appaiono incredibili, le persone erano costrette a lavorare dalle 12 alle 16 ore al giorno, si nutrivano con una razione scarsa di riso, indossavano stracci e vivevano in miserabili capanne. Una rete segreta d'informatori scoraggiava qualsiasi protesta. Mariti, mogli e figli erano separati, qualsiasi manifestazione di pieta' per una persona percossa o uccisa, era punita spesso con la pena capitale. Ai bambini a 6 anni non era piu' consentito vivere con i genitori, e quelli oltre i 10 lavoravano con gli adulti. Il programma di Pol Pot prevedeva la soppressione di almeno altri 5 milioni di connazionali. Dopo l'invasione dell'esercito vietnamita, nel 1979, in Cambogia torno' la pace e un timido ritorno alla democrazia, tra le difficolta' imposte dalla corruzione dilagante, dalle mancanze strutturali e da memorie difficili da scordare. La storia di un autogenocidio di cui in Italia e in Occidente si sa poco o nulla e niente s'insegna a scuola. Oggi di quegli episodi che hanno segnato la seconda meta' del Novecento rimane un ricordo sbiadito, ma sempre doloroso. Per chi volesse saperne di piu', nel 2005 e' stato pubblicato un libro scritto da un medico cambogiano residente in Italia, Nguon Tho Bovannrith, dal titolo ''Cercate l'Angkar: il terrore dei Khmer rossi raccontato da un sopravvissuto cambogiano''(con Siragusa Diego, Jaca Book 2005 ISBN: 8816282576) in cui si racconta la rivoluzione dei khmer rossi vista con gli occhi di un tredicenne, co­stretto con la sua famiglia a trasferirsi in campagna per lavorare nelle ri­saie. Tho vede morire i propri cari, finche' fugge nella giungla in Thailandia. Se i bombardamenti americani e la dittatura di Sihanouk avevano creato spontanee simpatie per i khmer, la realta' si rivelo' ricca di atrocita', campi di lavoro, deportazioni ed esecuzioni, epurazioni sommarie e torture. Per mangiare ci sono ragni e topi. ''Una volta la settimana - racconta Tho - i giovani dovevano ascoltare le lezioni politiche dei capi khmer gridando: Viva la rivoluzione, viva l'Angkar! (organizzazione, partito). Era proibito conversare con le ragazze: il sorriso era vietato e il sesso e i matrimoni dovevano essere autorizzati. Un giorno seppi che mia madre era morta e il suo corpo gettato in una fossa comune. Non piansi: i nostri cuori erano induriti''. I khmer rossi privilegiavano gli analfabeti contadini e disprezzavano gli intellettuali, in quanto tali meritevoli di morire. Tho fu testimone di carcerati colpiti alla testa con un'ascia, trascinati legati fino alla piantagione che, da morti, avrebbero dovuto concimare. Tutt'intorno, stese a seccare c'erano delle cistifellee che, secondo una credenza contadina, strappate a persone ancora vive, essiccate e ingerite grattugiate, avrebbero avuto il potere di curare molte malattie. Dopo la fuga Tho conosce una dottoressa italiana della Caritas, Sandra Scrimali di Pisa, che lo porta in Italia nel 1980. Qui studia e diventa medico. Oggi vive e lavora a Biella, ma non riesce a dimenticare la bestialita' della violenza di cui e' stato testimone e ancora si chiede: come puo' un uomo causare dolore a un altro uomo, senza un alito di pieta'? 

Festival della Cultura Cambogiana 
Il dottor Bovannrith Tho Nguon, oggi quasi cinquantenne, sfuggito al regime di Pol Pot, ha partecipato insieme all'antropologo Antonio Guerci dell'Universita' di Genova e all'omeopata Francesco Negro al workshop ''A Oriente della medicina: terapie tradizionali e ricerca'' nell'ambito del Festival della Cultura Cambogiana tenutosi a Roma. Un confronto tra medicine tradizionali e medicina occidentale, che ci insegna ad avere ancor piu' rispetto e considerazione del contesto umano e sociale entro il quale si sviluppa il rapporto medico paziente. Nel passato ci si rivolgeva al bonzo terapeuta non solo per problemi di salute ma anche in caso di un furto, segno inequivocabile di un disequilibrio nella comunita' e, in quanto tale, da curarsi come una patologia del corpo. Sostanze naturali, principi attivi, abitualmente consumati nella dieta asiatica, oggetto di complessi rituali sacri e religiosi, sono oggi studiate dalla farmacopea occidentale. Come l'Artemisia o artemisinina, a cui in Cambogia, viene attribuita una proprieta' preventiva della malaria. Allo stesso modo, integratori alimentari dal sapore amaro sono estratti da gigantesche tarantole, pelose e velenose, che vengono fritte in olio e spezie da consumare come prelibatezze. Gli abitanti di Phnom Penh da centinaia di anni gli attribuiscono grandi e provate proprieta' medicinali per il mal di schiena, mal di denti, mestruazioni dolorose, cefalee. Oppure la Carcinia Cambogia, della famiglia delle Guttiferae, il cui costituente principale e' l'ac. idrossicitrico o idrossicitrato, oltre a piccole quantita' di mucillagini, pigmenti, zuccheri e a e b guttiferine, detti anche acidi a e b garcinolici. La sua piu' nota proprieta' e' l'azione dimagrante e ipolipemizzante. La demolizione finale degli zuccheri, dei grassi e delle proteine assunti con l'alimen­tazione avviene attraverso la catena respiratoria nei mitocondri tramite il ciclo di Krebs, con produzione di energia. L'acido ossalacetico costituisce il prodotto di partenza per la sintesi dei grassi, che vengono poi immagazzinati nel tessuto adiposo sottocutaneo. L'acido idrossicitrico inibisce l'azione della citrato-liasi, e quindi limita molto l'immagaz­zinamento di calorie sotto forma di grassi di deposito. Inoltre stimola la sintesi epatica di glicogeno a partire dal glucosio, con aumento del suo deposito di riserva nel fegato. Il cervello reagisce inibendo il nucleo ipotalamico della fame e stimolando invece quello della sazieta'. Questo meccanismo spiega l'effetto iporessizzante dell'estratto secco di garcinia. (Pia Mastrangelo)



 



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